La parabola dei talenti che si fa vita: una «missione» di laici


(NPG 1975-02-29)

 

Nel contesto delle iniziative per l'Anno Santo, presentiamo una esperienza ricca di stimoli interessanti. Contiene elementi di facile trasposizione nella quotidiana prassi pastorale e una scelta globale che dovrebbe far pensare molti operatori.
Come sempre, per guidare ad una lettura in profondità, sottolineiamo gli aspetti per noi rilevanti.
1. Non si tratta di una esperienza giovanile, ma di «comunità ecclesiale» globale, in cui i giovani hanno spazio «particolare», sia come operatori che come destinatari. È un fatto importante. La pastorale giovanile non può evidentemente diventare uno spazio privilegiato, da gestire in esclusiva. Lo vieta l'unità della funzione pastorale della Chiesa e la consapevolezza del «momento giovanile», significativo nel quadro ecclesiale di una comunità articolata e in crescita.
2. La «missione» è stata vissuta con un grande senso di responsabilità. Lo prova il molto tempo dedicato alla preparazione e il successivo tempo di verifica. La «missione» è fatto della comunità ecclesiale: quindi va vissuto in perfetta sintonia. Non può diventare un affare privato, dove ciascuno gioca il suo servizio nel chiuso delle proprie personali doti. La condivisione del progetto è stata raggiunta attraverso lo studio comune, la qualificazione. È davvero interessante, in un momento di troppo facile qualunquismo verbale.
3. La «missione» non agisce sul vuoto. Non impianta la chiesa dal nulla e nel nulla. Esiste una ragnatela di realizzazioni locali di cui prendere atto e da corresponsabilizzare. Nel racconto dell'esperienza va perciò sottolineato il contatto con i gruppi locali, la progettazione divisa e realizzata con loro.
4. Ci si accorge presto del peso rilevante dato agli aspetti eminentemente religiosi: sia nella preparazione dei «missionari» (lunghi momenti di preghiera, contatto con la parola di Dio) che nel servizio alla comunità locale (celebrazioni liturgiche attente e curate). Da questa dimensione religiosa sono poi defluiti gli impegni sociali, come logica conseguenza. Ci pare una scelta molto interessante. Come contrappeso a insistenze radicali sulla «promozione umana» nell'evangelizzazione e per rincuorare alcuni gruppi, timorosi di non approdare mai all'umano perché «partono» dalla fede. Nessuna linea pastorale è assoluta. I punti di partenza possono variare, purché sia salva la novità della missione ecclesiale e la sua irrinunciabile «incarnazione» storica.

L'articolo riproduce, con adattamenti redazionali, un testo del gruppo che ha vissuto l'esperienza della» missione» nella parrocchia di S. Maria delle Grazie di Gragnano (NA).

 

L'approfondimento della coscienza missionaria che il Concilio Vaticano II ha stimolato nei laici battezzati giunse a far maturare in un gruppo di amici il progetto di una esperienza di evangelizzazione diretta a fratelli di fede.
Questa esperienza si intese incarnare in una forma di Missione Parrocchiale che chiamasse a raccolta, nell'Anno Santo in corso, tutte le forze vive di una comunità ecclesiale in ordine all'approfondimento del centro di fede che è Cristo salvezza.
La forma laicale di esperienza di missione parve subito interessante tanto per i protagonisti quanto per i destinatari; ma la prima difficoltà che sorse consistette nella carenza di qualche tracciato di esperienza passata. Le ricerche che furono fatte su questa linea rilevarono che ci sono esperienze di missione laicale, ma di tipo omogeneo per quanto concerne il gruppo degli amici missionari. Qui si progettava invece una missione che comprendesse tutte le componenti della vita laicale, ivi compresi gruppi coniugali.
La scelta fu operata sulla base di conoscenze dell'unico sacerdote del gruppo; si giunse a totalizzare il numero di dodici missionari.
Ai missionari fu inviata una lettera come vademecum dottrinale-pratico, inquadrando l'evento della Missione in un ambito di grande fede e come impegno di fiducia da parte di Dio. Vi furono approcci informali nei quali si decise di organizzarsi nella preparazione remota in forma sistematica.
La periodicità degli incontri fu all'incirca ogni dieci giorni per un periodo di tre mesi. Si mise a punto anzitutto la finalità della missione come riscoperta di Cristo Speranza del mondo. Si ricercò la bibliografia per la preparazione remota e si decise di stendere un iter comune adattabile alle diverse categorie a cui ci si sarebbe rivolti. Fu il primo ciclostilato dal titolo «Con Maria nell'Anno Santo alla riscoperta di Cristo nostra Speranza».
Gli incontri successivi furono di approfondimento dei punti in cui si ha articolava questa traccia di riflessione.

LA SCELTA DEL CAMPO DI AZIONE

Per quanto riguarda la scelta del campo di azione si presero contatti con il Vescovo. Egli fu entusiasta della formula e proposte, sentito il parere del parroco, di creare lo spazio di attività missionarie nella Parrocchia, consacrata di recente, di S. Maria delle Grazie di Gragnano.
Essa occupa un'area che comprende due zone mediamente distinte dal punto di vista sociologico: attorno alla Chiesa Parrocchiale sorge un'area prevalentemente rurale; al di là della Ferrovia dello Stato vi è un quartiere residenziale, il Parco Imperiale, abitato dal ceto operaio ed impiegatizio. II numero globale degli abitanti si aggira presumibilmente sulle 4.000 unità.
La preparazione della missione contemplò anche i necessari contatti con i diversi gruppi organizzati della comunità parrocchiale. Si sentirono i pareri, si focalizzarono i progetti, si distribuirono i compiti di sensibilizzazione e di collaborazione in loco delle forze ivi operanti. Si preparò il lancio dell'invito e del programma dettagliato giorno per giorno, sia per gli incontri dei gruppi che per le manifestazioni di tipo comunitario. La preparazione prossima fu aperta dalla omelia, tenuta in occasione della consacrazione della Chiesa Parrocchiale, nella quale il Vescovo esortò alla viva partecipazione a questo evento di grazia.
La domenica successiva in tutte le Messe fu introdotta ufficialmente la missione nelle sue finalità e nelle sue articolazioni organizzative.

LA FASE DI REALIZZAZIONE

Iniziarono poi i lavori della settimana missionaria. Nella Chiesa parrocchiale, alle 8, si svolse il rito della «Missio». Furono proclamate le letture bibliche riguardanti l'invio dei Profeti del Vecchio Testamento e dei discepoli del Nuovo; dopo l'omelia i missionari ricevettero ufficialmente l'incarico della missione da parte del Vescovo. Singolarmente si appressarono all'altare e stendendo le mani sul Vangelo aperto assentirono con l'Amen a questa formula d'invio: «Va' e annuncia ai fratelli che il Regno di Dio è vicino, che Cristo è vivo e risorto e che il Vangelo è la Speranza del mondo». Dopo il rito si concordava con l'animatore la visita alle famiglie a gruppi di due missionari.
L'orario della giornata di lavoro missionario prevedeva:

 Tutte le mattine, un'ora di preghiera di carattere biblico-liturgico con omelia spesso partecipata. Il significato di questi lunghi periodi di preghiera, nel pur pressante lavoro missionario, è colto nell'esigenza che tutto il gruppo avvertiva di parlare a Cristo dei fratelli prima che parlare di Cristo ai fratelli. Del resto nella fase di preparazione erano stati interessati vari cenacoli di preghiera, sia di monasteri di clausura sia di gruppi di infermi «ostie sul mondo».

 La visita alle famiglie o ai lavoratori nei cantieri di lavoro durava fino alle 13,30. E stata questa un'opera delicata e apprezzata, senz'altro decisiva per la missione, poiché ha raggiunto anche quelli che normalmente non partecipano della vita parrocchiale. Il dialogo qui si è fatto vivo, umano, familiare. Si è parlato in forma concreta del senso della fede oggi, del modo di vivere cristianamente in famiglia, del modo di fare meglio Chiesa intorno al Parroco, della vita sacramentale.

 Non sono neppure mancati contatti con i fratelli separati «Evangelici» abitanti nella zona. Si tratta di un gruppo notevole, fervente e compatto, operante da decenni in questo territorio. Sono stati realizzati incontri con il Pastore e con alcune famiglie di questa comunità. Il dialogo vivo, a tratti vivace, ricco sempre di atteggiamenti di fede e di speranza, di convergenza verso Cristo è valso ad attenuare pregiudizi e rigidezze e a portare un sereno senso di ecumenismo e di pace evangelica. Il congedo è stato sempre caratterizzato da un profondo senso di rispetto, anzi di cordialità e di affetto.
I missionari nelle loro visite hanno sentito i fratelli parlare delle difficoltà ed esigenze di carattere spirituale e sociale ripromettendosi di farsi caldi interpreti, di costituirsi in gruppo evangelico di pressione anche presso i pubblici poteri in sede locale, civile e diocesana, per la soluzione dei più pressanti problemi. Al termine dell'incontro con le famiglie veniva lasciato come ricordo una copia del Vangelo e degli Atti degli Apostoli, con una dedica per la personalizzazione del ricordo.

 Alle 13,30 la comunità dei laici missionari ritornava in sede per il pranzo preparato da giovani generosi e disponibili delle organizzazioni parrocchiali, grazie alla contribuzione di tutte le famiglie, fra le quali si è registrata una commovente gara di premurosa attenzione. Era questo il momento nel quale il senso della comunità, allargato ai collaboratori della parrocchia, era molto vivo per la festosità, familiarità, allegria e per quella capacità costruttiva di confronto delle varie esperienze, dal quale emergevano nuovi progetti o ritocchi di interventi.

 Alle 15,45 ci si raccoglieva attorno all'altare per mezz'ora di preghiera liturgica con relativa meditazione su testi biblici. Seguiva immediatamente la programmazione del lavoro per il pomeriggio e la serata: i missionari responsabili dei gruppi dei giovani e degli adulti continuavano l'opera di visita nelle famiglie fino al momento del loro intervento progammato.

 Gli incaricati del gruppo dei ragazzi iniziavano subito gli incontri con il loro numerosissimo seguito. E stato veramente interessante vedere questa turba impegnata in ricerche bibliche, in risposte a questionari, in commenti a proiezioni di diapositive riguardanti i temi trattati, in formulazione di preghiere che sintetizzavano la conversazione tenuta. Tra un'attività e l'altra si preparavano canti di carattere liturgico e ricreativo. Questo gruppo si è impegnato a raccogliere giocattoli, vestiti e suppellettili utili e nuove per i bimbi più poveri.

 Gli adolescenti venivano accolti da altri due missionari contemporaneamente all'incontro con i ragazzi.
«Cristo speranza del mondo» è stato così articolato nella ricerca guidata:

1. I grandi uomini hanno preso posizione nei confronti di Cristo. E io?
2. «La gente chi dice che lo sia?». Veniva a questo punto sollecitata un'intervista degli adolescenti agli adulti e successivamente si sottoponevano i risultati a riflessione critica.
3. Chi è Gesù Cristo? La ricerca veniva guidata sul Vangelo di Marco.
4. Le esigenze di Gesù. Ricerca su alcuni capitoli di Matteo Luca e Giovanni.
5. «Vivere Cristo insieme giorno per giorno» con la riflessione sulla Chiesa oggi ed il cristiano nella Chiesa.

 Alle 19 iniziava la conversazione di altri tre missionari con i giovani. Si partì dall'atteggiamento di ognuno davanti alla situazione odierna come sfida. Si approfondirono le componenti della cultura contemporanea marcate da un senso di progresso e di angoscia. Si esaminarono i progetti umanistici più notevoli oggi che si disputano il campo della speranza. Si intravide nella insidia alla speranza la base di ogni forma di pessimismo, per quanto concerne la promozione autentica dell'uomo. Si registrò a tutti i livelli una impellente esigenza di liberazione.
Si approfondì la proposta del Vangelo come progetto dell'umanesimo completo al seguito di Cristo Via, Verità e Vita che libera e rende liberatori. Il senso della Chiesa come comunità che prolunga nella storia la presenza di Cristo portò ad un dialogo operativo e interessante circa la situazione parrocchiale, familiare e ambientale. Si concluse in forma di logica derivazione all'esigenza nativa di missionarietà per ogni battezzato.
In genere dopo ogni conversazione con i giovani i missionari li invitavano a partecipare a celebrazioni eucaristiche che si svolgevano presso gruppi di cascinali più lontani dal centro parrocchiale. Totalitaria risultava la partecipazione giovanile che animava la gente del luogo.

 Per gli adulti la programmazione serale contemplava due distinti gruppi di interventi secondo le zone. In quella rurale alle 18 si svolgevano gli incontri di due missionarie coniugate con le mamme.
Alle ore 20,30 una coppia di missionari incontrava gli adulti mentre un'altra contemporaneamente, al Parco Imperiale, svolgeva una simile conversazione con i coniugi della zona.
Sulla traccia del Vangelo si approfondivano insieme questi interrogativi:
Che cosa è l'uomo, qual è il significato della sua vita, a che cosa valgono le conquiste, dove stiamo andando, c'è una speranza per l'uomo, per la famiglia, per i nostri figli? È possibile costruire un mondo più umano?
Cristo ci presenta una proposta di vita: come si incarna nella comunità familiare? È possibile trasformare la famiglia di oggi in quella che Paolo chiama «la piccola Chiesa»? Come si diffonde la fede? Qual è il significato profondo della testimonianza di fede della comunità coniugale nei confronti dei figli e di tutta la comunità familiare nei confronti dell'ambiente?
Come potenziare il rapporto vitale tra «la piccola Chiesa della famiglia «e la Chiesa locale?

LE MANIFESTAZIONI COMUNITARIE

In questa iniziativa missionaria è stato dato largo spazio agli incontri personali, familiari, categoriali. Non poteva tuttavia mancare una certa programmazione di assemblee plenarie della comunità parrocchiale che alimenta il senso di Chiesa collegata vitalmente alla Chiesa universale.
Furono realizzate pertanto queste manifestazioni:

28 giugno, venerdì, alle 21,30 la Via Crucis per le strade del rione, commentata dai rappresentanti delle varie categorie: tre ragazzi, tre adolescenti, quattro giovani, quattro adulti. Risultò una comunitaria meditazione sul mistero della Passione del Signore Gesù, efficace ed incisiva. Nei commenti spontanei fu frequente il riferimento alla Passione di Gesù che continua nei poveri di pane e di amore che salgono gli innumerevoli calvari di oggi.

Il 29 giugno, in onore dei testimoni della fede Pietro e Paolo, si svolse una sentita e partecipata assemblea itinerante. La marcia della fede partì dal Parco Imperiale; fissò tre tappe di meditazione biblica su questi temi:
a) la nostra vita è una marcia. Una marcia faticosa, più faticosa oggi;
b) il Risorto ci accompagna lungo la via. Noi siamo tutti in cammino sullo stradone di Emmaus;
c) il Risorto dona e perdona per rinvigorirci nella marcia.
A conclusione della marcia tutti i partecipanti furono festosamente accolti nella luminosa e moderna Chiesa Parrocchiale dal Vescovo della diocesi, Mons. Raffaele Pellecchia. Tutta l'assemblea con il proprio Pastore invocò da Dio pace e luce per il Papa, i Vescovi ed implorò il perdono speciale del Giubileo mediante una liturgia penitenziale.

Il 1° luglio, in mattinata, si organizzò un pellegrinaggio di riconoscenza e di suffragio al cimitero di Gragnano.
La liturgia sottolineò la presenza dei defunti «più vivi dei vivi» in mezzo a noi e il grande senso di speranza nella esperienza del Signore Risorto. Si solidalizzò particolarmente con quanti avevano perduto da poco i propri cari, accompagnandoli processionalmente nel rito della benedizione delle tombe.

Il giorno seguente 2 luglio fu la giornata degli ammalati: nella Chiesa parrocchiale convennero vari amici infermi, per lo più giovani. Si celebrò la Messa in onore della Madonna delle Grazie. All'omelia fu rimarcato il significato luminoso dell'offerta sacerdotale del fratello infermo nella grande Offerta del Sommo Sacerdote al Padre. Questi amici furono invitati a trattenersi con la Comunità dei Missionari a pranzo ove la musica e la gioia caratterizzarono l'incontro.

L'indomani si svolse la giornata dei carcerati. I 12 missionari si portarono alle carceri mandamentali di Gragnano. I detenuti li attesero nel grande parlatorio: furono introdotti al significato dell'Incontro da un missionario e quindi invitati a dividersi in gruppi per la conversazione guidata da due missionari.
La loro esperienza dolorosa fu annodata all'esperienza dell'Uomo senza macchia, dell'Unico Innocente, Gesù. I testi del Vangelo, distribuiti ad ognuno, valsero ad illuminare le povere parole umane. Nel frattempo i Sacerdoti erano a disposizione per le confessioni, e verso le 13 si celebrò un'Eucaristia, da qualche amico definita la «Messa della Speranza». Un trattenimento musicale concluse questa indimenticabile giornata missionaria.

LA CONCLUSIONE DELLA MISSIONE

L'ultima sera della missione, dopo le consuete conversazioni dei giovani e degli adulti, si svolse nella Chiesa parrocchiale, la liturgia penitenziale secondo il nuovo rito. Alle 20,30 iniziò la celebrazione della Messa che si protrasse per circa due ore, che, secondo le osservazioni raccolte, tenne vivo l'interesse di tutti fino alla fine. Si svolse il rito Pasquale del Cero, mutuato dalla liturgia del Sabato Santo, che preparò gli animi alla consapevole rinnovazione dei voti battesimali. All'omelia intervennero numerosi rappresentanti delle varie categorie, ragazzi, adolescenti, giovani, adulti, per esprimere la propria esperienza di vita vissuta durante la missione, a livello personale, familiare e comunitario.
Prima della benedizione uno dei missionari lesse la lettera indirizzata a tutti i fratelli e amici della comunità parrocchiale. Ne riportiamo uno stralcio.

«A conclusione della nostra missione sentiamo il bisogno di esprimere la nostra simpatia e il senso della nostra amicizia. Ci siamo trovati tra voi come in famiglia. Voi formate un'immensa famiglia intorno al Parroco.
Vi ammiriamo per la vostra bontà di cuore.
Vi ringraziamo per la calda ospitalità con la quale ci avete accolti nelle vostre famiglie.
Grazie soprattutto per la vostra esemplare fede cristiana.
Vi esortiamo ad approfondirla continuando a leggere il Vangelo nelle vostre famiglie e nelle riunioni parrocchiali, così come abbiamo fatto nei gruppi delle missioni in questi giorni».

Dopo la Messa ci fu una spontanea ed affettuosa manifestazione di comunione: tutti i presenti in Chiesa abbracciarono i missionari con accenti di viva commozione. Un contadino espresse ad un amico missionario: «Non ho mai pianto in vita mia, ma stasera non ce l'ho fatta più. Vi dico solo questo: Grazie! Tornate presto».
Fu l'espressione più ricorrente in questi saluti calorosi, che fece rivivere ai missionari una pagina degli Atti meditata durante la preparazione: il congedo di Paolo dalla comunità di Efeso.

LA MISSIONE DOPO LA MISSIONE

Il giorno successivo la fine della missione il gruppo di amici si incontrò per una Cena Eucaristica in casa di uno dei missionari. Fu fatto il punto delle esperienze e tutti convennero nella costatazione che la missione così impostata è stato un evento di grazia oltre che per i destinatari anche per i missionari stessi.
Si è sperimentata la grazia della comunità apostolica in cui la preghiera, il sacrificio, l'iniziativa, la fantasia, la creatività si sono mirabilmente intrecciate in una forma di vita comune in cui tanti beni si sono condivisi.
Non si aveva esperienza alle spalle di una formula di missione laicale.
Si è dovuto, dopo la prima intuizione, creare, confrontare, sperimentare, ritoccare. Tanti particolari tecnici bisogna perfezionare. Resta comunque la validità di un'esperienza che ha trovato concretamente possibile questa forma di vita apostolica impegnata a tempo pieno e a ritmo serrato, nonostante le notevoli difficoltà dei laici legati alle occupazioni professionali e alle loro famiglie.
Dopo alcuni giorni si è svolta la revisione dell'esperienza, presenti i missionari e un gran numero di componenti la comunità insieme con il parroco.
Il coordinatore propose di rivederla prima in retrospettiva e poi in prospettiva di impegno immediato. Circa l'esperienza missionaria ciò che risultò concordemente più incisivo fu registrato nel fatto nuovo della presenza dei laici come missionari in uno stile di approccio familiare e immediato. Da molti si espresse l'impressione positiva dell'ambiente circa il valore testimoniale del gruppo dei missionari come comunità di amici uniti e disponibili.
Fu dato molto rilievo alla validità delle visite domiciliari, fu rimarcata la brevità dell'esperienza e degli incontri.
In prospettiva fu osservato che la missione stimola ad una vita cristiana impegnata: pertanto si vide la necessità di una programmazione a grandi linee di un nuovo modo di comunità sulla base delle esperienze fatte. Si propose di moltiplicare gli incontri per creare a tutti i livelli una comunità di amici in stato di permanente ricerca della Parola di Dio; di approfondire insieme il Vangelo; di partecipare a corsi di cultura religiosa e convegni in ordine ad «una permanente missione parrocchiale».
In merito, il gruppo dei giovani propose di continuare il metodo dell'approccio delle famiglie nella Parrocchia per stimolare alla meditazione familiare della Bibbia e alla partecipazione più viva alla vita della Parrocchia. Questa esigenza comune a tutte le comunità cristiane si sente più viva in questa zona che continuamente registra il confronto dell'impegno della fede dei cattolici con gli altri cristiani. Si notò quindi la necessità di una preparazione spirituale e culturale in ordine a questo impegno vitale.
Si passarono poi in rassegna le istanze di carattere sociale rilevate dai missionari nelle visite domiciliari. Tali istanze saranno motivo di interventi articolati dei missionari con la comunità parrocchiale sui pubblici poteri locali per un tentativo di soluzione di annosi problemi.
Convinti che Cristo libera l'uomo da tutte le alienazioni e situazioni dí peccato e di ingiustizia, tutti, missionari e parrocchiani, si impegnarono ad aprire con le autorità a vari livelli, il discorso sui problemi concreti della zona.

CONCLUSIONE

La missione si proponeva come finalità l'approfondimento di Cristo speranza del mondo che ci fa Chiesa, cioè comunità missionaria che annuncia la speranza.
La costruzione della Chiesa è un dato e un impegno dinamico e permanente.
L'esperienza di questi incontri, che ha visto crescere nella fede gli annunciatori e i destinatari, non è che un momento forte del nostro essere Chiesa, e pertanto un compito che dovrà continuare, per essere all'altezza della fiducia di Cristo Salvezza e degli uomini di oggi in attesa.