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L'orizzonte di una nuova

familiarità

Domenica X del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Galeone 

Jesus and Disciples

Mc 3,22-27 La durezza di chi non vuol capire [1]

Non c’è mitezza e non c’è dottrina che possano abbattere quel muro d’idolatria. Gesù stesso se ne dispiace: “Voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità” Gv 8,40). La stessa mitezza di Gesù è uno sprone per quella durezza, i suoi segni vengono attribuiti ai demoni (cfr Mt 12,24; Mc 3,22) e, quando l’evidenza (come nel caso di Lazzaro) si fa indiscutibile, allora cercano di uccidere sia lui che Lazzaro (cfr Gv 12,10), perché molte persone lo seguono a causa del miracolo. Riguardo a Gesù questo non è accaduto soltanto a quei tempi: siamo noi a farlo accadere ogni volta che ci rifiutiamo di riconoscere un’adesione idolatrica, ogni volta che affermiamo di vedere mentre siamo ciechi. Il segno è il medesimo. Se qualcuno, un fratello, un profeta, richiama la nostra attenzione sulla nostra idolatria, il cuore s’inasprisce di più, e ciò basta a mantenerci radicati nei nostri atteggiamenti.

3,31-35 La nuova familiarità del pastore con Dio [2]

Il pastore annuncia serenamente e appassionatamente la Parola di Dio, incoraggia i credenti a puntare in alto. Egli renderà capaci i suoi fratelli e le sue sorelle dell’ascolto e della pratica della promessa di Dio, che allarga anche l’esperienza della maternità e della paternità nell’orizzonte di una nuova “familiarità” con Dio (cfr Mc 3,31-35). Il pastore vigila sul sogno, sulla vita, sulla crescita delle sue pecore. Questo “vigila” non nasce dal fare discorsi, ma dalla cura pastorale. È capace di vigilare solo chi sa stare “in mezzo”, chi non ha paura delle domande, chi non ha paura del contatto, dell’accompagnamento. Il pastore vigila prima di tutto con la preghiera, sostenendo la fede del suo popolo, trasmettendo fiducia nel Signore, nella sua presenza. Il pastore rimane sempre vigilante aiutando ad alzare lo sguardo quando compaiono lo scoraggiamento, la frustrazione o le cadute.

3,33-34 La prova dei parenti [3]

Gesù ha sperimentato la prova nella sua vita. Comincia nel deserto (Mt 4,1-11) e non finisce lì perché a quel punto “il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” (Lc 4,13). La subisce fino all’agonia: “Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!” (Gv 12,27); cfr. anche Lc 22,40-46). Gesù sperimenta la prova nei suoi parenti (Mc 3,33s), in Pietro, che non esita a chiamare Satana (Mc 8,33), nella prospettiva di un messianismo temporale (Gv 6,15).
La Chiesa deve seguire la stessa strada di Cristo (Mc 10,38s). Pietro verrà scosso nella sua perseveranza affinché, più tardi, una volta convertito, confermi i suoi fratelli (Lc 22,31s). Anche il cristiano deve compiere questo percorso: sarà esaminato da Dio (1Ts 2,4), sarà sottoposto alla prova (1Tim 3,10), conscio però di non aver subito tentazioni superiori alla misura umana (1Cor 10,11-13).

3,34-35 Il cibo di Gesù [4]

Gesù è venuto per fare la volontà del Padre… 
All’inizio della celebrazione, è stato chiesto al Signore: “Guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché portiamo frutti di opere buone”.
Gesù, quando entra nel mondo, dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta” (Eb,10, 5), perché sono provvisori; non dico inutili, provvisori. “Un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb10,5-7). Questo atto di Cristo, di venire nel mondo per fare la volontà di Dio, è quello che ci giustifica, è il sacrificio: il vero sacrificio che, una volta per sempre, ci ha giustificato.

… fino al suo annientamento
Gesù viene per fare la volontà di Dio e incomincia in una maniera forte, così come finisce, sulla croce. Il suo percorso terreno infatti incomincia annientandosi, come scrive Paolo ai Filippesi (2,8): “Annientò se stesso. Si umiliò, prendendo forma di servo e facendosi obbediente fino alla croce” (cfr 2,7-8). Di conseguenza “l’obbedienza alla volontà di Dio è la strada di Gesù, che incomincia con questo: “Io vengo per fare la volontà di Dio”. Ed è anche la strada della santità, del cristiano, perché è stata proprio la strada della nostra giustificazione: che Dio, il piano di Dio, venga realizzato, la salvezza di Dio venga fatta. Al contrario di quanto accaduto nel Paradiso terrestre con la non-obbedienza di Adamo: quella disobbedienza ha portato il male a tutta l’umanità”.
Anche i peccati sono atti di non obbedire a Dio, di non fare la volontà di Dio. Invece, il Signore ci insegna che questa è la strada, non ce n’è un’altra. Una strada che incomincia con Gesù, nel cielo, nella volontà di obbedire al Padre, e sulla terra incomincia con la Madonna, nel momento in cui ella dice all’angelo: “Che si faccia quello che tu dici (cfr Lc 2, 38), cioè che si faccia la volontà di Dio. E con quel “sì” a Dio, il Signore ha incominciato il suo percorso fra noi.

Fare la volontà di Dio è il cibo di Gesù 
È importante per Gesù fare la volontà di Dio. Lo testimonia l’episodio successivo all’incontro con la samaritana, quando in quel mezzogiorno, nel calore di quella zona un po’ desertica, allorché i discepoli gli dissero: “Mangia, maestro”, egli rispose: “No: il mio cibo è fare la volontà del Padre” (cfr Gv 4, 31-34). Facendo capire in tal modo che la volontà di Dio per lui era come il cibo, quello che gli dava forza, quello che gli permetteva di andare avanti. Non a caso spiegherà poi ai discepoli: “Io sono venuto nel mondo per fare la volontà di colui che mi ha inviato (cfr Gv 6, 38), per compiere un’opera di obbedienza”.
Eppure, neanche per Gesù è stato facile. Il diavolo, nel deserto, nelle tentazioni, gli ha fatto vedere altre strade, ma non si trattava della volontà del Padre e lui lo ha respinto. Lo stesso accade quando Gesù non viene capito e lo lasciano; tanti discepoli se ne vanno perché non capiscono com’è la volontà del Padre, mentre Gesù prosegue nel fare questa volontà. Una fedeltà che ritorna anche nelle parole: “Padre, sia fatta la tua volontà”, pronunciate prima del giudizio, la sera in cui pregando nell’orto chiede a Dio di allontanare questo calice, questa croce. Soffre Gesù, soffre tanto. Ma dice: che sia fatta la tua volontà.

… e anche il cibo del cristiano 
Questo è il cibo di Gesù, ed è anche la strada del cristiano. Lui ci ha fatto strada per la nostra vita, e non è facile fare la volontà di Dio, perché ogni giorno ci presentano su un vassoio tante opzioni: fa’ questo che va bene, non è male. Invece bisognerebbe subito chiedersi: “È la volontà di Dio? Come faccio per compiere la volontà di Dio?”. Ecco un suggerimento pratico: Prima di tutto pregare e chiedere la grazia di voler fare la volontà di Dio. Questa è una grazia.
Successivamente occorre anche domandarsi: “Io prego che il Signore mi dia la voglia di fare la sua volontà? O cerco i compromessi, perché ho paura della volontà di Dio?”. Inoltre bisogna pregare per conoscere la volontà di Dio su di me e sulla mia vita, sulla decisione che devo prendere adesso, sul modo di gestire le cose: preghiera per voler fare la volontà di Dio e preghiera per conoscere la volontà di Dio. E quando conosco la volontà di Dio, anche una terza preghiera: per realizzarla. Per compiere quella volontà, che non è la mia, ma è quella di lui.

Diventare famiglia di Gesù 
Il Signore dia la grazia a tutti noi che un giorno egli possa dire di noi - come nel brano liturgico del Vangelo di Marco (3,34-35) - quello che ha detto di quel gruppo, di quella folla che lo seguiva, quelli che erano seduti attorno a lui: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. Fare la volontà di Dio ci fa essere parte della famiglia di Gesù, ci fa madre, padre, sorella, fratello. Il Signore ci dia la grazia di questa familiarità” con lui; una familiarità che significa proprio fare la volontà di Dio.

3,34-35 I legami familiari nell’ambito della fede [5]

Legami di famiglia non vengono cancellati
In un primo momento, ci possono venire alla mente alcune espressioni evangeliche che sembrano contrapporre i legami della famiglia e il seguire Gesù. Per esempio, quelle parole forti che tutti conosciamo e abbiamo sentito: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10,37-38).
Naturalmente, con questo Gesù non vuole cancellare il quarto comandamento, che è il primo grande comandamento verso le persone. I primi tre sono in rapporto a Dio, questo in rapporto alle persone. E neppure possiamo pensare che il Signore, dopo aver compiuto il suo miracolo per gli sposi di Cana, dopo aver consacrato il legame coniugale tra l’uomo e la donna, dopo aver restituito figli e figlie alla vita famigliare, ci chieda di essere insensibili a questi legami! Questa non è la spiegazione.

… ma riempiti di un nuovo senso…
Al contrario, quando Gesù afferma il primato della fede in Dio, non trova un paragone più significativo degli affetti famigliari. E, d’altra parte, questi stessi legami familiari, all’interno dell’esperienza della fede e dell’amore di Dio, vengono trasformati, vengono “riempiti” di un senso più grande e diventano capaci di andare oltre sé stessi, per creare una paternità e una maternità più ampie, e per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono ai margini di ogni legame. Un giorno, a chi gli disse che fuori c’erano sua madre e i suoi fratelli che lo cercavano, Gesù rispose, indicando i suoi discepoli: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3,34-35).

…inseriti nell’ambito dell’obbedienza della fede…
La sapienza degli affetti che non si comprano e non si vendono è la dote migliore del genio famigliare. Proprio in famiglia impariamo a crescere in quell’atmosfera di sapienza degli affetti. La loro “grammatica” si impara lì, altrimenti è ben difficile impararla. Ed è proprio questo il linguaggio attraverso il quale Dio si fa comprendere da tutti.
L’invito a mettere i legami famigliari nell’ambito dell’obbedienza della fede e dell’alleanza con il Signore non li mortifica; al contrario, li protegge, li svincola dall’egoismo, li custodisce dal degrado, li porta in salvo per la vita che non muore. La circolazione di uno stile famigliare nelle relazioni umane è una benedizione per i popoli: riporta la speranza sulla terra. Quando gli affetti famigliari si lasciano convertire alla testimonianza del Vangelo, diventano capaci di cose impensabili, che fanno toccare con mano le opere di Dio, quelle opere che Dio compie nella storia, come quelle che Gesù ha compiuto per gli uomini, le donne, i bambini che ha incontrato. Un solo sorriso miracolosamente strappato alla disperazione di un bambino abbandonato, che ricomincia a vivere, ci spiega l’agire di Dio nel mondo più di mille trattati teologici. Un solo uomo e una sola donna, capaci di rischiare e di sacrificarsi per un figlio d’altri, e non solo per il proprio, ci spiegano cose dell’amore che molti scienziati non comprendono più. E dove ci sono questi affetti famigliari, nascono questi gesti dal cuore che sono più eloquenti delle parole. Il gesto dell’amore... Questo fa pensare.

… nell’alleanza dell’uomo e della donna con Dio
La famiglia che risponde alla chiamata di Gesù riconsegna la regia del mondo all’alleanza dell’uomo e della donna con Dio. Pensate allo sviluppo di questa testimonianza, oggi. Immaginiamo che il timone della storia (della società, dell’economia, della politica) venga consegnato - finalmente! - all’alleanza dell’uomo e della donna, perché lo governino con lo sguardo rivolto alla generazione che viene. I temi della terra e della casa, dell’economia e del lavoro, suonerebbero una musica molto diversa!
Se ridaremo protagonismo – a partire dalla Chiesa – alla famiglia che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, diventeremo come il vino buono delle nozze di Cana, fermenteremo come il lievito di Dio!

NOTE
[1] Meditazioni sulla Prima settimana di Esercizi. 5. Il peccato come menzogna, in J.M. BERGOGLIO - FRANCESCO, Il desiderio allarga il cuore. Esercizi spirituali con il Papa, EMI, Bologna 2014, 51-56.
[2] Discorso nell’Incontro con i vescovi ospiti dell’Incontro Mondiale delle Famiglie, Philadelphia 27 settembre 2015.
[3] I nostri padri sono stati tentati, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nel cuore di ogni Padre. Alle radici della mia spiritualità, Introduzione di Antonio Spadaro, S,J., Rizzoli Milano 2014, 170-175.
[4] Meditazione, 27 gennaio 2015.
[5] Udienza, 2 settembre 2015.

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