Il Vangelo del giorno (Bose)

Come orizzonte:

il comandamento dell'amore

Sorella Elisabetta - Bose

15 marzo 2019

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:« 27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. 31Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio». 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.»
Mt 5,27-37

Gesù sale sul monte e insegna ai discepoli. Cerca, con le sue parole sapienti di far comprendere quanto è esigente la via che propone e quanto chieda a ciascuno di andare a fondo, fino alla radice del senso di ogni pratica.
Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a mostrare come ogni norma, ogni precetto, va visto e vissuto sotto l’ottica dell’unico e grande comandamento dell’amore. Per questo ci troviamo di fronte a una rilettura del decalogo che sposta il discorso dalla norma alla lotta spirituale, dal male compiuto a ciò che ci porta a compierlo.
“Non commetterai adulterio” in quest’ottica è “chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso con lei adulterio nel proprio cuore”. Perché è dentro di noi che si combatte la tentazione, in quel sottile dialogo che facciamo con il male che ci seduce e ci sembra via via sempre più familiare, via via sempre più desiderabile e con meno conseguenze. Più acconsentiamo a questo dialogo, più passare a fare veramente il male diverrà consonante, naturale, inevitabile.
E allora l’invito che ci viene rivolto è ad essere radicali, a evitare ciò che ci spinge al peccato. Cavare l’occhio, tagliare la mano se ci sono di scandalo, di inciampo, significa prendere sul serio la lotta che riguarda tutti, nessuno escluso. È chiedersi con serietà se sono in grado di rinunciare a una parte di me, se posso rinunciare a realizzare tutto ciò che desidero. Fino a che punto giunge la nostra libertà?
Se il nostro orizzonte è il comandamento dell’amore, siamo liberi finché la nostra libertà non ferisce le relazioni che abbiamo, la fiducia che in noi è stata posta. Non possiamo promettere ciò che non ci appartiene, per questo altrettanto radicale è l’insegnamento sul giuramento. Come non è possibile che con la nostra volontà un capello cambi il suo colore da nero a bianco, così dobbiamo riconoscere il limite della nostra parola. Non è giurando che le nostre parole acquisiscono forza, ma sono autorevoli se sono coerenti.
ll vostro parlare sia “Sì, sì”, “No, no”. La tentazione qui è di trasformare i nostri “sì” in “no” e i nostri “no” in “sì” a seconda delle circostanze, a seconda delle persone con cui parliamo. E di nuovo, una parola mutevole a seconda degli interessi di chi la pronuncia ferisce la fiducia, ferisce la relazione e ci porta lontano dal comandamento dell’amore.
Ma è possibile vivere realmente queste esigenze così radicali? Sicuramente non è possibile vivere senza tentazioni, desideri e passioni che ci portano lontano da quanto vorremmo, ma sempre ci è possibile avere questa radicalità davanti, come strada da percorrere per imparare ad amare sempre di più e meglio.
Non siamo esenti da cadute più o meno clamorose, ma sempre possiamo rialzarci, se solo non dimentichiamo che il cammino di Gesù è un cammino di sequela e non una meta raggiunta da cui volgerci indietro per giudicare gli altri. La coscienza della difficoltà del cammino è il primo passo per sentirci accanto agli altri e mai davanti, tutti insieme dietro l’unico maestro, Gesù.