L’apologia

delle mani sporche

Fratel Goffredo - Bose

12 febbraio 2019

 

In quel tempo1 si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3- i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
7Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. 10Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. 11Voi invece dite: «Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio», 12non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. 13Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Mc 7,1-13

Facendo l’apologia delle mani sporche Gesù ci libera dalla vera sporcizia. La sporcizia del formalismo legalistico fatto di quegli estenuanti rituali con i quali gli uomini religiosi acquietano la loro coscienza con quella stessa sicurezza con la quale l’ebbro si stordisce di vino. Ci libera dalla scrupolosa osservanza dei precetti di chi è convinto di salvare se stesso salvando la forma. Giunge ad attaccare il proprio cuore alle forme esteriori della religione chi non ha mai avuto l’audacia di trasgredire gli insegnamenti e le norme ricevute dei padri, rinunciando all’ardire di prendere il fuoco tra le mani. Facendo l’apologia delle mani sporche Gesù ci libera dalla sozzura dell’ipocrisia di chi loda Dio con le labbra ma non con il cuore, ossia chi si mostra credente a parole ma nei fatti rivela di non amare il Signore. Questo significa che ciascuno corre il serio rischio di essere un credente che frequenta regolarmente la liturgia e che confessa la fede in Dio ma senza autentica adesione del cuore, quella che chiede di vivere ciò che si dice a parole. È questione di unità della persona, di un cuore unito, non diviso, non doppio. Per questo bisogna sempre ricordare le parole di Ignazio di Antiochia: “È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”.
Facendo l’apologia delle mani sporche Gesù ci libera, infine, dalla più tremenda sozzura, quella di chi per osservare la tradizione degli uomini trascura in modo consapevole il comando ricevuto da Dio. Gesù dice che ciò che è qui in gioco è l’autenticità della vita del credente e del suo rapporto con Dio, per questo ha una parola severa: “Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione”. Poi porta un esempio: quando gli scribi e i farisei suggeriscono alle persone di destinare come offerta fatta a Dio (korbàn) i beni materiali con i quali dovrebbero aiutare il padre e la madre. La tradizione cultuale del korbàn annulla il comandamento rivolto Dio: “Onora tuo padre e tua madre” (Es 20,12)
In realtà, ben al di là di questo esempio, vi sono ancora oggi molti comportamenti verso i quali Gesù direbbe: “Annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi”. Si annulla la parola di Dio in nome della tradizione religiosa quando, brandendo il vangelo con una mano e la corona del rosario nell’altra, ci si fa paladini del cattolicesimo ma poi nei fatti si incoraggiano comportamenti e si promulgano leggi che contraddicono alla radice l’insegnamento evangelico della carità verso tutti, specie verso chi è nel bisogno.
Se papa Francesco ha potuto dire che è meglio essere atei che cattolici ipocriti, allo stesso modo è meglio gente che si proclama non credente ma che mostra di custodire e garantire la dignità di ogni essere umano, piuttosto che proclamarsi cattolici a parole e dimostrarsi disumani nei fatti. Non è possibile essere umani quando si celebrano riti ed essere disumani quando si esce dalla chiesa.
Oggi a ciascuno di noi è chiesto di fermarsi e domandarsi: quando annullo il vangelo di Cristo con la tradizione che ho tramandato?