Mese mariano

ausil


È in crisi la devozione alla Madonna? Non so, e non mi interessa molto la cosa. So che senza la Madonna il Cristianesimo non mi appare più accettabile.

Forse in passato c'era più d'un motivo per criticare un culto mariano un po' smodato e tendente alla supersti­zione. La Madonna non è una sorta di «dea» staccata dall'unico vero Dio e da colui che Dio ha mandato: Gesù Cristo. Non è neppure un mito o una figura evanescente: una specie di lirica astratta o una fuga di note eteree... Era una ragazza come tutte le altre: macinava il grano con la pietra, cucinava, rifaceva i letti, teneva le pulizie di casa, andava alla fontana a prender l'acqua, al Sabato si ritrovava con le amiche nella sinagoga, e per strada non faceva voltare i ragazzi perché aveva l'aureola: non ce l'aveva. E se si volevano informazioni su di lei al paese, non ne sarebbe venuto nulla di particolare: di professio­ne era casalinga, credo fosse bella, aveva gli occhi color - chissà che colore avevano i suoi occhi -; i capelli color - allora forse non si usavano le ossigenature e un biondo era un biondo, un nero era un nero eccetera.

Così all'esterno. Ma dentro... Dentro viveva la gra­zia di un mistero abissale e sconfinato.

Recuperiamo pure il senso della concretezza umana di Maria. Ma non dimentichiamo che Maria è unica al mondo perché appartiene a Dio in modo totale, per­ché Dio la fa sua fin dall'inizio e abita in lei al punto da nascondersi nel suo grembo e la vuole ai piedi della croce.

Forse proprio questa sintesi di banalità quotidiana e di grazia vertiginosa costituisce il fascino di Maria.

Ed è una donna: benedetta tu tra le donne. La propo­sta di Dio - unica e completa in Cristo - si colora di fem­minilità nella Madonna: si fa più accessibile a noi, gente impaurita ed arida; si fa più calda, più accogliente...

In tempo di suffragette, di trucchi, di bambole e d'altro, si fatica forse un poco a cogliere lo stupore per la donna del «dolce stil novo» o l'attrattiva per l'«eter­no femminino» di Goethe. Ma avevano un senso, que­ste cose e altre simili. E hanno un senso: si vuole spera­re che la donna non sia soltanto la ragazza-copertina delle riviste illustrate, la figura discinta che sui manife­sti è abbinata ai dentifrici e alle saponette - passi per la biancheria - o l'attricetta che si spoglia sulle scene... Un oggetto - ma dentro chissà cosa c'è! -: un oggetto qua­le non vorremmo fossero le nostre sorelle o le nostre mamme.

Non abbandoniamoci a del tenerume un poco a van­vera. Sta il fatto che femminilità nel suo ideale è pre­senza nascosta e silenziosa, è dono di sé senza pretese, è intuizione che vede là dove l'uomo non scorge, è sen­timento che spezza i reticolati della nostra dura razio­nalità, è attenzione alle piccole cose che son forse le più importanti, è fragilità che si rivela forza sorprendente nella sofferenza, è capacità di gioire per un nulla e di portare la gioia... Immagino che a questo punto qual­che «esprit fort» sorrida di compatimento, o qualche scettico dia di gomito alla moglie per dire: è vero tutto ciò? Preciso allora di nuovo che parlo di ideale. E invito a non mostrarsi tanto facilmente disinvolti o sprez­zanti. Si pensi, per favore, alla casa d'uno scapolo. E di contro: si pensi alla sublime ingenuità degli innamorati o al nostro affetto di figli. I sorrisi possono cessare. Inizia la semplicità degli occhi puri. Torniamo alla Madonna. Qui la femminilità si fa apice inarrivabile e diviene abbandono radicale al Signore che chiama - il «sì» dell'annunciazione -: diviene premura materna per tutti noi.

Dio sa se nell'arida società mascolina in cui viviamo - a stento - non ci sia bisogno d'un recupero della sti­ma per la donna e d'una autentica presenza femminile che vivifichi e allieti. Dio sa se nella Chiesa un po' sgo­menta e un po' mascolinamente arrabbiata in cui vivia­mo non ci sia bisogno d'una riscoperta d'una sorella maggiore o d'una madre che faccia unità e porti un po' di freschezza.

Dio sa se - anche in campo religioso - nell'esistenza solitaria e gretta che ci trasciniamo, non si avverta la necessità d'una tenerezza mariana.

Verrebbe voglia di mettersi a recitare l'Ave Maria.

(Alessandro Maggiolini)

Imparare il Padre nostro

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Josè Antonio Pagola

           

Da bambino ti hanno insegnato a recitare il Padre nostro… A dire il vero, non l'hai mai capita del tutto... L'hai ripetuta diverse volte, senza però sapere quello che dicevi. Vorresti adesso «imparare» a pregare il Padre nostro? Vorresti pronunciare queste parole con il cuore, provando qualcosa di ciò che poteva provare Gesù?

«Padre nostro che sei nei cieli».

Tu sei il Padre di tutti. Non sei legato a un luogo sacro. Non vivi rinchiuso nelle chiese, nelle moschee o nelle sinagoghe. Dal «cielo» ti prendi cura di tutti i tuoi figli e di tutte le tue figlie. Non sei proprietà di nessuna religione. Non sei solo delle persone devote. Tu fai sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Per questo anch'io ti invoco come Padre.

«Sia santificato il tuo nome».

Fa' che il tuo nome di «Padre» sia conosciuto e venerato. Tutti riconoscano la bontà e la forza salvifica che racchiude questo nome santo. Nessuno lo disprezzi. Nessuno lo profani maltrattando i tuoi figli e le tue figlie. Manifesta il tuo potere di salvezza. Siano banditi i nomi degli dèi e degli idoli che uccidono i tuoi poveri. Tutti benedicano il tuo nome di Padre buono. Nessuno faccia del male nel tuo nome.

«Venga il tuo regno».

Non regni nel mondo la violenza e l'odio che distrugge ogni cosa. Regni la tua giustizia, la tua misericordia e il tuo perdono. Il primo mondo non regni sul terzo, né gli europei sugli africani. I potenti non abusino dei deboli, né i ricchi dei poveri. Gli uomini non dominino né maltrattino le donne. Si diffondano nel mondo amore e solidarietà. Fa' che sappiamo aprire cammini alla tua pace.

«Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra».

Che tu non trovi in noi tanta opposizione e resistenza. Si compia la tua volontà e non la nostra. Si compiano i tuoi desideri, poiché solo tu vuoi il nostro bene. Nel mondo intero si faccia la tua volontà e non quello che desiderano i potenti della terra. Si realizzi tra di noi ciò che hai deciso nel tuo cuore di Padre.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano».

Da' a tutti noi il cibo di cui abbiamo bisogno per vivere. A nessuno manchi il pane. Non ti chiediamo denaro né benessere. Non vogliamo ricchezze da accumulare, ma solo pane per tutti. Gli affamati della Terra possano mangiare; i tuoi poveri cessino di soffrire e inizino a sorridere; che li possiamo vedere vivere con dignità. Fa' che questo pane che un giorno mangeremo tutti insieme, seduti alla tua mensa, possiamo già gustarlo sin da adesso.

«E rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».

Siamo in debito con te. Non sappiamo rispondere al tuo amore di Padre. Non entriamo nel tuo regno. Abbiamo bisogno del tuo perdono e della tua misericordia. La nostra preghiera è sincera. Chiedendoti perdono stiamo perdonando coloro che sono in debito con noi. Non desideriamo alimentare nel nostro cuore risentimenti né desideri di vendetta contro qualcuno. Il tuo perdono ci trasformi e ci faccia vivere nel perdono reciproco.

«E non abbandonarci alla tentazione».

Siamo esseri deboli, esposti a ogni genere di rischi e pericoli che possono rovinare la nostra vita, allontanandoci per sempre dal tuo regno. Il mistero del male ci minaccia. Non lasciarci cadere nella tentazione di rifiutarti. Non lasciarci cadere sconfitti nella prova finale. Fa' che nelle tentazioni possiamo sempre contare sul tuo aiuto potente.

«Ma liberaci dal male».

Ascolta il nostro grido di aiuto. Liberaci dal male. Siamo nati per vivere. Desideriamo conoscere una vita diversa, piena, libera. O Padre, sottraici al male! Amen.


O Dio,

il nome con il quale ti invochiamo

è come morto, vuoto ed effimero,

come qualsiasi parola umana.

Ti chiediamo che torni ad avere forza

come un nome pieno di promesse,

come una parola viva.

 (Huub Oosterhuis, poeta e scrittore)


(Perché credere, Paoline 2010)

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