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C’è qualcosa da imparare da Gesù Cristo?

 

Scheda operativa per gruppi giovanili

a cura dell’Ufficio PG-ILE – Giancarlo De Nicolò – Cristiana Freni

(NPG 2011-01-12)


Il percorso

Eccoci dunque al termine (la decima e ultima puntata) di questo “percorso di ragione” che ci ha accompagnato - con articoli impegnativi e con schede di avviamento-approfondimento – per più di un anno, da novembre 2009 a questo numero di gennaio 2011.
Ponendoci degli obiettivi precisi, parlavamo di sfida e scommessa: la possibilità di affrontare con i giovani il tema Dio come dimensione fondamentale, urgente, bella per la loro vita. Un “oggetto” di riflessione (almeno a livello iniziale…) che non si impone solo per “curiosità filosofica” o come argomento di dibattito sociale, ma come oggetto-soggetto determinante, e definiente l’identità stessa (essere in relazione alla trascendenza di Dio o chiusi nell’immanenza del mondo), il tempo di vita, le scelte.
Il cammino intrapreso è stato intenzionalmente posto entro i binari della “semplice ragione” (per dirla alla kantiana). Nel senso che il tema Dio (o a volte il “problema Dio”) è di tutti e per tutti, non necessariamente di chi ha fede previa o si dichiara cristiano (cioè vede Do alla maniera di Gesù), perché ogni uomo deve “risolverlo” come soluzione all’enigma della sua vita. Per cui non è necessario partire da situazioni “privilegiate”, come una rivelazione o un testo sacro o una chiesa o rivelazioni private (che per natura non sono “pubbliche” dunque condivisibili e sottoposte al “tribunale” della ragione e al dibattito critico), ma basta accedere a quanto è accessibile a tutti attraverso la ragione, la condivisione, il confronto… l’esperienza.
È ovvio che il confronto avviene non solo con i filosofi che Dio l’hanno “pensato” (e magari anche negato… ma forse con l’equivoco di negare quel Dio “creato” ad uso e consumo secondo modelli sociali in voga), ma anche e soprattutto con quelle esperienze umane che sono le esperienze religiose e ancor più, come dice Weber, i “virtuosi” della religione, quei personaggi straordinari che hanno elaborato nella loro esperienza personale e nei loro detti o scritti una particolare visione di Dio (come sarà appunto il caso di Gesù).
Il percorso intrapreso è stato dunque una “ricerca” di Dio e su Dio, percorso fatto parlandone, discutendone, pensandoci, confrontandosi, mettendo al servizio della ricerca la capacità umana di pensare anche “oggetti” grandi come Dio, sottoponendo Lui (e anche la ragione stessa che ne indaga) al tribunale della ragione, del buon senso, dell’evidenza della verità.
Diciamo subito che il percorso non può terminare studiando una serie di articoli. Essendo un tema vitale ed essendo l’uomo impregnato di esso per il senso stesso della sua vita (avvertito o meno), il percorso non può che essere… sempre da percorrere, dove la meta è sempre e solo parziale, inizio di nuovi percorsi. E non sempre diritti e lineari, conseguenti, rigorosamente deduttivi… ma – proprio come l’esperienza umana - a zig zag, tortuosi, che implicano anche ritorni all’indietro e ripartenze. Proprio come dice una bella preghiera: “Aiutaci a scoprire la verità e a cercarla ancora dopo averla trovata” (magari!).
A cosa ha approdato finora la ricerca (diciamo, fino alla sua nona puntata, quella precedente)?
Due cose fondamentalmente (e a queste rimandiamo la riflessione e la critica del lettore):
- il “bisogno” di Dio radicalmente presente nel cuore dell’uomo e nel mondo (nonostante il tortuoso cammino esistenziale del bisogno e del desiderio, nonostante le interpretazioni riduzionistiche sociologiche, psicologiche, psicanalitiche, economiche e quant’altro);
- la necessità di purificare la nostra concezione (umana, troppo umana) di Dio per tornare a contemplarne la sua Gloria e ad onorare il suo Nome santo. Qui è facile l’elencazione dei falsi idoli che l’uomo si crea: un dio antagonista della vita e della felicità dell’uomo, un dio violento e indifferente-distante, un dio costruito ad uso e consumo dei deboli o del bisogno di consolazione, un dio manipolabile, un dio a disposizione, un dio racchiuso nei confini di una razza o comunità o rivelazione, un dio a giustificazione del potere… , ecc. ecc.
Due temi scansionati nell’arco di nove puntate, con tutti gli argomenti classici che trovano spazio e legittimità non solo nelle riflessioni acute dei filosofi della religione, ma anche e soprattutto nell’esperienza e riflessione comune della gente, anche se forse non ad alti livelli di chiarezza e formalizzazione.
Su questi temi è necessario tornare, riprendendoli, chiarificandoli, rimotivandoli, perché il pericolo dell’idolatria o della dimenticanza è sempre in agguato.
A questo punto, ed entriamo nel merito di questa decima tappa… ci si trova davanti ad un salto.
Non il salto della fede (Pascal), davanti a cui comunque prima o poi ci si trova (fede sì, fede no, non esiste via di mezzo), perché si resta sempre a livello di esperienza umana (storia, ragione), ma un salto qualitativo per “l’oggetto” considerato, cioè la figura di Gesù come modalità dell’esperienza religiosa e di un rapporto con Dio del tutto originale e peculiare (l’autore dice: la forma cristiana dell’esperienza religiosa). Restando nei “limiti della pura ragione” diciamo, con le parole di Weber e di Jaspers, di un “virtuoso” o “genio” religioso.
Fuori dai giri di parole: l’esperienza di Dio da parte di Gesù di Nazareth ha dei tratti così peculiari che non è possibile non considerarli anche solo in un semplice cammino di ricerca religiosa.
La domanda è se altri personaggi illustri potrebbero anche essere presi in considerazione a questo proposito… ma ovviamente lasciamo alla ricerca dei lettori.
In questa tappa restiamo dunque al di fuori di un discorso di fede (E voi chi dite che io sia? Io sono la via, la verità, la vita; Chi vede me vede il Padre; Io e il Padre siamo una cosa sola…), ma non ovviamente in opposizione ad essa. Anzi, di fronte a un’esperienza umana che già si presenta più che semplicemente umana, dove le categorie di comprensione puramente di ragione risultano strette o non permettono affatto di comprendere l’identità profonda e vera di Gesù.
Un’esperienza, quella di Gesù, dunque, per un verso accessibile (basta leggere i vangeli), per un altro accessibile nel suo mistero solo a chi ha fatto il salto di fede, che assume cioè l’esperienza di Gesù come accesso al mistero del Dio (appunto, il Dio di Gesù, il Padre di cui Lui è il Figlio Unigenito, il Verbo incarnato) e decide di seguirlo sulla stessa via, che porta a una assoluta novità di comprensione e di vita che passa attraverso l’oltrepassamento di ogni categoria umana (nella croce) nel mistero di un amore infinito e sconvolgente.
L’articolo di Zini, breve e affascinante, percorre dunque questa strada, quasi al confine tra un discorso umano e un discorso di fede su Gesù, diciamo la giusta fase di passaggio dall’una all’altra.
Per questa ragione tale figura è accessibile a tutti, e risulta interrogativa ad affascinante soprattutto a chi sa toglierlo da quell’area di scontato a cui molte volte è confinato.
Anche ai comuni ricercatori o ai credenti di altre religioni.
In poche parole: l’esperienza religiosa di Gesù è tale che permette un approdo speciale alla ricerca di Dio (un Dio proprio speciale, dal volto umano, sommamente buono e misericordioso, soprattutto con i più bisognosi), che ne rovescia persino il senso (la direzione: non l’uomo alla ricerca di Dio ma Dio alla ricerca dell’uomo), che fonda e chiama a responsabilità la libertà (o con me o contro di me… o con Dio o contro Dio), che coinvolge Dio nella vita dell’uomo e non lo rende un dio lontano, che responsabilizza l’agire dell’uomo nella giustizia, che dischiude il cuore dell’uomo nei suoi atteggiamenti fondamentali della fiducia, della speranza, dell’amore, che rivela il senso pieno della vita dell’uomo e di Dio stesso e della loro relazione nei termini di amore.
Tutto questo dice l’Autore in queste denso e bellissimo ultimo articolo della rubrica “A tu per tu con Dio”.
E a qualcosa di questo cerca di far accedere quanto seguirà nella scheda.
Al di là di quanto nelle schede proposto, i grandi temi di ogni possibile approfondimento sono:
- l’indagine su “chi è Gesù per me”… e chi è Gesù per la gente (la cultura, le ideologie, la tradizione, le chiese…);
- la ricerca sulla vita di Gesù (nel contatto con i Vangeli, che lo presentano in maniera molto più viva e affascinante che in qualunque corso di catechismo o teologico);
- le modalità della sua esperienza religiosa: la concezione di Dio, il modo del rapporto, la “soggettività religiosa”, il progetto di vita nel nome di Dio;
- il nuovo modo di essere “uomini” nella proposta di Gesù: il senso della libertà e della responsabilità, un degno progetto di vita, le dimensioni dell’esistenza umana come interpretate attraverso fede-speranza-carità;
- alla sua sequela? cosa comporta essere cristiani;
- un’esperienza che continua e si ripropone nei testimoni e nella chiesa.
- un’apertura al Dio del futuro e al futuro di Dio.


È IL SIGNORE

1. Un’anima da “rabberciare”

Iniziamo, a mo’ di introduzione da un “strano” brano.

L’usura dell’anima
Possiamo risolvere ora un piccolo problema. Fino a questo momento ci si è potuti domandare se il Disertore avesse o meno con sé una sacca; zaino o fagotto, non importa, un bagaglio qualsiasi. Percorreva il Vallese, il bastone in una mano e l’altra in tasca? O vestiva l’uniforme abituale dei viandanti? Vestiva l’uniforme abituale dei viandanti, il fagotto, le sue quattro cose riunite in un fazzoletto con le cocche legate assieme. La prima opera del Disertore la troviamo a Trétien. Quindi aveva con sé tutto il necessario per dipingere: i pennelli, i colori, che non si è potuto procurare dopo che lo abbiamo visto sbucare dai boschi al Pas-de-Morgins. La sua figura comincia a delinearsi.
Quella prima pittura raffigura un san Maurizio. Non il San Maurizio di Agaune, Martire, che dipingerà più tardi a Nendaz. È un foglietto formato quaderno di scuola. San Maurizio ha il volto di un Vallese qualunque del 1850: barba folta, grossi baffi, occhietti ironici, aspetto imponente. Non è a cavallo, come lo è quello che dipingerà più tardi.
È molto agevole capire il perché e il come di quel San Maurizio. Il Disertore si è rifiutato di seguire il prete in canonica. Ha fatto capire all’uomo di Dio che non può, che non deve più accettare dagli uomini l’ospitalità di un focolare, che ne va della sua vita, che anche lo scenario spoglio di una povera canonica è per lui un pericolo mortale. Dopo la sua fuga dalla Val Ferret, ha ritrovato qui la pace soltanto nell’impersonalità della casa di Dio e nell’odore d’incenso. Non chiede che un fienile, un granaio, un mucchio di paglia, in cui trovare appunto l’impersonalità della cappella e il profumo squisito delle erbe della terra. E il prete, per due terzi contadino, ha capito benissimo. È ciò che gli procura senza difficoltà: bastano pochi passi fuori della chiesa, ed ecco il meglio in fatto di fienili ed erba secca dal profumo soave. Il prete sa alla perfezione che il fieno è un buon compagno per la notte, che - quanto a questo - il Disertore non sarà del tutto abbandonato; resta lo spirito. Ma anche per lo spirito le cose sono sistemate, come il sacerdote può constatare qualche giorno più tardi ritornando a Trétien. Aveva lasciato la cappella aperta con la raccomandazione di rifugiarvisi durante il giorno. Sperava nella grazia di Dio. Era nel giusto, essa aveva operato: l’uomo ha disegnato e dipinto un San Maurizio.
Questa prima manifestazione dell’arte del Disertore, che si svilupperà dal giorno in cui avrà trovato la sua «residenza», non è per ora che un motivo per vivere. In sostanza, certo, resterà sempre tale, ma aiuterà anche quel personaggio errante a fare i suoi conti con le forze che stanno al di là dell’aria. Eccolo dunque in parte rassicurato; a partire da qui non ruggirà più indietro, ma, e in ogni modo, sempre in avanti.
Il suo soggiorno a Trétien si protrasse per circa una settimana. Si «rabberciò» l’anima soprattutto, il fisico non era troppo intaccato. Era un colosso in buona salute, che non avrebbe tirato le cuoia per un digiuno un poco prolungato. L’anima, quanto all’anima era tutto un altro discorso: è lei che subisce maggiormente l’usura della miseria; ma, dopo sette o otto giorni di riposo in una chiesa che smorzava il vento e dell’autunno non lasciava vivere che un’ombra dolce, l’anima era di nuovo pronta a continuare.
(J. Giono, Il disertore, Guanda, 1997)

* Forse questo brano non è molto “perspicuo”… ma lasciamoci prendere dalla suggestione del “rabberciare l’anima”, del bisogno forse di non accontentarsi, di ritrovare i brandelli perduti e rimetterli insieme: brandelli di una memoria di tradizione e di fede, di ricerca religiosa, di coscienza, di sentimenti religiosi, ricordi di fanciullezza…
Anche l’anima subisce usure. Occorre ammetterlo e cerca magari spazi (un tempo, un luogo, un’esperienza, un incontro…) da vivere in modo che poi l’anima sia pronta a ripartire.
Può essere questa anche la tua esperienza, a questo punto del percorso?
* “Fare i conti con forze che stanno al di là dell’aria”. Hai mai avveri toto anche tu qualcosa del genere, forze misteriose che ti sovrastano, voci inascoltate ma sempre riemergenti da te? Le hai mai colte come un invito, una sollecitazione? O come le hai interpretate?

2. Una figura che non smette di interpellare

«È difficile avvicinarsi a Lui e non restare attratti dalla sua persona. Gesù apporta un orizzonte differente alla vita, una dimensione più profonda, una verità più essenziale. La sua vita è una chiamata a vivere l’esistenza a partire dalla sua radice ultima, che è un Dio che vuole per i suoi figli e figlie solo una vita più degna e felice. Il contatto con lui invita a staccarsi da atteggiamenti di routine e posticci; libera da inganni, paure ed egoismi che paralizzano la nostra vita; introduce in noi qualcosa di tanto decisivo come è la gioia di vivere, la compassione per gli ultimi o il lavoro infaticabile per un mondo più giusto. Gesù insegna a vivere con semplicità e dignità, con senso e speranza.
Ancora di più. Gesù porta a credere in Dio come ha creduto lui, senza fare del suo mistero un idolo né una minaccia, ma una presenza amichevole e vicina, fonte inesauribile di vita e compassione per tutti. Gesù ci conduce a essere di Dio come lo è lui. Purtroppo viviamo a volte con immagini malate di Dio che andiamo trasmettendo di generazione in generazione senza misurare i suoi effetti disastrasi. Gesù invita a vivere la sua esperienza di un Dio Padre, più umano e più grande di tutte le nostre teorie: un Dio salvatore e amico, amore incredibile e immeritato a tutti».
(José A. Pagola)

* Ecco, in questo bella presentazione (vedi al termine il libro da cui la citazione è tratta) alcune dimensioni dell’esperienza religiosa di Gesù che ancora oggi affascinano.
Analizzale, e cerca nei vangeli conferme di esse.
Quali sono quelle per te più caratteristiche e più belle dell’esperienza umano-religiosa di Gesù?

3. La ricerca su Gesù

“Gesù Cristo è un filosofo, è un riformatore, un maestro di morale, un rivoluzionario, uno gnostico, un taumaturgo, un socialista, un perfetto comunista ed ancora altro.
Gesù Cristo è uno specchio universale dell'umanità: ognuno può, a buon diritto, specchiarsi in lui e, ovviamente, scorgere i lineamenti che lo affascinano o semplicemente gli interessano” (da Internet).
Qui si può accedere ai tanti studi che analizzano la figura di Gesù e dell’esperienza umana, religiosa da lui vissuta… così come è stata compresa lungo i secoli, nella storia della chiesa e della cultura:
- da quella dei Vangeli
- a quella della teologia
- a quella della filosofia
- a quella dei letterati
- a quella della gente.
I riferimenti possono essere molti.
Anche se di difficile reperimento, riandiamo ai classici: Essere cristiani (Hans Küng), Volti di Gesù nella letteratura moderna (Fernando Castelli), Cristo nella letteratura d’Italia (a cura di Neria De Giovanni), Cristo e i filosofi (Gaspare Mura), in AA.VV., Gesù Cristo, Città Nuova 1982, pp. 323-369); La ricerca di Cristo nella cultura contemporanea (Gaspare Mura), in AA.VV., Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo, Teresianum, Roma 1997, pp. 129-178)…
C’è un libro di Frédéric Lenoir, dal titolo Socrate, Gesù, Buddha (Mondadori 2010). In questo si passano in rassegna le diverse modalità in cui questi personaggi hanno interpretato e vissuto la vita e la trascendenza di essa (l’aspetto che noi chiamiamo dimensione religiosa o esperienza religiosa, quando non la confiniamo a qualche credo o precetto).
Potrebbe essere una buona occasione di discussione per vedere conformità e divergenze… (anche se ovviamente – per la prospettiva dell’Autore - la più profonda identità di Gesù – dalla fede e dal Vangelo – qui non è nemmeno presa in considerazione). Il libro è diviso in due grandi parti: “Chi sono?” e “Cosa ci dicono”. Si può tentare una discussione di confronto su questi due ambiti.

4. E voi chi dite che io sia?

Ma la domanda è e resterà sempre la stessa: “Ma voi chi dite che io sia? Chi sono io per voi?”.
Ecco alcune risposte, da Internet:
- «Credo che l'uomo più grande esistito finora sulla terra sia Gesù Cristo, e che nulla di quanto gli uomini hanno pur detto di più nuovo e concreto, o anche di più utile, dopo di lui, sia stato detto in contrasto con lui».
(Elio Vittorini, scrittore)
- «Gesù è la non violenza allo stato puro; è quella parte di noi che fa dono di sé e che si scontra con il negativo della vita. (...) Gesù evoca istantaneamente un'idea di fratellanza disarmata, di protesta pacifica contro ogni autoritarismo e volontà di sopraffazione. Forse per questo molti giovani oggi nel mondo sono portati a vedere in Gesù il fratello...».
(Nelo Risi, regista)
- «Onestamente, non vi so dire chi sia per me Cristo, oggi. Per me è quello che era ieri, il più sublime
caso di estremismo che io conosca».
(Pier Paolo Pasolini, scrittore e regista)
- «Invece di cercare libri e pitture sul Nuovo Testamento, ho aperto il Vangelo e vi ho trovato non già la storia di una persona con i capelli divisi sulla fronte e con le mani congiunte in atto di preghiera, bensì un essere straordinario, dalle labbra tonanti e dai gesti bruschi e decisi che rovesciava tavole, cacciava demoni e passava col selvaggio mistero del vento dal mistero della montagna ad una paurosa demagogia. (...) La letteratura su Cristo è stata, e forse saggiamente, dolce e remissiva. Ma la parola di Gesù è stranamente gigantesca: piena di cammelli che saltano attraverso le crune degli aghi e di montagne scaraventate in mare».
(G.K. Chesterton, scrittore)
- «L'immediatezza con la quale Gesù insegna, non ha paralleli nel giudaismo contemporaneo. ed essa è tale che egli osa perfino opporre alla lettura della legge la diretta e presente volontà di Dio.
Ognuna delle scene narrate nei Vangeli descrive la straordinaria padronanza di Gesù nell'affrontare le diverse situazioni, a seconda dei tipi di persone che incontra.
Il suo modo di comportarsi e il suo metodo vengono a trovarsi ogni volta in contrasto con quello che gli uomini si aspettano da lui e con ciò che dal loro punto di vista sperano per sé.
Bisognerebbe una buona volta mettere vicini tutti i passi dei vangeli nei quali si parla di questo discernimento di Gesù, senza lasciarsi prendere dal timore che si tratti di un impegno meramente sentimentale.
I vangeli chiamano questa manifesta immediatezza del potere sovrano di Gesù la sua "autorità".
L'aiuto che Gesù dà ha il carattere di una partecipazione genuina, che prende in mano con passione la situazione....
Essenziale è l'indissolubile connessione fra quanto è stato qui detto e il messaggio di Gesù intorno alla realtà di Dio, del suo Regno e della sua volontà... Rendere presente la realtà di Dio: ecco il mistero essenziale di Gesù».
(G. Bornkamm, Gesù di Nazareth)
- «Gesù per me è nelle persone intorno a noi, è nel riflesso del nostro specchio ogni volta che lo guardiamo… per me è la speranza ed il coraggio di affrontare ogni giorno con il sorriso sulle labbra e condividerlo con chi ci sta attorno!».
(Silvia)
- «Secondo me Gesù è un punto di riferimento di ogni mia giornata ke vivo… è lui ke mi aiuta a fare le scelte migliori! … è a lui ke kiedo aiuto ogni sera ed è lui ke mi guida nell giusta via… x questo lo ringrazio infinitamente!».
(Antonello, 16 anni da Latina)
- «Gesù è quell’invisibile presenza essenziale k ci dà la forza di fare cose k da soli non faremmo mai e k ci dona quella infinita felicità di cui abbiamo tanto bisogno!».
(Chiara)
- «Gesù per me è colui che ci permette di vedere con occhi diversi quello che ci circonda. Lui ci ha insegnato e ci insegna a credere».
(Genny)
- «Per me Gesù è come un fratello! Che nei momenti che ho bisogno e sono solo c’è lui al mio fianco che mi da una mano ad andare avanti».
(Nicolò)
- «Per me Gesù è la nostra pace interiore, la persona k giorno dopo giorno ci guida verso la strada del bene, la strada k ci porta fra le sue braccia fraterne e piene d’amore e che ci tengono fuori dal pericolo e dal male…»
(Vale).
«È quella grande entità che ci permette di dare senso alla nostra vita che lui stesso ci ha meravigliosamente donato!».
(Franciveglio)
- «Gesù è l’unico amico che tutti abbiamo in comune. È colui che ci aiuta a rialzarci dopo le brutte cadute, ma soprattutto è colui che fa cerca di non farci cadere mai…!»
(Serena)

* E adesso continua tu… in verità.

5. Seguite lui

Un brano che rievoca la forza di luce che promana da alcuni grandi personaggi e che va al di là della stessa morte.
Qui si parla di S. Ambrogio… ma che si potrebbe dire di Gesù?

«Non temo la morte perché teniamo un Dio buono»
Non sono giunte a noi orazioni funebri degne d'esser riportate, né di vescovi o di retori famosi, magari recitate sulla salma di Ambrogio. L'unico discorso meritevole di essere inciso sulla pietra per un epitaffio a lui dedicato è quello che pronunciò Stilicone, il più grande stratega e conduttore di eserciti di tutto il tardo impero. Egli era nato barbaro, di razza vandala, stimato guerriero e ritenuto da Teodosio uomo di cultura e indiscutibile lealtà, tanto da imperlo come consigliere e maestro di vita al proprio figlio Onorio.
Quando il generale si rese conto che le condizioni di salute del vescovo di Milano andavano vieppiù peggiorando, angosciato proruppe: «Preghiamo che si compia un miracolo, poiché la morte di un sì grande uomo cagionerebbe all'Italia un'incombente rovina. Non c'è nessuno fra di noi che possa indurre il Creatore, pur con suppliche disperate, a prolungargli la vita. Ci siamo colpevolmente abituati a lui e alla sua forza, oltre che assuefatti a vederlo risolvere i problemi più disperanti; cosicché, mancandoci la sua presenza di pastore sollecito, ci troveremo all'istante sperduti come agnelli in preda alle tempeste e ai lupi; prossimi a cadere nel primo baratro che all'improvviso si spalancherà sotto i nostri piedi».

Una tristezza spruzzata di neve
Ai funerali c'era gran folla, a questo proposito sembrano echeggiare le parole di sant'Agostino: «Tanti erano i poveri che si accalcavano attorno a lui da rendere impossibile avvicinarlo».
E Paolino aggiunge: «Si vedevano volare verso la bara cinture, fazzoletti, sciarpe, lanciate dai fedeli nel tentativo di sfiorare la salma e ottenerne un magico beneficio... S'accalcava una folla incalcolabile di gente di ogni grado sociale, di ogni sesso e quasi di ogni età, e non solo cristiani, ma anche Giudei e pagani».
Dalle strade che raggiungevano il piazzale affluivano in continuazione torme di fedeli. Li s'intravedeva attraverso la nebbia che cominciava ad infittirsi, tanto che di lì a poco torri e palazzi d'intorno andarono sparendo. Eravamo già in primavera e quello sbiancarsi d'ogni cosa appariva del tutto innaturale, all'istante cominciarono a cadere sparuti fiocchi di neve e ognuno non poté fare a meno di mandare un «Oh... ! » di stupore. Si alzò una sferzola di vento che fece roteare lo sbiancolare fitto della neve trasformandola in tormenta. Si mosse la processione, i ceri riuscivano a mandare solo fumo e di li a poco eran tutti spenti. Le donne intonarono uno dei canti che Ambrogio aveva composto durante l'occupazione delle basiliche. Un coro mesto, ma con passaggi quasi gioiosi.

O tu Signore che vesti il giorno di una luce tenera e possente insieme,
e nella notte spegni ogni bagliore con il sonno e l'oblio,
facendoci intendere cosa ci aspetta
alla fine della nostra esistenza.
E pure tu quel sonno riesci a renderlo gradito a chi ha colto
nell'anima serenità e coscienza d'onesta vita
cosi che le membra stanche nel riposo si ritemprino per le nuove fatiche e
l'animo affranto abbia sollievo e si sciolgano le ansie scure.
Chiusa la giornata cosi come il tempo del nostro viaggio nella vita,
sul principio della lunga notte noi supplichiamo la tua amorevolezza, Signore,
perché tu ci prenda per mano e ci accompagni nelle tenebre.
Non permettere, Signore, che s'addormenti l'anima,
dorma di un sonno profondo solo il peccato:
la fede a chi è giusto dona freschezza e modera lo sprofondarsi del sonno.

Ormai non si seguiva più una direzione precisa: la neve scendeva troppo fitta e si cercava d'indovinare la via seguendo l'onda del canto. Lacrime e smazzi di neve si mischiavano sui visi, qualcuno si chiedeva:
«Dove stiamo andando, verso quale basilica?»
«Forse alla Maggiore».
«Qui rischiamo di perderci, sarebbe meglio tornare indietro e aspettare al coperto che questa turbinata si vada calmando».
«Indietro dove, in che direzione? Ormai qui non c'è né dietro, né davanti».
Il vento cominciò a fischiare forte; la nebbia andava sparendo e tornò a vedersi la strada.
«Seguite lui! - gridò qualcuno indicando il suo feretro. - Anche da morto ci segna la via».
(Dario Fo, Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano, Einaudi, 2009.)

* Dunque, seguire Lui… anche da morto ci insegna la via. E tanto più se questa morte è durate solo tre giorni, per la potenza dello Spirito e come dono del Padre (e dono alla nuova umanità). Cos’è dunque Gesù?
* «Dovendosi misurare con la singolarità della storia di Gesù, uomo perfettamente riuscito e credente insuperabilmente credibile, non si può non conoscere grande fascino e grande fatica». I testimoni di Gesù diventano affascinanti quanto Lui: essere cristiani è una cosa possibile, o è solo per super-uomini o super-donne?
* «La sfida di una fede adulta, che nell’incontro con Gesù diventa serissima, custodisce una sorprendente promessa: nella fede l’uomo può consegnarsi alla vera speranza di Dio, la salvezza dell’uomo». Prova a definire quali sono i passi concreti che sei chiamato a fare per passare dalla fede del “catechismo” ad una fede adulta, capace di consegnarsi alla “volontà di Dio”?
* «Nessuno è ammesso alla pienezza della speranza, della fede, dell’amore cristiani, fuori da una decisione della propria libertà che si lasci provocare dalla storia di Gesù». Cosa ti dice questa dichiarazione?
Indichiamo dal nostro sito (www.notedipastoralegiovanile.it), nella sezione MATERIALI NPG – Rubriche complete, un paio di rubriche dove c’è abbondante materiale per una strada alla sequela di Gesù: Alla scuola di Gesù (Elizabeth Green) e Incontrare Gesù (Carmine Di Sante).
In entrambe le rubriche, gli articoli sono in ordine inverso.

6. Il Dio di Gesù

La persona di Gesù non termina con Lui… ma rimanda sempre al Padre, al suo Dio. “Chi vede me vede il Padre”, “Io e il Padre siamo una cosa sola”.
Quale il Dio di Gesù?
Ecco alcune belle indicazioni, tratte dal libro di Pagola.

Il Dio della vita
In questi tempi di profonda crisi religiosa non basta credere in qualsiasi Dio; abbiamo bisogno di discernere quale è quello vero. Non è sufficiente affermare che Gesù è Dio; è decisivo sapere quale Dio si incarna e si rivela i Gesù. Mi sembra molto importante rivendicare oggi, nella chiesa e società contemporanea, l’autentico Dio di Gesù, senza confonderlo con un qualsiasi “dio” elaborato da noi dalle nostre paure, ambizioni e fantasmi che hanno poco a che vedere con l’esperienza di Dio che visse e comunicò Gesù. Non è giunto il tempo di promuovere questo compito appassionante di “apprendere”, a partire da Gesù, chi è Dio, come è, come ci sente, come ci cerca, che cosa vuole per gli uomini?
Quale gioia si desterebbe in molti se potessero intuire in Gesù i tratti del vero Dio. Come si accenderebbe la loro fede se cogliessero con occhi nuovi il volto di Dio incarnato in Gesù. Se Dio esiste, assomiglia a Gesù. Il scomodo di essere, le sue parole, i suoi gesti e reazioni sono dettagli della rivelazione di Dio. In più di un’occasione, studiando come era Gesù, mi sono sorpreso io stesso con questo pensiero: così si preoccupa Dio delle persone, così guarda coloro che soffrono, così cerca le persona, così benedice i piccoli, così accoglie, così comprende, così perdona, così ama.
Mi risulta difficile immaginare un altro cammino più sicuro per avvicinarci a questo mistero che chiamiamo Dio. Mi si è inciso molto dentro come lo vive Gesù. Si vede continuamente che, per lui, Dio non è un concetto, ma una presenza amichevole e vicina che fa vivere e amare la vita in maniera diversa. Gesù lo vive come il miglior amico dell’essere umano, l’”Amico della via”. Non è uno straniero che, da lontano, controlla il mondo e preme sulle nostre povere vita; è l’Amico che, dal di dentro, condivide la nostra esistenza e si trasforma nella luce più chiara e nella forza più sicura per fari affrontare la durezza della vita e i mistero della morte.
Ciò che più interessa a Dio non è la religione, ma un mondo più umano e amabile. Ciò che cerca è una vita più degna, sana, felice per tutti, cominciando dagli ultimi. Lo ha detto Gesù in molti modi: una religione che va contro la vita o è falsa o è stata capita in maniera erronea. Ciò che rende felice Dio è vederci felici, da ora e per sempre. Questa è la buona notizia che ci si rivela in Gesù Cristo: Dio si offre a noi come egli e: Amore.

E qui, il nucleo del nostro discorso, si potrebbe davvero continuare.
Citiamo un altro bellissimo libro di José A. Pagola, facilmente reperibile: Perché credere? Dialogo con i cercatori di Dio (Paoline 2010.
Già, oltre alle “ragioni” del credere (dopo la ricerca, come fatta da noi quest’anno… giungerà mai il tempo del “salto” della fede? O quali ragioni fermeranno il cammino, che del resto non è per niente obbligato…), due bei capitoli che ci interessano da vicino: “Gesù, il miglior cammino” e “Vivere Dio in modo nuovo”.
Gesù è la bella esperienza di Dio.
Gesù è le bella esperienza dell’uomo.

7. E dopo?

Un altro brano di Pagola. Esso ci proietta nel nostro futuro, nella speranza che sia avvolto dal futuro di Dio.

Vivere e morire con la speranza di Gesù
Secondo i racconti evangelici, al momento di morire Gesù “diede un forte grido”. Non era solo il grido finale di un moribondo. In quel grido stavano gridando tutti i crocifissi della storia. Era un grido di indignazione e di protesta. Era, al tempo stesso, un grido si speranza. Non dimenticarono mai questo grido di Gesù i primi cristiani. Nel grido di questo uomo rifiutato e messo a morte per il fatto che cercava la felicità di tutti sta la verità ultima della vita. Nell’amore di questo crocifisso sta Dio stesso, identificato con tutti quelli che soffrono, gridando contro tutte le ingiustizie, torture e abusi di tutti i tempi.
In questo Dio ci può credere o non credere, però non è possibile prendersi gioco di lui. Dio non è una caricatura di un Essere Supremo e Onnipotente, disinteressate delle sue creature o che cerca in loro esclusivamente la sua gloria. È il Dio incarnato in Gesù, che soffre con quelli che soffrono, muore con quelli che muoiono ingiustamente e che cerca con noi e per noi la Vita.
Nel mondo c’è un “eccesso” di sofferenza innocente e irrazionale. Noi che viviamo soddisfatti nella società dell’abbondanza possiamo alimentare illusioni effimere, però c’è qualcosa che possa offrire all’essere umano un fondamento definitivo per la speranza? Se tutto termina con la morte, chi ci può consolare? Noi seguaci di Gesù osiamo sperare la risposta definitiva di Dio lì dove Gesù la trovò: più in là della morte.
La risurrezione di Gesù è per noi la ragione ultima e la forza quotidiana della nostra speranza: ciò che ci alimenta per lavorare per un mondo più umano, secondo il cuore di Dio, e ciò che ci fa aspettare fiduciosi la sua salvezza. In Gesù risorto scopriamo l’intenzione profonda di Dio confermata per sempre: una vita pienamente felice per l’intera creazione, una via liberata per sempre dal male. La vita vissuta a partire dalla sua Fonte.
Dove posso trovare un fondamento più solito per vivere e morire con speranza? Nessuno può suscitare e sostenere in me una gioia più radicale: adesso so che un giorno vedrò con i miei propri occhi, mentre godono alla fine di una vera vita, tanta gente crocifissa che oggi vedo soffrire in questo modo senza conoscere la felicità né la pace. Solo la risurrezione attende la loro vita crocifissa. Dio stesso “tergerà le lacrime dai loro occhi. E non ci sarà morte né pena né pianto né dolore” (Ap 21, 4). E ancora di più, sostenuto da Gesù, oso attendere la mia propria resurrezione. In lui ascolto le parole più grandi che Dio possa dire al mio cuore: “A chi ha sete io darò da bere gratuitamente dalla fonte dell’acqua della vita “ (Ap 21, 6). Gratuitamente, senza meritarlo, così Dio sazierà la sete di vita che abbiamo dentro di noi.

• Anche il morire è una dimensione del vivere. Il nome di Gesù, che è il nome umano di Dio, getta una luce nuova e diversa anche su questo fatto. Una luce umana e una luce alla luce di Dio. Quali i tuoi dubbi, le ansie, le certezze?
• Quali le altre “versioni” e possibilità del morire umano al di fuori dell’esperienza cristiana?
• Quale il futuro dell’uomo al di fuori della realtà di Dio?

8. Un approccio dall’arte …

Light of the world
William Holman Hunt (1827-1910), cm. 125,5x59,8, Oxford, Keble College, olio su tela sopra supporto ligneo, 1851-1853.

Questo grandioso dipinto pre-raffaellita fu ispirato dal 20° verso del terzo capitolo del libro della rivelazione (o delle rivelazioni) di san Giovanni il divino. “Guarda, sto di fronte alla porta e busso: se un qualsiasi uomo sentirà la mia voce e aprirà la porta io verrò da lui e cenerò con lui e lui con me.” Infatti, la porta del dipinto non ha maniglia: può essere aperta solo dall’interno, dal padrone di casa. Fu l’artista stesso a spiegare così il simbolo dominante della propria tela.
È con i colori della notte che Hunt ci affascina e ci presenta la luce del mondo. È tramite l’estetica preraffaellita, (ovvero pienamente inglese e ottocentesca, ma decisamente ispirata alla pittura italiana del Quattrocento) che Hunt ci dipinge una figura di Cristo forse crepuscolare, ma certo molto intensa. E proprio per questo motivo, le domande sollevate da uno sguardo attento, sono molteplici.
La luce del mondo è forse la lanterna? È il Cristo Re, come sembrerebbe suggerire l’aureola? È forse il timido bagliore delle stelle che compaiono nel firmamento?
Perché la luce del mondo è costretta a “bussare” ad una porta, affinché gli sia aperto? Secondo il titolo dell’opera dunque il mondo è quello fuori dalla porta o quello oltre la soglia? Cosa significa intrecciare sulla porta il simbolo positivo dell’edera e quello negativo che è il rovo?
Lo stile dell’artista è stato spesso definito in quest’opera come “realismo religioso” nono stante la rappresentazione appaia proprio come una visione notturna, una simbologia senza luogo né tempo. Sono i dettagli naturalistici a fare la differenza, a rendere reale e “del mondo” la figura rappresentata, è il significato dell’opera così vero, esplicito e mirato a rendere tanto credibile il suo messaggio e la sua trasposizione figurativa. È qui dipinta una conversione religiosa personale: quella dell’autore. Infatti lo sguardo di Gesù arriva diretto allo spettatore, abbatte la parete pittorica e sfida ad una risposta negativa o positiva. Aprire o lasciar chiuso. Lasciarsi guidare dalla luce nella propria esperienza di vita nel mondo, oppure rimanere (sembra dire il dipinto) in un mondo parallelo, che è privo della luce. La decisione è di quelle dure, ma sembra avere il profumo della natura, la freschezza di un ritorno alla luce, il vigore di una fede adulta e convinta, l’aspetto di una realtà intimamente vivida, vera.
Per un convertito, l’offerta di nuovi occhi, aperti dalla vera luce del mondo, è talmente reale, immanente, da poter esser resa su tela solo così: in maniera veramente e sorprendentemente credibile. E ciò fa di Hunt, oltre che un pittore esplicitamente realista, un vero testimone della fede e della vita cristiana.

• Che ragione ha il mio essere testimone? Cosa/chi mi spinge ad esserlo?
• Sono capace di una testimonianza trasmessa con convinzione e adultità?
• L’immagine che cerco di trasmettere con la mia testimonianza parla di un Dio immanente e credibile? La mia testimonianza conduce il prossimo a proposte concrete di vita cristiana?

La sposa
Johan Thorn Prikker (1868-1932), cm. 146x 88, Otterlo, Kröller-Muller Museum, olio su tela, 1893.

Johan Thorn Prikker: pittore, incisore, mosaicista e artista vetraio, uno dei più importanti simbolisti olandesi, contraddistinto da una marcata vena impressionista e una naturale predisposizione all’arte sacra. Questo il suo lavoro più famoso: dai motivi floreali e dagli arabeschi astratti, a tratti un po’ leziosi, emergono due figure che paiono essere intimamente legate.
Stupefacente come questo artista, non particolarmente accreditato in quanto a tecnica pittorica, abbia saputo rendere evidente un tema profondamente cristiano: il legame tra la speranza, l’uomo e Cristo. Se graficamente questo legame è reso evidente da una sinuosa e marcata linea nera (che tanto somiglia a quella d’una vetrata piombata), non si può non notare che il Crocefisso e la sposa hanno due forti elementi di continuità: una specie di “aureola fluida” appoggiata sul capo di entrambi e la corona di spine che si tramuta in corona fiorita.
Spettacolare come i due simboli, di morte nella figura di Cristo che è letteralmente stilizzata e sintetizzata nella forma della Croce e di vita nella consorte costituita da un velo di fiori bianchi, esemplifichino perfettamente un’antitesi concettuale paradossalmente armonizzata nella rappresentazione.
È chiaro che le due figure centrali sono volutamente semplificate a forme. Lo stesso sfondo indefinito, con parvenze di giardino e contemporaneamente di tempio, in prevalenza verde (speranza?), enfatizza il contenuto simbolico di quest’opera pittorica. Non a caso, molti critici sono concordi nel ritenere che, di fronte a questa tela, ci troviamo al confine tra arte figurativa e astrazione.
Dunque, riunendo le varie suggestioni rintracciate nella composizione, emergono concetti espressi da Prikker degni di nota. Primo e più lampante: la vita umana, la vita della natura e la speranza stessa di una nuova vita (la sposa e i fiori) sono inscindibilmente legate non tanto alla morte in generale, ma al sacrificio, la morte in croce di Cristo. Secondo: la natura, nel suo germogliare, nel suo crescere e nel suo essere presente sulla terra diviene naturalmente anche tempio in cui l’alleanza tra l’uomo e Dio ha luogo. Ancora: la Crocefissione non porta in sé solo dolore e morte, ma grazie alla fecondità della Resurrezione (la corona spinata che diventa fiorita) diviene motivo di festa, rinascita, speranza e legame strettissimo con l’uomo (l’abito nuziale). Da ultimo: la spirale (linea nera marcata) che tutto avvolge e tutto tramuta in fecondo e vitale ha origine proprio dal corpo di Cristo Crocefisso, dietro a quel corpo la linea sembra smaterializzarsi (ed è l’unica linea brutalmente interrotta in tutta la composizione) e solo in quello stesso corpo essa trova tratti di simile spessore. Mirabile sintesi della circolarità esistente tra l’esser creature e l’aver speranza.

• Cosa dona forza e speranza ai miei giorni ? Come lego ciò al mio essere cristiano?
• La mia speranza, i miei progetti e il mio vivere, in che rapporto sono coi doni ricevuti da Dio?
• Il simbolo della vita e della speranza è la sposa, ma il matrimonio non è l’unico modo di vivere la fecondità cristiana, qual è il mio, nello specifico?

Per continuare (o materiali da sfruttare…)

Film (schede film scaricabili da www.acec.it)
THE MIRACLE MAKER, di Stanislav Sokolov & Derek Hayes, Galles/Russia, Indipendente, 2000.
I GIARDINI DELL’EDEN, di Alessandro D’Alatri, Italia, Medusa Film, 1998.
OPOPOMOZ, di Enzo D’Alo, Italia, Mikado, 2003.

Libri
L. Galli, I cinque gradini, Cittadella 2009.
G. Barbon, R. Paganelli, Ti racconto Gesù, EDB 2004.
G. Barbon, R. Paganelli, Ti racconto Gesù che compie prodigi, EDB 2005.
G. Barbon, R. Paganelli, Ti racconto Gesù che si manifesta, EDB 2006.
G. Barbon, R. Paganelli, Ti racconto del mio incontro con Gesù, EDB 2007.
A. Comastri, Gesù… E se fosse tutto vero?, San Paolo 2010.
A. Torno, La scommessa. Puntare tutto su Cristo?, Mondadori 2010.
B. Maggioni, Era veramente uomo. Rivisitando la figura di Gesù nei Vangeli, Ancora 2009.
G. Biffi, Gesù di Nazaret. Centro del cosmo e della storia, Elledici 2009.
E. De Luca, Penultime notizie circa Ieshu/Gesù, Messaggero 2009.
F. Caroli, Il volto di Gesù, Mondadori 2009.
P. Barrado, Gesù di Nazaret, il Cristo di Dio, Messaggero 2010.

Libri più impegnativi
H. Küng, Essere cristiani, Mondadori 1974
P. Barcellona, Incontro con Gesù, Marietti 2010.
G. Segalla, La ricerca del Gesù storico, Queriniana 2010
J.A. Pagola, Gesù. Un approccio storico, Borla 2009.

Musica
W.A. Mozart, AVE VERUM CORPUS, K618, 1791.
Compagnia Aquero, VERBUM PANIS. MESSA PER CORO, Acquero MGC, 2006.

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