Giovani e progetto famiglia. L’esperienza dei CPM

Inserito in NPG annata 2006.

 

A cura di Luigi Ghia * 

(NPG 2006-09-54) 


Erano i primi anni del 1960 quando un giovane prete torinese - che si occupava di giovani lavoratori lavorando egli stesso come operaio in uno stabilimento cittadino - si trovava a Parigi ospite di una parrocchia di periferia, una periferia non solo geografica, ma anche umana e sociale.
Nel 16° quartiere parigino gli capitò di leggere, affisso alla porta di una chiesa, un avviso curioso, almeno per quei tempi. La parrocchia invitava i fidanzati ad una serie di incontri con alcune coppie di sposi, per la preparazione al loro matrimonio. A Torino, ed in genere in Italia, la preparazione al matrimonio avveniva in tutt’altro stile. La formula più ricorrente prevedeva tre serate durante le quali i fidanzati erano intrattenuti da un medico, da un avvocato e dal parroco. Si trattava (ma forse dovremmo dire «si tratta», perché in molte realtà parrocchiali il metodo non è purtroppo cambiato…) di un breve «corso», reso poi obbligatorio per sposarsi in Chiesa, in cui alcuni «esperti» parlavano (di etica sessuale, di diritto matrimoniale, di sacramento nuziale) e un folto gruppo di fidanzati… ascoltava.
Don Carlo colse subito la novità. Decise di presentarsi, ovviamente la fidanzata non l’aveva, ma fece «carte false», disse… che l’aveva lasciata in Italia. Frequentò le sei sere degli incontri, ascoltò le esperienze delle coppie animatrici, del prete che parlava di spiritualità del matrimonio… Si entusiasmò. Qualche mese dopo, a Torino, nacquero le prime équipes CPM, formate da un prete e da alcune coppie delle Équipes Notre Dame.
Era il 1964. Davvero lo Spirito… «soffia dove vuole». E quando vuole.
Sono trascorsi più di quarant’anni da quel giorno, e oggi anche in Italia (come in altri 13 paesi europei ed extraeuropei, ma altri stanno per associarsi) i CPM sono una bella realtà.
Ma che cosa sono i CPM?
I CPM (acronimo di «Centri di Preparazione al Matrimonio») sono un’associazione di coppie di sposi cristiani e sacerdoti che, dietro il consenso dei Vescovi diocesani, svolgono il servizio di preparazione e accompagnamento dei fidanzati al matrimonio cristiano. L’Associazione ha una struttura locale, una nazionale e una internazionale.
La struttura locale opera a livello di diocesi o di più diocesi ed ha la funzione di coordinare l’attività dei gruppi CPM (che tradizionalmente sono denominate équipes) operanti nella zona. Ciò avviene attraverso una serie di organi: l’Assemblea dei membri associati; il Segretariato Diocesano; la coppia responsabile del Segretariato; il Consigliere spirituale diocesano.
A livello nazionale la struttura è sostanzialmente analoga, comprendendo: l’Assemblea dei rappresentanti (che è l’organo deliberante); il Consiglio Centrale (con poteri esecutivi); la coppia presidente; il Consigliere spirituale nazionale; la coppia dei Segretari che dirige e coordina tutto il lavoro di segreteria dell’Associazione nazionale.
L’obiettivo principale dell’Associazione Italiana dei CPM è di elaborare e decidere gli indirizzi e l’operatività di tutta l’Associazione operante in Italia, nonché di coordinare l’attività formativa e di servizio svolta dai singoli Segretariati diocesani. In particolare cura la formazione degli associati mediante l’organizzazione annuale delle «Due Giorni Nazionali» organizzate a turno dalle varie diocesi in cui sono presenti i CPM (Torino, Genova, Savona, Pisa, Siena, Cagliari, ecc.). Cura inoltre la pubblicazione della rivista «Famiglia Domani» (vedi scheda), trimestrale monografico di formazione edito dalla Elledici di Leumann, oltre che di libri e sussidi utili sia per l’attività formativa dei Centri, sia per la pastorale familiare in genere e dunque per la crescita della coppia e della famiglia in Italia (vedi scheda). Di norma il tema annuale della rivista Famiglia Domani - discusso ed approfondito nel corso di una «Redazione allargata» - rappresenta anche l’argomento della Due Giorni Nazionale, consentendo in tal modo un utile raccordo tra l’attività del Gruppo Stampa e quella dei «formatori» nonché di tutte le équipes.
A livello internazionale opera la FICPM (Federazione Internazionale dei Centri di Preparazione al Matrimonio) che coordina gli indirizzi e l’attività dei CPM operanti nei vari Paesi aderenti. L’organo direttivo della FICPM è il Bureau Internazionale formato dalla Coppia Presidente, dal Consigliere spirituale internazionale, dalla Coppia Segretaria, dal Tesoriere, dalla coppia rappresentante presso il Vaticano e dalle coppie delegate dai vari paesi aderenti all’Associazione (una per Paese).
Questo rapido accenno alla struttura organizzativa dei CPM non deve però far dimenticare che la struttura base resta il Gruppo CPM (équipe). Essa è formata da un numero limitato di coppie di sposi (5-6, in genere) e da un sacerdote (e/o un diacono, un religioso o una religiosa). Essi si riuniscono periodicamente (di norma ogni 15-20 giorni) ed in via continuativa per fare attività di autoformazione mediante lo strumento della «revisione di vita» in funzione del servizio, che consiste appunto nella preparazione dei fidanzati al matrimonio cristiano. Le coppie non sono rappresentate da «esperti» (al di là della posizione professionale dei singoli), ma persone desiderose di conseguire, attraverso l’interazione nel piccolo gruppo, una crescita umana e spirituale da mettere a disposizione dei fidanzati che vengono incontrati. L’attività di formazione viene svolta in genere da un paio di coppie insieme con il sacerdote. Questa attività consente anche di poter realizzare un continuo aggiornamento indispensabile per capire sempre meglio l’evolversi della cultura giovanile e le problematiche di un mondo la cui conoscenza non può essere data per scontata. Perché questo lavoro sia davvero efficace, occorre però che tra i vari componenti si crei un clima di fiducia, amicizia, simpatia ed empatia, serietà e valorizzazione reciproca, in modo da poter raggiungere il massimo coinvolgimento spirituale e umano di ciascuno e con la piena consapevolezza che il Signore è presente in mezzo al gruppo che si riunisce.
È in questo contesto che possiamo rilevare alcuni elementi essenziali che rappresentano lo «specifico dei CPM» e che elenchiamo in punti schematici, anche se ognuno di essi necessiterebbe di un maggiore approfondimento.

L’accoglienza dei fidanzati

Gli incontri organizzati dai CPM non sono «Corsi», ma veri e propri itinerari di fede volti a scoprire e a far scoprire le ricchezze del matrimonio cristiano. Questa più che quarantennale esperienza dei CPM si è rivelata profetica ed è stata recepita dal Direttorio di pastorale familiare della CEI che ne fa esplicitamente cenno.
Il fidanzamento è un tempo importante e insostituibile di crescita umana e cristiana. Anche se i giovani che si trovano a vivere questo tempo della vita non si riconoscono in esso in modo esplicito (i termini «fidanzato» e «fidanzata» non sono praticamente più utilizzati, sostituiti da «il mio ragazzo», «la mia ragazza» o altri analoghi…), la comunità ecclesiale lo sta opportunamente riscoprendo non solo come insostituibile momento di preparazione ai tempi del matrimonio e della famiglia (che oggi incontrano, com’è noto, crescenti difficoltà), ma come autentico «tempo di grazia» connotato di particolari caratteristiche sul piano della progettualità e della stessa affettività nelle relazioni tra i due giovani che si sono incontrati e che si vogliono sposare.
Per consentire loro di riflettere su questo particolare e straordinario momento della loro vita, i CPM programmano incontri preparatori che consentono alle coppie animatrici e al sacerdote di realizzare un clima di vera accoglienza che elimini nei giovani l’impressione, peraltro abbastanza diffusa nel caso dei «corsi» tradizionali, di dover «pagare pegno» per accedere a quel matrimonio «in chiesa», scelto spesso solo perché è «più romantico» o per non contrariare i genitori e soprattutto i nonni. È evidente che questo progetto di accoglienza (che si avvale di varie modalità pratiche, non ultima la decisione di una delle coppie di mettere a disposizione la propria casa per la realizzazione degli incontri) non può attuarsi se non con un numero ridotto di fidanzati per ogni ciclo. L’accoglienza autentica, infatti, si ha soltanto quando ogni coppia di fidanzati entra in un clima di vera amicizia con chi li accoglie, si dispone ad aprire agli altri il proprio cuore senza timore di essere giudicata né dal sacerdote, né dalle coppie animatrici, né dalle altre coppie di fidanzati, e può così prepararsi a discutere in coppia, senza tensioni o difficoltà di comunicazione, le tracce di lavoro opportunamente predisposte dagli animatori e il messaggio sul matrimonio che viene proposto.
Spesso i fidanzati, pur di estrazione cristiana, sono lontani dalla pratica religiosa da vari anni; molti di essi - spesso la maggior parte - convivono già stabilmente o sporadicamente, e sarebbero quindi indotti a «chiudersi a riccio» in un contesto giudicante e disconfermante. Fare con questi giovani un cammino di fede, seppur lento, basato sui loro ritmi di crescita e non sulle nostre impazienze, è una delle esperienze più significative di una comunità cristiana.

L’integrazione dei fidanzati in un’esperienza di Chiesa

Durante gli incontri i fidanzati possono fare un’interessante esperienza di Chiesa. L’accoglienza ricevuta, l’amicizia sincera dalla quale si sentono avvolti, consente loro di integrarsi in un gruppo (che di «gruppo» ha peraltro tutte le caratteristiche sociologiche, a partire dalla dimensione) con il quale progettare un percorso comune. Non è raro, ma anzi sempre più frequente, che al termine degli incontri siano gli stessi fidanzati a chiedere di continuarli, eventualmente dopo il matrimonio (al quale le coppie animatrici sono in genere invitate, e anche questo dà plasticamente il senso di un’amicizia stabilizzata). Il cammino iniziato dai due giovani, il più delle volte come dicevamo dopo un lungo periodo di lontananza dalla comunità ecclesiale, può dunque riprendere, e vi è la ragionevole speranza di una loro disponibilità per altre iniziative ecclesiali, come ad esempio la partecipazione ai «Gruppi sposi» o ai «Gruppi famiglia» della parrocchia, o la preparazione dei figli ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. Come si vede, l’esperienza dei CPM, consolidata attraverso oltre quarant’anni di attività, si è ormai trasformata o almeno si sta trasformando in metodologia di preparazione alla vita di sposi, e non è un caso che uno degli attuali obiettivi dell’Associazione sia ormai quello che in gergo viene definito il «post-CPM», vale a dire affrontare insieme con le coppie già sposate i problemi imponenti che questi tempi difficili riservano alle coppie, soprattutto nei primi anni di matrimonio.

Un’esperienza profetica di Chiesa

I CPM non sono soltanto un metodo - sia pure innovativo - per preparare i fidanzati al matrimonio cristiano, ma anticipano profeticamente un nuovo modello e nuove relazioni di Chiesa.
Il matrimonio cristiano, almeno in Italia e in pochi altri Paesi europei, condivide con altri sacramenti della Chiesa una condizione particolare. I dati statistici di sociologia religiosa confermano che la maggioranza degli italiani si autopercepisce come appartenente alla fede cattolica, e ciò nonostante l’alto tasso di secolarizzazione se non di vera e propria scristianizzazione.
In questo orizzonte, per la maggior parte della popolazione (e spesso della stessa comunità cristiana) il matrimonio in chiesa viene dato per scontato. Ne deriva un’insufficiente riflessione sull’identità cristiana, della quale fa parte ovviamente il modo di accostarsi ai Sacramenti. La Chiesa risente molto di questa carenza di riflessività. Secondo il sociologo Riccardo Prandini dell’Università di Bologna (cf Famiglia Oggi, Dossier n. 5/99), essa viaggerebbe ad una «doppia velocità». Le innovazioni culturali espresse dal Concilio Vaticano II e dai documenti della CEI (in particolare negli anni 1980-1990) sono emerse in un contesto strutturale non ancora pronto ad accoglierle pienamente nella loro straordinaria novità. In un certo senso, l’istituzione ecclesiale ha anticipato, mediante riflessioni dottrinali e teologiche di grande spessore, alcune innovazioni riguardanti la sacramentalità del matrimonio, ma non è stato trovato lo spazio adeguato affinché questa riflessione potesse essere calata concretamente nella prassi pastorale. Un solo esempio potrà chiarire questo concetto. Da ormai molti anni, l’Ufficio Famiglia della CEI ha recepito la necessità di un vero cammino vocazionale per i fidanzati: i cosiddetti «corsi lunghi» in questo contesto altro non sarebbero che un tentativo di avvicinamento, ancorché insufficiente, al modello della preparazione presbiterale. Se per prepararsi al sacramento dell’Ordine occorrono quattro anni, perché dovrebbero bastare tre o quattro incontri per prepararsi al sacramento del Matrimonio che rispetto al primo non ha certo dignità inferiore né inferiori responsabilità? Nella pratica pastorale, tuttavia, questa tensione trova ancora molto difficoltà di recezione.
C’è inoltre da parte dei pastori della comunità cristiana, pur oberati da mille incarichi (molti dei quali a dire il vero potrebbero essere svolti da laici, se non fossero spesso latitanti) una sorta di pregiudizio nei confronti della preparazione al matrimonio: un pregiudizio teorizzato (e interiorizzato) che chi scrive si è sentito ripetere più d’una volta. Il ragionamento - e ci scusiamo se lo diciamo un po’ brutalmente - è questo: «Il matrimonio è un sacramento, e quindi voglio essere io (parroco, ecc.) a “gestirlo”, non voglio laici tra i piedi a parlare di sacramento, parlino piuttosto, se c’è il tempo, di problemi pratici di loro competenza…».
I CPM - e le Diocesi in cui i Vescovi hanno dato loro il mandato per l’organizzazione degli incontri di preparazione al matrimonio - non si ritrovano, e non da oggi, in questo ragionamento. Attraverso il lavoro comune, la collaborazione intensa e corretta tra presbiteri e laici, il messaggio che viene trasmesso ai giovani - soprattutto attraverso la testimonianza diretta delle coppie che tentano di vivere con fecondità il sacramento nuziale («tentano», perché nell’esperienza cristiana siamo sempre tutti «apprendisti»), è che non basta essere una «buona coppia» (andare d’accordo, amarsi «per sempre» e dirselo ogni giorno, vivere la sessualità in modo ordinato, essere aperti ai figli che verranno… e sarebbe già un bel programma!), ma occorre scoprire e vivere la sponsalità nella dimensione più profonda che ci dona il sacramento del matrimonio, all’interno della coppia, verso la Chiesa, all’interno della Chiesa-sposa, come risposta d’amore a Cristo-sposo. La coppia, attraverso l’amore vicendevole e fecondo, diventa in tal modo segno autentico ed efficace dell’amore di Dio; in questo senso si può davvero affermare che dove due si amano di questo amore, lì si celebra l’amore di Dio.
Questo modello di preparazione - che è molto esigente, ma che i giovani recepiscono con entusiasmo inaudito (perché l’inaudito è la rivelazione cristiana!) non si improvvisa. I CPM ci riflettono da più di quarant’anni ed è in questo senso che la loro presenza nella Chiesa è profetica. La novità del loro metodo ci sembra importante: integrare in modo fecondo gli aspetti umani e spirituali della vita coniugale, far emergere la convergenza quotidiana (anche se spesso faticosamente rilevata) tra l’agire degli sposi e l’azione divina. Vediamo solo in questa autoriflessività cosciente le condizioni affinché dalla maggior parte dei giovani il «per sempre» del sacramento non venga considerato - per usare una categoria weberiana - una «gabbia d’acciaio».

La revisione di vita

La novità più importante introdotta dai CPM, quella che in definitiva li caratterizza, è la «Revisione di Vita» (RdV).
È evidente che tutti gli obiettivi che abbiamo sommariamente indicato, e in particolare quello di trasformare il gruppo «fidanzati-sposi-presbitero» in un’autentica piccola comunità familiare educante, non potranno mai essere realizzati se non in presenza di animatori non solo profondamente motivati, ma disposti a mettersi sempre in discussione, sia sui problemi della loro vita di coppia e di preti, sia sui problemi sociali, ecclesiali, della vita di fede. Non ci può essere «servizio» ai fidanzati se manca il momento fondamentale di interiorizzazione delle proprie esperienze di vita (vedere), di «rilettura» di esse (l’esperienza di fede è sempre «rilettura» a partire dal dato ultimo che di volta in volta ci rivela l’errore delle prospettive precedenti…) alla luce della rivelazione, cioè dell’Evangelo (giudicare), di impegno a fare per piccoli passi un cammino di conversione (agire). Non abbiamo qui lo spazio per farlo, ma sarebbe interessante leggere in quest’ottica il brano dei «discepoli di Emmaus» (Luca 24).
La RdV non è dunque un’analisi sociale, né la discussione astratta di un caso sia pure con importanti risvolti psicologici: il gruppo non è un gruppo terapeutico. È la ri-lettura di un momento o di un avvenimento della propria vita con gli occhi e il cuore di Gesù. Il «giudicare» (o meglio, il lasciarsi giudicare dalla Parola di Dio) rappresenta il momento centrale non solo come posizione del percorso, ma soprattutto come importanza. La RdV è un metodo di presa di coscienza di ciò che è avvenuto nella propria storia personale e di coppia per scoprirne le ricchezze e i limiti e per attuare, partendo dalla concretezza e dall’attualità di questa storia, un rinnovato cammino di conversione. Solo a queste condizioni le coppie e il prete possono presentarsi ai fidanzati, coinvolgendosi e coinvolgendoli (ciò che raramente capita in una sia pure entusiasmante lezione frontale) proponendo loro, sommessamente, di fare un tratto di strada assieme. I fidanzati, almeno così ci insegna l’esperienza, hanno una straordinaria capacità di cogliere la sincerità di una proposta e la trasparenza di una presenza. Non è casuale che negli incontri CPM la parola «corsi» sia stata definitivamente abolita
Fare CPM è dunque qualcosa di più e di molto diverso che non la semplice programmazione di «Corsi» per fidanzati. Significa, in sintesi:
- conoscersi profondamente nel proprio intimo di sposi e di preti e nei propri comportamenti;
- riconoscersi piccoli, poveri, creature fragili e bisognose dell’aiuto degli altri in funzione di un cambiamento e di una maturazione che si realizza progressivamente nella propria storia personale e di coppia;
- avere la capacità di confrontarsi sempre con i valori di fede che ci trascendono, una capacità che si esprime con una domanda: Gesù come si comporterebbe in questa situazione?
- rispondere alla vocazione di sposi in cammino verso la costruzione di una profonda unità umana e cristiana, e in questo contesto desiderosi di aiutare altri sposi e i giovani futuri sposi in un servizio generoso e gratuito;
- acquisire nelle relazioni uno stile di vera fraternità ed accoglienza capace di far trasparire ai fidanzati l’immagine di una chiesa viva, madre e non matrigna, paziente e misericordiosa, non giudicante;
- le parole d’ordine dei CPM sono dunque: fiducia, amore, accoglienza, ascolto, atteggiamento non giudicante, tolleranza, preghiera. E cercare, cercare sempre, assieme, sapendo che in ogni parola, in ogni persona, in ogni situazione è sempre presente un’anima di verità. 

CPM - Centri di Preparazione al Matrimonio - Sede legale: Piazza della Vittoria 15-30 - 16121 Genova Sito: www.cpm-italia.it

CPM ITALIA

L’obiettivo fondamentale degli incontri è di portare le giovani coppie di fidanzati a scoprire o a riscoprire l’amore che Dio ha nei confronti di ognuno di loro a partire dalla loro attuale esperienza d’amore.

PER CERCARE DI REALIZZARE QUESTO OBIETTIVO GLI ANIMATORI CPM LAVORANO ACCANTO AI FIDANZATI CON AMORE, RISPETTO, ACCOGLIENZA E TESTIMONIANZA DI VITA.

La preparazione al matrimonio si sviluppa attraverso 6-12 incontri: incontri serali; incontri serali+weekend; week-end (2-3 domeniche).
Ogni équipe lavora in modo autonomo, ma tutte fanno riferimento ai temi fondamentali e condivisi, come indicato ad esempio nel testo: «Dio ci chiama all’amore» (Edizioni Elledici)
La PEDAGOGIA che caratterizza le sessioni è basata su:

DIALOGO INTERATTIVO
tra un’équipe formata da 2-3 coppie, un prete e i fidanzati
(6-12 coppie)

ACCOGLIENZA
Viene dedicato molto tempo a creare un ambiente caloroso, un’accoglienza serena, per mettere le giovani coppie a loro agio e per testimoniare loro la nostra stima sincera, curando soprattutto le relazioni personali.

REVISIONE DI VITA
Utilizzata sia come momento formativo fondamentale per le équipes, sia negli incontri con i fidanzati (vedi articolo).
Con i fidanzati si utilizzano (a seconda delle circostanze e delle caratteristiche del gruppo) i seguenti
strumenti: Esperienze di vita personali o testimonianze di altre persone - Film - Video - Canzoni - Articoli di giornali - Questionari anonimi oppure condivisi in coppia - Giochi di ruolo

RIFLESSIONI PERSONALI E IN COPPIA
basate normalmente su tracce e domande scritte

DISCUSSIONE IN PICCOLI GRUPPI
con o senza gli animatori sul tema dell’incontro, spiegato precedentemente utilizzando un breve testo.

SCAMBIO IN ASSEMBLEA
e condivisione delle riflessioni tra fidanzati e animatori

NON È ESCLUSA LA PRESENZA DI QUALCHE SPECIALISTA
quando si devono affrontare temi specifici (per esempio la sessualità), ma sono escluse comunque lezioni frontali

INCONTRI CON I GENITORI DEI FIDANZATI
Per un buon avvio delle famiglie giovani e per aiutare le famiglie d’origine ad accettare il nuovo
ruolo.

LETTURE E COLLEGAMENTI CON LA PAROLA DI DIO
- Vengono proposti sia dagli animatori sia dai fidanzati testi biblici e preghiere, collegati ai temi
di ogni incontro.
- Alla fine delle sessioni viene celebrata l’Eucaristia comunitaria e viene proposto un momento di festa.

REGALI AI FIDANZATI
La Bibbia, il libro «Dio ci chiama all’amore» (Elledici) o il quaderno che contiene le tracce di riflessione, i questionari, le preghiere, le letture, i testi biblici, ecc. condivisi durante gli incontri.

SUSSIDI
Ne elenchiamo alcuni, ma ogni équipe è libera di scegliere quelli che ritiene più idonei:
- CPM, Dio ci chiama all’amore, Elledici, Leumann
- CPM, Chiamati all’amore, Monti, Saronno
- Elena e Uberto Bianciardi, Alla sorgente della tenerezza, Elledici, Leumann
- Tina e Michele Colella, Per un progetto di coppia, Elledici, Leumann
- Tina e Michele Colella, Ed è subito festa, Monti, Saronno
- Luigi Ghia, L’alfabeto della coppia, Elledici, Leumann
- Luigi Ghia, Lo Spirito in famiglia, Monti, Saronno
- Luigi Ghia, Fiammelle nelle stoppie, Monti, Saronno
- Gaspar Mora, Ignasi Salvat, In cammino con le coppie (2 voll.), Elledici, Leumann
- Giacomino Piana, Se tu conoscessi l’amore di Dio, Elledici, Leumann
- Benigno Scarpazza, Coppia immagine di Dio, Monti, Saronno

Chi volesse consultare questi libri, o avere informazioni su di essi o su altri sussidi, si rivolga a: Anna e Luigi Ghia, Via Petrarca, 16 - 14100 ASTI - tel. 0141.21.42.84 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per gli animatori consigliamo:
- Giorgio Mazzanti, Teologia sponsale e sacramento delle nozze, EDB, Bologna

* Direttore della rivista «Famiglia Domani»