Il Vangelo del giorno (Bose)

Lo Spirito santo

ci rivela ogni cosa

Fratel Stefano - Bose


12 aprile 2019

In quel tempo 28si avvicinò a Gesù uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è:Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi». 32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. 35Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi.
37Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Mc 12,28-37

Vorrei commentare il testo del vangelo di oggi in compagnia di un mio amico, il prof. Leonardo Tondelli, raffinato e non convenzionale cultore di agiografia1. Vi proporrei di accostare il mio breve commento a questo suo testo, nel quale, tra le altre cose, si parla di amore del prossimo e di interpretazione delle Scritture.
Anche Gesù, nel vangelo di oggi, ci parla di amore del prossimo e di interpretazione delle Scritture. E lo fa al suo solito modo, alzando lo sguardo verso il Padre, il Creatore di tutto, e invitandoci a sollevare il nostro sguardo da noi stessi, dal nostro piccolo mondo e dal significato letterale del testo che stiamo leggendo, lasciando che sia lo Spirito ad animare la nostra lettura.
“Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Qualcuno interpreta la parola “prossimo” di Lv 19,18 come riferita a chi sta nella nostra prossimità, cioè il nostro familiare, il nostro vicino di casa. Con tutto il rispetto, mi sembra un’interpretazione un po’ limitata; si ferma a un significato statico, letterale, della parola “prossimo”. “Prossimo” non è solo colui che è già lì attorno a noi, è anche quello che verrà a trovarsi attorno a noi, o colui attorno al quale saremo noi a venirci a trovare (magari un giorno saremo noi a dover lasciare il nostro amato cortile di casa).
Amare i propri amici e i propri familiari: questo lo fanno anche coloro che non credono (cf. Mt 5,48), basta aver conservato un briciolo di umanità. Ma non dobbiamo confondere la qualità umana, che è di tutta l’umanità creata a immagine e somiglianza del Creatore, con il radicalismo cristiano.
Nello Spirito santo Gesù ci mostra una via dinamica, creatrice di senso, alla spiegazione delle Scritture: egli accosta il precetto dell’amore per il prossimo al grande comando dell’ascolto, lo Shema‘ Jisra’el, il fondamento della fede di Israele, e con ciò non vuole solo dire che l’amore per il prossimo scaturisce dall’amore per il Dio unico, Signore di Israele, ma vuole anche dire che non è possibile amare Colui che è assolutamente Altro, assolutamente straniero a noi (e che pure costantemente ci si fa vicino, prossimo), se non ci si esercita ad amare coloro che, da estranei, da stranieri, si approssimano a noi. Se così si può dire, nella grazia dello Spirito santo Gesù istituisce il sacramento2 del prossimo che diviene fratello, segno efficace che ci narra e ci fa conoscere il Padre, il Santo, e che ci trasforma fino a divenire come lui è: “Siate santi, perché io sono santo” (Lv 19,2; cf. Mt 5,48 e 1Gv 3,2).
Tutto ciò “vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”, commenta lo scriba che sta dialogando con Gesù. C’è qualcosa di più, non possiamo accontentarci di quel che c’è nel nostro piccolo cortile, c’è qualcosa che viene prima delle nostre tradizioni culturali e religiose.
Allo stesso modo Gesù commenta il salmo 110. Non possiamo accontentarci di un piccolo messia di carne e di sangue. Gesù ci ricorda che le Scritture provengono dalla forza dello Spirito santo, e in quella forza vanno interpretate: “David, mosso dallo Spirito santo chiama il Messia, il Cristo, suo Signore”. David non ha pensato a un cristo a propria immagine e somiglianza, ha pensato che la sua autorità provenisse dal Dio dei suoi padri, a nome del quale egli la stava esercitando. Ma questo pensiero non può essere concepito se non per opera dello Spirito santo. Senza lo Spirito santo anche i nostri pensieri restano piccini e Gesù Cristo non ci narra il Padre ma un simulacro di quello che vorremmo essere.
E invece lo Spirito santo ci rivela ogni cosa: il Padre che testimonia il Figlio, e il Signore Gesù Cristo che ci narra il Padre.

NOTE

1 In realtà il prof. Tondelli non sa di essere mio amico, e io stesso posso dire di essere suo amico solo a motivo della mia assidua frequentazione dei suoi testi. Ma poco importa, io penso che anche questa sia una forma di amicizia, certo un poco asimmetrica, ma come lo sono del resto tutte le forme d’amore. E poi, chissà, forse un giorno ci conosceremo di persona. (TORNA AL COMMENTO)
2 Cf. Catechismo della dottrina cristiana 267. (TORNA AL COMMENTO)