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Fare memoria e divenire pane spezzato dono senza misura

 

Fare memoria

e divenire pane spezzato

dono senza misura

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Anno A

Papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

Corpus Domini Papa

 

Gv 6,51-58 Fare della nostra vita un pane spezzato, dono senza misura [1]

Diventare pane spezzato…
Il Vangelo di Giovanni presenta il discorso sul “pane di vita”, tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, nel quale afferma: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). Gesù sottolinea che non è venuto in questo mondo per dare qualcosa, ma per dare sé stesso, la sua vita, come nutrimento per quanti hanno fede in lui. Questa nostra comunione con il Signore impegna noi, suoi discepoli, ad imitarlo, facendo della nostra esistenza, con i nostri atteggiamenti, un pane spezzato per gli altri, come il Maestro ha spezzato il pane che è realmente la sua carne. Per noi, invece, sono i comportamenti generosi verso il prossimo che dimostrano l’atteggiamento di spezzare la vita per gli altri.
Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa e ci nutriamo del Corpo di Cristo, la presenza di Gesù e dello Spirito Santo in noi agisce, plasma il nostro cuore, ci comunica atteggiamenti interiori che si traducono in comportamenti secondo il Vangelo. Anzitutto la docilità alla Parola di Dio, poi la fraternità tra di noi, il coraggio della testimonianza cristiana, la fantasia della carità, la capacità di dare speranza agli sfiduciati, di accogliere gli esclusi. In questo modo l’Eucaristia fa maturare uno stile di vita cristiano. La carità di Cristo, accolta con cuore aperto, ci cambia, ci trasforma, ci rende capaci di amare non secondo la misura umana, sempre limitata, ma secondo la misura di Dio.

… dono senza misura
E qual è la misura di Dio? Senza misura! La misura di Dio è senza misura. Tutto! Tutto! Tutto! Non si può misurare l’amore di Dio: è senza misura! E allora diventiamo capaci di amare anche chi non ci ama: e questo non è facile. Amare chi non ci ama… Non è facile! Perché se noi sappiamo che una persona non ci vuole bene, anche noi siamo portati a non volerle bene. E invece no! Dobbiamo amare anche chi non ci ama! Opporci al male con il bene, di perdonare, di condividere, di accogliere. Grazie a Gesù e al suo Spirito, anche la nostra vita diventa “pane spezzato” per i nostri fratelli. E vivendo così scopriamo la vera gioia! La gioia di farsi dono, per ricambiare il grande dono che noi per primi abbiamo ricevuto, senza nostro merito. È bello questo: la nostra vita si fa dono! Questo è imitare Gesù.

Da ricordare
Io vorrei ricordare queste due cose. Primo: la misura dell’amore di Dio è amare senza misura. È chiaro questo? E la nostra vita, con l’amore di Gesù, ricevendo l’Eucaristia, si fa dono. Come è stata la vita di Gesù. Non dimenticare queste due cose: la misura dell’amore di Dio è amare senza misura. E seguendo Gesù, noi, con l’Eucaristia, facciamo della nostra vita un dono.
Gesù, Pane di vita eterna, è disceso dal cielo e si è fatto carne grazie alla fede di Maria Santissima. Dopo averlo portato in sé con ineffabile amore, Ella lo ha seguito fedelmente fino alla croce e alla risurrezione. Chiediamo alla Madonna di aiutarci a riscoprire la bellezza dell’Eucaristia, a farne il centro della nostra vita, specialmente nella Messa domenicale e nell’adorazione.

6,51-58 L’Eucaristia segno del rimanere di Gesù in noi e noi in lui [2]

Cosa significa mangiare il corpo e bere il sangue di Gesù?
In queste domeniche la Liturgia ci sta proponendo, dal Vangelo di Giovanni, il discorso di Gesù sul Pane della vita, che è lui stesso e che è anche il sacramento dell’Eucaristia. Il brano di oggi (Gv 6,51-58) presenta l’ultima parte di tale discorso, e riferisce di alcuni tra la gente che si scandalizzano perché Gesù ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54). Lo stupore degli ascoltatori è comprensibile; Gesù infatti usa lo stile tipico dei profeti per provocare nella gente – e anche in noi – delle domande e, alla fine, provocare una decisione. Anzitutto delle domande: che significa “mangiare la carne e bere il sangue” di Gesù?, è solo un’immagine, un modo di dire, un simbolo, o indica qualcosa di reale? Per rispondere, bisogna intuire che cosa accade nel cuore di Gesù mentre spezza i pani per la folla affamata. Sapendo che dovrà morire in croce per noi, Gesù si identifica con quel pane spezzato e condiviso, ed esso diventa per lui il “segno” del Sacrificio che lo attende. Questo processo ha il suo culmine nell’Ultima Cena, dove il pane e il vino diventano realmente il suo Corpo e il suo Sangue. È l’Eucaristia, che Gesù ci lascia con uno scopo preciso: che noi possiamo diventare una cosa sola con lui. Infatti dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (v. 56). Quel “rimanere”: Gesù in noi e noi in Gesù. La comunione è assimilazione: mangiando lui, diventiamo come lui. Ma questo richiede il nostro “sì”, la nostra adesione di fede.

A che serve la Messa?
A volte si sente, riguardo alla santa Messa, questa obiezione: “Ma a cosa serve la Messa? Io vado in chiesa quando me la sento, o prego meglio in solitudine”. Ma l’Eucaristia non è una preghiera privata o una bella esperienza spirituale, non è una semplice commemorazione di ciò che Gesù ha fatto nell’Ultima Cena. Noi diciamo, per capire bene, che l’Eucaristia è “memoriale”, ossia un gesto che attualizza e rende presente l’evento della morte e risurrezione di Gesù: il pane è realmente il suo Corpo donato per noi, il vino è realmente il suo Sangue versato per noi.
L’Eucaristia è Gesù stesso che si dona interamente a noi. Nutrirci di lui e dimorare in lui mediante la Comunione eucaristica, se lo facciamo con fede, trasforma la nostra vita, la trasforma in un dono a Dio e ai fratelli. Nutrirci di quel “Pane di vita” significa entrare in sintonia con il cuore di Cristo, assimilare le sue scelte, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Significa entrare in un dinamismo di amore e diventare persone di pace, persone di perdono, di riconciliazione, di condivisione solidale. Le stesse cose che Gesù ha fatto.

Il cielo incomincia con la comunione
Gesù conclude il suo discorso con queste parole: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,58). Sì, vivere in comunione reale con Gesù su questa terra ci fa già passare dalla morte alla vita. Il Cielo incomincia proprio in questa comunione con Gesù.
E in Cielo ci aspetta già Maria nostra Madre – abbiamo celebrato ieri questo mistero. Lei ci ottenga la grazia di nutrirci sempre con fede di Gesù, Pane della vita.

6,56 Fare memoria della carne resuscitata [3]

La carne del Signore è la nostra carne risuscitata
Nella festa del Corpus Domini facciamo memoria di tutto il tempo pa¬squale, che si concentra nella festa della Carne e del Sangue di Cristo. La carne del Signore è la nostra carne risuscitata e assunta al più alto dei cieli. Un grande credente diceva che «il cielo è l’intimità sacra del Dio Santo». Ecco, nel Corpus Domini festeggiamo il luogo fisico in cui l’in¬timità sacra del Dio Santo ci si apre e ci si offre ogni giorno: l’Eucaristia.

Fare memoria del pane dei tempi difficili
In questi tempi così difficili per la nostra patria, in cui la bassezza morale sembra appiattire ogni cosa, ci fa bene alzare gli occhi verso l’Eu¬caristia e ricordarci a quale speranza siamo stati chiamati. Siamo invitati a vivere in comunione con Gesù. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56), ci ha detto il Signore durante l’ultima cena, aggiungendo: «Fate questo in memoria di me» (1Cor 11,24).
Facciamo memoria con le parole di Mosè […] al popolo; ci risuonano nelle orecchie con drammatico realismo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore» (Dt 8,2).
Mosè interpreta la storia del suo popolo, quarantanni di apparente insuccesso, attraverso lo sguardo salvifico del Signore. Agli occhi di Dio non esistono decenni perduti.
Là nel deserto, proprio quando il popolo non riesce a vedere nient’altro che i propri limiti, il Signore gli dona un nutrimento speciale: la manna, figura e anticipazione dell’Eucaristia. Quel pane del cielo ha delle caratteristiche peculiari: dura un giorno solo; bisogna condividerlo con gli altri, perché se avanza va a male; ognuno ne raccoglie soltanto ciò che gli serve per la sua famiglia. La manna insegna al popolo a vivere del «nostro pane quotidiano».

Imparare a riconoscere il pane falso
Nel Vangelo, Gesù ci rivela che lui stesso è la manna, il pane «disceso dal cielo» (Gv 6,51). Egli è il Pane che dà vita, una vita per sempre: «La mia carne è vero cibo» (ivi, 55). Quel giorno molti discepoli lo abbando¬narono, perché quelle parole suonavano loro molto dure. Volevano qual¬cosa di più concreto, una spiegazione migliore su come vivere con quello che Gesù ci dice, con quello che Gesù ci dà. Invece Pietro e gli apostoli scommisero sul Signore: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (ivi, 68). Anche noi, come popolo, attraversiamo una situazione simile: una situazione di deserto, una situazione in cui siamo tenuti a prendere decisioni dove ne va della vita. Di fronte al pane vivo, in quanto popolo fedele di Dio, lasciamoci dire dal Signore: popolo mio, ricordati del Pane con cui ti nutre il Padre celeste e impara a riconoscere il pane falso che ti ha illuso e condotto a questa situazione.

Memoria del pane che parla di semina e di raccolta, pane solidale
Ricordati che il Pane del cielo è pane vivo, che ti parla di semina e raccolto, perché è pane di una vita che deve morire per farsi nutrimento. Ricordati che il Pane del cielo è un pane quotidiano, perché il tuo futuro è nelle mani del Padre buono e non soltanto in quelle degli uomini. Ri¬cordati che il Pane del cielo è un pane solidale: accumularlo non serve, ma va condiviso e goduto in famiglia. Ricordati che il Pane del cielo è pane di vita eterna e non pane deperibile. Ricordati che il Pane del cielo viene spezzato perché tu apra gli occhi alla fede, e abbandoni l’incredu¬lità. Ricordati che il Pane del cielo ti rende compagno di Gesù e ti fa accomodare alla mensa del Padre, dalla quale non è escluso nessuno dei tuoi fratelli. Ricordati che il Pane del cielo ti fa vivere in intimità con il tuo Dio e in comunione con i tuoi fratelli. Ricordati che il Pane del cielo, affinché tu potessi mangiarlo, si è spezzato sulla croce e si è condiviso generosamente per la salvezza di tutti. Ricordati che il Pane del cielo si moltiplica quando ti preoccupi di distribuirlo. Ricordati che il Pane del cielo è benedetto per te, è spezzato per te, ti viene servito dallo stesso Signore risorto, con le sue mani piagate per amore. Ricordati! Ricordati! Non dimenticarlo mai!

Memoria del pane che apre allo Spirito
Questa memoria che riguarda il pane ci apre allo Spirito, ci dà forza, ci dà speranza. Questa speranza incrollabile di sederci un giorno alla mensa del banchetto celeste ci liberi dalla tentazione di accostarci alla tavola degli autosufficienti e dei superbi, che non lasciano nemmeno le briciole ai più poveri. Vivere nella sacra intimità con il Dio Santo ci liberi dalle discordie politiche fratricide che stritolano la nostra patria. Saziarci dell’umile pane quotidiano ci guarisca dall’ambizione finanziaria. Il lavoro quotidiano per il Pane che dà vita eterna ci risvegli dal sogno vanitoso della ricchezza e della fama. Il piacere del pane condiviso ci sottragga alle chiacchiere maldicenti e lagnose dei media. L’Eucaristia celebrata con amore ci difenda da ogni mondanità spirituale.

Maria ci guidi nel fare memoria del pane che dà la vita e del vino che rallegra
Chiediamo alla Vergine queste grazie di memoria. La Madonna è il modello dell’anima cristiana ed ecclesiale che custodisce «tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,51). La supplichiamo di ricordarci sempre dov’è il Pane che ci dà vita e il vino che rallegra il nostro cuore. Non smetta di ripeterci con la sua voce materna: «Qualsiasi cosa [Gesù] dica, fatela» (Gv 2,5). Ci scolpisca in cuore le parole di suo Figlio: «Fate questo in memoria di me».

NOTE

1 Angelus, 22 giugno 2014
2 Angelus, 16 agosto 2015.
3 «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, Dio tuo, ti ha fatto percorrere», Omelia, Corpus Domini, 1 giugno 2002, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.I., Rizzoli, Milano 2016, 171-173; BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 311-313.  

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