Un nulla che nutre

Sorella Francesca - Bose

9 febbraio 2019

In quel tempo 30gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Mc 6,30-44

 

Il vangelo di oggi aiuta ad aprire lo sguardo sulla logica del dono. Dio fa dono al suo popolo, non a ciascuno individualmente, ma convocandolo a fare unità per mettersi in ascolto della sua parola. Parola che si rivolge a ciascuno lì dove è, nell’appartenere a un popolo o a un altro. Due sono i racconti della cosiddetta “moltiplicazione dei pani” ma in due contesti diversi: i “figli di Israele”, nella Galilea (cf. Mc 6,30 ss.) e i pagani, nei territori della Decapoli (cf. Mc 8,1 ss.). In Cristo, pastore e guida delle persone che si sentono smarrite, due popoli si incontrano abbattendo la barriera dell’incomunicabilità, della differenza. Una folla, due popoli, tanti gruppi radunati attorno all’unico cibo. Ma ce n’è abbastanza per tutti? Non è forse la domanda dei giorni nostri? Domanda che nasce dalla paura di perdere il possesso, il potere, l’autorità, di essere defraudati della propria sicurezza, che nasce dalla paura della responsabilità a donare il bene a chi non ce l’ha. “Date voi stessi da mangiare” (v. 37).
L’atteggiamento di Gesù è diverso, prima di tutto nasce dalla compassione (“ebbe compassione di loro”: Mc 6,34; “sento il loro bisogno”: Mc 8,2). È quel movimento delle viscere quando si vede e si soffre il dolore dell’altro. Gesù convoca il popolo, lo chiama a radunarsi dopo che è accorso a lui come massa indistinta. Allo stesso modo chiama i discepoli e convoca il credente di ogni tempo desideroso e bisognoso di sentirsi popolo, di sentirsi rinfrancato, ristorato, nutrito da un cibo che dura. Come Mosè (cf. Es 16,15) chiama il popolo di Israele per trasmettergli ciò che Dio ha detto, così Gesù annuncia una parola attraverso un gesto. Come Dio dona la manna, così Gesù si fa dono sovrabbondante quale parola spezzata e distribuita. Come Mosè dopo l’uscita dalla schiavitù vede che il popolo si sta disgregando lo chiama per mettersi in ascolto, così Gesù chiama a sé la folla per farla diventare popolo di Dio.
Gesù non asseconda i discepoli che vedono solo l’impossibilità di sfamare un gran numero di persone. Perché il Signore “preparerà un banchetto per tutti i popoli sul monte Sion, un banchetto di cibi gustosi e vini raffinati” (Is 25,6), è il pastore che non fa mancare nulla, che sempre si fa presente (cf. Sal 23). Gesù crede nella possibilità del credente di saper usare quel poco che possiede per il bene di molti. La chiesa, la comunità non può che rimettere le proprie mani nelle mani di chi può compiere l’impossibile. Il tutto che portano a Gesù è niente rispetto il numero delle persone da sfamare, ma è proprio il tutto di chi non ha che è considerato dono supremo, come la vedova che dà gli unici due soldi come offerta a Dio. È con questo nulla, che per i discepoli è tutto, che Gesù nutre la folla. “Invece di calcolare il molto che non hanno, i discepoli increduli sono invitati a contare sul poco che invece hanno. Dalla pochezza dei mezzi, dalla loro fedeltà mediocre, Gesù può far emergere l’abbondanza” (Camille Focant).
In questa pagina il miracolo è il dono sovrabbondante, è il dono generoso che Gesù fa con libertà (“dacci ogni giorno il pane necessario”) e chiede ai discepoli di farsi co-attori di questo dono distribuendolo in egual misura a tutti. Insieme preghiamo: “La tua volontà è realizzata se noi condividiamo il pane con i fratelli e le sorelle“ (Preghiera dei giorni, martedì della II settimana).