Uno studio

sulla GMG

«Testamento» di Giovanni Paolo II ai giovani*

Dario Di Giosia

«Un grazie sentito a Dio
per il dono della giovinezza»
(Giovanni Paolo II)


Verso il termine del pontificato Giovanni Paolo II apre la Chiesa a nuovi traguardi pastorali. La soglia del terzo millennio è stata varcata e il popolo di Dio, forte dell'esperienza giubilare, dei copiosi frutti dati dal cammino di preparazione e dalla celebrazione dei suoi grandiosi eventi, affronta con rinnovata fede e speranza il futuro: Duc in altum!

Il testamento del Papa ai giovani

Il Papa porta sulle spalle il peso degli anni, ma se il suo fisico è fiaccato il suo animo è ancora giovane. Attraversata la meta giubilare, traguardo che fin dall'inizio del suo pontificato aveva prospettato, Giovanni Paolo contempla il cammino fatto, ringrazia Dio e i giovani.
«Voglio qui esprimere, dal profondo del cuore, un grazie sentito a Dio per il dono della giovinezza, che per mezzo vostro permane nella Chiesa e nel mondo. Desidero, altresì, ringraziarlo con commozione perché mi ha concesso di accompagnare i giovani del mondo durante i due ultimi decenni del secolo appena concluso, indicando loro il cammino che conduce a Cristo, "lo stesso, ieri, oggi e sempre" (Eb 13,8). Ma, al tempo stesso, Gli rendo grazie perché i giovani hanno accompagnato e quasi sostenuto il Papa lungo il suo pellegrinare apostolico attraverso i Paesi della terra». [1]
La celebrazione del 25° anno di pontificato è invece occasione per il collegio cardinalizio di esprimere un rendimento di grazie a Dio per il Papa e per tessere l'elogio dell'impegno del pontefice nei lunghi anni del suo papato. In questa occasione, tra i molti altri meriti, i cardinali ricordano che Giovanni Paolo II «soprattutto è andato incontro ai giovani contagiandoli con il fuoco della sua fede, con il suo amore per Cristo e con la sua disponibilità a dedicarsi a Lui anima e corpo». [2] Il Papa, dal canto suo, ha mostrato fino al termine della sua vita una grande forza di volontà. Si notano tuttavia anche i segni di un vigore fisico ormai in calo e nel magistero i tratti chiari della manifestazione dei suoi sentimenti ultimi per i giovani.
«Ora, mentre penso con riconoscenza al passato, il mio sguardo si volge ai giovani, con cui ho stabilito fin dall'inizio del mio ministero petrino un dialogo preferenziale. Ricordo che, al termine di quel primo Angelus, aggiunsi uno speciale saluto per loro dicendo: "Voi siete l'avvenire del mondo, voi siete la speranza della Chiesa, voi siete la mia speranza". Debbo riconoscere che la risposta dei giovani è stata davvero incoraggiante. Oggi vorrei ringraziarli per essermi sempre stati vicini durante questi anni e vorrei che sapessero che continuo a contare su di loro». [3]
Sono parole pregnanti di un abbraccio di addio che Giovanni Paolo II sente ormai alle porte. Le occasioni di incontro sono già ridotte al minino, ma la forza di questo grande testimone del vangelo si esprime anche nella semplicità di un solo gesto. Ricorrendo il ventennale della consegna ai giovani della croce giubilare, quella croce che li ha accompagnati in ogni continente e nazione, il Papa riaffida alla gioventù di tutto il mondo il suo ultimo mandato, la sua ultima consegna.
«Vent'anni fa, al termine dell'Anno Santo della Redenzione, affidai ai giovani la Croce, il legno sul quale Cristo è stato elevato da terra ed ha vissuto l'ora" per la quale era venuto nel mondo! Da allora questa Croce, peregrinando da una Giornata della Gioventù all'altra, sta camminando per il mondo sorretta dai giovani e annuncia l'amore misericordioso di Dio che va incontro ad ogni sua creatura per restituirle la dignità perduta a causa del peccato. Grazie a voi, cari amici, milioni di giovani, guardando a quella Croce, hanno cambiato la loro esistenza impegnandosi a vivere da autentici cristiani. Carissimi giovani: rimanete uniti alla Croce! Guardate alla gloria che attende anche voi. Quante ferite provano i vostri cuori, spesso causate dal mondo degli adulti! Riaffidandovi idealmente la Croce, vi invito a credere che in tanti abbiamo fiducia in voi, che Cristo ha fiducia in voi e che soltanto in Lui c'è la salvezza che cercate! Quanto bisogno c'è, oggi; di ripensare il modo di avvicinarci ai giovani per annunciare loro il Vangelo. Dobbiamo rimetterci certamente in discussione per evangelizzare il mondo giovanile, ma con la certezza che anche oggi Cristo desidera farsi vedere, che anche oggi vuole mostrare a tutti il suo Volto! Cari giovani; non abbiate paura di intraprendere vie nuove di donazione totale al Signore e di missione; suggerite voi stessi come portare oggi la Croce al mondo! (...). Come sono cambiati i giovani di oggi da quelli di venti anni fa! Come è cambiato il contesto culturale e sociale nel quale viviamo! Ma Cristo no, Lui non è cambiato! Lui è il Redentore dell'uomo ieri, oggi e sempre! Ponete dunque i vostri talenti a servizio della nuova evangelizzazione, per ricreare un tessuto di vita cristiana! Il Papa è con voi! Credete in Gesù, contemplate il suo Volto di Signore crocifisso e risorto! Quel Volto che tanti vogliono vedere, ma che spesso è velato dalla nostra scarsa passione per il Vangelo e dal nostro peccato!
"O Gesù amato, o Gesù cercato, svelaci il tuo Volto di luce e di perdono! Guardaci, rinnovaci, inviaci! Troppi giovani Ti attendono e, se non Ti vedranno, non saranno in grado di vivere la loro vocazione, non saranno capaci di vivere la vita per Te e con Te, per rinnovare il mondo sotto il tuo sguardo, rivolto al Padre e nello stesso tempo alla nostra povera umanità".
Carissimi amici, con creatività sempre nuova suggerita dallo Spirito Santo nella preghiera, continuate insieme a portare la Croce che vi affidai venti anni or sono. I giovani di allora sono cambiati come sono cambiato anch'io, ma il vostro cuore, come il mio, è sempre assetato di verità, di felicità, di eterno, e quindi è sempre giovane! Io, questa sera, ripongo nuovamente la mia fiducia in voi, speranza della Chiesa e della società! Non abbiate paura! Portate ovunque e in ogni occasione opportuna e non opportuna (cf 2 Tm 4,2) la potenza della Croce, affinché tutti, anche grazie a voi, possano continuare a vedere e credere nel Redentore dell'uomo! Amen». [4]
Questi ultimi brani, anche se proclamati a distanza tra loro, possono essere considerati il testamento di Giovanni Paolo II per i giovani. Sono parole che esprimono un compimento e che, ad un anno esatto dalla sua morte, preludono all'ultimo saluto dato alla gioventù accorsa al suo capezzale. Saluto trasmesso dal portavoce: «Vi ho cercato! Adesso, voi siete venuti da me. Grazie!». [5]
In questi commoventi discorsi non sono tuttavia racchiusi solo sentimenti di addio, ma si trovano anche gli elementi di apertura verso il futuro che il Papa indica ai giovani e per i giovani. Egli apre una riflessione sul mutato contesto culturale e dice che per esso la risposta è sempre Cristo Redentore dell'uomo. Occorre quindi ripensare il modo di avvicinare i giovani, rimettersi in discussione per evangelizzare. I giovani stessi, anzi, sono invitati a suggerire il modo di portare oggi la croce nel mondo con creatività nuova animata dallo Spirito.

L'eredità per Benedetto XVI

Benedetto XVI, nel suo primo messaggio dopo l'elezione al soglio pontificio, ha attestato di sentire forte su di lui la mano del suo amato predecessore che lo sostiene. Poi ha fatto riferimento al suo esempio e al suo operato: «Mi sta dinanzi, in particolare, la testimonianza del Papa Giovanni Paolo II. Egli lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane». Anzi proprio i giovani - ha continuato - sono stati i suoi «interlocutori privilegiati». [6]
Tra le considerazioni di Papa Ratzinger, circa l'operato di Giovanni Paolo II, quelle sulla GMG sono particolarmente significative. Rivolgendo il suo saluto al presidente della repubblica tedesca e alle autorità in occasione dell'incontro di Colonia 2005, egli parla della Giornata Mondiale come di una «intuizione», ancor più di una «ispirazione» per cui Wojtyla «non ha creato solo un'occasione di eccezionale significato religioso ed ecclesiale, ma anche umano, che porta gli uomini oltre i confini l'uno verso l'altro e contribuisce a edificare un futuro comune». [7]
Più ampiamente le sue parole hanno descritto la GMG nella festa di accoglienza dei giovani. «Arrivando oggi a Colonia per partecipare con voi alla XX Giornata Mondiale della Gioventù, mi è spontaneo ricordare con emozione e riconoscenza il Servo di Dio tanto amato da tutti noi Giovanni Paolo II, che ebbe l'idea luminosa di chiamare a raccolta i giovani del mondo intero per celebrare insieme Cristo, unico Redentore del genere umano. Grazie al dialogo profondo che si è sviluppato nel corso di oltre vent'anni tra il Papa e i giovani, molti di loro hanno potuto approfondire la fede, stringere legami di comunione, appassionarsi alla Buona Novella della salvezza in Cristo e proclamarla in tante parti della terra. Questo grande Papa ha saputo capire le sfide che si presentano ai giovani di oggi e, confermando la sua fiducia in loro, non ha esitato ad incitarli ad essere coraggiosi annunciatori del Vangelo e intrepidi costruttori della civiltà della verità, dell'amore e della pace. Oggi tocca a me raccogliere questa straordinaria eredità spirituale che Papa Giovanni Paolo II ci ha lasciato. Lui vi ha amati, voi l'avete capito e lo avete ricambiato con lo slancio della vostra età. Ora tutti insieme abbiamo il compito di metterne in pratica gli insegnamenti». [8]
Al termine della Giornata Mondiale di Colonia, Benedetto XVI traccia con i vescovi della Germania un bilancio che richiama punti fondamentali per la comprensione dell'evento. Innanzitutto egli ricorda la centralità dell'azione di Dio. «Sappiamo tutti - dice ai vescovi - che l'intero lavoro di preparazione, le grandi cose che sono state fatte, non bastano a rendere possibile tutto questo, che quindi dev'essere necessariamente un dono. Poiché nessuno può semplicemente creare l'entusiasmo dei giovani, nessuno può creare per giorni questa unione nella fede e nella gioia della fede. E fino al tempo atmosferico è stato tutto veramente un dono per il quale rendiamo grazie al Signore e che interpretiamo anche come dovere di far la nostra parte perché questo entusiasmo prosegua e divenga forza per la vita della Chiesa nel nostro paese». [9] Poi Ratzinger ha messo in evidenza la dimensione intraecclesiale degli effetti positivi della GMG. «Il Santo Padre Giovanni Paolo II, il geniale iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù, un'intuizione che io considero un'ispirazione, ha mostrato che entrambe le parti danno e ricevono. Non soltanto noi abbiamo fatto la nostra parte nel miglior modo possibile, ma anche i giovani con le loro domande, con la loro speranza, con la loro gioia nella fede, con il loro entusiasmo nel rinnovare la Chiesa, ci hanno donato qualcosa. Per questa reciprocità ringraziamo e speriamo che essa perduri, che cioè i giovani con le loro domande, la loro fede e la loro gioia nella fede continuino a essere per noi una provocazione a vincere pusillanimità e stanchezza». [10] Infine Papa Benedetto ha aperto la prospettiva della missionarietà, della testimonianza data al mondo attraverso la GMG. Il valore rigenerativo reso dall'entusiasmo dei giovani per l'adesione di fede dI altri giovani. «L'esperienza di questi ultimi vent'anni ci ha insegnato che ogni Giornata Mondiale della Gioventù costituisce, in un certo senso, un nuovo inizio per la pastorale giovanile del paese che l'ha ospitata. Già la preparazione dell'evento mobilita persone e risorse. L'abbiamo anche visto proprio qui in Germania: come una vera "mobilitazione" ha pervaso il paese, attivando energie. Infine la celebrazione stessa porta con sé una ventata di entusiasmo che bisogna sostenere e, per così dire, rendere definitivo. È un potenziale enorme di energie che può ulteriormente accrescersi distribuendosi sul territorio. Penso alle parrocchie, alle associazioni, ai movimenti. Penso ai sacerdoti, ai religiosi, ai catechisti, agli animatori impegnati con i giovani». [11]
In altre occasioni poi Benedetto XVI ha ripreso la riflessione sulla GMG, sia invitando i giovani a parteciparvi sia esortandoli ad esserne testimoni presso gli altri giovani che sono in ricerca. «La Giornata Mondiale della Gioventù - dice - è molto più di un evento. È un tempo di profondo rinnovamento spirituale, i cui frutti saranno di beneficio a tutta la società. I giovani pellegrini sono colmi del desiderio di pregare, di essere nutriti dalla Parola e dal Sacramento, di essere trasformati dallo Spirito Santo, che illumina la meraviglia dell'anima umana e mostra la via per essere espressione e strumento dell'amore che da Lui promana». [12]
Ancora più approfonditamente Papa Ratzinger è tornato a parlare di GMG con la curia romana dopo la celebrazione della Giornata di Sidney 2008. A fine anno, la valutazione degli avvenimenti pastorali intercorsi, porta il pontefice a considerare l'evento australiano come «una grande festa nella fede» che ha avvicinato i giovani di tutto il mondo non solo geograficamente ma anche interiormente, grazie alla condivisione della fede in Cristo. Il Papa considera il valore di "visibilità" della Chiesa, la testimonianza dei giovani data alla città ospitante e al mondo, ma anche affronta apertamente le voci di dissenso circa il valore delle GMG. «Della presenza della Parola di Dio, di Dio stesso nell'attuale ora della storia si è trattato anche nei viaggi pastorali di quest'anno: il loro vero senso può essere solo quello di servire questa presenza. In tali occasioni la Chiesa si rende pubblicamente percepibile, con essa la fede e perciò almeno la questione su Dio. Questo manifestarsi in pubblico della fede chiama in causa ormai tutti coloro che cercano di capire il tempo presente e le forze che operano in esso. Specialmente il fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù diventa sempre più oggetto di analisi, in cui si cerca di capire questa specie, per così dire, di cultura giovanile. L'Australia mai prima aveva visto tanta gente da tutti i continenti come durante la Giornata Mondiale della Gioventù, neppure in occasione dell'Olimpiade. E se precedentemente c'era stato il timore che la comparsa in massa di giovani potesse comportare qualche disturbo dell'ordine pubblico, paralizzare il traffico, ostacolare la vita quotidiana, provocare violenza e dar spazio alla droga, tutto ciò si è dimostrato infondato. È stata una festa della gioia - una gioia che infine ha coinvolto anche i riluttanti: alla fine nessuno si è sentito molestato. Le giornate sono diventate una festa per tutti, anzi solo allora ci si è veramente resi conto di che cosa sia una festa - un avvenimento in cui tutti sono, per così dire, fuori di sé, al di là di se stessi e proprio così con sé e con gli altri. Qual è quindi la natura di ciò che succede in una Giornata Mondiale della Gioventù? Quali sono le forze che vi agiscono? Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita. Con ciò, tuttavia, la peculiarità di quelle giornate e il carattere particolare della loro gioia, della loro forza creatrice di comunione, non trovano alcuna spiegazione. Anzitutto è importante tener conto del fatto che le Giornate Mondiali della Gioventù non consistono soltanto in quell'unica settimana in cui si rendono pubblicamente visibili al mondo. C'è un lungo cammino esteriore ed interiore che conduce ad esse. La Croce, accompagnata dall'immagine della Madre del Signore, fa un pellegrinaggio attraverso i Paesi. La fede, a modo suo, ha bisogno del vedere e del toccare. L'incontro con la croce, che viene toccata e portata, diventa un incontro interiore con Colui che sulla croce è morto per noi. L'incontro con la Croce suscita nell'intimo dei giovani la memoria di quel Dio che ha voluto farsi uomo e soffrire con noi. E vediamo la donna che Egli ci ha dato come Madre. Le Giornate solenni sono soltanto il culmine di un lungo cammino, col quale si va incontro gli uni agli altri e insieme si va incontro a Cristo. In Australia non per caso la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l'evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava Colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla Croce. Così anche il Papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente Vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi. Infine la Liturgia solenne è il centro dell'insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock. Friedrich Nietzsche ha detto una volta: "L'abilità non sta nell'organizzare una festa, ma nel trovare le persone capaci di trarne gioia". Secondo la Scrittura, la gioia è frutto della Spirito Santo (cf. Ga15, 22): questo frutto era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney. Come un lungo cammino precede le Giornate Mondiali della Gioventù, così ne deriva anche il camminare successivo. Si formano delle amicizie che incoraggiano ad uno stile di vita diverso e lo sostengono dal di dentro. Le grandi Giornate hanno, non da ultimo, lo scopo di suscitare tali amicizie e di far sorgere in questo modo nel mondo luoghi di vita nella fede, che sono insieme luoghi di speranza e di carità vissuta». [13]
Le Giornate Mondiali della Gioventù rappresentano il frutto maturo della pastorale dei giovani incoraggiata da Giovanni Paolo II. I suoi significati vanno però certamente compresi alla luce di quanto egli ha operato più ampiamente in tutte le occasioni di incontro con i giovani e in tutto il suo magistero. Benedetto XVI nel raccogliere questa eredità offre egli stesso alcune risposte alle perplessità insinuanti circa il suo valore pastorale. E certamente anche le conclusioni di questa ricerca sono capaci di aprire prospettive su cui fondare meglio le diverse valutazioni.

Fedeltà creativa

Le dinamiche psicologiche soggiacenti i moti di aggregazione, e che indifferentemente possono riguardare eventi disparati come un concerto rock o la GMG, sono le prime insicurezze su cui fare luce. Erikson osserva che al fondo delle appassionanti e stravaganti avventure dei giovani c'è la forza vitale della "fedeltà", che essi sentono in modo particolare il bisogno di poter sviluppare. [14] I giovani - dice - cercano qualcuno o qualche cosa cui essere fedeli; ciò è palese in molte loro azioni. Egli constata che l'ansia di locomozione, le attività energetiche, gli sport impegnativi, i balli frenetici, il vagabondaggio senza meta, sono manifestazione dell'innata esuberanza della gioventù e della loro insoddisfatta ricerca di consumazione dell'atto sessuale. Ma anche l'adesione a movimenti e ideologie ne sono espressione, poiché questi rispondono alla necessità dei giovani di sentirsi attivati ed indispensabili nell'indirizzare qualche cosa verso un avvenire aperto a tutto. «Nella gioventù - dice Erikson - la forza ego nasce dal reciproco riconoscimento dell'individuo e della comunità, nel senso che la comunità riconosce il giovane come apportatore di energie fresche e che l'individuo così approvato riconosce la società come un processo vivente, che ispira lealtà via via che la riceve, conserva la fedeltà via via che l'attira, onora la fiducia via via che la richiede». [15] Proprio per questo - osserva il noto psicologo - in nessun altro stadio del ciclo vitale la possibilità di trovarsi e il pericolo di perdersi sono così strettamente legati. «La fedeltà - dice Erikson - come forza di dedizione disciplinata, si può dunque ottenere coinvolgendo i giovani in molti tipi di esperienze, purché rivelino l'essenza di un qualche aspetto proprio dell'epoca in cui i giovani stanno per prendere il loro posto come beneficiari e custodi della tradizione, come esecutori o inventori in campo tecnologico come rinnovatori e innovatori di forza morale, come ribelli ansiosi di distruggere ciò che è sorpassato e come deviazionisti animati da impegni fanatici. In questo consisterebbe, in certo senso, il potenziale della gioventù nell'evoluzione psicosociale; e se ciò può apparire come una razionalizzazione disposta a sottoscrivere qualsiasi altisonante auto-illusione nei giovani, qualsiasi auto-giustificazione mascherata da devozione alla causa, qualsiasi nobile scusa di fronte ad atti di cieca distruzione, essa ci aiuterà almeno a capire l'enorme spreco coinvolto in questo ed ogni altro meccanismo umano». [16]
Al margine di queste considerazioni, dunque, si rileva che questi meccanismi dell'evoluzione psichica sono certamente presenti anche nella GMG. Anche nella Giornata Mondiale i giovani esprimono il bisogno di essere fedeli a qualcuno e a qualcosa. E la Chiesa esplicitamente indirizza la passione giovanile al modello umano rivelato in Cristo. Ora gli interrogativi emergenti sono: deve la Chiesa, custode della fede e della verità splendente del vangelo, rinunciare ad educare i giovani per timore di "forzare" il loro sviluppo? Deve rinunciare a proporre la genuinità dei valori cristiani e la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa per così far cadere il sospetto di strumentalizzazione? Deve lasciare ai giovani le sole proposte autodistruttive di certi profeti rock o quelle violente/razziste di certe ideologie politico-sociali per paura di esser delusa dalle incostanze giovanili?
La proposta della GMG conosce frutti abbondanti e le sue imperfezioni pastorali non dovrebbero far perdere di vista queste essenziali qualità. La ricerca sul magistero di Giovanni Paolo II mostra che essa risponde perfettamente proprio a quanto enunciato da Erikson circa i valori su cui plasmare la "fedeltà" dei giovani. La Giornata Mondiale coglie lo spirito di globalità e il gusto di viaggiare tipici dell'epoca contemporanea; si propone ai giovani, nell'insegnamento di Wojtyla, quale mezzo per prender posto nella Chiesa e nella società, apportandovi la loro forza innovatrice e il valore di una contestazione purificata dagli equilibri della fede e dall'esempio di Cristo. Ci si può chiedere dunque se la Chiesa di fronte all'idealismo e al bisogno di "fedeltà" dei giovani, dato antropologico comunque evidente e operante, dovrebbe accrescere lo «spreco» prospettato da Erikson quando possiede l'unica Verità capace di indirizzarli alla piena soddisfazione. La GMG intercetta l'idealismo giovanile perché l'insegnamento di Wojtyla è stato in grado di collocare nell'orizzonte informale della vita dei giovani una proposta vincente di Cristo e della Chiesa. I principi da lui adottati sono validi riferimenti per una sempre nuova fedeltà creativa.

Bilancio per un rilancio

Scrive il Cardinale Rylko: «Il discorso sulla dimensione della fede nella vita dei giovani di oggi non può prescindere dal riferimento alle Giornate Mondiali della Gioventù, scelta profetica del Servo di Dio Giovanni Paolo II, il Papa che ha coinvolto milioni di giovani di tutti i continenti in una straordinaria avventura spirituale incontro a Cristo Via, Verità e Vita». [17]
La prospettiva antropologica di Giovanni Paolo II descrive le categorie per cui il suo messaggio è stato in grado di raggiungere i giovani in qualsiasi contesto essi si trovassero. L'aver centrato ciò che la giovinezza rappresenta nella vita umana gli ha permesso di parlare ad ogni giovane e a tutti i giovani. Toccando l'essenziale della loro esperienza e motivando le loro più profonde aspirazioni, egli ha condotto la gioventù all'incontro con Cristo. Ha annunciato un vangelo capace di decifrare gli interrogativi giovanili e di far cogliere in Gesù di Nazareth Colui che rivelando Dio rivela anche l'uomo all'uomo (cf. GS 22). Gli aspetti formativi susseguenti hanno un'ulteriore ricchezza dottrinale e una proprietà di linguaggio. Difficilmente riassumibile qui in breve, il loro frutto è apprezzabile nei rispettivi capitoli. Essi rappresentano uno sviluppo dell'incontro con Cristo oppure un'ulteriore modalità di approccio a Lui.
Risulta centrale la logica della "partecipazione" con cui Giovanni Paolo II è stato capace di coinvolgere i giovani in un'esperienza "sorgiva" della Chiesa, mediante la quale egli ha educato ad essa facendoli partecipare alla sua costruzione. In questo senso deve essere compresa la genesi della GMG e il valore educativo dato al reale protagonismo della gioventù (cf. CL 46). La pastorale dei giovani di Wojtyla ha questo significato, sono realmente loro gli "attori" principali che realizzano la particolare esperienza di Chiesa, la sua micro/ macro realizzazione nella Giornata Mondiale. Il Papa interpreta il bisogno giovanile di avere un proprio spazio formativo. La "comunione specializzata" che egli ascrive alla forza pedagogica dei movimenti ecclesiali, qui viene riproposta con una formula eminentemente "cattolica". La GMG rappresenta un luogo specializzato per la crescita dei giovani, edificato dai giovani stessi. È la loro Chiesa; la mediazione della Chiesa giovane per l'incontro e la formazione dei giovani. Un luogo pastorale posto a metà tra formale ed informale; un megaoratorio dei tempi moderni, dove tra gioco e impegno si realizza l'incontro dei giovani di ogni dove e condizione con Cristo e con la "Chiesa giovane" di Cristo.
L'aspetto narrativo, dato al processo di evangelizzazione da Giovanni Paolo II, ha prodotto l'"esserci" di tanti giovani che si sono lasciati entusiasmare dal "noi" creato dalla mediazione del Papa. Tuttavia, questo "noi" della GMG risulta fragile, incostante, poco spendibile nella dimensione locale del dirsi cristiani. Pur restando nei giovani una forte esperienza della fede e della bellezza della Chiesa, nel ritorno all'ordinario vengono a mancare i riferimenti per la continuità del percorso sperimentato e dunque si osserva il ripiego o la fuga.
Alcuni dati tratti da questa ricerca possono indicare delle risposte. La validità pastorale della GMG, in termini di mistagogia della fede, assume significati diversi a partire dall'esperienza già in atto nel giovane. È chiaro che non può essere un'esperienza valida sempre e comunque, nessuna mediazione ecclesiale potrebbe esserlo. Tuttavia, quanto più l'esperienza dei giovani è ricca e formata in partenza, tanto più per essi si apre la dimensione della testimonianza da dare agli altri giovani e al mondo. La GMG è una esperienza fatta dai giovani per i giovani; dare e ricevere è nella sua logica. Più ancora, poi, l'esperienza degli stessi giovani dimostra che, anche quando vi fosse stata da parte loro una buona formazione in partenza, essi hanno comunque potuto sperimentare un rafforzamento del percorso fin lì compiuto, proprio grazie alla condivisione con i giovani di tutto il mondo. È errato dunque porre in antitesi esperienze locali di campi scuola, esercizi spirituali, ritiri, con l'esperienza della Giornata Mondiale Non sono esperienze che si escludono tra loro, possono invece essere facilmente incluse nell'ampia proposta educativa della Chiesa.
La sua forza aggregativa dei giovani è indubitabile, ed è una forza che va sommata alla valenza pastorale dell'immagine ecclesiale e dei messaggi massmediali che l'evento è capace di produrre. Tuttavia le scarse ricadute nella dimensione locale, parrocchiale, richiede ulteriori approfondimenti. Diverse indicazioni possono venire dall'insegnamento e dall'operato di Giovanni Paolo II anche in questo caso. L'apertura mostrata nei confronti di tutti i giovani, la capacità di parlare loro con un linguaggio che incontra il loro vissuto, sono gli aspetti primari. Occorrono però anche la capacità di proporre una diversificazione dei "luoghi" della pastorale dei giovani e l'attenzione a riprodurre la dimensione narrativa dell'esperienza del vangelo, tale da favorire la partecipazione dei giovani ad una nuova esperienza di Chiesa.
Chiaramente, ciò che nella GMG risulta composto in unità nonostante l'enorme diversità dei giovani presenti, a livello locale risulta difficilmente conciliabile in un'unica esperienza, pur notevolmente ridotte le diversità. Questo richiede agli educatori e ai giovani stessi la capacità di comporre l'unità non solo nel rispetto delle differenze ma ancor più nella loro adeguata comprensione e valorizzazione. Comprensione adottata a partire dall'assunzione positiva del diverso modo di far esperienza della fede e diversa modalità di collocarsi nell'esperienza di Chiesa. Quindi valorizzazione intesa come custodia attiva di queste differenze, in quanto capaci di rappresentare tutti i giovani, e partecipazione ad esse dell'unità della Chiesa attraverso la guida degli educatori e dei pastori. Sono forse le medesime dinamiche che riguardano ciò che Giovanni Paolo II ha chiamato le "comunioni specializzate" dei movimenti e l'unità dell'esperienza ecclesiale nel suo insieme. Ma nella pastorale dei giovani proposta da Giovanni Paolo II vi è anche l'ulteriore dato educativo a richiedere la possibilità di vivere ed edificare micro realizzazioni di Chiesa e di vangelo.
La necessità di cogliere nell'insegnamento di Papa Wojtyla questa "dimensione laboratoriale" della trasmissione della fede apre ad una ulteriore riflessione per indirizzare educatori e giovani. Ciò in particolare riguarda la possibilità di dare alla GMG una maggiore forza di continuità locale. Ugo Lorenzi analizza la differenza tra la gradualità e regolarità della vita di fede ordinaria e l'"immersione" nel concentrato flusso di avvenimenti e preghiera della GMG. Poi rileva il paradosso prodotto nella Giornata Mondiale per cui alla grandezza di questi avvenimenti corrisponde una comunanza, una fusione sociale, invece tipica dei piccoli gruppi. Da queste premesse Lorenzi formula la possibilità di passare dalla forma sociale immediata della GMG alle strutture mediate di socialità ecclesiale locale e dalla socialità calda dello "small together" proprio delle Giornate Mondiali, alla comunità ampia e radicata sul territorio della Chiesa. Un passaggio da realizzare attraverso la continuità del processo di narrazione, mediante il quale si può articolare la continuità dell'esperienza di fede. «L'atto di fede di questi giovani - scrive Lorenzi - sorge nello spazio tra un "vissuto" che tende a diventare "esperienza" e un racconto che media l'attività interpretativa di cui la fede si alimenta. Ti racconto è il termine medio tra vissuto ed esperienza, perché non solo esplicita, ma opera il passaggio dall'uno all'altra». [18] Lorenzi mostra come la narrazione è capace di "sedimentare" l'esperienza vissuta e, quindi, come essa è capace anche di creare nuova esperienza. La possibilità di estendere all'ambito ordinario la dinamica narrativa dell'esperienza di fede, così come i giovani hanno potuto sperimentarla nella logica laboratoriale prodotta da Giovanni Paolo II, apre una prospettiva che unisce racconto e testimonianza alla continuità dell'esperienza stessa.
Una considerazione si impone anche circa i "luoghi" in cui realizzare la pastorale dei giovani. Domenico Sigalini proporrebbe la capacità di vivere "formale" e "informale". [19] E si può considerare che non solo scuola, parrocchia, famiglia, sono i luoghi formali dell'esperienza della fede, ma forse lo sono già anche il gruppo, l'oratorio e la GMG. In questo senso il «cercare i giovani» proposto da Giovanni Paolo II include la possibilità di "abitare" gli orizzonti sempre nuovi della vita giovanile, non ultimo il virtuale di Internet e delle chat, di Facebook e di Youtube. Chiaramente è un abitare propositivo ma che non può e non deve chiedere ai giovani di indietreggiare sul loro mondo culturale per abbracciare tradizioni e costumi lontani dalla loro sensibilità. Non dovrebbe chiederlo a meno che non sia necessario. Il "cercare i giovani" di Giovanni Paolo II non è invasivo. Egli piuttosto rispetta gli spazi propri della gioventù (tanto più che essi li abbandonano se li vedono frequentati da adulti). Il Papa si propone invece come difensore di questo "spazio giovanile" elevandone le valenze religiose ed ecclesiali.
«Accompagnare» il percorso dei giovani vuol dire infatti essere capaci innanzitutto di includere la loro originale esperienza. Solo in questo modo può realizzarsi una "narrazione" del vangelo a prescindere da troppi presupposti e perciò estendibile al maggior numero di uditori.
Giovanni Paolo II con il suo esempio e il suo insegnamento offre un progetto e un metodo educativo capace di dialogare con i giovani e renderli protagonisti dell'esperienza di fede e partecipi della missione della Chiesa. «Quando li incontro - dice - in qualunque luogo del mondo, attendo prima di tutto quello che vorranno dirmi di loro, della loro società, della loro Chiesa». [20] Ascoltare la gioventù, comprenderla, è la prima azione educativa importante. I giovani parlano con le parole, con i gesti, i canti, le danze. Bartolomeo Sorge ha indicato tre diversi momenti del vissuto di fede dei giovani dopo il concilio. Un primo momento di frammentazione (1963-1968), un secondo di contestazione (1968-1976), un terzo di ricomposizione (1976-1981), da cui derivava una nuova domanda di aggregazione, un ritorno al sacro. [21] Il Papa ha colto questa novità della cultura giovanile del tempo offrendo una risposta avvincente che ha incontrato il favore di milioni di giovani in tutto il mondo. Nel riconsegnare ai giovani la croce della GMG egli però ha detto: «Come sono cambiati i giovani di oggi da quelli di venti anni fa! Come è cambiato il contesto culturale e sociale nel quale viviamo! Ma Cristo no, Lui non è cambiato!». [22] Nel mondo che cambia Giovanni Paolo II ha invitato i giovani a cercare essi stessi il modo nuovo di annunciare. Cristo; ha invitato a ripensare ancora il modo di avvicinarsi ai giovani e annunciare loro il vangelo. In questo oggi, che sembra già molto diverso da vent'anni fa, Cristo desidera ancora farsi conoscere e conoscere i giovani. L'esempio e l'insegnamento di Papa Wojtyla rilevati in questa ricerca consegnano principi e linguaggi validi per i giovani di ogni tempo.

La sfida educativa

Evidentemente Giovanni Paolo II è stato privilegiato nella sua azione pastorale sui giovani, potendo incontrare una gioventù che già per molti aspetti era interessata da un'esperienza ecclesiale. Essenzialmente si tratta di giovani di gruppi parrocchiali, di movimenti, oppure radunati in occasione di una sua visita. [23] Vi è perciò uno scarto inevitabile tra questa sua esperienza di Papa e quella del singolo educatore che si trova ad operare per strada. Quest'ultima è sicuramente una dimensione più problematica, più legata alla località e quindi più difficilmente organizzabile in termini di adesione e partecipazione. Sono differenze e maggiori difficoltà che il Papa certamente conosce e per le quali incoraggia alla fiducia e alla perseveranza gli educatori e i pastori.
Egli offre tuttavia anche un modello. Nella pastorale di Giovanni Paolo II il giovane è al centro del processo educativo. Non per caso è detta «pastorale dei giovani». Il giovane è al centro quando il Papa risponde alle sue domande. È al centro quando riceve la proposta di Cristo. È al centro quando è invitato a edificare la Chiesa da protagonista e quando è aiutato nel comprendere la propria vocazione e missione. Il Papa infatti si propone quale accompagnatore del suo processo di autoeducazione offrendo i valori e i criteri che rispondono alle sue domande e bisogni. Quindi, come all'apice del percorso, invita il giovane stesso a farsi accompagnatore e testimone per il cammino di altri giovani.
Il carisma pedagogico di Giovanni Paolo II emerge da questa ricerca come la capacità di incarnare tutte insieme le prospettive più attuali della pastorale giovanile e della pedagogia religiosa. Il suo operato si colloca proprio nell'orizzonte ultimo di ciò che sono le proposte dei maggiori autori su questi temi. E in questo orizzonte introduce il nuovo di una antropologia della gioventù, i cui elementi sono poi sviluppati passo dopo passo, nella proposta di Cristo, nell'educazione alla vita ecclesiale, nello prospettiva vocazionale, ecc. Proprio di questa antropologia oggi si è maggiormente alla ricerca per rispondere alle sfide della pastorale. «L'attuale crisi dell'educazione - riferisce la CEI - ha a che fare non soltanto con singole difficoltà, ma piuttosto con l'idea che abbiamo dell'uomo e del suo futuro, perciò è indispensabile non limitarsi a una prospettiva settoriale di educazione, né è sufficiente riflettere sulle metodologie pedagogiche, ma è necessaria una visione antropologica ed essenziale del fatto educativo come tale, che abbia il suo fondamento e sviluppo in una concezione della persona e dell'esperienza umana, viste non come un ideale passato da contrapporre al presente, ma come una comprensione più profonda dell'umano, per un'iniziativa rinnovata e convinta». [24]
Papa Wojtyla ha saputo accompagnare i giovani perché ha superato la frammentazione di uno stile educativo settoriale, la frammentazione dei saperi e il linguaggio dei soli valori socialmente condivisi. Egli si è collocato alla base del processo educativo formando l'identità di un soggetto-persona con quelle risposte che ne rivelano la natura c favoriscono la consapevolezza.
Sicuramente i giovani sono cambiati. E cambieranno ancora. Occorre saper cogliere il positivo presente nella loro esperienza, afferrare le loro domande e attese di oggi per leggerne in chiave antropologica i rimandi esistenziali e religiosi. Questo metodo di ascolto è risultato fondamentale per Giovanni Paolo II. Egli ha saputo indirizzare le attese dei giovani a trovare la loro piena risposta in Cristo.

(Dario Di Giosia, LA PASTORALE DEI GIOVANI. Uno studio sul magistero di Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana 2011, pp. 299-317)

 

NOTE

1 Messaggio in occasione della XVI GMG, Città del Vaticano 14/02/2001, in Insegnamenti, XXIV/1, p. 375.
2 Messaggio del Collegio Cardinalizio al Santo Padre, Città del Vaticano 18/10/ 2003, in http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/2003/october/ documents/hf jp-ii_spe_20031018_conv-card-xxv-pontif it.hunl (02/06/2009).
3Angelus, Città del Vaticano 12/10/2003, in Insegnamenti, XXVI/2, pp. 380-381.
4 Discorso in preparazione alla XIX GMG, Città del Vaticano 01/04/2004, in Insegnamenti, XXVII/1, pp. 404-407.
5 Queste parole trasmesse da Joaquim Navarro Valls sono una "ricostruzione" di quanto detto dal Papa. Cf. Bollettino Sala Stampa, del 02/04/2005, in http:// 2 12 .77.1.245 /news_services/bulletin/news/163 12 .php ?in dex=163 12 &po_date= 02.04.2005&lang=it (02/06/2009): «Nella serata dí ieri probabilmente il Papa aveva in mente i giovani da Lui incontrati in tutto il mondo lungo il percorso del Suo pontificato. Infatti, sembrava far riferimento ad essi quando, dalle Sue parole, in più riprese, si è potuta ricostruire la seguente frase: "Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio"». Questa formulazione ha ricevuto alcune critiche dai giornalisti, i quali consideravano che il Papa da qualche tempo difficilmente riusciva ad esprimersi. Le parole hanno tuttavia un significato evidente e semplice: Wojtyla ha sempre cercato i giovani. Ora i giovani lo hanno cercato spontaneamente sul letto di morte, quindi il dovuto grazie del Papa.
6 Cf. BENEDETTO XVI, Primo messaggio al termine della missa pro ecclesia, Città del Vaticano 20/04/2005, in Insegnamenti di Benedetto XVI, I, pp. 8-13.
7 BENEDETTO XVI, Discorso al presidente della repubblica tedesca e alle autorità, Köln 18/08/2005, in Insegnamenti di Benedetto XVI, I, p. 415.
8 BENEDETTO XVI, Discorso alla festa di accoglienza, Koln 18/08/2005, in Insegnamenti di Benedetto XVI, I, pp. 420-421.
9 BENEDETTO XVI, Discorso ai vescovi della Germania, Koln 21/08/2005, in Insegnamenti di Benedetto XVI, I, pp. 466-474.
10 Ibidem.
11 Ibidem.
12 BENEDETTO XVI, Udienza generale, Città del Vaticano 04/07/2007, in Insegnamenti di Benedetto XVI, III, p. 14.
13BENEDETTO XVI, Discorso alla curia romana, Città del Vaticano 22/12/2(X)8, in http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/december/ documents/hf ben-xvi_spe_20081222_curia-romana_it.html (02/06/2009).
14 Cf. E.H. ERIKSON, Gioventù e crisi d'identità, Armando, Roma 1974, pp. 275-310.
15 IDEM, p. 286.
16 IDEM, p. 304.
17 S. RYLKO, «Le GMG, laboratorio della fede giovane», in Nuntium XI (2007) 3, p. 191.
18U. LORENZI, «Le GMG. Un'esperienza di fede in quanto raccontata», in La scuola cattolica CXXXIII (2005), p. 140.
19 D. SIGALINI, «Educatori e giovani, un rapporto nuovo», in Note di pastorale giovanile XXIV (2000) 3, p. 41.
20GIOVANNI PAOLO II - V. MESSORI, Varcare la soglia della speranza, Mondadori, Milano 1994, p. 139.
21 Cf. B. SORGE, Una nuova domanda di aggregazione?, in M. MIDALI - R. TONELLI (edd.) Chiesa e giovani, LAS, Roma 1982, pp. 39-53.
22 Discorso in preparazione alla XIX GMG, Città del Vaticano 01/04/2004, in Insegnamenti, XXVII/1, pp. 404-407.
23 I sondaggi rilevano ad esempio che oltre il 70% dei partecipanti alla GMG di Roma 2000 erano appartenenti a movimenti ecclesiali e parrocchiali. Cf. R. RICUCCI:, «Giovani e GMG. La memoria di un'esperienza», in F. GARELLI - R. FERRERO CAMOLETTO, Una spiritualità in movimento, Messaggero, Padova 2003, p. 22.
24 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, La sfida educativa, Laterza, Roma-Bari 2009, p. 3.

* Per comodità e utilità del lettore, aggiungiamo qui un indice delle FONTI: Fonti del magistero di Giovanni Paolo II sui giovani, pubblicato dall'autore in un articolo successivo di cui qui offriamo il link: Gioventù e nichilismo: la pedagogia di Giovanni Paolo II e i suoi riflessi nel magistero di Papa Francesco