Stampa
PDF

 

L'avvento,

uno squarcio

aperto sul futuro

Emanuele Borsotti - Bose

LUCE
È splendore d’acero,
l’autunno inoltrato
se tu ritorni a riguardare
è lì ogni anno, questa è la stagione
eppure non è il tempo che ritorna
piuttosto muove e avanza
a cerchi concentrici
rimpicciolendosi il raggio
più vicino alla meta
non è il tempo che torna
ma l’amore.
(D. Ciardi, Preludio d’avvento)

«Date l’annunzio ai popoli: Ecco, Dio viene, il nostro Salvatore» (Liturgia delle Ore, I domenica di Avvento, Primi Vespri, I antifona). Il tempo dell’Avvento è tutto impregnato di questo «venire», del «venire» di Dio, che è sempre un «avvenire»: una «venuta» che è «avvenimento», evento che segna l’irrompere di Dio nella storia, del Dio che viene incontro all’uomo; una venuta che è anche «avvenire», cioè apertura di un futuro, uno squarcio aperto su un orizzonte futuro, «a venire».
E questo «venire» risuona come cantus firmus nella liturgia di questo tempo liturgico, e si coniuga secondo prospettive diverse, ma tutte convergenti e complementari.
Vi è innanzitutto l’annuncio profetico del «venire» di Dio, un annuncio che risuona all’indicativo, come evento reale e presente: «Viene tra noi Cristo, nostro Re, l’Agnello annunziato da Giovanni» (Liturgia delle Ore, I domenica di Avvento, Secondi Vespri, II antifona.), come buona notizia di una «visitazione» che è già avvenuta in un momento del passato, ma i cui effetti permangono nell’«oggi» della Chiesa: «Dio ha visitato il suo popolo» (Lc 7,16).
Questo «venire», però, non abbraccia soltanto il passato, ma si slancia verso il futuro, verso un «avvenire» che non è solo il futuro dell’uomo, ma del cosmo intero, tanto che anche il creato si associa in questa attesa, accogliendo la visita del Signore, che inaugurerà un tempo e uno spazio nuovi, nella gioia e nella dolcezza: «Quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo, latte e miele scorrerà per le colline, alleluia» (Liturgia delle Ore, I domenica di Avvento, Lodi mattutine, I antifona.), perché «Colui che deve venire, il Veniente verrà e non tarderà» (Ab 2,3 Vlg).
Entrare nell’Avvento significa dunque mettersi in accordo con questo «venire» di Dio. Celebrare l’Avvento significa celebrare il Dio che viene, sapendo che «Dio non è riducibile a un Dio sempre uguale, sempre presente, senza colore e senza volto, sottratto a noi dalla infinita distanza. Egli è il Dio che irrompe in noi, che nasce proprio dai nostri orizzonti, il Dio del nostro avvenire umano» (J. B. Metz).
Con un’immagine architettonica, potremmo dire che l’Avvento costituisce quasi l’abside dell’architettura del tempo liturgico, lo spazio di gloria, quasi il punto omega verso il quale il popolo di Dio è incamminato. Nel contempo, però, quest’apertura “absidale” del tempo coincide con il punto alfa, l’Orientale Lumen, cioè il punto dal quale sorge il Sole. In un certo senso, l’inizio e la fine si ricongiungono.
Vivere l’avvento significa allora abitare un frattempo, tra la memoria del Signore già venuto nella carne e l’attesa del suo ritorno glorioso: fra il già e il non ancora si estende lo spazio del nostro «oggi», spazio in cui siamo chiamati a leggere le tracce della Sua presenza, dell’incessante venire del Signore incontro ai nostri passi.
Quella del Signore che viene è «una “presenza nascosta” nelle sere, nelle notti, all’aurora, nelle mattine… dei giorni dell’uomo… una presenza che può diventare incontro… “venuta”… appunto Avvento! Perché “ora – ci dice la liturgia dell’Avvento – egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo… perché lo accogliamo!”. Nelle nostre sere egli viene… viene quando la luce cala e tutto sembra finire. Viene, lì dove noi cominciamo a non riconoscere i tratti dei nostri volti. Qui, proprio, qui… egli viene! Viene nel cuore delle nostre notti… viene quando tutto sembra senza via d’uscita, quando si vede solo buio intorno a noi… quando gli incontri sono “sospettosi” e pieni di paura. Viene, lì dove non riconosco il volto di chi mi viene incontro. Qui, proprio, qui… egli viene! Viene al nostro canto del gallo… viene quando ci scopriamo traditori di tutto ciò in cui avevamo sperato… e creduto, quando la luce è ancora troppo poca per reagire. Viene, lì dove noi incontriamo gli sguardi di coloro che abbiamo deluso. Qui, proprio, qui… egli viene! Viene nelle nostre mattine… viene quando di fronte ad un nuovo giorno siamo tentati di pensare che non ci sarà nulla di nuovo… e ci sconvolge, nelle nostre mattine, allo spuntare della luce… come le donne che “presto al mattino” (Mc 16,2) della risurrezione vanno al sepolcro per porre l’ultimo sigillo e scoprono che l’“ultima parola” non è la morte, ma la vita…» (M. Ferrari).
Così l’Avvento diviene scuola dell’attesa, della preparazione, del desiderio, della gioia, della speranza, secondo una grammatica che è sempre da riscoprire.
«Attendere» indica il movimento, la tensione verso…, quel dinamismo volto a colmare la distanza che ci separa da chi e da ciò che desideriamo.
«Aspettare» è questione di sguardo: implica il guardare verso…, nell’attesa di qualcosa che non dipende da noi, ma che sta davanti ai nostri occhi, che vediamo venire a noi (o che ci aspettiamo che venga a noi e compaia sotto i nostri occhi). «Fissate là in alto i vostri pensieri e la vostra attesa sia sospesa verso Dio!», esortava Guerrico d’Igny.
E questa attesa di un volto, di una parola, di una presenza che tarda a venire, di un segno che consoli, di una compagnia che illumini opera in noi una dilatazione dell’intimo, come insegnava Agostino: la nostra vita è tutta attraversata dal nostro desiderare, tanto da poter dire che vivere è desiderare. Noi siamo simili a un sacco nel quale dobbiamo far entrare un dono voluminoso; dobbiamo allora allargare la bocca del nostro sacco per accrescerne la capienza. «Allo stesso modo Dio – scriveva il vescovo di Ippona – con l’attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende più capace. Viviamo dunque, fratelli, di desiderio, poiché dobbiamo essere colmati» dal dono del Dio che viene.
Questa pienezza promessa che viene a colmare il nostro vuoto ci rivela che l’Avvento è anche il tempo della consolazione. Nella liturgia risuona l’esortazione del profeta Isaia: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio» (Is 40,1). Gli occhi dei profeti già scorgono una consolazione che non si limita a una dimensione spirituale dell’uomo, ma pervade anche il suo corpo: «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti» (Is 35,3); e come un’onda che si propaga, questa consolazione diviene addirittura sinonimo di ricostruzione materiale e spirituale della città degli uomini, nella misura in cui i luoghi rappresentano anche la concrezione silenziosa del cuore, dell’intimo. Il giorno del Signore veniente sarà il giorno in cui la misericordia di Dio rialzerà la capanna di Davide, che è cadente; ne riparerà le brecce, ne rialzerà le rovine, la ricostruirà come ai tempi antichi (cf. Am 9,11). Ricostruire le mura o la città significa allora, simbolicamente, far risorgere quanto era caduto nella polvere, ridare vita e infondere coraggio, secondo la parola del Signore che ha detto: «Io dico a Gerusalemme: “Sarai abitata”, e alle città di Giuda: “Sarete riedificate”, e ne restaurerò le rovine» (Is 44,26).
«Se noi ci affidiamo a Lui con cuore umile e pentito, Egli abbatterà i muri del male, riempirà le buche delle nostre omissioni, spianerà i dossi della superbia e della vanità e aprirà la strada dell'incontro con Lui. È curioso, ma tante volte abbiamo paura della consolazione, di essere consolati. Anzi, ci sentiamo più sicuri nella tristezza e nella desolazione. Sapete perché? Perché nella tristezza ci sentiamo quasi protagonisti. Invece nella consolazione è lo Spirito Santo il protagonista! È Lui che ci consola, è Lui che ci dà il coraggio di uscire da noi stessi. È Lui è che ci porta alla fonte di ogni vera consolazione, cioè il Padre. E questa è la conversione. Per favore, lasciatevi consolare dal Signore!» (papa Francesco).
L’Avvento è il tempo in cui, ancora una volta, la Chiesa contempla l’umanità di Colui che «voleva consolare la nostra fragilità» (Agostino); è questo il senso della vita del Figlio, il volto di un Dio vicino, entrato nelle pieghe della storia per portarvi questa consolazione come «uomo che è con noi nel tempo», con la sua compagnia che è con noi e per noi.

Newsletter
Dicembre 2018
NLdic18

Verso Panama 
XXXIV GMG
  

logo panama

Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

logo-SINODO-GIOVANI-colori-295x300

Giovani 
nel digitale
Esercizi di discernimento  

iphone mano

Newsletter NPG



Ricevi HTML?

invetrina2

Laboratorio
dei talenti 2.0
Una rubrica FOI

rubrica oratorio ridotta

No balconear 
Rubrica ispirata al/dal Papa
 

lostintranslation 1

Sulle spalle... 
dei giganti

giganti

Temi di PU 
(pastorale universitaria)

temi di PU

rubriche

 Il Vangelo
del giorno
(Monastero di Bose)

Lezionario 1

Storia "artistica"
della salvezza 

agnolo bronzino discesa di cristo al limbo 1552 dettaglio2

I cammini 
Una proposta-esperienza
per i giovani
e materiali utili

vie

Bellezza, arte 
e PG
(e lettere dal mondo)

arteepg

Etty Hillesum 
una spiritualità
per i giovani

 Etty

Semi di
spiritualità
Il senso nei frammenti

spighe

 

Società, giovani 
e ragazzi
Aspetti socio-psico-pedagogici  

ragazziegiovani

LIVE

Contattaci

Note di pastorale giovanile
via Marsala 42
00185 Roma

Telefono: 06 49 40 442

Fax: 06 44 63 614

Email

Il numero di NPG 
in corso
Dicembre 2018

400 dic 18

Il numero di NPG 
precedente
Novembre 2018

NPG novembre 2018

Post It

1. In spedizione e on line la Newsletter di dicembre, con il dossier sulla SCUOLA e la Via Amerina come cammino proposto e "commentato"

2. Sul sito, il più completo RAPPORTO SUL SINODO esistente on line

3. In homepage materiali relativi alla prossima GMG di Panama

4. Abbiamo inserito nel sito tutta l'annata NPG del 2014. Ecco la ragione per cui tra gli "ultimi articoli inseriti" compaiono anche scritti di quell'anno

Le ANNATE di NPG 
1967-2019 

annateNPG

I DOSSIER di NPG 
(dall'ultimo ai primi) 
 

dossier

Le RUBRICHE NPG 
(in ordine alfabetico)
Alcune ancora da completare 
 

Rubriche

Gli AUTORI di NPG
ieri e oggi 

pennapennino

Gli EDITORIALI NPG 
1967-2019 

editorialeRIDOTTO

INDICI NPG
50 ANNI
 
Voci tematiche - Autori - Dossier

search

VOCI TEMATICHE 
di NPG
(in ordine alfabetico) 
 

dizionario

I LIBRI di NPG 
Giovani e ragazzi,
educazione, pastorale
 

libriNPG

I «QUADERNI» 
dell'animatore

quaderni

 

Alcuni PERCORSI 
educativo-pastorali in NPG
 

percorsi

I SEMPREVERDI 
I migliori DOSSIER di NPG 
 

vite N1

NOTE'S GRAFFITI 
Materiali di lavoro
con gruppi di ragazzi e adolescenti 
 

medium

Di animazione,
animatori
e altre questioni
NPG e «animazione culturale»

animatori

Sussidi e materiali 
x l'animatore in gruppo 
 

cassetta

webtvpic

SOCIAL AREA

 
socialareaok2 r1_c1_s1 socialareaok2 r1_c2_s1 socialareaok2 r1_c3_s1 socialareaok2 r1_c4_s1