Pietro passato al vaglio

Domenica delle Pame (C)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

Palme 2

22,31-32 L’icona di Simon Pietro “passato al vaglio” [1]

La grande e poca fede
Per concretizzare questa riflessione riguardo a una fede che cresce con il discernimento del momento, contempliamo l’icona di Simon Pietro “passato al vaglio” (cfr Lc 22,31), che il Signore ha preparato in maniera paradigmatica, perché con la sua fede provata confermasse tutti noi che “amiamo Cristo senza averlo visto” (cfr 1Pt 1,8).
Entriamo in pieno nel paradosso per cui colui che deve confermarci nella fede è lo stesso al quale spesso il Signore rimprovera la sua “poca fede”. Il Signore di solito indica come esempi di grande fede altre persone. Con notevole enfasi loda molte volte la fede di persone semplici e di altre che non appartengono al popolo d’Israele – pensiamo al centurione (cfr Lc 7,9) e alla donna siro-fenicia (cfr 15,28) –, mentre ai discepoli – e a Simon Pietro in particolare – rimprovera spesso la loro «poca fede» (Mt 14,31).

Gesù prega per Pietro pensando a noi
Tenendo presente che le riflessioni del Signore riguardo alla grande fede e alla poca fede hanno un intento pedagogico e sono uno stimolo ad incrementare il desiderio di crescere nella fede, ci concentriamo su un passaggio centrale nella vita di Simon Pietro, quello in cui Gesù gli dice che “ha pregato” per la sua fede. È il momento che precede la passione; gli apostoli hanno appena discusso su chi tra loro sia il traditore e chi sia il più grande, e Gesù dice a Simone:
«Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).
Precisiamo i termini, poiché le richieste del Signore al Padre sono cose di cui far tesoro nel cuore. Consideriamo che il Signore “prega” per Simone ma pensando a noi. “Venir meno” traduce ekleipo – da cui “eclissarsi” – ed è molto plastica l’immagine di una fede eclissata dallo scandalo della passione. È quell’esperienza che chiamiamo desolazione: qualcosa copre la luce.
Tornare indietro (epistrepsas) esprime qui il senso di “convertirsi”, di ritornare alla consolazione precedente dopo un’esperienza di desolazione e di essere passati al vaglio da parte del demonio.
“Confermare” (sterizon) si dice nel senso di “consolidare” (histemi) la fede affinché d’ora in avanti sia “determinata” (cfr Lc 9,51). Una fede che nessun vento di dottrina possa smuovere (cfr Ef 4,14).

La fede di Pietro ha un carattere speciale
Più avanti ci soffermeremo ancora su questo “passare al vaglio”. Possiamo rileggere così le parole del Signore: “Simone, Simone, […] io ho pregato il Padre per te, perché la tua fede non rimanga eclissata (dal mio volto sfigurato, in te che lo hai visto trasfigurato); e tu, una volta che sarai uscito da questa esperienza di desolazione di cui il demonio ha approfittato per passarti al vaglio, conferma (con questa tua fede provata) la fede dei tuoi fratelli”.
Così, vediamo che la fede di Simon Pietro ha un carattere speciale: è una fede provata, e con essa egli ha la missione di confermare e consolidare la fede dei suoi fratelli, la nostra fede. La fede di Simon Pietro è minore di quella di tanti piccoli del popolo fedele di Dio. Ci sono persino dei pagani, come il centurione, che hanno una fede più grande nel momento di implorare la guarigione di un malato della loro famiglia. La fede di Simone è più lenta di quella di Maria Maddalena e di Giovanni. Giovanni crede al solo vedere il segno del sudario e riconosce il Signore sulla riva del lago al solo ascoltare le sue parole. La fede di Simon Pietro ha momenti di grandezza, come quando confessa che Gesù è il Messia, ma a questi momenti ne seguono quasi immediatamente altri di grande errore, di estrema fragilità e totale sconcerto, come quando vuole allontanare il Signore dalla croce, o quando affonda senza rimedio nel lago o quando vuole difendere il Signore con la spada. Per non parlare del momento vergognoso dei tre rinnegamenti davanti ai servi.

Tre tipi di pensieri nelle prove della fede
Possiamo distinguere tre tipi di pensieri, carichi di affetti, che interagiscono nelle prove di fede di Simon Pietro: alcuni sono i pensieri che gli vengono dal suo stesso modo di essere; altri pensieri li provoca direttamente il demonio (dallo spirito malvagio); e un terzo tipo di pensieri sono quelli che vengono direttamente dal Signore o dal Padre (dallo spirito buono).

23,31-46 La tentazione di Gesù e nostra [2]

Gesù ha sperimentato la prova nella sua vita
La tentazione è anche una prova della condizione umana. Non bisogna assimilarla sempre al castigo. Giobbe, l’innocente, figura del servo di Jahvè, sarà tentato. I suoi occhi nella tentazione verranno purificati per la visione: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere» (Gb 42,5-6). Gesù ha sperimentato la prova nella sua vita. Essa comincia nel deserto (Mt 4,1-11) e continuerà, perché in quel mentre «il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato» (Lc 4,13). Gesù sopporta la prova fino all’agonia: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!» (Gv 12,27; Lc 22,40-46). Gesù sperimenta la prova sui suoi parenti (Mc 3, 33), su Pietro, che non esita a chiamare Satana (Mc 8,33), nella prospettiva di un messianismo temporale (Gv 6,15).

… e la chiesa deve percorrere la stessa strada
La Chiesa deve percorrere la stessa strada di Cristo (Mc 10, 38). Pietro verrà strapazzato nella sua perseveranza perché in seguito, convertito, dia conferma ai suoi fratelli (Lc 22,31ss). Anche il cristiano deve percorrere questo cammino: sarà esaminato da Dio (1Ts 2, 4), sarà sottoposto alla prova (1Tm 3, 10), pur conscio di non aver patito una tentazione superiore alle capacità umane (1Cor 10,11-13). Sappiamo che è necessario essere sottoposti a diverse prove «affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà» (1Pt 1,7); ma quando ci sembrerà che la prova riduca le nostre possibilità, ci farà molto bene alzare gli occhi per fissarli su Colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità (Eb 12, 3ss), e non soccombere... e azzardarci a dire con una buona dose di umorismo: «Non avete ancora resistito fino al sangue» (Eb 12, 4).

La sostanza della tentazione
La sostanza della tentazione sta nella fedeltà-infedeltà. Dio nostro Signore esige una fedeltà che si rinnovi a ogni prova. Ma lì s’insinua il demonio, il seduttore. Satana cerca l’infedeltà nell’amore, portando il popolo all’adulterio (Ez 16); l’infedeltà della speranza pretendendo constatazioni e garanzie: l’idolatria, gli agli e le cipolle, la mormorazione, che presuppongono un rifiuto dell’amore, della speranza e della guida di Jahvè. Il mondo è lo scenario della tentazione. Maria era presente nella grande guerra, nella grande prova di Gesù: la sua croce. Lì ce l’ha lasciata come Madre. Lei sa come consigliarci nella tentazione.

22,32 Confermare nella fede (LF 5)

Il Signore, prima della sua passione, assicurava a Pietro: «Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno» (Lc 22,32). Poi gli ha chiesto di “confermare i fratelli” in quella stessa fede. Con-sapevole del compito affidato al Successore di Pietro, Benedetto XVI ha voluto indire quest’anno della fede, un tempo di grazia che ci sta aiutando a sentire la grande gioia di credere, a ravvivare la percezione dell’ampiezza di orizzonti che la fede dischiude, per confessarla nella sua unità e inte-grità, fedeli alla memoria del Signore, sostenuti dalla sua presenza e dall’azione dello Spirito Santo. La convinzione di una fede che fa grande e piena la vita, centrata su Cristo e sulla forza della sua grazia, animava la missione dei primi cristiani. Negli Atti dei martiri leggiamo questo dialogo tra il prefetto romano Rustico e il cristiano Gerace: «Dove sono i tuoi genitori?», chiedeva il giudice al martire, e questi rispose: «Nostro vero padre è Cristo, e nostra madre la fede in Lui». Per quei cristiani la fede, in quanto incontro con il Dio vivente manifestato in Cristo, era una “madre”, perché li faceva venire alla luce, generava in essi la vita divina, una nuova esperienza, una visione luminosa dell’esistenza per cui si era pronti a dare testimonianza pubblica fino alla fine.

22,32 La responsabilità di confermare i fratelli [4]

In questo momento, ad ognuno di noi il Signore Gesù ripete la sua domanda: «Voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Una domanda chiara e diretta, di fronte alla quale non è possibile sfuggire o rimanere neutrali, né rimandare la risposta o delegarla a qualcun altro. Ma in essa non c’è nulla di inquisitorio, anzi, è piena di amore! L’amore del nostro unico Maestro, che oggi ci chiama a rinnovare la fede in Lui, riconoscendolo quale Figlio di Dio e Signore della nostra vita. E il primo chiamato a rinnovare la sua professione di fede è il Successore di Pietro, che porta con sé la responsabilità di confermare i fratelli (cfr Lc 22,32).
Lasciamo che la grazia plasmi di nuovo il nostro cuore per credere, e apra la nostra bocca per compiere la professione di fede e ottenere la salvezza (cfr Rm 10,10). Facciamo nostre, dunque, le parole di Pietro: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Il nostro pensiero e il nostro sguardo siano fissi su Gesù Cristo, inizio e fine di ogni azione della Chiesa. Lui è il fondamento e nessuno ne può porre uno diverso (1Cor 3,11). Lui è la “pietra” su cui dobbiamo costruire. Lo ricorda con parole espressive sant’Agostino quando scrive che la Chiesa, pur agitata e scossa per le vicende della storia, «non crolla, perché è fondata sulla pietra, da cui Pietro deriva il suo nome. Non è la pietra che trae il suo nome da Pietro, ma è Pietro che lo trae dalla pietra; così come non è il nome Cristo che deriva da cristiano, ma il nome cristiano che deriva da Cristo. […] La pietra è Cristo, sul fondamento del quale anche Pietro è stato edificato» (In Joh 124,5: PL 35,1972).

22,32 Decisiva è la preghiera di Gesù [5]

Il racconto evangelico (Mt 16,13-19) della sua confessione di fede e della conseguente missione affidatagli da Gesù ci mostra che la vita di Simone, pescatore galileo – come la vita di ognuno di noi –, si apre, sboccia pienamente quando accoglie da Dio Padre la grazia della fede. Allora Simone si mette sulla strada – una strada lunga e dura – che lo porterà a uscire da sé stesso, dalle sue sicurezze umane, soprattutto dal suo orgoglio mischiato con il coraggio e con il generoso altruismo. In questo suo percorso di liberazione, decisiva è la preghiera di Gesù: «Io ho pregato per te [Simone], perché la tua fede non venga meno» (Lc 22,32). E altrettanto decisivo è lo sguardo pieno di compassione del Signore dopo che Pietro lo aveva rinnegato tre volte: uno sguardo che tocca il cuore e scioglie le lacrime del pentimento (cfr Lc 22,61-62). Allora Simone Pietro fu liberato dal carcere del suo io orgoglioso, del suo io pauroso, e superò la tentazione di chiudersi alla chiamata di Gesù a seguirlo sulla via della croce.

22,33.45 La mancanza di vigilanza [6]

Quando il servo affievolisce la sua vigilanza, si addormenta la sua fedeltà; e chi in un primo tempo si è lasciato andare al sonno per la pigrizia e per la poca cura delle cose del suo Signore, finisce per fingere di dormire per non perdere la paga. Ormai non si distingue più il sonno riparatore di un lavoro degno da quella che è la sonnolenza comoda, falsa, connivente. E partendo dal cuore di un servo infedele, la menzogna si dedica a riordinare le relazioni tra gli uomini, purché questi accettino di «fingersi addormentati»; allora domina il peccato sociale, che sopravvive per generazioni, grazie a questa capacità di assopimento comprato. Quando troviamo peccati sociali endemici, scopriremo pastori assopiti, o che hanno venduto le proprie coscienze o che, semplicemente, hanno perso la capacità di contemplare il proprio Signore, poiché «i loro occhi si sono appesantiti» (Mt 26,43) e i loro cuori «addormentati per la tristezza» (Lc 22,45) e la paura della croce. Guai ai pastori che evitano la croce! In un modo o nell’altro si annida nelle loro coscienze la millanteria di Pietro: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte» (Lc 22,33), o ancor peggio: «Anche se tutti si saranno scandalizzati, io non lo sarò» (Mc 14,29).

22,33. 49-51 I discepoli sicuri di sè [7]

Invitati ad affrontare la realtà
Le nostre società stanno cambiando. […] E allora possiamo cadere nella tentazione di chiuderci e isolarci per difendere le nostre posizioni che finiscono per essere nient’altro che bei monologhi. Possiamo essere tentati di pensare che tutto va male, e invece di professare una “buona novella”, ciò che professiamo è solo apatia e disillusione. Così chiudiamo gli occhi davanti alle sfide pastorali credendo che lo Spirito non abbia nulla da dire. Così ci dimentichiamo che il Vangelo è un cammino di conversione, ma non solo “degli altri”, ma anche nostra.
Ci piaccia o no, siamo invitati ad affrontare la realtà così come ci si presenta. La realtà personale, comunitaria e sociale. Le reti – dicono i discepoli – sono vuote, e possiamo comprendere i sentimenti che questo genera. Tornano a casa senza grandi avventure da raccontare; tornano a casa a mani vuote; tornano a casa abbattuti.

Cos’è rimasto dei discepoli sicuri?
Cosa è rimasto di quei discepoli forti, coraggiosi, vivaci, che si sentivano scelti e avevano lasciato tutto per seguire Gesù (cfr Mc 1,16-20)? Cosa è rimasto di quei discepoli sicuri di sé, che sarebbero andati in prigione e avrebbero dato persino la vita per il loro Maestro (cfr Lc 22,33), che per difenderlo volevano scagliare il fuoco sulla terra (cfr Lc 9,54); che per Lui avrebbero sguainato la spada e dato battaglia (cfr Lc 22,49-51)? Cosa è rimasto del Pietro che rimproverava il suo Maestro su come avrebbe dovuto condurre la propria vita (cfr Mc 8,31-33), il suo programma di redenzione? La desolazione.

È l’ora della verità per Pietro e per la comunità
È l’ora della verità nella vita della prima comunità. È l’ora in cui Pietro si confrontò con parte di sé stesso. Con la parte della sua verità che molte volte non voleva vedere. Fece l’esperienza del suo limite, della sua fragilità, del suo essere peccatore. Pietro l’istintivo, l’impulsivo capo e salvatore, con una buona dose di autosufficienza e un eccesso di fiducia in sé stesso e nelle sue possibilità, dovette sottomettersi alla propria debolezza e al proprio peccato. Lui era tanto peccatore quanto gli altri, era tanto bisognoso quanto gli altri, era tanto fragile quanto gli altri. Pietro deluse Colui al quale aveva giurato protezione. Un’ora cruciale nella vita di Pietro.
Come discepoli, come Chiesa, ci può accadere lo stesso: ci sono momenti in cui ci confrontiamo non con le nostre glorie, ma con la nostra debolezza. Ore cruciali nella vita dei discepoli, ma quella è anche l’ora in cui nasce l’apostolo. Lasciamoci guidare dal testo.

… di lasciarsi salvare dai limiti ed essere confermati nella missione
«Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”» (Gv 21,15).
Dopo mangiato, Gesù invita Pietro a fare due passi e l’unica parola è una domanda, una domanda di amore: Mi ami? Gesù non usa né il rimprovero né la condanna. L’unica cosa che vuole fare è salvare Pietro. Lo vuole salvare dal pericolo di restare rinchiuso nel suo peccato, di restare a “masticare” la desolazione frutto del suo limite; salvarlo dal pericolo di venir meno, a causa dei suoi limiti, a tutto il bene che aveva vissuto con Gesù. Gesù lo vuole salvare dalla chiusura e dall’isolamento. Lo vuole salvare da quell’atteggiamento distruttivo che è il vittimismo o, al contrario, dal cadere in un “tanto è tutto uguale” che finisce per annacquare qualsiasi impegno nel relativismo più dannoso. Vuole liberarlo dal considerare chiunque gli si oppone come se fosse un nemico, o dal non accettare con serenità le contraddizioni o le critiche. Vuole liberarlo dalla tristezza e specialmente dal malumore. Con quella domanda, Gesù invita Pietro ad ascoltare il proprio cuore e imparare a discernere. Perché «non era di Dio difendere la verità a costo della carità, né la carità a costo della verità, né l’equilibrio a costo di entrambe. Occorre discernere. Gesù vuole evitare che Pietro diventi un verace distruttore o un caritatevole menzognero o un perplesso paralizzato», come può capitarci in queste situazioni.
Gesù interrogò Pietro sull’amore e insistette con lui finché lui poté dargli una risposta realistica: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17). Così Gesù lo conferma nella missione. Così lo fa diventare definitivamente suo apostolo.

22,39-46 Preghiera e vigilanza [8]

La sequela si fa difficile e incerta…
Quando giunge l’ora segnata da Dio per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato, Gesù si ritira qui, nel Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi. Ci ritroviamo in questo luogo santo, santificato dalla preghiera di Gesù, dalla sua angoscia, dal suo sudore di sangue; santificato soprattutto dal suo “sì” alla volontà d’amore del Padre. Abbiamo quasi timore di accostarci ai sentimenti che Gesù ha sperimentato in quell’ora; entriamo in punta di piedi in quello spazio interiore dove si è deciso il dramma del mondo.
In quell’ora, Gesù ha sentito la necessità di pregare e di avere accanto a sé i suoi discepoli, i suoi amici, che lo avevano seguito e avevano condiviso più da vicino la sua missione. Ma qui, al Getsemani, la sequela si fa difficile e incerta; c’è il sopravvento del dubbio, della stanchezza e del terrore. Nel succedersi incalzante della passione di Gesù, i discepoli assumeranno diversi atteggiamenti nei confronti del Maestro: atteggiamenti di vicinanza, di allontanamento, di incertezza.

La presenza in questo luogo ci interroga…
Farà bene a tutti noi, vescovi, sacerdoti, persone consacrate, seminaristi, in questo luogo, domandarci: chi sono io davanti al mio Signore che soffre?
Sono di quelli che, invitati da Gesù a vegliare con Lui, si addormentano, e invece di pregare cercano di evadere chiudendo gli occhi di fronte alla realtà?
O mi riconosco in quelli che sono fuggiti per paura, abbandonando il Maestro nell’ora più tragica della sua vita terrena?
C’è forse in me la doppiezza, la falsità di colui che lo ha venduto per trenta monete, che era stato chiamato amico, eppure ha tradito Gesù?
Mi riconosco in quelli che sono stati deboli e lo hanno rinnegato, come Pietro? Egli poco prima aveva promesso a Gesù di seguirlo fino alla morte (cfr Lc 22,33); poi, messo alle strette e assalito dalla paura, giura di non conoscerlo.
Assomiglio a quelli che ormai organizzavano la loro vita senza di Lui, come i due discepoli di Emmaus, stolti e lenti di cuore a credere nelle parole dei profeti (cfr Lc 24,25)?
Oppure, grazie a Dio, mi ritrovo tra coloro che sono stati fedeli sino alla fine, come la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni? Quando sul Golgota tutto diventa buio e ogni speranza sembra finita, solo l’amore è più forte della morte. L’amore della Madre e del discepolo prediletto li spinge a rimanere ai piedi della croce, per condividere fino in fondo il dolore di Gesù.
Mi riconosco in quelli che hanno imitato il loro Maestro fino al martirio, testimoniando quanto Egli fosse tutto per loro, la forza incomparabile della loro missione e l’orizzonte ultimo della loro vita?
L’amicizia di Gesù nei nostri confronti, la sua fedeltà e la sua misericordia sono il dono inestimabile che ci incoraggia a proseguire con fiducia la nostra sequela di Lui, nonostante le nostre cadute, i nostri errori, anche i nostri tradimenti.

… invita alla vigilanza
Ma questa bontà del Signore non ci esime dalla vigilanza di fronte al tentatore, al peccato, al male e al tradimento che possono attraversare anche la vita sacerdotale e religiosa. Tutti noi siamo esposti al peccato, al male, al tradimento. Avvertiamo la sproporzione tra la grandezza della chiamata di Gesù e la nostra piccolezza, tra la sublimità della missione e la nostra fragilità umana. Ma il Signore, nella sua grande bontà e nella sua infinita misericordia, ci prende sempre per mano, perché non affoghiamo nel mare dello sgomento. Egli è sempre al nostro fianco, non ci lascia mai soli. Dunque, non lasciamoci vincere dalla paura e dallo sconforto, ma con coraggio e fiducia andiamo avanti nel nostro cammino e nella nostra missione.

NOTE
[1] Incontro con i parroci di Roma, 2 marzo 2017.
[2] I nostri padri furono tentati, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Milano 2014.
[3] Acta Sanctorum, Iunii, I, 21.
[4] Omelia nel giubileo della Curia Romana, 22 febbraio 2016.
[5] Omelia nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 2016.
[6] Menzogna e mancanza di vigilanza, in PAPA FRANCESCO - J.M. BERGOGLIO, In lui solo la speranza. Esercizi spirituali ai vescovi spagnoli (15-22 gennaio 2006), Jaca Book (Milano) - LEV (Città del Vaticano) 2013.
[7] Incontro con sacerdoti e religiosi…, Santiago del Cile 16 gennaio 2018.
[8] Incontro con sacerdoti… nella Chiesa del Getsemani accanto all'Orto degli Ulivi (Jerusalem), 26 maggio 2014.