I giovani NEET in Italia

Scheda 29

Eurispes, Rapporto Italia 2019

IN BREVE
IN EUROPA, L’ITALIA SI POSIZIONA TRA I PRIMI PAESI PER PERCENTUALE DI NEET INSIEME ALLA GRECIA E ALLA BULGARIA:LA QUOTA DI GIOVANI NEET CALCOLATA SUL TOTALE DELLA POPOLAZIONE DELLA FASCIA 15-29 ANNI È PASSATA DA 18,8%NEL 2007 A 24,1% NEL 2017(DATI EUROSTAT).PER QUANTO RIGUARDA LA FASCIA D’ETÀ 20-34 ANNI, CHE COINVOLGE ANCHE I GIOVANI ADULTI, LA PERCENTUALE DI NEET IN ITALIA SFIOREREBBE QUASI IL 30%, UN VALORE SUPERIORE ALLA MEDIA EUROPEA DI BEN 12,3 PUNTI PERCENTUALI. L’INCREMENTO MAGGIORE DI NEET TRA IL 2007 E IL 2017 NON SI È REGISTRATO NELLE REGIONI DEL SUD ITALIA MA IN QUELLE DEL NORD E DEL CENTRO: IN LOMBARDIA, INFATTI, SI È AVUTO UN AUMENTO DI GIOVANI NEET PARI A 73.157 UNITÀ, COSÌ COME NEL LAZIO TALE AUMENTO SI RIFERISCE A 57.829 UNITÀ.

 

Il fenomeno dei Neet, giovani che non risultano impegnati in nessun tipo di percorso di studi o di formazione e in alcun tipo di lavoro, risulta essere strettamente legato alle criticità e alle debolezze del sistema di istruzione e formazione di questo Paese. Molti giovani entrano in tale condizione senza poterlo decidere, senza averne consapevolezza e senza averlo voluto, esponendosi maggiormente ai rischi di marginalità ed esclusione sociale. Alla composizione di questo dato si affiancano anche le misurazioni circa la dispersione scolastica e il tasso di occupazione dei giovani laureati, fattori che insieme aiutano a delineare con maggiore chiarezza l’intero scenario della condizione giovanile in Italia.

L’istruzione in Italia.
Il raggiungimento di un’istruzione inclusiva e di qualità rientra tra i principali obiettivi che l’Onu intende perseguire entro il 2030. Tuttavia, la strada da fare è ancora molto lunga. Secondo i dati Eurostat il tasso di dispersione scolastica in Italia ha visto un lieve miglioramento, passando dal 19,5% del 2007 al 14% del 2017, ma resta ancora molto alto se confrontato con la media Ue (10,6%). L’Italia si è anche posizionata al penultimo posto in Europa per numero di laureati (a precederla vi è la Romania). Invece, la quota di giovani laureati aventi un’età compresa tra i 30 e i 34 anni è solo del 26,9%, a fronte di una media europea che si attesta attorno al 39,9%. La situazione italiana risulta ancora più drammatica se si guarda il tasso di occupazione dei giovani laureati, dato anch’esso al di sotto degli standard europei: sebbene ci sia stato un incremento dal 2014 al 2017, ciò nondimeno il tasso di occupazione dei laureati si è attestato, nel 2017, al 55% circa, contro una media europea dell’80,2%.

La neet generation.
Ad oggi, in Europa, l’Italia si posiziona tra i primi paesi per percentuale di Neet insieme alla Grecia e alla Bulgaria: la quota di giovani Neet calcolata sul totale della popolazione della fascia 15-29 anni, stando all’analisi dei dati Eurostat, è passata da 18,8% nel 2007 a 24,1% nel 2017, anno in cui la media europea si attestava al 13,4%. Si tratta, tuttavia, di una percentuale ancora bassa se paragonata alla quota di giovani Neet appartenenti alla fascia 20-34 anni: infatti, per quanto riguarda questa fascia d’età, che coinvolge anche i giovani adulti, la percentuale di Neet in Italia sfiorerebbe quasi il 30%, un valore superiore alla media europea del 12,3%. Secondo invece le rilevazioni Istat, la proporzione di giovani Neet in Italia è cresciuta in maniera consistente per quanto riguarda tutte le fasce d’età considerate (15-24 anni, 18-29 anni, 15-29 anni e 15-34 anni): anche se prima del 2007 il tasso di Neet in Italia era già elevato (intorno al 20% nel 2010), tuttavia è solo tra il 2007 e il 2014 (ovvero in seguito alla grande recessione economica) che il numero di Neet è iniziato ad aumentare. Dal 2007 al 2017 si è avuto un incremento di più di 400mila giovani in questa condizione (+14,6% in termini di variazione percentuale), passando da 2.778.995 Neet nel 2007 a 3.184.887 Neet nel 2017.

Caratteristiche e differenze sociali e geografiche.
I Neet non sono tutti uguali e non hanno sempre una storia comune: il tasso di disoccupazione giovanile è maggiormente presente nelle zone del Sud Italia ma allo stesso tempo non si può parlare di un fenomeno omogeneo sul territorio nazionale o di giovani che abbiano le stesse e identiche caratteristiche socio-anagrafiche. Nel 2017 più di un quinto delle giovani donne europee tra i 20 e i 34 anni (21,5%) erano in condizione di Neet, a fronte del 13% degli uomini (dati Eurostat). Questo a causa di convenzioni e/o pressioni sociali che relegano le donne ai ruoli familiari, oppure a causa dei problemi connessi al labour market, come ad esempio la bassa retribuzione o la precarietà che caratterizza gli impieghi femminili. Un’alta quota di Neet, stando ai dati Istat, si registra soprattutto nelle zone del Meridione: 61,8% nel 2007 e 55,9% nel 2017. La maggior parte dei Neet vivono in Campania (556.349 nel 2007 e 555.032 nel 2017), in Sicilia (450.827 nel 2007 e 483.125 nel 2017) e in Puglia (327.364 nel 2007 e 328.621 nel 2017).
Tuttavia, dal 2007 al 2017, l’incremento maggiore non si è registrato nelle regioni del Sud Italia ma in quelle del Nord e del Centro: in Lombardia, infatti, si è avuto un aumento di giovani Neet pari a 73.157 unità, così come nel Lazio tale aumento si riferisce a 57.829 unità.
A destare allarme è il dato secondo cui tutti i giovani con basso livello di istruzione hanno il doppio delle probabilità di un laureato di entrare a far parte della categoria Neet. Altrettanto preoccupanti sono i numeri che certificano l’aumento di tutti quei giovani che hanno già svolto un lavoro e che, successivamente, scoraggiati dalla disoccupazione, si riversano nella condizione di Neet (27,5% nel 2007 e 38,9% nel 2017; dati Istat). Tuttavia, dall’inizio del 2018, l’Istat ha iniziato a monitorare una diminuzione per quanto riguarda il numero dei Neet in Italia: come abbiamo avuto modo di vedere, da 3.184.887 alla fine del 2017 essi diventano 3.073.937 al primo trimestre del 2018 per continuare a diminuire anche nel semestre successivo (2.950.411).