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Sopportare
piuttosto che infliggere

Sorella Maria - Bose

13 settembre 2017


In quel tempo 20 Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
21 Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
22 Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
24 Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
25 Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
26 Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
Lc 6,20-26


Oggi ascoltiamo l’inizio del primo discorso di Gesù ai discepoli e alle folle, che comincia con le parole: “Beati voi poveri”. Parole che, seppur così note, ci colpiscono sempre di nuovo talmente contraddicono il nostro sentire psichico e sociale. Per questo l’evangelista le introduce sottolineando il potere di guarigione delle parole di Gesù, vera medicina per noi, capaci di rivelarci che ciò che ci umilia può diventare beatitudine.
La prima cosa che si può udire in queste parole rivolte ai poveri che aveva attorno è l’eco di quelle di Maria sua madre nel Magnificat: Gesù comincia interpellando e innalzando i poveri, e lasciando perdere i potenti.
Le beatitudini secondo Luca prendono una risonanza diversa da quelle secondo Matteo dal fatto di essere seguite dai quattro “Guai a voi”, dall’ammonizione profetica sull’infelicità di coloro che accaparrano per sé la ricchezza, causando l’infinita miseria altrui. Per Gesù non c’è via intermedia, come d’altronde nella Bibbia intera: si deve sempre scegliere tra la via della vita e quella della morte. Per cui la beatitudine dei poveri cui Gesù si rivolge non è motivata soltanto dalla futura abbondanza felice, ma anche, nell’oggi, dal confronto con la situazione opposta, quella dei ricchi e dei sazi.
Nello sguardo di Gesù è beatitudine la povertà del povero a confronto con la ricchezza del ricco che crea i poveri e li umilia e li affanna. Meglio essere afflitti che affliggere. Meglio patire la povertà che causarla ad altri, dice Gesù. E Gesù visse lui stesso queste beatitudini, lui che sempre preferì diventare un escluso piuttosto che escludere o tollerare che altri restino esclusi. Ogni condizione di beatitudine ci appare in tutto il suo significato se la si vede come la sola alternativa, nella realtà, al produrre noi quell’ingiustizia. Povertà, afflizione, ingiustizia, persecuzione: in questo mondo ingiusto l’unica alternativa ad essere artefici di questi dolori è essere tra quelli che li subiscono, alla sequela di Gesù. La consapevolezza di questo rende beati. Qui sta il grande insegnamento evangelico di Gesù: fare il male fa male anche a chi lo fa, e non solo agli altri che lo subiscono.
E Gesù prosegue poi il suo discorso dicendo: “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.” Nuocere al prossimo, persino al nemico, è dolore e rovina anche per chi lo compie, ed è l’unico dolore che possiamo evitare a noi e agli altri. Perché ben più dei nemici ci nuoce il male che facciamo noi, perché solo questo ci separa dagli altri e dal Signore, non il male che subiamo.
Beatitudine è avere il pensiero e lo Spirito di Gesù, è la pace che visse Gesù, che preferì sempre sopportare piuttosto che infliggere; è non avere la coscienza che urla contro di noi.
Un esempio di questo è in Atti 5,41. Pietro e gli apostoli, dopo essere stati imprigionati e flagellati, se ne andarono lieti di essere stati perseguitati per amore di Gesù. Questa letizia veniva loro soprattutto dal confronto con l’esperienza contraria! Essi, che sapevano il dolore di aver salvato se stessi da oltraggi e pericoli abbandonando Gesù alla passione, ora preferiscono con tutte le forze essere dalla parte di chi subisce il male ingiusto, per testimoniare Gesù e le sue parole di libertà e di comunione.

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