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La via della

consegna di sé

Fratel Fabio - Bose

9 marzo 2018

In quel tempo Gesù 30 e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Mc 9,30-37

Non una via di successo personale, ma quella della consegna di sé: questa la via su cui è incamminato Gesù. E di conseguenza, per i discepoli, non la via dell’affermazione di sé perseguita da chi vuole emergere sugli altri, ma quella della salvezza riconosciuta nel sottomettersi a loro: via stretta e angusta del servizio, che però è alveo nel quale già scorre la comunione del Regno.
La via della consegna di sé intrapresa da Gesù di nascosto, lontano dagli occhi delle folle, rimane nascosta anche agli occhi dei discepoli, cui pure è indirizzato un insegnamento particolare in proposito. Ma “non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo”. Con i piedi lo seguivano sulla sua via, ma i loro pensieri seguivano altri itinerari, i loro cuori erano presi da altri discorsi.
L’incomprensione, inevitabile, potrebbe risultare utile a un approfondimento, se si avesse il coraggio di fare domande. Invece qui è il timore a prevalere. Un timore che tradisce la percezione di un’inadeguatezza. Avvertita dai discepoli, che tentano di dissimularla, essa non rimane però nascosta agli occhi di Gesù. Ponendo lui le domande giuste al momento giusto, quando sono a casa, riesce a penetrare i loro pensieri, a intuire ciò che li ha occupati lungo la via.
Si discute per sapere chi sia il più grande. Ma Gesù non dice: “Se uno vuole essere il più grande”. Notando che, almeno qui, si evita di parlare di grandezza, ricordiamoci anzitutto che seguire Gesù sulla sua via, convertirsi al vangelo del Regno è rinunciare a misurare se stessi e gli altri secondo un proprio metro di giudizio o qualunque altro criterio mondano, estraneo al Regno che viene. Esortano i padri del deserto: “Non misurare te stesso, ma sii al di sotto di ogni creatura”. Dunque non voler essere “il più grande” e perciò neppure cercare di misurarsi, per trovare la paradossale libertà di sottomettersi: libertà da se stessi, per guardare agli altri e a ogni creatura, e ritrovare la propria verità in relazione a loro (cf. Gen 2,15 e 18).
Nella giusta relazione a loro, che non può mai essere una relazione di arrogante dominio, ma di umile servizio verso fratelli e sorelle ai quali ci sottomettiamo perché legati a loro da un debito – sempre aperto, mai estinto – d’amore (cf. Rm 13,8). Per questo Gesù, dovendo parlare di colui che è primo, non può che identificarlo con l’ultimo che è a servizio di tutti, con colui che riconosce e cerca di onorare concretamente il debito della carità verso tutti. Solo questo motiva il farsi ultimi, vicini a tutti, e non il voler essere primi. Se uno vuole essere il primo per salvare così la propria vita, se pensa cioè di darle così un senso, non avrà pace. La perderà nel tentativo di averla vinta sugli altri dai quali invece dipende la vita che cerca.
È quanto significato dal gesto di Gesù che abbraccia un bambino. Richiamando i discepoli alla comune responsabilità dell’accoglienza del più piccolo, aprendo i loro occhi su colui che non gode di alcuna considerazione, Gesù li fa uscire dal mondo dei loro discorsi miopi, in cui sprecavano le loro energie convinti di tendere a qualcosa di nobile. E così tenta di riportare loro e noi sulla sua via.

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