Il Vangelo del giorno (Bose)

Resi beati dall’amore

Sorella Cecilia - Bose

12 marzo 2019

In quel tempo1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Mt 5,1-12

“Beati”! Questa pagina del Vangelo secondo Matteo corre il rischio di essere letta come un manifesto programmatico della vita cristiana, una sintesi morale, mentre invece è un annuncio, e un annuncio che ha al suo centro Gesù Cristo e il mistero pasquale. Gesù è, anzitutto, il “beato” di cui questo testo parla, ma dietro a lui possono essere “beati”, cioè “felici” coloro che lo seguono, che seguono le sue orme (cf. 1Pt 2,21).
Perché beati? Perché Dio compie qualcosa per loro. Sì, le beatitudini non sono primariamente un manifesto morale, una sorta di breviario delle azioni del cristiano, ma sono l’annuncio di ciò che il Padre compie e compirà per coloro che sono poveri in spirito, puri di cuore, misericordiosi, affamati, assetati, per coloro che piangono…
Talvolta rischiamo di identificare la vita cristiana con una serie di azioni che il discepolo deve compiere per essere tale, e ci dimentichiamo che anzitutto colui che compie delle azioni è il Signore, poiché, dice Gesù, “Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco” (Gv 5,17).
Il Dio cristiano non è come gli dèi pagani: distante, immobile, fisso in cielo magari a dare leggi e a giudicare gli uomini, desideroso che gli si offrano sacrifici e omaggi, ma è un Dio che sempre opera nella storia dell’umanità, un Dio che discende e che è disceso nella persona di Gesù di Nazaret, un Dio compassionevole e misericordioso, che si piega su coloro che piangono, che nulla pretendono, che hanno fame e sete di giustizia, che subiscono torti e oltraggi, che sono dimenticati e oltraggiati, che pagano con la loro vita il prezzo di un’opera di pace, che per la loro misericordia e mitezza sono perdenti sulla scena di questo mondo, di coloro che a causa della loro fedeltà al Signore vengono osteggiati e perseguitati, fino anche a perdere la loro vita.
Il Dio biblico è un Dio che prova páthos per gli uomini e per le loro vicende, e che per loro opera, agisce, sia donando loro consolazione e pace, sia preparando per loro un Regno, che sarà la loro vera beatitudine, felicità.
Questo è ciò che il Padre ha compiuto anzitutto per Gesù, ma non evitandogli la sofferenza e la morte in questo mondo, ma aiutandolo ad attraversarle rimanendo nell’amore e risuscitandolo dai morti, quale conferma che tutta la sua vita era stata una vita fedele a Dio e agli uomini, una vita della quale il Padre si compiaceva (cf. Mt 3,17).
Per questo l’annuncio centrale del vangelo è l’annuncio pasquale, vera chiave di lettura anche del presente testo, e il cui protagonista non è il cristiano, ma il Padre nel suo agire per gli uomini e poi il Figlio, Gesù Cristo, in ciò che egli ha vissuto sulla terra.
Colui che compie le beatitudini, l’Agnello, anche se in questo mondo risulta perdente è e sarà il vincitore, e dietro a lui tutte le vittime della storia (cf. Ap 14,1-5).
“Beati”, di una beatitudine, di una felicità di cui il cristiano è chiamato a non vergognarsi, anche se agli occhi di questo mondo può essere considerato uno stolto (cf. 1Cor 1,18). Ma questa è la fierezza (non l’arroganza) di quanti non si vergognano della buona notizia del regno di Dio (cf. Rm 1,16), di ciò che il Padre compie e prepara per tutte le vittime della storia.