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Dall'ascolto all'amore

Domenica XXXI del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

ascolto amore 

12,28-34 Dio è il primo che compie il comandamento dell’amore [1]

Dio è il primo che compie il comandamento dell’amore: lui ama, non sa fare altre cose! (12,28-34). È un Dio che ci dice, come si legge nel libro di Osea (14, 2-10): “Io ti guarirò perché la mia ira si è allontanata da te!” È così che parla Dio: “Io ti chiamo per guarirti!”. Tanto che, i miracoli che Gesù faceva con tanti ammalati erano anche un segno del grande miracolo che ogni giorno il Signore fa con noi, quando abbiamo il coraggio di alzarci e andare da lui.
Il Dio che aspetta e perdona è anche il Dio che fa festa. Ma non organizzando un banchetto, come quell’uomo ricco che aveva alla porta il povero Lazzaro. No, questa festa non gli piace! Invece Dio prepara un altro banchetto, come il padre del figliol prodigo. Nel testo di Osea, Dio ci dice che “pure tu fiorirai come il giglio”. È la sua promessa: ti farà festa. Tanto che “si spanderanno i tuoi germogli, e avrai la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano”.
La vita di ogni persona, di ogni uomo, ogni donna che ha il coraggio di avvicinarsi al Signore, troverà la gioia della festa di Dio”.

12,28-31 Dall’ascolto all’amore [2]

Mi ha sempre colpito il fatto che quando a Gesù chiedono quale sia il comandamento principale, lui risponda citando la preghiera ebraica più famosa: lo Shemà. La parola, che significa “ascolta”, ha dato il nome a uno dei testi fondamentali delle Sacre Scritture.

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.
Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore,
con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore.
Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai
quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via,
quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li legherai alla mano come un segno,
ti saranno come un pendaglio tra gli occhi” (Dt 6,4-8).

Per il popolo di Israele questa preghiera è così importante che gli ebrei devoti la conservano scritta su piccoli rotoli che si legano sulla fronte o sul braccio vicino al cuore. Costituisce il primo e principale insegnamento che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Contiene la certezza a sua volta comunicata di generazione in generazione: la consapevolezza che l’unico modo per imparare e per diffondere l’Alleanza di Dio è questo, ascoltare.
A questo primo comandamento Gesù ne aggiunge un altro, che lo segue per importanza:
“Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi” (Mc 12,31).
Ascoltare per amare, ascoltare per entrare in dialogo e rispondere. Ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica (cfr Lc 8,19-21), dirà in altre occasioni riferendosi alla chiamata e alla risposta all’amore del Signore. Ascoltare e commuoversi sarà l’atteggiamento costante di Gesù nei confronti di quanti soffrono. E impossibile amare Dio e il prossimo senza compiere questo primo gesto: ascoltarli.

12,28-34 Il precetto dell’amore orienta a interpretare la storia e a vivere il presente [3]

Un precetto che porta a vivere in comunione
Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato (Mc 12,28-34) ci introduce in una situazione di comunione di sentimenti, repentina ma profonda, proprio nei momenti in cui attorno a Gesù cominciarono a sorgere molti dissensi nei suoi confronti: quelli del potere di turno, dei religiosi e di una parte della folla che inizia a prendere le distanze o a manifestare indifferenza.

L’incontro dello scriba con Gesù: l’antagonismo potenziale diventa fiducia reciproca…
Uno scriba, dunque una persona poco propensa a concordare con il Maestro di Nazaret, gli si avvicina con curiosità, piuttosto intellettuale e inquisitiva, per metterne alla prova la solidità dottrinale. Tuttavia lo aspetta una sorpresa: non soltanto trova un compatriota che conosce la giustizia di Dio, ma che per giunta ha un cuore nobile. Trova qualcuno che lo invita alla pienezza: “Non sei lontano dal regno di Dio”. L’antagonismo potenziale si vede esaltato al medesimo livello di fraternità grazie al puro invito e alla stima di quel cuore nobile di Gesù il Maestro, che gli offre la comunità del Regno per la sua pienezza. Soltanto la nobiltà di cuore, di un cuore che non può non amare, così come annuncia il comandamento su cui dialogano, può tendere ponti e vincoli. Soltanto l’amore è pienamente affidabile o, come dice santa Teresina, Dottore dell’amore: “È la fiducia, e null’altro che la fiducia, che deve condurci all’Amore!” [4]

Scommettere sulla fiducia reciproca
Oltre gli alti e bassi della storia e le ambiguità degli uomini, i nostri padri di Maggio, pur con le loro molte differenze ed errori, hanno scommesso sulla fiducia reciproca che è radice e frutto dell’amore. La fiducia che avrebbero gettato le basi per guidare il nostro stesso destino e tutto ciò che noi simboleggiamo come patria e nazione. E, senza formulazioni previe, nel sacrificio quotidiano della costruzione di questa nazione ha preso vita un vero amore sociale. Sangue e lavoro, rinunce ed esili riempiono le pagine della nostra storia. La stessa opposizione dell’odio fratricida e delle ambizioni particolari che ostacolano e ritardano, non fa altro se non confermare che era l’amore per quel progetto fondante a portare avanti questo sogno di essere argentino. Inconcluso o troncato, ferito o indebolito, quel sogno è qui per proseguire la sua realizzazione, e il Vangelo che oggi ci illumina ci ricorda l’amore fondante.

L’amore richiede tutto…
Un amore che richiede “tutto il tuo cuore e la tua anima, il tuo spirito e le tue forze” perché Gesù sa, come lo sapevano i sapienti di Israele, che chi ama così Dio non ha paura di fare altrettanto con gli altri, gli viene spontaneo e lieve. Sono coloro che amano con tutto il loro essere, pur pieni di debolezze e di limiti, a volare leggeri, liberi da influenze e da pressioni. Chi non ama di “cuore e spirito” si trascina pesantemente tra le sue elucubrazioni e le sue paure, si sente perseguitato e minacciato, ha bisogno di rafforzare il proprio potere senza sosta e senza misurarne le conseguenze.

… fonda un vincolo e una comunità davvero umanizzanti…
Gesù non dà soltanto un comandamento nel senso più comune della parola, ma proclama l’unico modo per fondare un vincolo e una comunità davvero umanizzanti: l’amore gratuito, senza condizioni, che si basa su convinzioni, che sente e pensa gli altri come prossimi, vale a dire come se stesso. È vero che difficilmente s’incontra un essere umano che non senta la necessità, la carenza o il desiderio dell’amore, ma è altrettanto vero che le nostre limitate condizioni lo restringono sempre e lo piegano ai nostri interessi. L’amore che Gesù propone è gratuito e illimitato, e perciò molti lo considerano - lui e il suo insegnamento - un delirio, una pazzia, e preferiscono accontentarsi della mediocrità ambigua... senza critiche e senza sfide. E quegli stessi predicatori della mediocrità culturale e sociale, quando si vedono toccati nei propri interessi, reclamano atteggiamenti etici da parte degli altri e delle autorità. Ma in che cos’altro si può fondare un’etica, se non nell’interesse che “l’altro” e “gli altri” mi risvegliano a partire dall’amore come convinzione e atteggiamento fondamentale? Vale a dire, da questa “pazzia” che Gesù propone.

La “pazzia” dell’amore difende dalle altre pazzie
Questa “pazzia” del comandamento dell'amore che il Signore propone, e che ci difende nel nostro vero essere, sgombra il campo anche dalle altre “pazzie” così quotidiane che mentono e danneggiano e finiscono con l’impedire di realizzare il progetto di nazione: quella del relativismo e quella del potere come ideologia unica. Il relativismo che, con la scusa del rispetto delle differenze, omologa nella trasgressione e nella demagogia: permette tutto per non farsi carico di quella contrarietà a cui un cuore maturo è chiamato nel sostenere valori e principi. Il relativismo, stranamente, è assolutista e totalitario: non permette che ci si scosti dal relativismo stesso, in nulla diverso dal “taci” e dal “non ti immischiare”.
Il potere come ideologia unica è un’altra menzogna. Se i pregiudizi ideologici deformano lo sguardo sul prossimo e sulla società secondo le loro sicurezze e le loro paure, il potere fatto ideologia unica accentua il teorema persecutorio e dannoso che “tutte le posizioni sono schemi di potere” e “tutti cercano di dominare gli altri”. In questo modo si erode la fiducia sociale che, come dicevo, è radice e frutto dell’amore.

Il potere dell’amore come servizio
Gesù, invece, ha manifestato il potere dell’amore come servizio. Il potere dell’amore come servizio risuscita sempre, per quanto si cerchi di distruggerlo. La sua sorgente si trova oltre qualsiasi determinazione umana: è la paternità amorosa di Dio, fonte inattingibile e indubitabile. L’amore procurato da uno all’altro fa sì che questi non sia né manipolato né frainteso. Soltanto ciò che è superiore, l’amore di Dio, sostiene il potere di Gesù.
Noi siamo invitati a rifondarci nella sovranità dell’amore semplice e profondo, dell’amore che abbiamo ascoltato nel Vangelo, comandamento che lega l’amore di Cristo e di Dio Padre con i vincoli e con la dignità degli altri amati come “noi stessi”. Quando invece il nome di Dio viene usato per sottomettere e usare violenza, così come qualsiasi altra entità reale o ideologica, si cade nella mera idolatria, e, quando In facciamo, non operiamo come Egli opera con noi.[…]
Il comandamento dell’amore mira a farci sentire la chiamata a lavorare sulla nostra capacità di amare. Non è infatti un mero impulso della natura, ma un dono che - sia in quanto nostro di natura, sia per l’iniziativa di Dio - ci rafforza come persone se lo accogliamo e lo coltiviamo. Senza amore, invece, l’anima marcisce e s’indurisce, è facile che diventi crudele. Non per niente i nostri antichi scelsero il termine icastico di “desalmado”, senz’anima, per chi non ha compassione né considerazione dell’altro. Anche se la pensano diversamente, l’amore ispira nobiltà d’animo sia nello scriba sia in Gesù. E noblesse oblige. Gesù apre la porta verso la costruzione del Regno; la fiducia reciproca, basata sulla fiducia in una realtà superiore, ci rende non soltanto più facile convivere, ma anche costruire insieme una comunità nazionale a beneficio di tutti.

Amare senza ricercare vantaggi personali
L’amore oggi ci invita ad agire senza cercare vantaggi immediati, occupandoci delle prossime generazioni senza abbandonarle a tendenze facilone. Ci invita ad agire senza relativismi immaturi, stizzosi e codardi. Ci invita ad agire senza narcotizzarci nei confronti della realtà e senza psicologie da struzzi che nascondono la testa davanti a insuccessi ed errori. L’amore ci invita ad accettare il fatto che proprio nella debolezza si trova ogni potenzialità di ricostruirci, riconciliarci e crescere.
L’amore è tutt’altro che un sentimentalismo collettivo e una mera impulsività: è un compito fondamentale, sublime e insostituibile, che oggi diventa una necessità e deve farsi proposta per una società disumanizzata. […] Potrà salvarci soltanto la mistica semplice del comandamento dell’amore, costante, umile e senza pretese vanitose, ma saldo nelle sue convinzioni e nel suo donarsi agli altri.

12,31 Ascoltare per imparare ad amare [5]

[...] A questo primo comandamento (ascoltare) Gesù ne aggiunge un altro, importantissimo: “Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di [6] questi” (Mc 12,31).
Ascoltare per imparare ad amare, ascoltare per poter entrare in dialogo e rispondere, ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica (cfr Lc 8,19-21), dirà in altre occasioni riferendosi alla chiamata all’amore del Signore. Ascoltare e commuoversi è l’atteggiamento che Gesù non smetterà mai di adottare nei confronti di quanti soffrono. È impossibile amare Dio e il prossimo senza compiere questo primo gesto: ascoltarli. [...]

12,33 Amare Dio è un esodo da se stessi [7]

Cristo continuamente ci interpella con la sua Parola affinché poniamo fiducia in lui, amandolo “con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza” (Mc 12,33). Perciò ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Sia nella vita coniugale, sia nelle forme di consacrazione religiosa, sia nella vita sacerdotale, occorre superare i modi di pensare e di agire non conformi alla volontà di Dio. È un esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore di servizio a lui nei fratelli e nelle sorelle.


NOTE
[1] Meditazione, 28 marzo 2014.
[2] Bada ai tuoi passi quando ti rechi alla casa di Dio. Avvicinati per ascoltare, Lettera ai catechisti, agosto 2006;
J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 375-381; Saper ascoltare e insegnare ad ascoltare, J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 375-381; anche in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Ai Catechisti. Uscite, cercate, bussate!, LEV, Città del Vaticano 2015, 59-66.
[3] Omelia, Te Deum, Buenos Aires, 25 maggio 2012, in La fiducia reciproca è radice e frutto dell’amore, J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.J., Rizzoli, Milano 2016, 915-920; Omelia, nel “Te Deum del 25 maggio 2012, in PAPA FRANCESCO - J.M. BERGOGLIO, Pastorale sociale, Jaca Book – Comunità Sant’Egidio, Milano 2015.
[4] Santa Teresa di Lisieux, Lettera 197. (n.d.r)
[5] Empatia, in PAPA FRANCESCO J.M. BERGOGLIO, La misericordia è una carezza. Vivere il giubileo nella realtà di ogni giorno, a cura di Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano 2015, 211-246.
[6] Angelus, 8 novembre 2015.
[7] Messaggio per la 51ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni “Le vocazioni, testimonianza della verità, 11 maggio 2014.

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