Parola che parla, parola che canta

Inserito in NPG annata 2006.

 

Intervista a don Paolo Spoladore

(NPG 2006-09-78) 


Domanda. Parliamo della sua ultima fatica, il cd «UT», dopo vari anni di silenzio. Quale è l’anima di questo cd? Rispetto ai precedenti, quale «storia» voleva raccontare (cantare)?

Risposta. L’anima di questo cd è un desiderio: far sentire forte la voce di Colui che il mondo non vuole più ascoltare perché troppo occupato a sfoltire nemici, ingrassare interessi, coltivare orgoglio e arroganza. E la storia che volevo raccontare è quella degli accordi e disaccordi di ogni giorno, con noi stessi, con gli altri e con Dio. È la storia di un uomo che vuole ripartire da capo ricominciando un rapporto nuovo con il suo Creatore, un uomo umile, implorante, che non ascolta le opinioni degli uomini ma la voce di Dio. Più però che la storia dell’uomo che implora Dio, in UT è Dio che parla all’uomo e quasi lo «implora» di cambiare vita e cuore.

D. Vari dei suoi lavori musicali attingono alla Scrittura. Trova che il linguaggio, le parole, le esperienze dell’uomo biblico parlano ancora oggi? E per dire che cosa?

R. Le opinioni stanno uccidendo la verità, la stanno insabbiando. Le parole degli uomini sono ingannevoli e fuorvianti; invece quando parla Gesù o il Padre le parole sono potenti, vere, sananti, danno gioia e sicurezza. Quello che c’è da dire (e non stancarsi di ripetere) all’umanità sono le parole di Gesù. E cioè che Dio ci ama tutti infinitamente e non è mai nostro nemico; il nemico è un altro, l’angelo caduto. I giovani hanno bisogno di sapere, di sentire questo, nonostante tutto quello che vedono di brutto e contraddittorio nel mondo e nella chiesa. E poi, che senza Gesù e il suo Spirito non possiamo fare nulla, nulla di nulla in nessun campo e dimensione della vita. Fare politica, scuola, arte, educazione, sport, lavoro, famiglie, relazioni, divertimento, pace senza Gesù, è solo una prolungata e pericolosa illusione.

D. Molti dei suoi ascoltatori e dei partecipanti ai suoi concerti sono giovani. Lei trova un’affinità tra il suo mondo interiore e quello dei giovani? Insomma, quale messaggio vuole loro trasmettere, e sono in grado essi di accoglierlo, di viverlo?

R. L’affinità è totale, perché non è una questione di età ma di cuore e di spirito. I giovani sono la cosa più bella che Dio ha creato, e profumano ancora di Padre Eterno. Se ti avvicini a loro con rispetto e dedizione lo senti: il male non è la loro casa, la loro vita, se non sono addestrati a farlo o costretti da mille forme di schiavitù. Il loro mondo interiore è semplice; in costruzione, ma diretto, fiducioso, aperto.
Il messaggio che voglio lanciare è semplice: due sono le forze che organizzano l’universo: l’amore e la paura. Questi i due sentimenti e scelte interiori che guidano la vita di ciascuno e di tutti. Due forze che mai si possono vivere contemporaneamente. O amore o paura, ogni istante. In questo mondo di lupi vince la paura, si fa tutto con la paura, ma Gesù indica un’altra strada: si può vivere anche senza paura, si può educare, parlare, convertire, vivere senza paura. E c’è una sola forza che vince la paura: è la fede, la fede in Gesù. Perché lascia affiorare e respirare in noi l’amore. Questo messaggio è semplice, e l’esperienza ci dice che tutti sono in grado di accoglierlo e di viverlo.

D. Quasi in contemporanea con il cd è stato pubblicato anche «Vieni via», riflessioni sulla Parola di Dio nelle domeniche dell’Anno C. C’è un legame tra i due, la parola scritta e la parola cantata?

R. La sorgente è la stessa, la Parola: cambiano solo la sonorità e lo strumento. La Parola cantata entra attraverso canali emotivi e spirituali di un certo tipo, certamente potenti e universali; la Parola scritta e letta entra attraverso altri canali più intimi e personali, ma altrettanto potenti e vivi. E poi la Parola di Dio è speciale, ti canta sempre dentro anche se la leggi, oppure ti parla sempre dentro anche se la canti.

D. È un invito rivolto a chi, questo «Vieni via»? E cosa significa?
R. Vieni via, fratello, dall’illusione, dall’effimero, dai luoghi comuni. Vieni via, fratello, dalle attese degli altri, dalle paure acquisite, dai meccanismi mentali dettati dalla vanità e dall’ambizione. Vieni via, vieni tra noi e in noi Tu che ti fai chiamare la Via dell’umanità. Vieni tra noi Via, che sola ci puoi portare alla felicità vera e alla pace dentro e fuori. È un gioco di parole che lascia aperta la strada ad un duplice invito. Se ci si ascolta dentro, lo spirito coglie la forma propria di questo invito.

D. Guardando al mondo dei giovani, quali passi vuole invitare a compiere in questo viaggio «via»? Sembra quasi risuonare l’invito ad Abramo.

R. Essere se stessi sempre a qualsiasi costo, non copiare nessuno mai. Copiare gli altri è rubare a se stessi. Ascoltare se stessi per cercare di scoprire la bellezza che Dio ha posto in noi e viverla al servizio degli altri. Non aver paura di mollare il passato e i legami di origine per costruirsi una vita a immagine e somiglianza dello Spirito e non delle abitudini in cui siamo nati. Non copiare mai nessuno e non giudicare mai è il segreto della gioia.

D. Dalla sua esperienza di «comunicatore» attraverso i linguaggi che i giovani sentono come propri (musica, concerti, incontri e feste), e anche in base ai corsi decennali tenuti da Lei e collaboratori sulla comunicazione, e dunque in costante dialogo con i giovani e con la gente, quali pensa siano le «carenze» della pastorale giovanile oggi, e quali le vie da percorrere per un rinnovato fecondo incontro tra la comunità credente e i giovani stessi?

R. Non sta a me dire quali siano le carenze della pastorale, ma posso tentare di indicare qualche via nata dalla mia esperienza.
- Non dire mai ciò in cui non si crede fino alle viscere. Non servono parole nuove, più moderne, ma un nuovo modo di usare le parole. Quando comunichiamo, non parla in noi solo la parola, ma tutta la nostra persona. E i giovani – a differenza degli altri che sentono e si adattano e poi con il tempo non sentono più – sentono se quello che dici non ti viene da dentro, non lo ami; lo sentono e non si adattano, ti respingono, chiudono la comunicazione.
- La cattedra «trasferisce» le verità ma cancella la verità. L’educazione si trasforma in scambio di informazioni comportamentali se non viene vissuta fianco a fianco dei giovani. I giovani vogliono tempo, è una questione fisiologica; non vogliono insegnanti in cattedra, vogliono tempo, sudore, ore e ore, vita, giochi, confidenza reale, non chiacchiere. I giovani non si allacciano in cattedra, ma vivendo dentro le loro scarpe.

D. Lei ha parlato di due grandi libri da leggere: la natura e la vita, e la Sacra Scrittura. Quali secondo Lei i capitoli, i grandi temi di fiducia e di speranza da far leggere (e sperimentare) ai nostri giovani oggi?

R. Natura e Bibbia sono due libri scritti dalla stessa mano. La storia e la scienza spesso li contrappongono, ma è una contrapposizione sterile, pericolosa. Chi ha fatto il sole in tutto il suo splendore ha ispirato la stesura anche dei salmi e del libro della Sapienza. Chi ha inventato l’amore tra le persone e la bellezza della creatura umana è lo stesso che ha ispirato la scrittura del Cantico dei Cantici. Chi ha creato le ali libere dell’aquila è la stessa mano che ha ispirato le parole liberanti del vangelo per far volare l’uomo con le ali dello Spirito. Solo quando il libro della natura per noi è diventato ostile e oscuro, Dio è stato costretto a far conoscere il suo cuore e il suo volere alle sue «carni» (così l’uomo è chiamato nella bibbia: «Di’ alle mie “carni”, va’ e riferisci alle mie “carni” quanto ti ho detto», dice a Mosè e ai profeti) attraverso la Parola ispirata e scritta. Poi nella pienezza del tempo appare all’uomo il Libro di Dio fatto «carne»: Gesù. Il Libro supremo, che è oltre ogni parola scritta e ascoltata, è la Parola del Dio vivente.

NB. Questa intervista prende le mosse dal cd e dal libro che seguono, e in genere dall’attività concertistica–evangelizzatrice di don Paolo Spoladore.