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La fatica di riconoscere

la sapienza di Gesù

Domenica XIV del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

Sinagoga 2

Mc 6,3 La famiglia di Gesù, famiglia di lavoratori

Gesù, una vita d’artigiano (LS 98)
Gesù lavorava con le sue mani, prendendo contatto quotidiano con la materia creata da Dio per darle forma con la sua abilità di artigiano. È degno di nota il fatto che la maggior parte della sua vita è stata dedicata a questo impegno, in un’esistenza semplice che non suscitava alcuna ammirazione: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria?” (Mc 6,3). Così ha santificato il lavoro e gli ha conferito un peculiare valore per la nostra maturazione.

 

Gesù conosciuto come falegname [1]
Nel Vangelo, la Santa Famiglia di Nazaret appare come una famiglia di lavoratori, e Gesù stesso viene chiamato “figlio del falegname” (Mt 13,55) o addirittura “il falegname” (Mc 6,3). E san Paolo non mancherà di ammonire i cristiani: “Chi non vuole lavorare, neppure mangi” (2Ts 3,10). - È una bella ricetta per dimagrire questa, non lavori, non mangi! - L’Apostolo si riferisce esplicitamente al falso spiritualismo di alcuni che, di fatto, vivono alle spalle dei loro fratelli e sorelle “senza far nulla” (2Ts 3,11). L’impegno del lavoro e la vita dello spirito, nella concezione cristiana, non sono affatto in contrasto tra loro. È importante capire bene questo! Preghiera e lavoro possono e devono stare insieme in armonia, come insegna san Benedetto. La mancanza di lavoro danneggia anche lo spirito, come la mancanza di preghiera danneggia anche l’attività pratica.

6,2-3 La fatica a riconoscere la sapienza di Gesù (AL 182)

Nessuna famiglia può essere feconda se si concepisce come troppo differente o “separata”. Per evitare questo rischio, ricordiamo che la fa¬miglia di Gesù, piena di grazia e di saggezza, non era vista come una famiglia “strana”, come una casa estranea e distante dal popolo. Proprio per tale ragione la gente faceva fatica a riconoscere la sapienza di Gesù e diceva: “Da dove gli vengono queste cose? [...] Non è costui il falegname, il figlio di Maria?” (Mc 6,2-3). “Non è costui il fi¬glio del falegname?” (Mt 13,55). Questo confer¬ma che era una famiglia semplice, vicina a tutti, inserita in maniera normale nel popolo. Neppure Gesù crebbe in una relazione chiusa ed esclusiva con Maria e Giuseppe, ma si muoveva con piace¬re nella famiglia allargata in cui c’erano parenti e amici. Questo spiega che, quando tornavano da Gerusalemme, i suoi genitori accettassero che il bambino di dodici anni si perdesse nella carovana per un giorno intero, ascoltando i racconti e con¬dividendo le preoccupazioni di tutti: “Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giorna¬ta di viaggio” (Lc 2,44). Invece a volte succede che certe famiglie cristiane, per il linguaggio che usano, per il modo di dire le cose, per lo stile del loro tratto, per la ripetizione continua di due o tre temi, sono viste come lontane, come separate dalla società, persino i loro stessi parenti si sento¬no disprezzati o giudicati da esse.

6,2 Con la parola Gesù conquisto la gente [2]

Come Gesù il catechista è l’uomo della Parola
Il catechista è l’uomo della Parola. Della Parola con la maiuscola. Fu proprio con la Parola che nostro Signore conquistò il cuore della gente. Venivano ad ascoltarlo da ogni parte (cfr Mc 1,45). Restavano meravigliati ascoltando i suoi insegnamenti (cfr Mc 6,2). Capivano che parlava come chi ha autorità (cfr Mc 1,27). Fu con la Parola che «ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,14-15), attraevano al seno della Chiesa di tutti i popoli (cfr Mc 16,15-20).

… accoglie e interiorizza la Parola
Questa relazione della catechesi con la Parola non si muove tanto nell’ordine del “fare” ma piuttosto dell’ “essere”. Non si può avere una autentica catechesi senza una centralità e una referenza reali alla Parola di Dio che anima, sostiene e feconda tutto il suo agire. Il catechista s’impegna di fronte alla comunità a meditare e rimuginare la Parola di Dio affinché sia sua eco. Pertanto, la accoglie con la gioia che dà lo Spirito (cfr 1Ts 1,6), la interiorizza e la fa carne e gesto come Maria (cfr Lc 2,19). Trova nella Parola la saggezza dall’alto che le permetterà di fare il necessario e acuto discernimento, sia personale e sia comunitario.
Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore (cfr Eb 4,12).

… è servitore della Parola
Il catechista è un servitore della Parola, si lascia educare da essa, e in essa ha la se¬rena tranquillità di una fecondità che supera le sue forze: «Non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55,11). Il catechista può far proprio ciò che Giovanni Paolo II scrive sul sacerdote: «Deve essere il primo “credente” alla Parola, nella piena consapevolezza che le parole del suo ministero non sono “sue”, ma di Colui che lo ha mandato. Di questa Parola egli non è padrone: è servo» (Pastores dabo vobis 26).

… è uomo del silenzio
Per rendere possibile questo ascolto della Parola, il catechista deve essere uomo e donna che ama il silenzio. Sì, il catechista, siccome è l’uomo della Parola, deve essere anche l’uomo del silenzio.
Silenzio contemplativo, che gli consenta di liberarsi dell’inflazione delle parole che riducono e impoveriscono il suo ministero riducendolo a una verbosità vuota, come in tanti casi ci offre la società attuale. Silenzio dialogico, che renderà possibile l’ascolto rispettoso dell’altro e renderà possibile abbellire la Chiesa con la diaconia della parola che si offre come risposta. Silenzio straripante di prossimità, che integrerà la parola con gesti creatori che facilitano l’incontro e rendono possibile la «teofania di noi». Quindi vi invito, uomini e donne della Parola: amate il silenzio, cercate il silenzio, rendete fecondo nel vostro ministero il silenzio!

6,2-6 Dalla meraviglia alla perplessità [3]

La parola del giovane Rabbi suscita meraviglia …
Quei fedeli che ascoltavano Gesù nella sua città natale Nazaret erano pieni di speranza. Avevano rispetto e ammirazione per l’autorità che emanava la sua persona e le sue parole sembravano muovere un’aria rinnovatrice nell’anima del popolo. La proposta di quel giovane Rabbino era una cosa attesa da tempo: “La Buona Novella per i poveri”, un nuovo modo di “vedere” la vita e la tanto desiderata libertà. Questa buona novella di Gesù è coinvolgente. Così come libera e sana, si assume l’incarico di liberare e sanare gli altri. Parlando con il suo popolo, Gesù stesso sente la conferma che le parole profetiche si compiono nello stesso momento in cui le pronuncia. Illuminato e unto, parla mosso dallo Spirito. Il racconto evangelico ce lo mostra chiaramente: lì c’era lo Spirito, un nuovo tempo di Dio, un vento sicuro. E la gente sentiva lo stesso: c’erano applausi e gesti di ammirazione.

…. subito perplessità
Tuttavia, la fine della storia ci lascia perplessi. Qualcuno insinuò sottilmente: «Non è questo il figlio di Giuseppe il falegname?» e allora cambiò l’umore dei presen¬ti: lo spinsero fuori e lo condussero a un burrone con l’intenzione di precipitarlo o lapidarlo. Ma «Gesù passò in mezzo a loro e proseguì il suo cammino», andò a Cafàrnào, una cittadina della Galilea, a predicare di nuovo all’aperto, tra la gente semplice del popolo fedele. Ciò che in un primo momento sembrava una grande barca lanciata nei mari alla conquista della libertà, diventa il recupero dell’umile barca di Simone, il pescatore del lago di Genesareth: il Signore si intrufola e si perde come uno dei tanti nella folla. Nemmeno si comporta come un ribelle disposto a essere colpito da pietre sul petto.

NOTE
[1] Udienza, 19 agosto 2015.
[2] Chiamati a servire e annunciare, in J.M. BERGOGLIO, Missione, (= Le parole di papa Francesco, 11), Corriere della sera, Milano 2015, 5-23.
[3] Omelia nel Te Deum, Buenos Aires, 25 maggio 2004, in J.M. BERGOGLIO, Testimonianza, (= Le parole di papa Francesco,7), Corriere della sera, Milano 2014, 205-226; J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Riflessioni di un pastore. Misericordia, Missione, testimonianza, vita, LEV 2013, 469-481.

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