Una figura profetica

luminosa

Sorella Laura - Bose

11 gennaio 2019


1 Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate isuoi sentieri!
5Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Lc 3,1-6

In questo vangelo vengono citati i grandi del mondo di allora, l’imperatore, i tetrarchi, le autorità religiose: siamo nell’ambito della storia, della realtà e non della finzione o della metafora. Dopo questa carrellata generale, ci si sposta sul particolare della storia di un uomo: “La parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”. In quest’uomo che non appartiene alla “grande storia” trova accoglienza la parola di Dio, e Giovanni si fa “voce” di quella Parola, Giovanni è un profeta.
Un profeta, ma non come spesso è stato presentato. Certa iconografia e l’insistenza posta sulle sue parole di condanna (“Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”, Mt 3,10) hanno spesso contribuito, nell’immaginario dei cristiani, a tratteggiare la sua figura come quella di un uomo corrucciato, austero e intransigente. Si dimenticano così, o vengono poste in secondo piano, altre parole riportate dai vangeli. Innanzitutto quella di Giovanni Battista stesso, una parola di gioia quando vede emergere Gesù, un Gesù che battezza come lui, e che potrebbe fargli concorrenza, come gli fanno notare. La reazione di Giovanni non è di ostilità, non si sente minacciato… la sua è una reazione di gioia: “L’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Gv 3,29-30). Amicizia, presenza, ascolto, pienezza di gioia, e poi quella parola meravigliosa dalla quale tutti dobbiamo imparare nel rapportarci con i più giovani: “Lui deve crescere e io diminuire”. Giovanni è una figura luminosa! Del resto ne troviamo la conferma nelle parole di Gesù stesso, parole di rimprovero a chi non lo ha riconosciuto: “Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce” (Gv 5,35). Una lampada, una luce, rallegrarci alla sua luce! Anche nel vangelo di oggi, dove vengono citate le parole di Isaia come riferimenti del messaggio del Battista, sta scritto che “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”: un messaggio di speranza!
Ma la speranza richiede un lavoro, la speranza è sempre a caro prezzo, un prezzo di fatica. Qualcosa va preparato, qualcosa raddrizzato. Qualcuno sta arrivando, ci si deve preparare ad accoglierlo. Accogliere una nuova presenza, richiede sempre di fare spazio: allargare il cuore, sgomberarlo da ciò che lo occupa e lo ostruisce. Ci vuole un certo vuoto per accogliere qualcuno: abbassare i monti e i colli del nostro orgoglio, della nostra autosufficienza. Chi è pieno di sé l’altro non lo vede neanche. Chi non si aspetta nulla dall’altro, perché ha già tutto, non può ricevere nulla.
I burroni da riempire sono gli atteggiamenti vittimistici di chi sempre si lamenta della propria situazione di emarginazione, di solitudine, di non amore degli altri; sono il non amore di sé: trappole fatali, occorre rinunciarvi e aprirsi alla gioia che nella vita cristiana è un comando, richiede una rinuncia, un vero e proprio lavoro. Non l’ingannevole ottimismo dei falsi profeti, ma l’annuncio sobrio del Battista ci faccia da guida verso la gioia.