Accogliere:

prestare ascolto e indicare

Fratel Adalberto - Bose

21 giugno 2018


In quel tempo 38mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Lc 10,38-42

Gesù è in cammino verso Gerusalemme con i suoi discepoli. Una donna, di nome Marta, lo accoglie nella propria casa. È un gesto che nasce dall’amore per il Signore. Al tempo stesso, questo vangelo ci insegna che l’essenziale dell’amore non sta nello spazio del “fare”, ma deve scaturire dal desiderio di accogliere in profondità l’altro: mettersi ai piedi del Signore, per ascoltare la sua Parola.
Marta è irritata con la sorella. I frutti della carità, dice Paolo, sono la pace, la gioia, la mitezza, la dolcezza, la pazienza (cf. Gal 5,22). Vale la pena trafficare tanto per essere sempre irritati? Chi ci vede può scorgere in noi la pace di chi si abbandona al Signore? Traspare dal nostro modo di agire quella quiete operosa che nasce dalla fede, dalla speranza in Dio? Si possono vedere in noi “i modi del Signore” (Didachè 11,8)? Marta vuole fare cose buone, ma vuole restare padrona del bene che fa: non è serva, agisce da padrona. Ha accolto il Signore e maestro in casa sua, ma poi se n’è dimenticata e si è messa a fare di testa sua, si è messa a fare lei la signora e la maestra che insegna a Gesù quello che lui dovrebbe fare. L’affanno soffoca la Parola (cf. Lc 8,14), non le permette di dare frutto, appesantisce il cuore (cf. Lc 21,34).
Qual è la sola cosa necessaria? Quella che Maria sceglie, la parte buona: l’ascolto, l’atteggiamento del discepolo che si mette ai piedi del suo Signore. Maria è il modello del discepolo che attende la parola del suo Signore; è la terra buona che dà frutto abbondante. Per combattere la stanchezza, l’angoscia, la tentazione della disperazione, o al contrario, l’attivismo frenetico di chi confida soltanto su di sé, occorre mettersi ai piedi del Signore e ascoltare la sua Parola. L’atteggiamento primo per praticare un’accoglienza vera è prestare ascolto all’altro: chi viene a noi, amico o nemico, è portatore di un insegnamento. Sta a noi riconoscerlo! Il rischio della via seguita da Marta è quello di sentirsi autorizzati a decidere la vita dell’altro, magari appellandosi al Signore, attribuendo un’autorevolezza spirituale alle nostre parole.
La parola che ci giunge attraverso l’altro è a volte una parola scomoda, che ci corregge, come è accaduto a Marta. Nel Vangelo secondo Giovanni, Marta al momento della morte di Lazzaro confesserà Gesù come “il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (Gv 11,27); per la sorella in lacrime avrà le uniche parole di vera consolazione: “Il Maestro è qui, e ti chiama” (Gv 11,28). È il frutto dell’accoglienza del Signore nelle nostre vite: saper rinviare l’altro al Signore, che è “qui”, in mezzo a noi, e che ha una parola per ciascuno di noi. Scopriremo allora che il servizio vero non è il nostro essere indaffarati, ma l’opera stessa del Signore in noi: “Chi vuole essere grande tra di voi sia vostro servo, e chi vuole essere il primo sia il servo di tutti. Perché il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mc 10,43-44).