Gesù, uno di noi

Battesimo del Signore (C)

a cura di Franco Galeone *

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1. Questa scena del battesimo di Gesù è stata scritta proprio per noi, perché facciamo almeno una volta all’anno memoria di questo misterioso e dimenticato momento del nostro incontro con Dio. Purtroppo nessuno di noi ricorda il giorno del proprio battesimo con acqua, perché sono stati altri a chiederlo per noi. Ma il battesimo “in Spirito e fuoco” lo dobbiamo chiedere noi, con coraggio, da adulti: “C’è un altro battesimo che io devo ancora ricevere”. E con questo secondo battesimo facciamo riferimento alla scelta adulta, libera, cosciente per Dio e per i valori del Vangelo. Chi di noi ricorda di essere stato profumato con olio benedetto, di avere ricevuto una veste bianca, una candela accesa, di avere promesso di seguire Cristo, di rinunciare al male? Ricordi lontani, e perciò è urgente riflettere su quell’inizio della nostra storia di salvezza: da quel momento siamo entrati nella chiesa, famiglia di Dio, abbiamo potuto chiamare Dio come Padre, insieme a Cristo, suo figlio e nostro fratello. Riscopri, o cristiano, la tua dignità!

2. Nati e vissuti in una religiosità da scenario (in una “cristianità senza cristianesimo”, direbbe S. Kierkegaard), dobbiamo riscoprire le esigenze e la grandezza, la gioia e la fatica di essere cristiani. Non è facile, perché viviamo in un’epoca da molti definita post-cristiana, dove sarà sempre più necessario scegliere, rischiare, schierarsi. Qualcuno addirittura sostiene che i cristiani sono una razza in estinzione! Se pensiamo che la famiglia non è più l’unica agenzia educativa, che i genitori non possono fare scelte definitive per i figli, che molti figli non avranno mai un’educazione religiosa sufficiente, che i genitori sono spinti a chiedere il battesimo per convenienza o per paura o per dare al bimbo un padrino importante … è chiaro che l’avvenire religioso non è rassicurante. Ciò che deve contare non è fissare la data o il ristorante o il regalo, ma percorrere insieme un cammino di fede. Essere i primi testimoni in famiglia per i figli! Non è impossibile! Un esempio, per convincercene. Nel 1957, erano oltre 200 mila al Coliseum, e padre Keller, che guidava la cerimonia di chiusura del Congresso eucaristico, disse al microfono: “Non abbiate paura! Adesso spegneremo le luci”. Piombò una notte fonda su tutti. Poi continuò: “Adesso io accenderò un fiammifero. Quanti lo vedranno, gridano sì”. Nello stadio esplose un “sì” corale. E padre Keller concluse: “Ogni vostra azione buona brilla nelle tenebre. Dio la vede. Ora, quanti hanno un fiammifero, lo accendano”. L’oscurità fu vinta da un tremolio sconfinato di luci. Per poco, e le tenebre furono vinte!

3. Il Vangelo di oggi contrappone il battesimo di Giovanni a quello di Gesù. Giovanni era un predicatore apocalittico; il suo era un invito, meglio, un grido alla conversione e alla penitenza. Anche Gesù ha fatto la fila, non è entrato nel Giordano in maniera eccezionale; era uno dei tanti, uno sconosciuto. Dobbiamo prendere sul serio questa sua “fila”, che indica non solo la sua umiltà, ma anche la sua vicinanza: Gesù è uno di noi, è un fratello dell’umanità. La novità di Gesù è nel fatto che egli non si concentra sull’ossessiva attesa del giudizio incombente di Dio, ma sulla lieta notizia che il regno di Dio è vicino, anzi, è già presente in ogni uomo di buona volontà. Il regno di Dio non si vede nello scontro tra la miseria umana e la santità di Dio, ma in una nuova stagione di giustizia e di fraternità, di pace e di solidarietà. Ecco perché Gesù sorprendeva tutti. Gli stessi discepoli di Giovanni rimasero sbalorditi. Giovanni separava i peccatori dai giusti, scoraggiava il lume fumigante, spezzava la canna debole, la sua era una parola terribile. Con Gesù si passa da un’epoca di schiavitù ascetica ad un’epoca di fraternità solidale.

4. Ovunque gli uomini realizzino la giustizia, ivi è il regno di Dio. Il regno di Dio non è solo una realtà spirituale, che piomba dall’alto dei cieli; è il dischiudersi della creazione, rimasta come atrofizzata sotto il peso del male. Ecco perché la parola di Gesù è liberatrice, e il suo battesimo avviene nello Spirito. La legge, le pratiche religiose, il tempio, i sacrifici … erano tutti elementi essenziali per il popolo ebraico. Lo Spirito spezza tutte queste necessità; ci vorrà del tempo prima che la Chiesa primitiva comprenda quante barriere vanno atterrate. E questo vale ancora oggi, perché la chiesa è “cattolica” a volte solo di nome e non di fatto. L’annuncio di Cristo fu un annuncio innovativo, perché faceva cadere quell’orgoglio nazionale che Giovanni il Battista non aveva fustigato: il battesimo di acqua era dato ai pii israeliti, ma il battesimo di Spirito è dato a tutti gli uomini. Non dobbiamo cadere nell’alienazione di quelle anime “belle” che trasferiscono nella fine dei tempi quegli adempimenti etici che si devono fare qui, subito, nel presente. Il regno di Dio zampilla dappertutto. Il Vangelo è legato alla logica del granello di senapa, del gesto infinitesimale. Gesù è vissuto così, silenzioso e operoso costruttore del regno. Certo, nei confronti dei grandi conquistatori e rivoluzionari, Gesù sembra piccola cosa, e la sua vita si è chiusa come la sua nascita. La croce del Golgota ha segnato la vittoria di quel male che egli non è riuscito a eliminare. Così almeno appare secondo la logica umana. Ma noi sappiamo che il suo messaggio attraversa i secoli e può entrare nel cuore di tutte le culture, e può modificare le strutture di ingiustizia. Se noi siamo qui a rileggere le parole del Vangelo è perché noi crediamo nella sua vittoria.

5. Dio opera la salvezza anche senza di noi. Non esiste un popolo di Dio visibile, popolo eletto, unico portatore di salvezza. Occorre riconoscere che lo Spirito non fa preferenze di persone, e che il regno si compie anche in luoghi dove noi meno ce lo aspettiamo. Nelle acque del Giordano entrò uno Sconosciuto, uno dei tanti, in fila di attesa, e su di lui si posò lo Spirito. Ogni orgoglio di casta, ogni patacca di privilegio, ogni presunzione di sottoporre alle planimetrie di magisteri e teologie questo seme che cresce nel silenzio, è un’illusione. Perché anche la chiesa è segno e strumento di questo regno, che è al di là di ogni chiesa, e la trascende. E nessuno possiede la via di questo regno, perché il battesimo che ci salva non è quello di acqua, cioè di privilegio e di separazione, ma è quello di Spirito, cioè di responsabilità e di missione.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano