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Mosè innalzò il serpente

Dio innalza suo figlio

Domenica IV del tempo di Quaresima B

a cura di Franco Galeone * 

Particolare del serepente di bronzo

Dio non giudica!

Ecco una bella notizia: Dio non giudica ma giustifica! Dio non punisce i cattivi ma li trasforma in buoni, e li ama tanto da trovare in essi un punto accessibile all’amore. L’uomo diventa ateo quando si crede migliore del suo Dio. Se crediamo in un dio che ricompensa i buoni e punisce i cattivi, diventeremo dei bigotti che credono di fare un atto religioso quando portano la loro piccola pietra per lapidare il colpevole. Nel Vangelo è scritto: Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo (Gv 3,17). Dio è Padre. Volete che un Padre giudichi, condanni per l’eternità i suoi figli? Neppure il Figlio giudica: Io non giudico nessuno. Non sono venuto per giudicare il mondo ma per salvarlo (Gv 8,8). Ma allora come e da chi saremo giudicati? Lo dice sempre Gesù: La Parola che io ho detto: ecco chi lo condannerà nell’ultimo giorno (Gv12,48). Ognuno di noi si giudica da sé, accogliendo o rifiutando la sua parola. Nell’Apocalisse leggiamo: Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno mi sente e mi apre, io entrerò e ceneremo insieme, io con lui e lui con me (3,20). Splendido! Non siamo noi che cerchiamo Dio, ma è Dio che cerca noi. Non siamo noi che chiediamo perdono a Dio, ma Dio ci chiede di accettare il suo perdono. Ecco: questo Dio potrebbe entusiasmare i giovani, se venisse loro predicato.

Vita eterna …

Ecco un’altra bella notizia: noi viviamo già nella vita eterna, il Regno è già tra noi. Il cristiano non crede in una vita futura ma nella vita eterna. Che differenza fa? La vita futura inizia dopo la mia morte; la vita eterna inizia già con la mia nascita e la costruisco già su questa terra, giorno dopo giorno. A che serve risorgere in questo mondo, come Lazzaro, se poi bisogna morire una seconda volta? Alcuni cristiani credono come Marta: Sì, mio fratello risusciterà, ma nell’ultimo giorno (Gv 11,24). L’ultimo giorno non c’interessa! La vita eterna non è, come insegnavano i farisei, un premio futuro per la buona condotta tenuta nel presente, ma una qualità di vita già nel presente. E si chiama eterna non tanto per la sua durata, ma per la sua qualità. E questa vita eterna non si avrà in futuro, ma si ha già; non si ottiene osservando la legge, cioè un codice esterno all’uomo, ma facendo una buona vita. Non è la dottrina che separa da Dio, ma la condotta.
Allora chiediamoci: conosciamo nella vita dei momenti tanto felici da augurarci di riviverli sempre? Amiamo abbastanza qualcuno da desiderare di stare con lui sempre? Con chi vogliamo trascorrere l’eternità? Siamo qui sulla terra e nel tempo per arredare il nostro cielo e la nostra eternità. Nell’inferno si attende una vita futura, ci si augura di cambiare: che la moglie cambi, che il marito cambi, che la vita cambi … I celibi attendono il matrimonio e gli sposati attendono il divorzio. Noi siamo già nell’inferno se attendiamo che qualcosa cambi; siamo già nel paradiso se ci auguriamo che la vita duri. Morire è aprirsi a quello di cui abbiamo vissuto sulla terra. Di che viviamo? Viviamo di denaro? Passeremo l’eternità nella cassaforte di una banca. Che allegria! Viviamo di sesso? Avremo una quantità di amplessi senza amore. Che disgusto! Viviamo di noi stessi? Passeremo l’eternità davanti a uno specchio compiaciuti come Narciso. Che tristezza! Non bisogna prepararsi a morire: troppo facile. Bisogna prepararsi a vivere sempre.

… non vita futura!

Conosco una sola morale cristiana: Fa’ tutto quello che vuoi, ma che sia tanto buono da volerlo fare sempre. Porteremo con noi tutto e solo quello che abbiamo amato. Quando ero giovane, mi predicavano la morale di distacco: Staccatevi! ci dicevano. Ma noi siamo anche troppo distaccati! Siamo distaccati dalla scuola, dalla bellezza, dalla bontà, dal lavoro … Siamo dei modelli di distacco! Il vero problema è se siamo attaccati a qualcosa e a qualcuno. Continueremo e faremo in cielo quello che avremo cominciato a fare sulla terra. La vita eterna è cominciata, dobbiamo essere felici, subito, o non lo saremo mai più.
Riconosciamolo francamente: nessuno di noi ama, qui e subito, la vita eterna. Nonostante i dolori, le sofferenze, i fallimenti … siamo così innamorati di questa valle di lacrime, che la vita eterna la rinviamo sine die il più lontano possibile. Ma non è questo che ci deve preoccupare! È naturale che noi amiamo questa vita e questo mondo. Quello però che dobbiamo comprendere è che la vita eterna è in qualche modo già in noi. Per il credente, la vita eterna è già cominciata; essa sarà certo un “salto di qualità”, ma nello stesso tempo è un processo che inizia nell’oggi che viviamo. La vita eterna ci attende, eppure è già cominciata, se noi pratichiamo l’invito di Giovanni a fare il bene e ad evitare il male. Questa piccola-grande verità ci aiuterà a non relegare la vita eterna tra i lontani e remoti futuribili, e a collocarla invece al centro del nostro essere-nel-mondo … In-der-Welt-Sein. Il romanziere francese A. Camus ha scritto: Non aspettate il giudizio finale. Esso si svolge ogni giorno (La caduta). Il nostro futuro è già iniziato, e ne sentiamo la pace e la luce quando facciamo la verità.

Testimoniare Gesù alla luce del giorno!

In questo vangelo, colpisce la figura di questo notabile giudeo Nicodemo. Dal racconto, appare come uno scriba appartenente alla corrente dei farisei, membro del Sinedrio, la massima struttura del giudaismo. Incontreremo Nicodemo in altri due episodi: durante il processo contro Gesù (Gv ,50) e in occasione della sepoltura di Gesù (Gv 19,39). Questo personaggio fa visita a Gesù, di notte! Particolare importante per comprendere il contrappunto ombra-luce. Per chi si avvicina a Gesù di nascosto, gli studiosi hanno coniato il termine nicodemismo, poco usato eppure tanto attuale. Oggi, numerosi credenti hanno la tendenza a celare la propria identità, a non uscire allo scoperto. Eppure è proprio oggi, in epoca di esplicita scristianizzazione, che i credenti non devono limitarsi a visitare Gesù di notte. Non a tutti è concesso l’eroismo dei santi, ma a tutti è possibile manifestare liberamente la propria fede.

Dio ha tanto amato il mondo …

L’esperienza quotidiana ci dimostra il cosmo e l’uomo come sprovvisti di amore. Solo un’informazione pia e funzionale può sostenere che questo è il migliore dei mondi possibili! Lasciamolo pure credere a Leibniz e seguaci. La scienza ci costringe a guardare il fenomeno della vita come un’evenienza senza garanzie. La conoscenza storica ci mostra quanto la terra sia stata insanguinata dall’uomo (e spesso nel nome di Dio!). L’osservazione sulla realtà contemporanea ci ricorda che milioni di persone sono sterminate per fame, mentre milioni di persone hanno problemi di linea.
Insomma, resta l’interrogativo: Ma Dio ama davvero il mondo? Questa è la realtà, e noi dobbiamo stare attenti ad ogni ingenuità teologica, ad ogni ottimismo devozionale. La stessa crocifissione di un Uomo giusto è un segno non dell’amore di Dio, ma dell’assenza di Dio: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Siamo di fronte al paradosso evangelico: da un lato, noi affermiamo l’amore onnipresente e fedele di Dio; dall’altro, questo amore è misterioso, esige fiducia. Tenendo uniti questi due estremi, ci è possibile entrare nella logica nuova della fede, che è e resta la logica dell’oscuro, della mancanza di prove, dell’abbandono in Dio. La fede è rischio, salto, fiducia, è un dubbio superato, è credere in Dio prima ancora di vederlo.

Vi ho chiamati amici!

Dio, per farci capire quanto ci ama, ricorre alle diverse esperienze di amore che l’uomo ha nella sua vita. Tutti gli amori, coniugale o paterno, materno o amicale … sono faville di quell’unico incendio che ha in Dio la sua sorgente e il suo modello. La Bibbia in tante pagine ci descrive Dio come un padre che ama; anche nel vangelo di oggi Dio padre ama tanto gli uomini da darci il suo Figlio (Gv 3,16). Altre volte Dio vi viene presentato come una madre: Si dimentica forse una donna del suo bambino? (Is 49,15). Spesso si parla della forza di Dio, ma la Bibbia ci parla anche della debolezza materna di Dio. L’uomo conosce anche un altro tipo di amore, quello sponsale; tutti i termini tipici dell’amore tra un uomo e una donna sono presenti nella Bibbia, compreso il termine seduzione (Ger 20,7). Anche a questo tipo di amore Dio fa ricorso per convincerci che il suo amore è vero! Gesù si serve di tutte le precedenti immagini, ma ne aggiunge una nuova, quella dell’amore di amicizia: Vi ho chiamati amici (Gv 15,15).
L’amicizia è un legame più forte della stessa parentela. La parentela consiste in legami di sangue, l’amicizia invece consiste in legami di gusti, di ideali, di interessi. Cosa dobbiamo fare, dopo avere ricordato le tante forme di amore di Dio? Ce lo suggerisce Giovanni nella sua prima lettera: credere nell’amore di Dio e accoglierlo (4,16). Forse tanto amore ci spaventa; ci viene da pensare: ci avesse amati di meno, ci sentiremmo più tranquilli. Sì, perché il Dio che mette paura non il giudice severo che ci ricorda le regole violate, ma il Dio che ama e ci ricorda l’amore tradito; non è la collera di in sovrano che scopre dei sudditi ribelli, ma è l’ira di in innamorato che non vede corrisposto il suo amore.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano

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