I giovani e il volontariato:

progetti per il futuro

del nostro Paese

Scheda 36

Eurispes, Rapporto Italia 2019

IN BREVE
IL RAPPORTO TRA GIOVANI E VOLONTARIATO È STATO ALTALENANTE NEGLI ULTIMI ANNI.AL 31 DICEMBRE 2015 LE ISTITUZIONI NON PROFIT ATTIVE IN ITALIA SONO RISULTATE 336.275: L’11,6% IN PIÙ RISPETTO AL 2011 E CON UN IMPIEGO DI 5 MILIONI 529MILA VOLONTARI (+16,2% RISPETTO AL 2011)E 788MILA DIPENDENTI (+15,8% RISPETTO AL 2011).IN MEDIA,L’ORGANICO È COMPOSTO DA 16 VOLONTARI E 2 DIPENDENTI.IL SETTORE È IN CRESCITA IN UN CONTESTO ECONOMICO CARATTERIZZATO DA UNA FASE RECESSIVA PROFONDA E PROLUNGATA.IL 14,8% DEI GIOVANI TRA I 14 E 24 ANNI DEDICA IL PROPRIO TEMPO A QUALCHE FORMA DI ATTIVITÀ SOCIALE, MENTRE LA QUOTA SCENDE A CIRCA IL 13%NELLA FASCIA D’ETÀ SUCCESSIVA (25-34 ANNI), PER MOLTI CARATTERIZZATA DALLA PRESENZA DI FIGLI PICCOLI.

 


Il ruolo “altalenante” del capitale sociale.

Alcune recenti indagini sul rapporto tra giovani e volontariato hanno evidenziato uno scenario altalenante, a volte contraddittorio e ambivalente.
Negli ultimi 20 anni, l’impegno dei giovani nel volontariato è stato al centro di un vivace dibattito in Italia e la riflessione su questo tema ha stimolato l’analisi di concetti sociologicamente rilevanti: identità, capitale sociale, solidarietà, partecipazione, immaginario collettivo rappresentano il frame conoscitivo nel quale il volontariato si inscrive, a fronte della frammentazione che caratterizza la vita quotidiana.
Un’indagine dell’Istituto Giuseppe Toniolo del 2013 mostrava che solo il 6% degli italiani tra i 18 e i 29 anni svolgeva abitualmente e con continuità attività di volontariato; e che il 65% non aveva mai preso in considerazione tale eventualità.
Anche l’Istat evidenziava che la partecipazione alle attività di volontariato raggiungeva il suo massimo tra i 40 e i 64 anni, attestandosi attorno al 15%, mentre sotto i 35 anni tendeva a collocarsi tra il 10% e il 12%. Ma alcuni dati più recenti mostrano un cambio di passo. Il Censimento permanente delle istituzioni no profit (Istat 2017), ha contato al 31 dicembre 2015, 336.275 istituzioni non profit attive in Italia: l’11,6% in più rispetto al 2011 e con un impiego di 5 milioni 529mila volontari (+16,2% rispetto al 2011) e 788mila dipendenti (+15,8% rispetto al 2011). Quindi, in media, l’organico è composto da 16 volontari e 2 dipendenti anche se la composizione interna delle risorse impiegate muta notevolmente in relazione alle attività svolte, ai settori d’intervento, alla struttura organizzativa adottata e alla localizzazione. I dati evidenziano che il settore è in crescita in un contesto economico caratterizzato da una fase recessiva profonda e prolungata.

L’identikit del volontario.
Il profilo “tipo” è di difficoltosa definizione: la presenza dei giovani fino ai 29 anni non raggiunge il 20% delle risorse e la loro presenza risulta essere la più instabile; i giovani si fanno coinvolgere in singole iniziative ma meno di frequente aderiscono a un progetto di lungo periodo. Il 14,8% dei giovani tra i 14 e 24 anni dedica il proprio tempo a qualche forma di attività sociale, mentre la quota scende a circa il 13% nella fascia d’età successiva (25-34 anni), per molti caratterizzata dalla presenza di figli piccoli (Rapporto Annuale Istat 2018). Le parole chiave: “identità”, “responsabilità”, “riconoscimento sociale”. Il volontariato per i giovani ha una rilevante dimensione identitaria e rappresenta uno dei “marcatori di passaggio” di transizione all’età adulta. Il volontariato diventa un’occasione importante di relazione con le persone che non appartengono né alla sfera familiare né a quella amicale.
L’attività nel volontariato implica, inoltre, per i giovani un’assunzione di responsabilità e, allo stesso tempo, un’occasione di confronto con situazioni e contesti nuovi e indefiniti, permettendo l’attivazione di processi di socializzazione e di riconoscimento sociale del proprio ruolo; soprattutto per coloro che non hanno ancora una collocazione nel mondo del lavoro, può rappresentare un’occasione di orientamento professionale per mettere alla prova le proprie attitudini e sviluppare le proprie abilità.