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Gesù, la nostra unità

Sorella Elisa - Bose

13 aprile 2018


In quel tempo 31i discepoli pregavano Gesù: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Gv  4,31-42

C’è grande movimento attorno a Gesù, egli invece rimane fermo, al pozzo. Gesù sta “attraversando la divisione”, sceglie di passare lì dove i popoli si sono separati (cf. Gv 4,3-4). E lì, al centro, si ferma, prende tempo. Tutti si muovono attorno a lui, la donna va, i discepoli arrivano, poi arrivano i samaritani. Egli è lì, fermo. Nel luogo della sosta, nel luogo in cui ciascuno può cercare ristoro, bevanda. A nessuno è precluso l’accesso. A nessuno è precluso l’incontro personale con Gesù se porta in sé il desiderio di tale incontro, così com’è successo alla donna di Samaria, così come succede oggi a tutti i samaritani che vanno a lui. Presso il pozzo, vi è unità di spazio in Gesù. Un unico luogo, un'unica dimora in colui che “ha fatto l’unità dei due popoli” (Ef 2,14).
Gesù, ai suoi, dischiude il senso della sua esistenza, di ciò che sta accadendo, e lo fa a partire dalla sua osservazione della realtà, dalla contemplazione del quotidiano (cf. vv. 34-38). Campi, messe, sono i simboli per parlare di sé e della sua opera. Invita i discepoli ad alzare lo sguardo, a imparare a discernere ciò che vedono: egli è il seminatore, sta seminando con la sua parola e i suoi gesti, ma in lui sta già avvenendo anche l’opera finale di raccolta della messe, il compimento voluto dal Padre, come annunciato dal profeta: “Egli radunerà tutti i dispersi dai quattro angoli della terra” (Is 11,12). Essi, i discepoli, saranno solo i mietitori, raccoglieranno ciò che Gesù, e i profeti prima di lui, hanno già seminato in parole e opere. Questo è ciò per cui Gesù è tra noi: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (v. 34). Il compimento, la mietitura è già in atto in Gesù. Nel futuro avrà come collaboratori i discepoli, i quali sono a loro volta inviati perché possano cooperare a quella stessa opera. L’unico progetto di Dio trova in Gesù l’unità: prima, i profeti, ora, Gesù, nel futuro, i suoi fino a noi; vi è un unico grande disegno di salvezza al quale siamo chiamati a partecipare. Ed ecco: il tempo è uno in Gesù, “colui che era, che è e che viene” (cf. Ap 4,8).
Gesù al pozzo viene riconosciuto e dichiarato dagli stessi samaritani come “il salvatore del mondo” (v. 42). Non di un solo uomo, non di un popolo, dei prescelti, dei giusti e bravi, egli è il salvatore di tutti e di ciascuno, dei popoli riuniti in unità. La salvezza è una in Gesù. In lui vi è un’unica salvezza per tutti, e per ciascuno è declinata in modo proprio, personale, che si può scoprire solo andando a lui e dichiarando, confessando il nostro desiderio, la nostra sete di salvezza, che è sete di unità in noi stessi, con i fratelli e le sorelle. Così come ha fatto la donna che cercava acqua e trova, inaspettata, l’acqua che le permette di fare unità di tutta la sua vita: le relazioni, buone o meno buone, la sua fede, le sue credenze, tutto si ricompone in Gesù, attorno a lui. Così come fanno i samaritani che grazie alla testimonianza della donna, anch’essi si recano da lui con il loro desiderio: che egli stia con loro (cf. v. 40). Essi, il popolo maledetto, separato, ritrovano unità in Gesù.
E noi? Noi corriamo intorno al pozzo, in questa realtà di divisioni. Di dilazione del tempo per chi cerca la reale salvezza da situazioni di guerra, di separazione. Noi che non troviamo “il centro”, il luogo in cui sostare e poter dichiarare la nostra sete, il nostro desiderio che “qualcuno si fermi con noi” (cf. v. 40). Sappiamo, sulla base della Parola, testimoniataci dai fratelli e dalle sorelle, sappiamo andare da Gesù e pregarlo di fermarsi con noi, pregandolo con le parole del salmista “donami un cuore unificato” (Sal 85,11), perché ci ricomponga in unità?

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