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La salesianità

di Papa Francesco

Giacomo Dacquino

Papa Francesco e San Giovanni Bosco (1815-1888) sono conterranei: il Pontefice, pur essendo nato in Argentina, è figlio di genitori astigiani. Il nonno paterno, Giovanni Angelo Bergoglio, nato in provincia di Asti a Portacomaro Stazione nel 1884, si era trasferito a Torino nel 1906, dove l'anno seguente aveva sposato Rosa Vassallo, la "nonna Rosa" del Papa, che era di Piana Crixia in Val Bormida, sull'Appennino piemontese-ligure, mentre la casa natale di don Bosco era al Colle dei Becchi, un borgo contadino di Castelnuovo d'Asti, a poche colline di distanza, sempre in Piemonte, oggi denominato Castelnuovo don Bosco. Entrambi hanno dunque radici profonde piantate nella fertile terra astigiana e un bagaglio contadino di buon senso e di fede religiosa tipico di quell'humus di sano cattolicesimo che ha prodotto i molti santi piemontesi.
Il Papa non ha mai fatto mistero delle sue radici italiane. Nel libro intervista Papa Francesco, Il nuovo Papa si racconta [1], l'allora arcivescovo di Buenos Aires ha precisato: «Io fui il più italiano di tutti perché venni allevato dai nonni. Tra di loro parlavano piemontese e così lo imparai anch'io». Nel 2005, da cardinale, in occasione della sua venuta in Italia per partecipare al penultimo Conclave in cui fu eletto Papa Benedetto XVI, si è recato a Portacomaro per vedere la casa paterna, dove ha raccolto un sacchetto di terra del "bricco" dove erano vissuti i nonni fino al 1929 per portarlo in Argentina. È poi tornato nel "suo" Piemonte il 21 giugno 2015 in occasione dell'Ostensione della Sindone e durante la visita pastorale a Torino, ha pregato davanti all'altare di San Giovanni Bosco nella basilica di Maria Ausiliatrice, epicentro della salesianità.
Il Papa argentino-piemontese è un salesiano nel cuore, per cui vi è un parallelismo tra la sua vita e quella di San Giovanni Bosco, fondatore della Congregazione dei Salesiani che sono stati il suo punto di riferimento fin da bambino, importanti nella sua educazione e vocazione. Si può anzi affermare che il giovane Jorge Mario si è formato secondo la linea di pensiero e di azione salesiana, come dimostra tuttora da Pontefice nominando spesso il Santo nei suoi discorsi.
I salesiani sono sempre stati presenti nella vita della sua famiglia, come ha raccontato, sempre a Torino, durante l'incontro con i sacerdoti di don Bosco e le figlie di Maria Ausiliatrice parlando a braccio e lasciando affiorare i ricordi: «La mia famiglia era molto legata ai salesiani. Mio papà, appena arrivato in Argentina, è andato subito dai Salesiani nella Calle Soffi, nella parrocchia di San Carlo dove ha conosciuto tanti religiosi, affezionandosi subito a una squadra di calcio con i colori della Madonna, rosso e blu, che il salesiano Lorenzo Mazza aveva fondato nel 1908 con i ragazzi di strada (l'attuale Club Atlético San Lorenzo de Almagro) [...] Io sono tanto riconoscente alla famiglia salesiana. Dopo il quinto parto la mia mamma è rimasta un anno paralitica, e a noi più grandi ci ha mandato ai collegi salesiani. L'ultima elementare l'ho fatta lì e ho imparato lì ad amare la Madonna.
I salesiani mi hanno formato alla bellezza, al lavoro, e questo è un carisma vostro».
Salesiano era il sacerdote che ha sposato i genitori di Papa Francesco il 12 dicembre 1935: «Un prete che ha seguito mio papà per tutta la vita, un missionario salesiano della Patagonia, nato a Lodi (Italia), un bravo uomo e grande confessore della famiglia salesiana. Mi ha battezzato e mi confessavo con lui da ragazzo» (il piccolo Jorge Mario è stato battezzato il 25 dicembre 1936 nella Basilica di San Carlos e Maria Auxiliadora di Buenos Aires). Il sacerdote citato dal Papa era don Enrique Pozzoli, consigliere e direttore spirituale della famiglia Bergoglio.
La formazione religiosa di Jorge Mario è stata quindi influenzata dal carisma di San Giovanni Bosco e la sua salesianità è dovuta anche al fatto che ne ha frequentato le scuole, forse anche l'oratorio. È certo però che fu lo stesso salesiano che ne appoggiò la chiamata al sacerdozio e il passaggio alla Compagnia di Gesù. E se il piccolo Jorge Mario è stato portato alla fede cristiana da nonna Rosa, per Giovannino Bosco è stata mamma Margherita che gli ha insegnato a vedere Dio nel volto degli altri.
Il giovane Bergoglio prese la decisione di farsi prete dopo una confessione nella chiesa di San José, dedicandosi principalmente agli ultimi, da vescovo, da cardinale e da Pontefice padre paterno di tutti gli uomini; Giovanni Bosco scelse dopo un sogno di consacrare la sua vita per la salvezza di ragazzi e giovani allo sbando; si dedicò a loro cercando un lavoro per chi non l'aveva, lo insegnò a chi non lo sapeva fare, migliorò le condizioni di chi lavorava. Papa Francesco viene dalla terra piemontese dei santi sociali, concreti e tenaci perseguendo le cose con fermezza e pazienza; anche per questo è un "Papa sociale" che si dedica al bene delle persone. Don Bosco è stato un "santo sociale" perché ha aiutato i ragazzi poveri che vivevano nelle strade, dormivano sotto i ponti, ridotti a mendicare ospitandoli a Valdocco (Torino). Il vescovo Bergoglio lasciava dormire i senzatetto sotto i portici del vescovado di Buenos Aires e da cardinale passava molte ore al giorno nei quartieri più poveri e difficili della città a stretto contatto con la gente. E quando parla di misericordia è in sintonia con don Bosco che affermava: «Prendetevi cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri». Per questo il santo Padre è il pontefice adatto ai nostri tempi, per questo riesce a farsi amare da tanta gente.
Jorge Mario Bergoglio fin da ragazzo fu devoto alla Madonna, invocandone sempre la protezione. Da adulto la madre di Gesù è diventata la figura centrale della sua spiritualità e oggetto di intensa devozione poiché la vive come una mamma che conosce i bisogni dei figli. Nell'omelia del 15 aprile 2013 ha definito la Madre di Dio: «La mamma che cura la Chiesa» e il 1 gennaio 2017 nell'omelia dedicata a Maria: «Siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani». È particolarmente devoto alla Madonna che scioglie i nodi [2], conosciuta nei mesi di studio in Germania nel 1986, il cui quadro ha fatto arrivare da Buenos Aires per collocarlo in Casa Santa Marta.
La cultualità mariana del Pontefice è anche la proiezione sulla Madre Celeste dell'affetto che aveva per la madre terrena, legame che ha esteso a tutte le madri. Sempre durante il discorso ai salesiani a Valdocco in Torino, ha precisato: «Io credo che don Bosco era capace di educare l'affettività dei ragazzi, perché aveva avuto una mamma che aveva educato la sua affettività. Una mamma buona, carina, forte. Con tanto amore educò il suo cuore. Non si può capire don Bosco senza mamma Margherita. Non lo si può capire». Anche don Bosco ha avuto una particolare devozione per Maria Ausiliatrice, che si può definire "la Madonna di don Bosco" e proprio a lei si riconduce il ramo femminile salesiano, cioè le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Papa Bergoglio ha scelto il nome di Francesco, in riferimento al poverello di Assisi; don Bosco si fece guidare dalla carità di San Francesco di Sales, al quale dedicò l'oratorio. Papa Francesco predilige le periferie, non sempre gradite ad alcuni prelati della Curia vaticana coincidendo con il comportamento del Santo piemontese che suscitò critiche e la qualificazione di prete populista, specie tra i borghesi vicini alla monarchia sabauda. Da prelato padre Bergoglio usava i mezzi pubblici di Buenos Aires, don Bosco preferiva andare a piedi e, se viaggiava in treno, utilizzava la terza classe. Non apparteneva certo a quei religiosi che, come diceva San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153): «Vogliono essere poveri, purché loro niente manchi».
La Compagnia di Gesù è molto efficiente come lo sono i salesiani. E Papa Francesco, pur avvalendosi della collegialità, decide rapidamente quanto non va come faceva don Bosco, che era una persona concreta, vedeva i problemi, ci pensava e li risolveva. Il lavoro infatti, anche manuale, ha accompagnato la vita di Giovanni Bosco, fin da ragazzo come necessità per sopravvivere, prima nella propria casa, poi al servizio di altri contadini, successivamente da seminarista e poi da sacerdote nell'ambito educativo.
Papa Francesco dorme sei ore per notte; don Bosco ne dormiva quattro-cinque e ne vegliava, scrivendo, una la settimana. Lavorava intensamente al punto di chiedere alla Santa Sede la dispensa della recita del breviario, che gli fu concessa da Papa Pio IX nel 1858. E anche sul letto di morte lasciò ai salesiani, quale eredità spirituale, il lavoro dicendo loro: «Non vi raccomando penitenze o disciplina, ma lavoro, lavoro, lavoro».
Papa Francesco è molto interessato ai giovani, ne ha catturato il cuore e lo dimostra il fatto che lo attendono come se fosse una rockstar, alcuni lo chiamano persino "papà" più che Papa; non ne colpevolizza il corpo come nemico dell'anima considerandolo una realtà fondamentale dal punto di vista dell'essere e dell'esistere. Altrettanto ha fatto don Bosco che educava con amorevolezza, senza reprimere o fare violenza, rispettando la corporeità e lo dimostrano le attenzioni per la salute fisica dei ragazzi che assisteva e gli interventi correttivi nei confronti dei loro comportamenti masochistici, come documentano le biografie di Domenico Savio e di Michele Magone, nelle quali si evidenzia come il santo piemontese fosse decisamente contrario agli eroismi autopunitivi, intervenendo affinché si evitassero certe tendenze esagerate alle mortificazioni come saltare i pasti, consumare gli avanzi altrui, dormire al freddo senza coperte.
Anche nel vestire i due personaggi hanno punti in comune. Quando nel febbraio 2001 Papa Wojtyla ha elevato a cardinale padre Bergoglio, questi si fece sistemare la veste rossa del suo predecessore cardinale Antonio Quarracino (1923-1998) a dimostrazione di quanto fosse lontano dall'immagine di principe della Chiesa.
Negli anni successivi portava abiti logori e sempre le stesse scarpe. Quando poi è stato eletto Pontefice il 13 marzo 2013 ha ordinato una talare bianca in cotone e terital dal prezzo di circa cento euro, scelta su un catalogo per corrispondenza della ditta romana Serpone, continuando a vestire semplicemente, senza stemmi e fregi, evitando il lusso (molti hanno notato che, visitando la parrocchia Santa Maria Regina Pacis di Ostia nel maggio 2015, aveva una manica lisa della talare). Anche don Bosco tendeva alla sobrietà nel vestire: indossava, per esempio, indumenti puliti ma molto rammendati. La sua veste era di panno grossolano, gli serviva per le quattro stagioni e ne disponeva di una sola.
Per molti inverni indossò un cappotto nero da soldato; il suo cappello aveva perso il pelo e le sue scarpe, con legacci dispago tinti di inchiostro, erano rattoppate anche se lucide e calzate fino alla loro estrema tenuta [3].
Papa Francesco lavora per una "Chiesa povera per i poveri", come don Bosco che ripeteva: «Il decoro del religioso è la povertà» [4]. Si può quindi concludere che in Papa Francesco convivono l'anima gesuitica (il sapere teologico e filosofico) quella francescana (umanità e condivisione) e quella salesiana (semplicità e accoglienza).

NOTE

1 SERGIO RUBIN, FRANCESCA AMBROGETTI (2013), Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta, Salani, Milano.
2 Il quadro originale della Madonna che scioglie i nodi (Virgen Maria Knotenlöserin) si trova nella chiesa di St. Peter am Perlach nella città di Augsburg in Germania ed è stato dipinto nel 1700 dal pittore tedesco Johann Georg Schmidtner.
3 GIACOMO DACQUINO (1988), Psicologia di don Bosco, SEI, Torino.
4 SACRA RITUUM CONGREGATIO (1923), Pars I. Summarium, Tip. Agostiniana, Roma.

(da: Psicologia di papa Francesco, Elledici 2017, pp. 281-287)

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