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Il vangelo del perdono e della felicità celebrato con i ragazzi

 

Franco Floris

(1988-07-65)

 

Nel numero precedente di NPG (6/88) abbiamo presentato un'ampia introduzione sul vangelo del perdono e della felicità raccontato ai preadolescenti. Voleva essere un tentativo di riformulare, attorno al tema generatore del perdono, la spiritualità della felicità e della vita nel quotidiano dei preadolescenti. Un modello soltanto, una pista su cui lavorare con il gruppo, con i ragazzi stessi, perché solo con le loro parole si potrà scrivere il loro «quinto evangelo».
In questo numero pensiamo di far cosa utile agli educatori alla fede offrire due modelli celebrativi della riconciliazione con i ragazzi. Si tratta sempre di celebrazioni comunitarie. Il «fare e celebrare insieme» è un gusto tutto dei ragazzi d'oggi, oltre che un'esigenza stessa della liturgia della vita.
La prima è pensata per segnare il via di un nuovo anno di vita di gruppo, di associazione, di scuola o di catechesi o, in termini più ampi, di vita oratoriana. La seconda invece è pensata dentro un «cammino» di riconciliazione che sfocia in una «festa» prima del Natale.
Un'attesa preparata dunque del Salvatore e un'accoglienza profonda del Natale, il grande mistero della vita come «dono» e del farsi uomo di Dio, come restituzione all'uomo della capacità di «farsi regalo».
Segni, linguaggi, gesti simbolici e vitali, potranno essere ripensati e re-inventati nei diversi contesti; ciò che vorremmo segnalare è l'importanza di inserire la celebrazione dentro un ampio cammino, di cui essa risulti davvero l'apice e l'espressione simbolica, oltre che fonte di vita vissuta con una qualità nuova.
Ricordiamo che è uscito presso la LDC il libro «Festa del perdono con i ragazzi» da cui sono tratte le seguenti riflessioni e celebrazioni.


1. Due modi per celebrare la riconciliazione

La festa del perdono o della riconciliazione può essere celebrata in forma «comunitaria» oppure «personale».
Nel primo caso ci si ritrova in molti a vivere la festa del perdono; nel secondo ci si ritrova a tu per tu con il sacerdote.
Che differenza c'è? In fondo nessuna; eppure hanno qualcosa di diverso.

Il peccato, fatto personale e fatto comunitario

Per comprenderlo riflettiamo un attimo sulla dimensione comunitaria e personale di ogni peccato, e sui diversi ritmi di vita tra una comunità e un singolo individuo.

II peccato come fatto comunitario

Tu vivi ogni giorno «dentro» quegli organismi viventi che sono la famiglia, il gruppo, la comunità cristiana, la classe a scuola. Al loro interno tu comunichi con altri, e il tuo modo di pensare e di fare è influenzato dal loro.
Non dici che la tua famiglia ti aiuta ad essere bravo? In quanto parte di questa famiglia sei piú bravo di un amico membro di una famiglia in crisi, o distrutta. È facile allora capire che ci sono dei «peccati di famiglia» che riguardano l'insieme e di cui tutti, in modo diverso, sono colpevoli.
Così, quando uno nel gruppo o in classe inquieta gli altri e non studia, in parte «reagisce» a quel che fanno i compagni, i quali magari lo emarginano, lo considerano uno sciocco o un buffone, vogliono imporgli il loro parere. Ci sono i «peccati di classe» (o di gruppo), in cui non è possibile separare le colpe dei singoli.
Se tieni presente questo, afferri perché è giusto celebrare la riconciliazione in quanto gruppo, classe, comunità, famiglia. Anche se commesse da un singolo, alcune colpe sono, entro certi limiti, di tutti, e tutti se ne fanno carico davanti a Dio nella festa del perdono.

Il peccato come fatto personale

Tuttavia, non siamo programmati, quasi fossimo macchine, dalla famiglia o dalla classe o dal gruppo. Pur influenzati dal farne parte, rimane sempre un margine di libertà, di decisione nostra. Ad uno schiaffo possiamo rispondere con un altro schiaffo, oppure... con un sorriso. Qui si gioca la libertà personale. Affermare la libertà personale e quindi la responsabilità delle proprie azioni, è importante. Un ragazzo può decidere da solo di opporsi agli insegnanti o ai genitori. Un figlio drogato non vuol dire sempre che ha una famiglia cattiva. Se uno disturba, la colpa, oltre che del gruppo, è chiaramente anche sua. Non è cristiano scaricare le colpe sugli altri. Ma non è giusto neppure sul piano umano.
Sono i cosiddetti peccati «personali»: i peccati commessi dal singolo.
Anche questi peccati, ovviamente, vengono perdonati quando si celebra la riconciliazione comunitaria. Tuttavia, proprio per seguire i ritmi personali di vita, la chiesa offre la possibilità di celebrare una riconciliazione personale.
Hai sbagliato, fatichi nel compiere il bene, attraversi un momento delicato e difficile. In questi casi la chiesa ti invita a riconciliarti dal sacerdote per ricevere il perdono e, soprattutto, la forza dello Spirito Santo per cambiare vita.
Del resto, non devi attendere di avere commesso gravi peccati. Capita di cadere di tono, anche senza aver commesso grandi peccati. Ci sono periodi in cui prevale la pigrizia, l'aggressività verso gli altri, l'egoismo e il possesso delle cose... Lo Spirito Santo allora, attraverso la coscienza, ti suggerisce di riconciliarti e riprendere il cammino, dando una piccola o grande svolta alla vita. Ascolta dunque la coscienza. Se ti rimprovera e ti suggerisce di dare una svolta alla vita, è cosa buona andare a riconciliarti, anche se da solo.

Le occasioni di celebrazione comunitaria

La celebrazione comunitaria ha luogo in alcuni momenti importanti dell'anno, soprattutto durante l'Avvento e la Quaresima, due «cammini o itinerari di riconciliazione» per prepararsi alle grandi feste di Natale e Pasqua.
All'inizio dell'Avvento e, ancor più, della Quaresima (tempo di conversione per eccellenza), siamo invitati a vivere con più intensità l'impegno di riconciliazione, in modo da arrivare alle feste con il cuore in pace.
Da quel momento, ricerchiamo le cose intorno a cui «fare riconciliazione» e, da soli e come comunità, elaboriamo un piccolo «progetto di riconciliazione».
Ci impegniamo a realizzare il progetto e ad avviarci verso la riconciliazione che ci attende al termine del cammino
Lungo la strada siamo incoraggiati dalla solidarietà degli altri, e anche da alcuni impegni presi insieme. Così, se in famiglia si decide di stare di più insieme e si spegne la TV la sera, per poterlo fare, questo impegno non esaurisce la Quaresima: esso è un «simbolo» che rimanda al cammino di riconciliazione.
Siamo incoraggiati dalla preghiera e dalla lettura della parola di Dio ogni giorno, ma soprattutto la domenica alla messa.
Siamo incoraggiati pure dal discutere con qualcuno, in particolare con il sacerdote, dei nostri problemi. Facciamo il punto della situazione per vedere come procedere oltre. Non necessariamente si parla con un sacerdote. Un ragazzo può parlare con i genitori, con l'animatore del gruppo, con la suora all'oratorio, con un insegnante o un adulto di cui si fida.
Ormai vicini alla festa di Natale o di Pasqua veniamo invitati come comunità a ritrovarci per «celebrare» la festa del perdono di Dio.
Abbiamo presentato i due principali momenti in cui celebrare la festa del perdono.
Ma non sono queste le uniche occasioni. La celebrazione può avvenire in altri momenti: l'inizio e la chiusura dell'anno sociale, come al campo scuola, al campeggio, agli esercizi spirituali.
All'inizio di un anno come classe scolastica, gruppo catechistico o associativo, sentiamo bisogno di dare una svolta alla nostra vita, chiedere perdono, tracciare nuovi sentieri, trovare energie per andare avanti. Al termine di un anno insieme, mentre è spontaneo raccontare le cose buone compiute e rendere grazie a Dio, è bello celebrare la festa del perdono, perché solo se siamo in pace, Dio gradisce il nostro grazie.
La celebrazione comunitaria può avvenire anche durante un camposcuola o un ritiro spirituale. Pensa un poco al camposcuola o anche ad un campeggio.
Dopo un giorno o due, siamo invitati a un breve ma intenso «cammino di riconciliazione».
Come non prestare attenzione alle cose affascinanti al camposcuola, dove ci si ritrova in un clima esaltante e dunque si sperimenta il volersi bene, ma anche il non riuscire a farlo?
In pochi giorni, stretti l'uno all'altro, uno afferra forse quanto per mesi non aveva intuito: è difficile vivere la pace! Ecco allora l'invito a mettersi in cammino, per avere poi nelle giornate conclusive la gioia della festa del perdono.

Le occasioni di celebrazione personale

Quella «personale» è una celebrazione comunitaria ridotta all'essenziale, per favorire la possibilità per ognuno di ricevere il perdono di Dio secondo il proprio cammino.
Ognuno infatti, oltre che ritmi comunitari, ha ritmi «personali» di vita. Ci sono momenti belli ed esaltanti, in cui uno davvero costruisce pace e riconciliazione e rispetta se stesso e gli altri; e momenti in cui si lascia andare, perde il controllo della propria esistenza e lascia vincere in sé le forze del male.
In questo caso la chiesa invita a iniziare un breve cammino personale di conversione che riproduce quello grande che la comunità percorre in certi momenti dell'anno.
Quando celebrare la festa del perdono?
Non mi sembra giusto fare come alcuni ragazzi (e adulti) i quali si accostano al sacerdote per il perdono soltanto per essere degni di fare la comunione alla messa.
Certo, in alcuni casi, non hai il diritto di fare la comunione eucaristica, perché non sei in «comunione» con gli altri.
Ma la riconciliazione vuol farti ritrovare la «comunione» con gli altri sempre, nelle diverse occasioni della vita. La riconciliazione vuol farti vivere ogni giorno da cristiano, e non soltanto darti il permesso di fare la comunione alla messa.

Quando la coscienza ti rimprovera

Una prima occasione è una situazione grave di peccato, quando non sei in pace con te stesso, con gli altri, con Dio.
Non essere troppo tenero nei tuoi confronti e non scusarti, quasi che non potessi avere motivi seri per chiedere perdono a Dio.
Certo non commetti i peccati gravi di alcuni adulti, dal rubare all'uccidere, dal tradire la moglie all'abbandonare i figli. Non sei responsabile della fame del mondo o delle guerre. Ma anche a te Dio chiede di essere responsabile della tua vita e di quella delle persone che ti circondano. Non fare di Dio un nonno sordo e cieco.
Sei ancora un ragazzo, ma purtroppo puoi disprezzarti a tal punto da non essere più in pace con te stesso. Se ti rifiuti e vorresti essere un altro da quello che sei, sarà meglio chiedere il perdono di Dio. Se ti sei lasciato sprofondare nella rabbia, è giusto che prenda la decisione di accostarti al perdono di Dio.
Se non pensi che ai vestiti, ai divertimenti, a ciò che mangi, senza mai avere a cuore la sofferenza degli altri, la gioia di «dare» agli altri, se non soffri mai perché tanta gente al mondo soffre, sarà bene che inizi un breve ma intenso cammino di riconciliazione.
Se in questi anni preziosi di crescita, senti che non ti basta più una fede da bambino, ma non ti impegni per conquistare una fede da ragazzo, dato che sei responsabile della tua fede in Gesù, sarà bene che vada a riconciliarti.

L'avvicinarsi di una festa

Una seconda occasione è l'avvicinarsi di una grande festa (come il Natale o la Pasqua), o di una importante ricorrenza familiare (una prima comunione, un parente stretto si sposa, un battesimo), o anche una festa del gruppo all'oratorio o in parrocchia. Man mano che la festa si avvicina senti il desiderio di essere più buono con gli altri, di voler bene gratis, di essere più servizievole a casa. In queste circostanze, se non c'è la possibilità di una celebrazione comunitaria, accostati da solo al perdono di Dio. Così arrivi alla festa con il cuore in pace e la vivi con una gioia più profonda. Non sarà una festa falsa ed ipocrita. Il tuo sorriso, sarà un vero sorriso.

La caduta di ritmo

Una terza occasione, infine, è quando noti che il tuo ritmo di impegno quotidiano sta diminuendo, anche se non hai grandi cose da rimproverarti. C'è una caduta di tono, come quando il registratore soffre per una diminuzione della tensione elettrica. Le tue giornate sono diventate noiose e monotone, per nulla entusiasmanti. Ne hai una prova se passi in rassegna le varie azioni.
Magari da un po' di tempo ti accorgi che vai a messa e fai la comunione, ma in modo superficiale, senza impegno. In questo caso è giusto che ti metta in un periodo di conversione, avvicini un prete tuo amico e prepari insieme un progettino di riconciliazione. Puoi anche metterti d'accordo con il tuo animatore o la tua animatrice. Magari bastano in questo caso due o tre giorni di «conversione» per riprendere l'impegno.
Al termine di questi giorni ti rechi dal sacerdote per far «riconoscere» da lui il cammino percorso e ricevere il perdono.

La ricerca della vocazione

Una quarta occasione è il bisogno di chiacchierare con calma della tua vocazione e, se ce la fai, del tuo «progetto di vita» con il sacerdote. Alla tua età è giusto confrontarti con un adulto nella fede.
Hai bisogno di individuare una «direzione spirituale». Più che di peccati, si parla del tuo futuro, dei sentieri da percorrere e delle cose da portare nello zaino lungo il cammino. È uno scambio di idee, un aiuto per chiarire la tua vocazione: chi sei e dove andare. La direzione spirituale si può cercarla, oltre che con un sacerdote, con una suora, un animatore o catechista che abbiano esperienza. Quando è vissuta con il sacerdote, facilmente termina con il riconoscimento dei propri peccati e l'assoluzione.
Lo Spirito Santo ti offre così nuove energie per realizzare i tuoi progetti. Il perdono di Dio ti dà forza per progettare e costruire, come il figlio tornato a casa che, nell'abbraccio del padre, sente di nascere a nuovi progetti.


2. Festa del perdono alla partenza di un nuovo anno

Quando arriva settembre e le vacanze sono agli sgoccioli prende un non che di nostalgia e insiem di voglia di fare. Nostalgia delle vacanze ma anche dei rapporti vissuti lungo l'anno trascorso e che facilmente durante le vacanze si sono appannati. Si sente il bisogno di «ritrovarsi». Con gli amici di scuola, con quelli del gruppo in parrocchia.
Del resto l'anno scolastico è alle porte e crea ormai un nuovo ritmo nelle giornate.
Alcuni più volenterosi riaprono i libri, gli altri finiscono i compiti delle vacanze. Poi a scuola. Vecchi amici e nuovi compagni, nuovi insegnanti e quelli dell'anno prima.
Ben presto riprendono le attività parrocchiali. I gruppi si riorganizzano. Nascono nuove proposte e attività. Alcuni trovano difficoltà nel riprendere a frequentare, mentre nuovi volti si affacciano. Davanti si apre un nuovo anno di catechismo, gruppo, oratorio. Qualcosa finisce e qualcosa inizia. Si è in un momento di passaggio e viene voglia di osservare le cose in profondità.
Anche senza volerlo, la fantasia si sporge in avanti e vede i primi compiti e le prime interrogazioni, la routine quotidiana dell'andare a scuola, l'inverno in arrivo e le serate di studio, gli appuntamenti con il gruppo e gli amici.
Viene spontaneo cercare una pedana di lancio, un punto di appoggio per spiccare il volo. Alcune comunità cristiane organizzano dei «riti di inizio d'anno». Altre preparano la festa d'inizio dell'oratorio, in modo da partire alla grande. Anche in famiglia, dove dopo il ritorno dalle vacanze si vive un clima diverso, si cercano occasioni per darsi slancio, anche a livello religioso. In diverse famiglie si prega un poco di più.

PERCHÉ LA FESTA DEL PERDONO

In questa fase di «passaggio» mettersi per qualche giorno in un atteggiamento di riconciliazione, dopo aver individuato alcuni precisi impegni, diventa molto arricchente.
L'inizio dell'anno scolastico e di gruppo, in fondo, è un buon momento per celebrare la riconciliazione. Forse lo stesso ri-trovarsi dopo le vacanze richiama il gesto del ri-conciliarsi, del-l'impegno di creare un clima di fraternità e amicizia, di attività insieme e di scatenamento della fantasia.
La celebrazione del perdono viene collegata alla festa di inizio del nuovo anno scolastico, parrocchiale, oratoriano, oppure ad una «settimana di partenza», ad un camposcuola appena prima dell'inizio della scuola.
È il momento in cui elaborare progetti, cercare le cose da fare, chiarire lo stile con cui vivere in gruppo il nuovo anno. Ci sono spunti più che sufficienti per avviare un serio «esame di coscienza» e individuare, alla luce dei grandi sentieri della riconciliazione, per che cosa battersi nell'anno che si ha di fronte e che attende di essere vissuto.
Ritrovarsi per la festa del perdono acquista un significato particolare: si riconosce che ogni «inizio» è dono di Dio e che solo con il suo aiuto si porteranno a termine progetti e programmi. Di fronte ai progetti ci si sente poveri, «legati» e appesantiti da tante paure, sbagli, inclinazioni negative.
Proprio nel momento in cui la fantasia suggerisce che è possibile diventare una bella classe ed un gruppo formidabile, vien voglia di fare gli scetticoni («tanto non si fa niente»), arrendersi, oppure ci si abbandona ad ingenui progetti senza mantenere i piedi per terra.
Nel celebrare la riconciliazione, ognuno ha un adeguato tempo per confrontarsi con Gesù e la sua vita, e soprattutto per elaborare un progetto personale e di gruppo ispirato alle sue imprese.
Nel riconoscere i peccati e ancor più il perdono di Dio che spezza le catene del male, uno accetta di essere rigenerato e ritrova nuove energie. Esse sono dono di Dio, ma ognuno ne è responsabile per realizzare il «progetto» personale e di gruppo.

Il fascino di un anno di avventure

L'inizio di ogni anno sociale è immagine del grande inizio del mondo, del giorno della creazione.
Agli inizi non c'è l'uomo, ma soltanto Dio creatore. Egli inventa questo mondo e lo mette in movimento. Da allora ogni inizio di attività richiama all'uomo che è creato, che il mondo esiste prima di lui, che a lui viene chiesto di dare una mano a costruirlo, a farlo camminare verso quella pienezzadi vita e felicità che Dio ha sognato per il mondo.
Ma ogni inizio rimanda anche al nuovo inizio del mondo, alla risurrezione di Gesù, quando comincia davvero il «mondo nuovo».
All'inizio c'è il dono della risurrezione: Dio offre all'uomo il mondo da costruire ispirandosi a Gesù, e gli dona la forza dello Spirito per mettersi al lavoro.
L'invito, pertanto, è a collaborare per far crescere quel seme nuovo che Dio ci offre ad ogni inizio. L'inizio dell'anno rimanda a un piccolo seme da far crescere; Dio lo ha affidato a ognuno per il bene di tutti.
Viene spontaneo contemplare la grande creazione di Dio e il fatto che ci chiama a collaborare. Viene spontaneo riconoscere la propria povertà di fronte al grande compito e allo stesso tempo assumersi la propria responsabilità, sicuri che Gesù ha conquistato per noi il coraggio e la fantasia per vincere il male e il peccato.
Ecco il volto della festa del perdono all'inizio dell'anno. Più che al passato si guarda al futuro: si chiede perdono per trovare la forza nei mesi che vengono.
La festa sottolinea così che la riconciliazione, più che mettere a posto il passato, offre a tutti il coraggio e la fantasia per slanciarsi in avanti. La festa del perdono accresce il fascino del nuovo anno.
Proprio perché si guarda in avanti e si osa «fare dei sogni» per il futuro, Gesù non è solo il risorto, ma anche l'uomo capace di vivere i sogni e indicare come tradurli in realtà.
Gesù è il maestro che, nel discorso della montagna, parla con autorità e invita a non tirarsi indietro di fronte alle sfide.
Egli è un amico, certo; ma è anche una guida che indica verso dove andare e accompagna passo passo nel realizzare quello che chiama il «regno di Dio»: un mondo di pace e felicità per tutti, un mondo pienamente riconciliato. Ecco l'avventura del nuovo anno.

Gesti e simboli della festa

Ci sono dei gesti caratteristici che possono esprimere quanto si vive nel proprio cuore mentre si confessano i peccati e ci si dichiara pronti a lavorare per il gruppo, la scuola, la famiglia e costruire così il «mondo nuovo».
In alcuni gruppi, come si è detto, l'anno comincia con una giornata di ritiro o un camposcuola di tre giorni. Il gruppo elabora il suo «progetto»: gli obiettivi da raggiungere, lo stile dei rapporti di amicizia, le attività da svolgere, le responsabilità di ognuno.
Nella festa della riconciliazione questo viene ripreso con grandi cartelloni posti a fianco dell'altare, con l'esame di coscienza, nella richiesta di perdono. Allo stesso modo, ricevuto il perdono, si può fare una processione per raggiungere uno spazio dove si fa cerchio e insieme si ringrazia Dio e si fa festa.
Ad ognuno viene consegnato un «decalogo» su come vivere insieme, e un simbolo che lo dichiara appartenente al gruppo e dunque impegnato a realizzare il progetto.
In qualche parrocchia si organizza una «tre sere», o una settimana di inizio dell'anno scolastico e oratoriano. Fin dal primo giorno si propone ai ragazzi di mettersi in stato di «conversione». Si assegnano le domande per l'esame di coscienza, si consegnano dei fogli con una preghiera da dire ogni sera per invocare il perdono e l'aiuto di Dio.
Lungo la settimana il sacerdote si rende reperibile più del solito; chi vuole parlargli non ha difficoltà. Gli animatori e catechisti contattano i ragazzi e li incoraggiano a riprendere il cammino insieme.
Alla fine della tre giorni o della settimana ci si ritrova per la celebrazione, e dopo, perché no?, per una festicciola allegra con qualche dolcino da mettere sotto i denti.
Nella celebrazione si fa spazio, oltre che ad una professione di fede, alla presentazione degli impegni che attendono ognuno, magari rappresentati con dei cartelloni e a volte con dei brevi (e simpatici) mimi.
Se ci si raduna in una chiesa grande e comoda, alla fine della celebrazione ci si divide per gruppi e si presenta il programma di lavoro per il prossimo anno. Se il gruppo è nuovo, ovviamente prima si fanno le presentazioni. Non mancano giochi di animazione.
Se non lo si è già fatto, nei giorni precedenti la festa del perdono si lavora con pazienza per «fare l'appello» di tutti i ragazzi dopo le vacanze. Grande lavoro soprattutto per gli animatori e catechisti. Agenda telefonica in mano...
Si fa circolare l'invito per un momento di festa e di riconciliazione, per passare dalla dispersione all'unione, dal clima delle vacanze a quello del nuovo anno scolastico, catechistico, di gruppo o associazione. Si fa avere ad ognuno un cartoncino con l'esame di coscienza e una preghiera di perdono per la sera.
Da un poco di tempo non ci si vede, almeno tutti insieme. Si sente bisogno di riprendere contatto con gli altri, salutarsi allegramente, creare amicizia. Ci si ritrova in un salone dove, con un poco di giochi e canti, si entra in un clima fraterno e sereno che dispone a pregare.
Se ci sono diversi gruppi, possono ritrovarsi un attimo in un angolo e inventare un «grido», oppure prendere una prima visione di un progetto-gruppo per l'anno seguente.
Un paio di canti aiutano a «entrare nella celebrazione».

LA CELEBRAZIONE: FARE SPAZIO AL PERDONO. RITO DI INIZIO

Si canta e insieme si cammina verso la chiesa. Non è un canto triste, ma sereno e fiducioso che introduce alla grande festa del perdono di Dio. La processione è marcia di trasferimento, segno del cammino che stiamo per cominciare e durerà un anno intero come gruppo, scuola, oratorio, parrocchia, famiglia.
A fianco dell'altare, o in altro posto, compare, ben illuminato, un grande cartellone. Nella parte più alta sono scritti i mesi dell'anno da settembre fino a giugno. Sotto appaiono i pezzi (le tessere) di un grande puzzle, accostati in modo disordinato. È il «puzzle della felicità», da riordinare con coraggio e fantasia lungo un intero anno. Uno slogan provoca all'avventura dell'anno che viene con le sue scoperte e conquiste. In qualche parte della chiesa sono visibili alcuni simboli dell'estate trascorsa, compresi i cartelloni dei campeggi o campi-scuola. In un luogo centrale, ben illuminato, sta il grande libro della parola di Dio.

(Il sacerdote invita alla riconciliazione).
S. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
S. Il Signore, che guida i nostri cuori nell'amore
e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi.
T. E con il tuo Spirito.
S. Un anno nuovo sta per iniziare:
T. è un dono di Dio!
S. Un anno di grandi sfide:
T. le affronteremo perché Dio cammina con noi.
S. Un anno in cui lavorare per la riconciliazione:
T. saremo uomini e donne di riconciliazione!
S. Grandi impegni ci attendono: abbiamo bisogno di tutte le nostre forze, anche quelle ora oppresse dal peccato.
T. Tutto vogliamo dare al Signore: egli ci liberi dal peccato e noi saremo pronti a lottare per il bene.
IL. La festa del perdono di Dio ci restituisce il coraggio e le forze:
T. noi invochiamo il tuo perdono, o Dio, per avere il coraggio e le forze di Gesù.
2L. La festa del perdono di Dio ci restituisce la nostra fantasia di bene:
T. noi invochiamo il tuo perdono, o Dio, per avere la fantasia di Gesù.
1L. La festa del perdono ci restituisce la dignità di figli di Dio: T. noi invochiamo il tuo perdono, o Dio, per amare noi stessi come Gesù ci ama. 2L. La festa del perdono ci restituisce all'amore gratuito verso gli altri:
T. noi invochiamo il tuo perdono, o Dio, per amare gli altri come Gesù li ama. IL. La festa del perdono
ci restituisce al rispetto del mondo creato da Dio:
T. noi invochiamo il tuo perdono, o Dio, per costruire il mondo come Gesù ha costruito.
S. Siete pronti a celebrare la riconciliazione?
T. O Dio, manda il tuo Spirito e noi saremo pronti!
S. Siete pronti a riconoscere che l'amore di Dio è più grande di ogni peccato?
T. O Dio, manda il tuo Spirito e noi riconosceremo il tuo amore immenso.
S. Siete pronti a riconoscere che Gesù è morto per liberarci dai peccati?
T. O Dio, manda il tuo Spirito e noi riconosceremo che solo in Gesù c'è perdono.
S. Siete pronti a riconoscere che lo Spirito ci chiama a diventare uomini e donne di riconciliazione?
T. O Dio, manda il tuo Spirito e noi ci assumeremo le nostre responsabilità nel fare un mondo di riconciliazione.

(Il sacerdote invita a invocare Dio. Ci si mette in ginocchio, mentre egli impone le mani per invocare lo Spirito).
S. 0 Dio, nostro Padre, guarda tutti noi riuniti insieme per dare inizio a un anno di amicizia e lavoro, e per crescere secondo il tuo cuore: manda il tuo Spirito per aiutarci a confessare che perdoni, riconoscere i nostri peccati e ricevere il coraggio e la fantasia di Gesù a servizio della riconciliazione.
T. Amen.

LA FONTE DELLE ENERGIE DI VITA. LITURGIA DELLA PAROLA

Iniziamo con un canto che apra il nostro cuore all'ascolto della Parola di Dio. Per non correre il rischio che essa risuoni invano e il nostro cuore non gridi: «Ecco, mio Dio, sono commosso dal tuo amore: ti chiedo perdono!».
Intanto ognuno può recarsi a baciare la Bibbia, ben illuminata in un luogo centrale. Contiene la parola che annuncia il perdono e indica la strada da percorrere il prossimo anno.

Le letture bibliche

Come prima lettura si può proclamare la promessa di Dio attraverso il profeta Ezechiele: «Metterò dentro di voi un cuore nuovo, toglierò il vostro cuore ostinato di pietra, e lo sostituirò con un cuore vero, ubbidiente» (Ez 36,24-32). Oppure, sempre dallo stesso profeta Ezechiele, si può proclamare il racconto delle ossa aride che riprendono vita, animate dallo Spirito di Dio (Ez 37,1-14).
Come lettura dal vangelo si può proclamare il racconto della guarigione del paralitico: Gesù non solo perdona, ma offre anche le energie per riprendere a vivere e camminare verso il futuro (Mc 2,1-12). Oppure si può proclamare il testo in cui Gesù afferma di essere la vita e noi i tralci: «Se unorimane unito a me, porta molto frutto» (Gv 15,1-11).
Ri-unirsi a Gesù fa scorrere nuova linfa in noi e ci permette di andare incontro al nuovo anno.

L'omelia del sacerdote

- Di fronte all'anno che inizia può nascere lo scoraggiamento: siamo ossa secche, abbiamo un cuore di pietra che non sa «conciliarsi» con gli altri, siamo paralizzati, impediti nel camminare.
- Gesù viene a darci forza e coraggio. Egli gratuitamente ci perdona strappandoci dalla aridità della morte e dai legami di peccato che ci svuotano di vita, rattrappiscono la mente e rendono di pietra il nostro cuore.
- Siamo qui davanti a Gesù con i nostri peccati e i nostri progetti per il nuovo anno. Avremo il coraggio di invocare il perdono che ci restituisce alla vita e rigenera le energie per realizzare i progetti personali e collettivi?
Se possibile, i singoli gruppi si riuniscono con il loro animatore per meditare brevemente quel che si è sentito e fare l'esame di coscienza. Permette di essere più incisivi nelle domande, adattando quelle comuni al gruppo.

CONOSCERSI PER PROGETTARE CON GESÙ. L'ESAME DI COSCIENZA

L'esame di coscienza è uno sguardo in profondità nella tua vita per scoprire ciò che puoi cambiare e ciò che devi potenziare in essa, nel confronto con la vita di Gesù.

La riconciliazione con te stesso

- In questi mesi hai imparato qualcosa di te stesso? Ti sei impegnato a conoscerti, oppure rimani uno sconosciuto a te stesso?
Ti guardi allo specchio, non solo per vedere quanto sei bello, ma anche per chiederti «chi sei» tu per davvero? Hai imparato a volerti bene, oppure ti disprezzi?
Nelle ultime vacanze sei diventato un pochino di più «responsabile» della tua vita, o altri hanno sempre preso le decisioni al tuo posto (amici, genitori, TV)? Hai lasciato che le settimane si trascinassero a caso, oppure hai pensato e realizzato dei piccoli progetti, da solo e con gli amici?
- Ti sei trovato delle attività sportive e ricreative interessanti, da fare da solo e con altri, o te ne sei stato a letto a impigrire e annoiarti, davanti alla Tv a giocare con il telecomando, sul divano a leggere giornalini?
- Come vivi questi primi giorni (settimane) di inizio del nuovo anno: annoiato o pieno di interesse per le nuove attività scolastiche, catechistiche, di gruppo?
Hai già cambiato «marcia» per passare da quella tranquilla delle vacanze a quella sostenuta richiesta dall'anno scolastico? Non è che genitori, insegnanti e animatori devono sgridarti per darti uno scrollone e «partire» con il nuovo anno?

Preghiera
Mio Dio, tu sei mio Padre e hai voluto che io venissi al mondo con il mio corpo, la mia intelligenza, la mia volontà il mio modo di amare. Grazie per tutto questo: mi hai creato diverso da ogni altra creatura in ogni angolo del mondo e della storia! Perdonami: non conosco tutti i doni che tu mi hai dato.
Perdonami: non mi accetto come tu mi hai creato. Perdonami: non mi commuovo perché tu hai voluto proprio me.

La riconciliazione con gli altri

- Hai fatto il «signorino» per tutte le vacanze, facendoti «servire» a casa e fuori? Hai dato una mano nei lavori a casa: lavare i piatti, innaffiare l'orto e i fiori, portare l'attrezzatura da spiaggia o da gioco?
- Durante i mesi estivi hai dato un poco del tuo tempo gratis a chi ne aveva bisogno: un povero, un handicappato, chi voleva imparare a nuotare o a giocare, gli amici che non sapevano organizzare il tempo libero?
- Hai fatto nuove amicizie, oppure ti sei chiuso in te stesso? Come erano questi amici: buoni o cattivi? Ti sei fatto influenzare da loro (nel modo di fare, parlare, ridere) o sei rimasto padrone di te stesso, rispettando la tua coscienza?
- Stai riprendendo contatto con gli amici del gruppo, dell'oratorio, di scuola, con interesse, desideroso di passare con loro un anno bello, allegro e ricco di attività appassionanti? Sei aperto al dialogo con tutti o ti stai chiudendo in un gruppetto che disprezza gli altri e contraddice ogni proposta di attività?

Preghiera
Mio Dio, tu sei mio Padre, e hai posto in me un cuore capace di amare e di essere amato. Tu per primo mi hai amato. Ecco, io sono nato dal tuo amore e dall'amore di due creature perché mi senta «amato per amare». Perdonami: ho sprecato l'amore e non sono amico degli amici. Perdonami: ho sprecato l'amore e non sono figlio per i miei genitori. Perdonami: ho sprecato l'amore e non sono utile a chi soffre e ha bisogno di amore gratuito.

La riconciliazione con la natura

- Durante le vacanze hai avuto rispetto per la natura (i boschi e gli animali) e per gli oggetti di uso quotidiano, dalla bici ai vestiti? Sei uno di quelli che sporcano mari e monti di cartacce e buste di plastica?
- Ti sei accorto delle cose belle che c'erano da vedere, oppure hai guardato tutto distrattamente, annoiato e svogliato, incapace di contemplare e godere di quel che la natura ti offriva?
- Sei stato un consumista, sempre pronto ad accontentare la tua voracità, consumando gelati e bibite, solo perché avevi i soldi in tasca? Nel vestirti hai badato alla «firma» costosa per salire un gradino più alto degli altri (poveracci!), oppure hai curato il tuo vestire ridendotela della mania della moda?
- Quando mangi, pensi solo al cibo o riesci a fare attenzione agli altri? Il mangiare è per te gioia di sentirti amato e amare i tuoi cari?

Preghiera
O Dio, mio Padre, tu hai creato la natura con i mari, i monti, i fiumi, e vi hai posto in mezzo noi uomini per farla vivere regalando agli altri l'acqua e i fiori, regalando agli altri i mari e i pesci, regalando agli altri gli oggetti fatti con i tuoi minerali e con il legno delle tue piante.
Perdonami: non ho regalato il mare ai miei amici.
Perdonami: non ho offerto l'acqua e un fiore.
Perdonami: ho tenuto per me gli oggetti della tua creazione, la bici e i giochi.
Perdonami: non «regalandole» ho lasciato morire le cose che tu hai creato e messo vicino a me.

La riconciliazione con la Chiesa

- Hai conosciuto e obbedito sempre alla tua coscienza, considerandola come «voce di Dio»? Quando hai disobbedito alla coscienza, a chi hai «obbedito»: ai capricci? a compagni di cui hai paura e soggezione? Dopo che commetti qualcosa di male, ascolti i rimproveri della coscienza, oppure fai finta che non parli? Ti sei vergognato di essere cristiano?
- Hai contemplato Dio nella natura e nelle cose costruite dall'uomo (opere d'arte, città, dighe e ponti), nei nuovi amici che ti sei fatto e nelle avventure vissute insieme, nei momenti di silenzio che (spero) avrai avuto?
- Hai pregato e sei stato fedele alla messa (quando era possibile)? Alla sera hai ringraziato e chiesto perdono? Hai fatto qualche «telefonata veloce» a Gesù, lungo la giornata, per stare con lui e condividere la sua gioia e chiedergli aiuto?
- In questi giorni preghi per ricevere il suo aiuto e affrontare con coraggio il nuovo anno? Gli parli di te e del tuo gruppo e di quanto intendete fare? Gli parli dellascuola e dei nuovi problemi che incontri? — Alla tua età è facile stancarsi delle attività religiose: succede anche a te? Accetti la crisi, oppure reagisci per diventare non più un bambino che va a messa forse perché lo mandano i genitori, ma un ragazzo che sceglie di pregare, andare al catechismo, far parte della Chiesa? Della tua stanchezza (e forse rifiuto) per le cose religiose hai parlato con qualcuno di cui ti fidi?

Preghiera
O Dio, tu vieni a me nascosto dentro la mia vita, nel volto dell'altro, nell'universo creato e nei fatti di tutta la storia.
Perdonami: ti ho offeso disprezzando me stesso. Perdonami: ti ho offeso offendendo gli altri.
Perdonami: ti ho offeso rovinando la natura.
Perdonami: «non ho avuto tempo» per pregare, per aprire il vangelo, per andare a messa: così non ti ho detto grazie e non ho preso parte alla tua gioia.

L'ACCOGLIENZA DEL PERDONO DI DIO. RITO DI RICONCILIAZIONE

È giunto il momento centrale della celebrazione. Ora confessiamo la nostra fede in Dio che perdona e, commossi dal suo amore, ci incontriamo col sacerdote. Davanti a lui esprimiamo il nostro dispiacere perché, con i nostri peccati, rifiutiamo il dono di Dio. Il sacerdote ci dona il perdono che strappa i nostri legami di male e ci mette in cammino con entusiasmo verso un anno di bene.

La domanda comunitaria di perdono

T. Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro. S. O Dio, nostro Padre, tu sei la sorgente e l'inizio di tutto e il tuo perdono restituisce a noi la fantasia e il coraggio di Gesù per «sognare» un nuovo anno e viverlo camminando con lui.
IL. Tu sei, o Dio, all'inizio del mondo e vuoi che l'uomo lo riempia di vita e percorra sentieri di felicità. In Gesù ti sei fatto uno di noi per liberarci dalle forze del male che ci impediscono di camminare verso la felicità e l'amore tra tutti.
T. Noi ti preghiamo: perdona la nostra pigrizia e sciogli i nostri piedi all'inizio di questo nuovo anno, per camminare come Gesù ha camminato verso il regno di felicità da lui annunziato.
2L. Tu sei, o Dio, all'inizio di ogni storia di vita, e doni all'uomo la fede nella vita perché creda che la vera felicità è amare e «regalare» pace e fraternità. In Gesù ci hai dato il grande esempio: egli è morto e risorto per mostrare che amare è possibile e c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
T. Noi ti preghiamo: perdona l'egoismo e cambia il nostro cuore per non arrenderci alla noia, ma affrontare questo nuovo anno con la fiducia e la passione con cui Gesù ha affrontato la sua vita.
1L. Tu sei, o Dio, all'inizio di ogni intelligenza e chiami l'uomo a collaborare con te e fare progetti perché cresca nel mondo la vita. In Gesù ci hai dato la guida e il maestro che insegna a non arrendersi alle forze di male e progettare un mondo felice, usando l'intelligenza che tu ci hai dato.
T. Noi ti preghiamo: purifica la nostra intelligenza, perché nell'anno che viene abbiamo la fantasia di Gesù nel progettare il nostro piccolo mondo, in modo che ognuno sperimenti la gioia di vivere.
2L. Tu sei, o Dio, all'inizio di ogni attività e doni il coraggio di abbandonare i sogni infantili di un «mondo bello» che si costruisce da solo, per assumerci la responsabilità di costruirlo con la fatica e il sudore. In Gesù ci hai chiesto di pagare il prezzo per regalare agli altri un poco di felicità e così diventare felici anche noi.
T. Noi ti preghiamo: perdona la nostra pigrizia e incoerenza e donaci il coraggio di Gesù per non arrendersi alla fatica, alle prime difficoltà, ma resistere come lui nel realizzare i progetti di bene.
S. Preghiamo! O Dio, nostro Padre, tu sei all'inizio di ogni esistenza umana e la vuoi felice; tu hai mandato Gesù che ha conquistato per tutti la fantasia per sognare felicità e il coraggio di lavorare per fare del mondo «il regno dei cieli». Guarda a noi, in questa festa del perdono che ci lancia nell'avventura di un nuovo anno: nel nostro cuore regna la stanchezza, ma soprattutto il desiderio di lavorare per il tuo regno di felicità. Ti preghiamo: manda il tuo Spirito perché apriamo il nostro cuore al tuo perdono e abbiamo in dono il coraggio e la fantasia di Gesù.
T. Amen.
Essere pronti a ricevere il perdono di Dio, ci permette di essere un cuor solo ed un'anima sola nel pregare la preghiera del Signore Gesù.
T. Padre nostro...

La domanda personale e le parole del perdono

Prima di alzarti e andare dal sacerdote, che per te è come il padre della parabola del figlio prodigo, prega così:
R. Mio Dio, tu mi ami e mi perdoni ancor prima che io ti chieda scusa. Eppure ti chiedo perdono per il male che ho fatto a me stesso, agli altri e al creato. Perdonami, mio Dio, per poter vivere come Gesù.
All'inizio di questo nuovo anno: rendimi nuovo come Gesù.
Io ti amo, mio Dio: crea in me un cuore nuovo, il cuore di Gesù.
Io ti amo, mio Dio: crea in me una nuova intelligenza, l'intelligenza di Gesù. Io ti amo, mio Dio: fa' nascere in me un nuovo coraggio, il coraggio di Gesù.
Ora alzati con fiducia e va dal sacerdote. Confessa il tuo amore per Dio e riconosci i tuoi peccati. Puoi iniziare così: «Sono qui perché credo che Dio mi ama e perdona. Mi dispiace del male che ho fatto e per questo, all'inizio del nuovo anno, chiedo perdono per...».
Al termine il sacerdote ti impone le mani per chiedere a Dio che faccia scendere il suo perdono rigeneratore dentro di te, dicendo:
S. Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace.
E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
R. Amen.
Quando sei tornato al tuo posto, se il sacerdote non ti ha invitato a dire alcuna preghiera, puoi pregare così, con molta calma:
R. Tu sei buono, Signore, ora il mio cuore trabocca di gioia per il tuo perdono.
Mi vien voglia di danzare.
Mi vien voglia di saltare e correre per i prati.
Soprattutto desidero parlarti e dirti: grazie per il perdono,
grazie per l'entusiasmo che sento in me e vedo nel volto dei miei amici.
Puoi anche cominciare a fare tua la preghiera di ringraziamento che segue e che fra poco pregheremo insieme.

IL RINGRAZIAMENTO. PRONTI A LAVORARE PER UN MONDO DI PACE

Con il cuore in pace, pieno di gioia, possiamo dire grazie e abbracciarci tra noi. Ma il dono ricevuto ci invita subito a guardare in avanti, ai nuovi «impegni» che ci attendono.
S. Il Signore sia con voi.
T. E con il tuo spirito.
S. In alto i cuori.
T. Sono rivolti al Signore.
S. Rendiamo grazie al Signore nostro Dio.
T. È cosa buona e giusta.
S. È veramente giusto dirti un immenso grazie Dio onnipotente ed eterno perché oggi ci hai fatto gustare quel perdono che incessantemente doni ad ogni uomo che vive sulla terra.
1L. Tu da sempre, o Dio, perdoni ogni uomo, prima che chieda perdono; lo ami teneramente, prima che confessi il suo amore: lo aiuti ogni giorno, anche se di te non si ricorda.
T. Per tutto questo come non dirti grazie? Noi siamo felici quest'oggi di celebrarti e far festa a nome di tutti gli uomini che nel mondo intero perdoni, ami ed aiuti. 2L. Ma il nostro cuore è colmo di gioia per il perdono ricevuto quest'oggi.
Ora sappiamo che sei il Dio del perdono e che vuol fare di noi dei costruttori di pace e di riconciliazione.
Tu ci hai perdonati quest'oggi per riconciliare l'uomo con se stesso, l'uomo con l'altro uomo, l'uomo con la natura che tu hai creato.
T. Per tutto questo, come non dirti grazie? Te lo grida il nostro cuore che non trova parole per dirlo, ma è pieno di pace e di gioia; te lo dice la nostra mente che cerca la sorgente di questa intima gioia; te lo dice tutto il nostro essere e la nostra decisione di amare la vita come Gesù l'ha amata.
IL. Il tuo perdono quest'oggi, o Dio, ci chiama a inventare la giustizia e la pace conquistate da Gesù: fare il bene e donare gioia di vivere, trovare i malati e aiutarli a guarire, dar da mangiare a chi ha fame, difendere i poveri e i piccoli, incoraggiare chi ha sbagliato, perdonare chi agisce con violenza su di noi.
T. Per tutto questo come non dirti grazie? Grazie, o Padre, per la missione di riconciliazione che ci affidi nel nostro piccolo mondo: aiutaci a diventare come Gesù per inventare un mondo di giustizia e di pace.

La benedizione finale

S. Il Dio del perdono allontani da voi ogni male e vi conceda i doni della sua benedizione di fronte alla grande avventura del nuovo anno.
T. Amen.
S. Il Dio del perdono renda attenti i vostri cuori alla sua parola, perché possiate camminare nella via percorsa da Gesù e diventare costruttori di pace sempre.
T. Amen.
S. Il Dio del perdono vi aiuti ad ogni passo a fare ciò che è buono e giusto per ritrovarvi un giorno con tutti gli amici nella sua casa di festa per sempre.
T. Amen.
S. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
T. Amen.

Gli impegni: il «progetto» per il nuovo anno

Se c'è la possibilità, ci si trasferisce in un grande salone. Altrimenti si resta in chiesa. Il sacerdote o l'animatore presentano il progetto dell'oratorio o della scuola per il prossimo anno. Lo si può discutere a gruppi, dove è anche possibile presentare un «progetto di gruppo» per il prossimo anno, o almeno il cominciare a tracciarlo, in attesa di altri incontri.
Può essere distribuito un «poster» simbolico, che annunci in modo serio ed allegro lo stile di vita del ragazzo cristiano oggi. Gli animatori, se possibile, rappresentano con diapositive, cartelloni o anche mimi, cosa il «poster» vuol dire.
Si può consegnare ad ognuno il poster o altro simbolo per il nuovo anno, con uno «slogan» che potrà essere subito ripreso dai gruppi che inventano un «grido» o lo lanciano davanti a tutti.
Il poster può essere costruito a puzzle (o essere un pezzo di un enorme puzzle) che rappresenta il gruppo o la scuola o l'oratorio. Ricevendo il poster ognuno riconosce di essere una colonna o una pietra viva di una costruzione formata dai presenti. Il poster va appeso nella propria cameretta, oltre che nelle sedi dei gruppi o nelle classi.


3. Festa del perdono nell'attesa del Natale

La festa del Natale cade in un momento dell'anno in cui il freddo ormai ci assedia e le giornate sempre più corte sembrano costringerci a vivere al buio. Il freddo sembra raggiungere anche i cuori e il buio crea un'intensa attesa.
E così, il Natale si comincia a prepararlo molto per tempo, sia a casa che in chiesa, vivendo il tempo di Avvento (attesa della venuta di Gesù).
Si sente il bisogno di qualcosa che illumini, riscaldi, doni il coraggio di resistere. Del resto, si è pressati dalla scuola e dai compiti, perché Natale in ogni caso è la scadenza di una prima verifica. Dopo mesi di intenso lavoro tutti si aspettano un momento di riposo, pace, gioia, tranquillità. *Anche quando ci si sente poco o molto sfruttati dalla pubblicità che invita a fareregali sempre più costosi, anche quando sembra che il Natale si riduca ad un grande giro di panettoni, dolci, spumanti, abiti e regali scintillanti, anche in questo caso rimane l'attesa di qualcosa o qualcuno che riempia profondamente il cuore. Si attende, forse in modo confuso o senza troppo pensarci, il regalo dei ragali: Gesù, il grande regalo di Dio ad ogni uomo.
Natale è la festa della pace, della grande riconciliazione fra gli uomini e dell'uomo con la natura e con Dio.
Se per tanta gente il Natale, ancora oggi, è una festa sentita, non è per il clima commerciale che l'avvolge, ma perché dentro di sé porta un «sogno» a cui non vuole rinunciare: vivere in pace nel profondo del cuore e in pace con tutto e tutti, fino a trovare in questo la felicità.

PERCHÉ LA FESTA DEL PERDONO

Si sente il bisogno di arrivare al Natale preparati, carichi di vita, ma soprattutto con dei «regali» in mano per tutti. Si sente il bisogno di fare pace e di mettersi in «sintonia» con la grande festa della pace e della riconciliazione, quando anche le armi taceranno, le famiglie saranno più buone, persino i politici stabiliranno tregue.
Così ci si prepara ad ascoltare quel canto che solo nel silenzio e nella pace si può udire, perché cantato dagli angeli di Dio: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Quali regali preparerai per Natale? Avrai accumulato tanta pace, dentro di te e attorno a te, da fare silenzio e ascoltare il canto natalizio degli angeli?
Ecco allora il grande desiderio che tutti provano di riconciliarsi, fare pace, chiedere scusa, lottare (almeno per un poco) contro il proprio egoismo. A Natale, la nascita di Gesù chiede di far vincere le forze di vita e far nascere così un mondo di pace.
Questo desiderio è un desiderio di riconciliazione.
Purtroppo esso rischia di rimanere superficiale, se non si è attenti a farlo incontrare col gesto del perdono di Dio.
La pace e la felicità sono «dono» di Dio, ma contemporaneamente «conquista» dell'uomo. Si attende un messaggero di pace e un pacificatore, ma è indispensabile preparare la strada, occorre darsi da fare.
«Che cosa dobbiamo fare?», chiede la gente a Giovanni Battista quando egli grida a tutti: «Fate attenzione: sta arrivando il regno di Dio, il regno della pace e della felicità. Convertitevi!». Se ci si distrae, se si rimane con le mani in mano pigramente, se si continua a far la guerra (piccola o grande che sia), se si odia, se si distrugge e inquina la natura, come aprire il proprio cuore al dono della pace?
Celebrare la festa del perdono aiuta a passare dalle parole ai fatti, ma soprattutto a confessare con gioia che è da Dio e dal Natale di Gesù che nasce ogni desiderio di riconciliazione.
Dalla venuta di Gesù l'umanità intera trae la forza per inventare un mondo di pace.

Il regalo della festa: la bellezza di farsi dono

Il grande dono che offre ad ognuno la festa del perdono celebrata in Avvento è la capacità di farsi «regalo» agli altri. Non solo di fare ad altri regali: ma di regalare se stessi agli altri.
Per capire questo, occorre «entrare in sintonia» con la festa di Natale. Se Natale è dono di pace, entrare in sintonia è esercitarsi con pazienza e fantasia per comprendere, gustare e far rivivere questo dono.
La pace si compie perché Dio scende tra noi e non perché, abbandonando la nostra terra, noi saliamo a Dio. La felicità, ci insegna il Natale, è da cercare vivendo la vita che Dio non ha avuto vergogna di vivere al nostro fianco, non cercarne un'altra. La pace e la felicità che Dio ci porta è un modo nuovo di vivere le vicende di ogni giorno: far diventare quello che siamo e che abbiamo un «regalo» tra noi.
Come Dio si è fatto regalo all'uomo e l'uomo «vive» proprio per questo regalo che è Gesù, così quanto esiste almondo si riempie di vita solo se regalato dall'uomo all'uomo.
Una casa «vive» perché i genitori la regalano ai figli. L'uomo e la donna vivono perché si regalano all'altro ponendosi gratuitamente al suo servizio. Gli stessi soldi vivono veramente, se diventano regalo: il regalo dei genitori ai figli, ad esempio. I tanti oggetti che usiamo ogni giorno, dai vestiti alla macchina, dai giochi ai libri e ai dischi, sono «vivi» e danno felicità quando diventano un regalo da amico ad amico, dentro la famiglia. Quanto invece viene stretto a sé, nel chiuso del proprio egoismo, anche se sembra vivo, è morto.
Prepararsi al Natale è allora esercitarsi a «fare regali», che vuol dire non donare cose, ma scambiarsi affetto e amore «attraverso» le cose.
Il periodo di Avvento, allora, è tempo in cui sognare e costruire pace e vita a casa nostra, con i nostri amici, nel nostro paese, nel mondo intero, «regalando» qualcosa di nostro. È tempo in cui, piú che fare regali, regalare se stessi. Tuttavia è anche tempo per riconoscere i propri peccati e quelli del mondo intero: mentre sogniamo la pace, forze strane dentro ci spingono a creare divisioni e lacerazioni; mentre sogniamo la felicità, forze misteriose ci trascinano a chiuderci al dono di noi stessi, e a far «morire» le cose perché non siamo più capaci di farle diventare segni del nostro regalo agli altri. L'Avvento è così tempo in cui «invocare» e «attendere» da Dio il dono della pace e della felicità, tempo in cui riconoscere che da soli la pace rimane fragile: basta un nulla per spazzarla via.

Gesti e simboli della festa

La celebrazione della riconciliazione può avvenire all'inizio oppure verso la fine dell'Avvento.
Celebrare all'inizio dell'Avvento significa darsi «slancio» per andare incontro al Natale, e percorrere i sentieri che conducono all'incontro con Gesù e accoglierlo come la vera sorgente di calore e di luce, come forza per amare la nostra vita «regalandola» agli altri.
Celebrare, invece, immediatamente prima di Natale, è come preparare a festa la casa per accogliere come ospite Gesù e godere lietamente della sua venuta.
Il cammino verso il Natale in alcune parrocchie e oratori viene sottolineato da un rito alla prima domenica di Avvento: si presentano gli impegni di riconciliazione (ogni gruppo presenta i suoi, se possibile), si consegna solennemente a ognuno il «Calendario dell'Avvento» che contiene un messaggio da meditare e un impegno da praticare per ogni giorno, si esorta a cambiare vita per ritrovarsi qualche giorno prima di Natale a celebrare la riconciliazione a cui si è lavorato con entusiasmo lungo l'Avvento.
Altro simbolo di riconciliazione può essere il rito, in famiglia o nel gruppo, della «corona dell'Avvento», una corona di rami di abete o pino intrecciati su cui sono poste quattro candele che vengono accese, mentre si prega o si canta, una per settimana fino a Natale. All'accensione delle candele, oltre una preghiera e un canto, può accompagnarsi la scelta di un impegno, personale o di gruppo, per la nuova settimana.
Non meno importante è valorizzare la preparazione di regali per i poveri attraverso i propri risparmi, di sorprese-regalo in famiglia o in gruppo e in classe, di un pomeriggio di gioco e di festa con ragazzi che non fanno mai festa o con gli anziani.
Altri simboli per il cammino di riconciliazione sono legati al presepio e alla sua costruzione: la strada per arrivarci, la stella che indica il cammino, i vari personaggi e i loro atteggiamenti, il presepio di duemila anni fa e quello di oggi.
Se la festa del perdono avviene alla fine dell'Avvento, i gesti e i simboli sono da rintracciare, anzitutto, in quanto i gruppi e i singoli hanno fatto per prepararsi al Natale. Si possono portare i regali preparati con i propri risparmi, i cartelloni dei lavori nei gruppi che magari «denunciano» i mali del mondo e «invocano» Gesù re della pace, i fogli del proprio «Calendario dell'Avvento».
Ma i simboli principali sono quelli legati alla «luce» (Gesù è la luce) che squarcia il buio, rincuora e incoraggia, permette di vedere le cose nella loro realtà; e quelli legati al presepio che richiama il grande «regalo di Dio»: Gesù ci regala la gioia di vivere e la pace fra tutti. Gioia e pace prima erano «conquista» e frutto della nostra fatica: ora riconosciamo che sono soprattutto un «dono» di Dio.

L'attesa

La festa del perdono ci mette in cammino verso la grande festa del Natale. Forse le strade e le vetrine non sono ancora illuminate, ma alla messa la domenica e in altri momenti parrocchiali, in oratorio e in gruppi, ci siamo messi a preparare il Natale. Probabilmente ad ognuno è già stato assegnato il «calendario dell'Avvento» con piccole preghiere e impegni per ogni giorno.
Nella sede del gruppo forse un'intera parete è già tappezzata con fotografie e frasi che richiamano il cammino verso il Natale. Si parla già di come fare il presepio e di quali regali fare ai poveri? Qualcuno pensa a cosa fare come gruppo durante le vacanze natalizie: qualche giorno in montagna insieme?
Tra queste attività che creano «attesa», la celebrazione del perdono occupa un posto importante. Celebrare insieme il perdono, permette di ritrovare le forze e la fantasia per aspettare Gesù che viene, e fa comprendere che davvero abbiamo bisogno che Dio scenda al nostro fianco, spezzi le catene che ci tengono prigionieri, e ci aiuti a combattere perché regnino la pace e la gioia per ogni uomo e popolo.
Celebrare la riconciliazione, allora è fermarci un attimo nel cammino, per ritrovare forze ed energia e procedere con più entusiasmo, una volta perdonati, verso il Natale.

LA CELEBRAZIONE: L'ATTESA DI UN GRANDE REGALO. RITO DI INIZIO

Qualche giorno fa è stato distribuito personalmente l'invito a prendere parte alla festa del perdono. Tutti i ragazzi sono stati invitati, uno per uno. Anche a te, è stato fatto giungere un cartoncino in cui, oltre l'invito, erano stampate alcune domande e una preghiera da dire ogni sera per prepararti alla festa del perdono. Ci ritroviamo in un grande salone. Sono presenti diversi gruppi di ragazzi. Si fanno alcuni giochi di animazione per creare un clima di amicizia, si prepara qualche canto, si proiettano alcune (poche) diapositive sulla attesa del Natale. Ora si entra in chiesa. Ognuno, nel silenzio più assoluto, si siede dove vuole, nei banchi o per terra, spargendosi in tutti gli angoli. L'atteggiamento che si esprime è lo scoraggiamento delle braccia stanche, del prigioniero, della noia e della tristezza. La chiesa è nella penombra. Solo a fianco dell'altare c'è una intensa luce. Illumina un cartellone con una grande strada che conduce ad una «casa in costruzione» con i materiali sparsi attorno, oppure con un intero mappamondo in costruzione, con i suoi palazzi, le gru, le strade... Attorno dei ragazzi: alcuni lavorano, altri sono seduti in disparte a far niente. Una scritta visibile anche da lontano, invita ad alzarsi, a non scoraggiarsi, a lavorare per non arrivare impreparati al Natale. Il sacerdote ci invita alla preghiera.
S. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
Dopo averci salutato il sacerdote ci «provoca», perché ognuno verifichi subito se si è già messo in cammino verso Natale, percorrendo la strada giusta.

La provocazione: cosa aspetti dal Natale?

1L. Cosa aspetto dal Natale che viene? Un pallone, una bici, un computer o una vacanza, dolci e tutti i regali del mondo...
S. Soltanto? Svegliati, ragazzo, non dormire e non incantarti nell'attesa di tanti regali. C'è un regalo più grande anche per te, se saprai aspettarlo. Il regalo di una gioia che non finisce.
2L. Cosa aspetto dal Natale che viene? Nulla, perché ho già avuto tutto e gratis: ho affetto e una casa, ho amici e salute, ho da mangiare e da divertirmi. Non ho nulla da aspettare.
S. Ti basta così? Svegliati, ragazzo, non essere ingenuo e non far finta che il tuo cuore sappia già amare e vincere la noia e la solitudine. C'è un grande regalo per te che ti può dare la gioia di vivere: lo saprai aspettare?
3L. Cosa aspetto dal Natale che viene? Nulla perché tutto va bene e non c'è bisogno di niente da parte di alcuno. Sto bene nel mio piccolo mondo e non metto il naso nei problemi degli altri.
S. Ti è sufficiente? Destati ragazzo, non chiudere gli occhi e il cuore alla gente che soffre la fame e la guerra, la malattia e l'angoscia di essere sola. C'è un grande regalo per te:
4L. Cosa aspetto dal Natale che viene? Nulla che venga da Dio, perché Dio, se c'è, non è importante per quel che viviamo: tutto dipende da noi, dalla nostra fatica e intelligenza!
S. Non aspetti altro?
Svegliati, ragazzo, e lascia che esploda dentro di te il desiderio di una gioia e di una pace che niente e nessuno potrà mai venderti e garantirti, il desiderio di un'amore che nessuno potrà conquistare da solo. Svegliati, ragazzo, e non dimenticarti di Dio e di Gesù, il suo grande regalo. Lo saprai aspettare il regalo di tutti i regali il grande regalo di Dio ad ogni uomo?
Se possibile, magari divisi a gruppi, si risponde alla domanda: «Che cosa aspetto dal Natale che sta per arrivare»?
Il sacerdote ora ci invita a invocare la venuta di Gesù. Tra una invocazione e l'altra si canta un ritornello adeguato.

L'invocazione: vieni, Signore Gesù!

S. Signore, posa il tuo sguardo sulla nostra noia di ogni giorno: viviamo senza nulla aspettare, ci accontentiamo di piccole gioie, senza entusiasmo di vivere.
T. Ti preghiamo, scendi ancora in mezzo a noi perché con Maria e i pastori troviamo la gioia di gridare anche noi: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama».
S. Signore, posa il tuo sguardo sui frutti del nostro egoismo: siamo piccoli di cuore nell'amare gli amici, restii nel regalare, paurosi nelle nostre responsabilità a casa, nel gruppo, a scuola.
T. Ti preghiamo, scendi ancora in mezzo a noi perché con Giovanni Battista e Giuseppe, l'uomo giusto, diventiamo coraggiosi nel bene, appassionati allo studio e lavoro, servizievoli verso tutti.
S. Signore, posa il tuo sguardo e vedi la tristezza fra i ragazzi, la droga fra i giovani, l'indifferenza fra le generazioni, l'abbandono dei genitori verso i figli e dei mariti e mogli tra loro.
T. Ti preghiamo, scendi ancora nelle famiglie perché ci si accolga e protegga l'un altro, come Maria che ti strinse tra le braccia e come Giuseppe che ti custodì sempre anche lungo le strade della fuga in Egitto.
S. Signore, posa il tuo sguardo sul mondo: nonostante la tua venuta, milioni di persone muoiono in guerra, i bambini muoiono di fame e di malattia, i popoli ricchi sfruttano i popoli poveri e li rendono sudditi e schiavi.
T. Ti preghiamo, scendi ancora tra di noi: regalaci l'annunzio degli angeli ai pastori, e così costruiremo quel mondo di giustizia e di pace per cui hai lottato fino alla morte.

La scelta personale di chiedere perdono

Ora il sacerdote invita a decidere personalmente se partecipare alla festa del perdono.
Chi vuole, lentamente si alza e cammina verso la grande luce che illumina la strada e la casa in costruzione.
Il sacerdote rivolge qualche breve parola:
- Dio non assiste da lontano alla nostra sofferenza: nuovamente scende in mezzo a noi in Gesù per incoraggiarci, ritrovare insieme la speranza e le forze, costruire un mondo di pace, giustizia, fraternità; così diventiamo collaboratori di un mondo di riconciliazione;
- in questa festa del perdono, Dio chiede di riconoscere che davvero siamo stanchi, tristi, prigionieri dei peccati e del male, ma sopratutto di accogliere il perdono che restituisce al coraggio e alla fantasia;
- il perdono ci rimette in cammino e ci anima a preparare con più entusiasmo il Natale.
(Il sacerdote invita ad innalzare le mani aperte verso il cielo per attendere un regalo dall'alto. Puoi pregare dicendo: «Mio Dio, perdonami: dammi la forza per lavorare a un mondo di pace».
Dopo qualche istante di silenzio il sacerdote prega:)
S. O Dio, nostro Padre, siamo riuniti davanti a te nell'attesa della festa del Natale. Mentre si apre alla gioia il nostro cuore si sente oppresso dai mali del mondo e dai nostri peccati. Ecco, noi aspettiamo Gesù, il tuo grande regalo: egli ci offrirà la giustizia e la pace; vogliamo andargli incontro portando i nostri regali. Perdona i nostri peccati perché con la gioia nel cuore possiamo correre incontro a Gesù e costruire un mondo di giustizia e di pace.
T. Amen.

IL PERDONO CHIAMA A LAVORARE CON GESÙ. LITURGIA DELLA PAROLA

Come lettura dall'Antico Testamento si può proclamare qualcuno dei grandi «sogni» del profeta Isaia. Ad esempio, il sogno di un regno di pace: «Spunterà un nuovo germoglio... Egli renderà giustizia ai poveri... Lupi e agnelli vivranno insieme...» (/s 11, 1-9).
Come lettura evangelica è preferibile l'incontro tra Zaccheo e Gesù (Lc 19, 1-10). Zaccheo è un peccatore «scontento» e cerca di vedere Gesù. Gesù lo precede invitandosi a casa sua e Zaccheo, sconvolto dal gesto di Gesù e dal suo amore gratuito, dona metà dei suoi beni ai poveri.
Zaccheo comprende bene cosa vuol dire costruire una casa e un mondo di pace secondo Gesù.

L'omelia del sacerdote

- Abitiamo un mondo e tante case: il corpo, la famiglia, la classe, il paese.
C'è un modo di costruire che non piace a Dio: qualcuno o qualcosa rimane fuori casae si soffre. Dio vede tutto questo, soffre e propone un suo progetto di casa e di mondo.
- Il progetto di Dio è quello sognato da Isaia: un «regno di giustizia e di pace». Gesù realizza questo sogno: egli è il ricostruttore.
Quel che fa con Zaccheo è immagine di quel che fa nel profondo del cuore di ogni uomo. Ma non impone niente: è Zaccheo che sceglie e dona se stesso e le sue ricchezze ai poveri. Ecco il mondo di pace.
- La festa del perdono chiede di verificare come sono costruite le nostre diverse case e coglierne i difetti. Soprattutto, invita a chiedere perdono per comprendere il «progetto» (quello di Gesù) e ricevere le energie per costruire. Arriveremo a Natale con qualcosa di costruito?

COSA PORTI ALLA COSTRUZIONE DI UN MONDO DI PACE? L'ESAME DI COSCIENZA

Le seguenti piste di riflessione vogliono essere per te un aiuto a guardarti allo specchio. Non è tanto importante che contempli te stesso e dica: «mi piaccio» o «non mi piaccio», quanto invece che ti confronti con il mondo di costruire il mondo di Gesù.

La riconciliazione con te stesso

Il mattone del coraggio.
Sai trasformare le piccole cose di ogni giorno in occasioni di sforzo personale, di lotta anteriore? Sai rinunciare a qualcosa di piacevole per fare qualcosa di impegnativo (studiare, aiutare in casa, andare alla riunione di gruppo)? Resisti alla fatica, al dolore? Ti alzi all'ora stabilita al mattino? Ti lamenti sempre di tutto? Ti arrendi dopo qualche sconfitta e fallimento e non vuoi fare più niente? Hai il coraggio delle tue idee? Ti vergogni davanti ad altri di essere cristiano, pregare, andare a messa?

Il mattone della perseveranza.
Sai portare a termine quanto deve essere fatto e hai cominciato? Inizi un lavoro (magari un hobby musicale) con molto entusiasmo e poi, dopo qualche giorno, non ci faipiù caso? Continui a promettere che andrai al gruppo, ma poi non te ne ricordi? Ti sai proporre degli obiettivi e raggiungerli? Ti sai organizzare, tenendo conto dei numerosi impegni che hai, oppure ti lasci sopraffare dall'ansia e combini niente? Rimandi sempre a domani, quel che deve essere fatto oggi?

Il mattone della gioia.
Sei contento di vivere? Ti ripeti che la vita è bella, anche quando tutto sembra difficile e ti vien voglia di piangere? Da dove nasce la tua gioia: dall'essere amato o dal possesso di cose e oggetti? Sei sempre attento a migliorare te stesso? Agli altri regali gioia, o noia e tristezza? Sai godere della gioia degli altri, oppure sei geloso se sono allegri?
Vedi nelle cose di ogni giorno il lato positivo, la sfida a crescere anche quando c'è da sudare?
Dopo che hai conosciuto una persona, sottolinei di più gli aspetti positivi e simpatici, o quelli negativi e antipatici? Sei per caso un brontolone, pronto a parlare male di tutto e di tutti, solo perché è scontento di se stesso?
Di fronte a una difficoltà scateni la tua fantasia alla ricerca di una via d'uscita, o intristisci e abbandoni la partita?

La riconciliazione con gli altri

Il mattone della generosità.
Sei capace di prestare aiuto? Presti le cose che possiedi e regali qualcosa a chi ne ha bisogno? Fai prestiti solo quando sai che ne avrai un vantaggio, o sai farlo gratis? Doni un poco del tuo tempo in modo gratuito a chi ne ha bisogno, magari per fare i compiti? Sai sacrificarti per rendere più piacevole la vita a casa tua o con gli amici e a scuola? La tua generosità abbraccia anche i poveri nel terzo mondo? Risparmi qualcosa per farlo arrivare ai ragazzi nel terzo mondo? Nel gruppo e in classe proponi e sostieni le «campagne di solidarietà» a favore dei poveri?

Il mattone della lealtà.
Gli amici possono contare su di te, o non si fidano perché non dici la verità, non mantieni la parola, non porti fino in fondo gli impegni? Riconosci che hai dei legami e degli obblighi verso genitori, insegnanti, compagni di scuola e di gruppo? Sei uno che tradisce gli amici, usandoli per i propri comodi, facendo fare loro brutte figure? Mantieni le promesse, anche se ti costa fatica? Ti capita di scaricare su altri (fratelli, amici...) le tue colpe, trovando sempre una scusa in quanto loro fanno? Accusi gli altri ingiustamente per scusare te stesso e difenderti?

Il mattone della delicatezza.
Tratti gli altri con dolcezza, con il sorriso, o sei sempre brusco e arrabbiato, aggressivo e scortese? Sei attento a rispettare certe cose intime che tu sai dei tuoi amici e di cui loro preferiscono non parlare? Sei sempre lì ad indagare in faccende private che non ti riguardano? Verso gli amici e le amiche sai esprimere sentimento e affetto in modo delicato, capace di ascoltare anche il silenzio che lega insieme? Sai avvicinarti con serenità alla sessualità umana, nei pensieri, gesti, parole? Parli in modo volgare della sessualità, dell'amore, del sentimento che lega una coppia, dell'amicizia?

La riconciliazione con la natura

Il mattone del rispetto.
Hai rispetto per le cose della vita di ogni giorno: vestiti, dischi e giradischi, computer e cibo? Ti rifiuti di portare vestiti ancora in ottime condizioni, solo perché non sonoall'ultima moda? Rispetti la città e il paese in cui vivi, i giardini, le panchine, le cabine telefoniche? Butti sempre cartacce per terra o vai a cercare il cestino? Hai mai partecipato a qualche campagna ecologica? In classe state maturando una mentalità di rispetto e amore per la natura?

Il mattone della sobrietà.
Sai vivere in modo semplice, vincendo la corsa ai jeans e maglioni di marca, alle scarpe costose? Credi di aver diritto di spendere soldi fin che vuoi, per vantartene con gli amici? Spendi troppo in cose superflue? Sai vivere con un poco di fantasia, utilizzando le cose che hai già, o credi sempre che la felicità nasca da un nuovo acquisto? Ti capita mai di dire a te stesso: «Questo non lo compro; i soldi risparmiati li do per i poveri del terzo mondo (o di casa nostra!)»?

Il mattone della curiosità.
Ti piace conoscere la natura, in tutti i suoi aspetti? Hai preso gusto ai libri e riviste che parlano dei misteri della natura, dalla nascita della vita sulla terra, alla vita degli animali, alle grandi scoperte scientifiche? Oltre che alla natura, ti interessi alle grandi civiltà umane lungo la storia, all'arte e alle città costruite lungo i secoli? Se ti trovi in un bosco, ci sei davvero dentro o cammini indifferente e annoiato? Sai godere una giornata in campagna o sei triste perché ti mancano la TV o i giornaletti?

La riconciliazione con la Chiesa

Il mattone dell'attesa.
Riconosci che sei «prigioniero» dei tuoi peccati e hai bisogno di un «aiuto dall'alto» che sciolga i legami di male e ti aiuti a vincere contro le forze di male? Ti identifichi con situazioni di miseria e povertà fino al punto da «gridare» dentro di te: «Mio Dio, vieni! Solo tu puoi farci qualcosa»? Il tuo cuore è già così pieno di cose e di te stesso che non c'è spazio per Dio? Forse la tua fede cristiana non è più quella di una volta: ti stai impegnando per firmare con Gesù e con Dio un nuovo «trattato di amicia»?

Il mattone dell'invocazione.
Ci sono tante cose brutte al mondo che fanno gridare a Dio: gridi a Dio la tua sofferenza per quanto è brutto dentro e attorno a te, vicino o lontano? La tua preghiera si riduce a chiedere piccoli favori? Nel tuo «chiacchierare» con Dio affronti anche i grandi problemi del mondo, dalla fame alla violenza, alla guerra, alla morte tragica di tanta gente per malattia o incidenti?

Il mattone dell'accoglienza.
Dio è dappertutto, anche dentro di te: lo sai accogliere con tenerezza e meraviglia e sai intrattenerti con lui in modo familiare?
Gesù è Dio fatto uomo: ti sei mai interrogato su questo fatto? Ci credi? Non ti senticommosso, almeno in certi momenti? Dio si è fatto uomo per aiutarci a trovare la via della felicità? Dio è in ogni uomo, soprattutto nei poveri e nei piccoli: accogli e ami Gesù in loro? Sai aiutarli sapendo che aiuti Dio? Sei cordiale e servizievole con gli amici e a casa, sapendo essere cordiale e servizievole con Dio «nascosto» in loro? Partecipi alla vita del tuo gruppo e a quella della parrocchia?

IL PERDONO AIUTA A REGALARE LA PACE. RITO DI RICONCILIAZIONE

Dopo aver fatto l'esame di coscienza, il sacerdote ci invita a domandare perdono dei peccati e proclamare la nostra fede in Dio che perdona per ricevere l'assoluzione personale.

La domanda comunitaria di perdono

S. Fratelli, confessate i vostri peccati e pregate gli uni per gli altri per ottenere il perdono e la salvezza.
T. Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato, in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli e santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro.
S. O Dio, nostro Padre, tu sei il Dio del perdono e della pace, il Dio che chiama i peccatori a lavorare con Gesù alla costruzione di un mondo nuovo.
IL. Vedendo la nostra sofferenza tu hai mandato Gesù, il tuo Figlio, ed egli è venuto nel mondo e ha vissuto in mezzo a noi.
T. Lo abbiamo visto bambino in una capanna, tra le braccia di Maria, e adulto lungo le strade della Palestina ad annunziare la possibilità per ogni uomo di convertirsi ad una vita di pace e toccare con mano la vera felicità.
2L. Noi crediamo, o Padre, che Gesù si è fatto uomo per portarci il tuo perdono e insegnarci a lottare per la venuta del tuo regno.
T. Nella sua lotta fino alla morte, noi vediamo il tuo amore di Padre che viene incontro a noi, ci chiama a partecipare alla costruzione del tuo regno, e ci incoraggia a lottare contro le forze di male che lo ostacolano.
IL. In questa festa del tuo perdono, o Padre, Gesù viene ancora in mezzo a noi, ci insegna a progettare quel mondo di pace che tu da sempre ci offri, a lavorare con passione alla sua costruzione dove viviamo ogni giorno.
T. Gesù ci regala ora il tuo perdono e ci restituisce la fantasia per credere al tuo regno insieme alle forze per costruirlo. Egli è il nostro architetto e guida per costruire il mondo dove ogni uomo «regala» pace, amore, felicità.
Siamo disposti al perdono di Dio e a lavorare per la venuta del suo regno. Possiamo allora dire insieme la preghiera che ci ha insegnato Gesù.
T. Padre nostro...

La domanda personale e le parole del perdono

È giunto il tuo momento di chiedere perdono. Alzati e va' dal sacerdote. Stai camminando non solo verso il sacerdote, ma verso il Natale: stai percorrendo la via che conduce alla riconciliazione. Preoccupati dei tuoi peccati, ma ancor più lasciati prendere dalla gioia del grande sogno di Dio: far mangiare vicini il leone e l'agnello! Non è poco quel che Dio vuole anche da te: accoglierlo a casa tua come Zaccheo per costruire un mondo di pace e riempire la tua casa di regali ai poveri.

IL GRAZIE PER LA GIOIA DI FARSI DONO DI PACE. RITO DI CONCLUSIONE

Quando tutti hanno potuto incontrare il sacerdote, si esegue un canto di grazie e di festa, come è giusto per chi sente la gioia esplodere dentro e si trova in pace con gli altri, felice di guardare tutti negli occhi. Intanto alcuni vanno ad attaccare al grande cartellone della casa (mondo) in costruzione, dei disegni che descrivono i «mattoni» necessari (si veda l'esame di coscienza) per costruire un mondo di pace e felicità. Ovviamente i disegni sono stati preparati in antecedenza. Contemporaneamente, uno per gruppo, attaccano disegni e scritte che presentano gli «impegni» in preparazione al Natale. Ora il sacerdote invita a scambiarsi un abbraccio di pace. Ognuno si reca a dei tavoli dove sono ammucchiati degli «scatolini» vuoti (a forma di mattone), ne prende uno e lo consegna ad un altro con queste o simili parole: «La pace sia con te! Dio ti ha regalato il perdono: cosa regalerai tu?». È un invito a preparare nelle settimane che vengono regali per i poveri, ma anche regali-sorpresa per gli amici e i genitori. Non è Natale la festa dei regali, per imitare Dio che ci ha regalato Gesù?

Il ringraziamento e l'invocazione

S. È giusto dirti grazie, o Padre, per il tuo perdono e per la gioia di ospitarti in noi: siamo amati da te e in pace con tutti.
T. Grazie per il tuo perdono: ha fatto rinascere il desiderio di costruire con Gesù sulla terra un mondo dove ogni uomo sia felice e tu felice di essere il Dio-con-noi.
S. Grazie, o Padre, perché sei ospite della nostra casa. Il tuo perdono è gioia e ci dà forza di costruirci come Gesù ha costruito se stesso.
T. Vogliamo tirar su con coraggio i muri della nostra casa: il tuo perdono ci spinge a non arrenderci, a non temere i nostri difetti perché tu, o Padre, non ti vergogni ma vieni ad abitare tra noi.
S. Grazie, o Padre, per l'amicizia che hai fatto rinascere tra noi e per la gioia di scoprire gli altri come case in costruzione. Tu hai dato ad ognuno un cuore diverso, un'intelligenza diversa, un diverso modo di sorridere, una diversa vocazione.
T. Vogliamo essere comprensivi con chi fatica nel tirar su la sua casa, leali con chi ha smarrito il progetto che Gesù ha mostrato ad ognuno di noi; generosi nel darci una mano, sicuri che tu rimani sempre con noi e costruisci un mondo di pace e felicità, anche quando tutto sembra fallire. Grazie, o Padre, per il tuo perdono che ci fa diventare comunità viva in uno stesso paese o città.
Il tuo perdono ci spinge a costruire una grande famiglia di famiglie in cui non ci siano porte sbarrate e la gente si stimi e aiuti.
Vogliamo che i poveri trovino aiuto e quelli del terzo mondo siano cittadini come noi, figli anche della nostra terra.
Vogliamo che i partiti siano leali, le strade pulite e piene di gente e il verde disponibile per tutti. Vogliamo diventare i portatori della pace di Gesù che non permette di arrenderci alle difficoltà.
Grazie, o Padre, per il tuo perdono che ci dona il coraggio di Gesù per costruire una casa grande come il mondo dove regnino la giustizia e la pace, dove ogni uomo abbia gli stessi diritti al di là del colore della pelle, e la terra sia un bene di tutti.
Vogliamo che regni una grande solidarietà tra nazioni ricche e nazioni povere, che nessun uomo abbia fame al mondo e che i capi della terra distruggano le mortali armi di guerra.
Il tuo perdono ci libera dal pessimismo e ci spinge a credere e volere un futuro diverso per il mondo intero.

La benedizione finale

S. Benediciamo Dio Padre che apre le nostre braccia per accogliere Gesù, come lo ha accolto Maria sua madre.
T. Grazie per il tuo perdono, o Padre buono.
S. Dio Padre ci faccia crescere e abbondare nell'amore verso tutti perché siamo una casa accogliente quando verrà il Signore Gesù.
T. Amen.
Comincia ora la preparazione dei regali per Natale: regalare agli àltri un poco di felicità, per diventare noi stessi felici. E allora: buon lavoro!
Dio offre gratis un mondo di pace, ma chiede di dargli una mano nel costruirlo.

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