Il papa: il telefonino

può diventare una droga

Franca Giansoldati

Gli esperti la chiamano Iad, che sta per Internet Addiction Desorder: colpisce soprattutto i nativi digitali che diventano schiavi del web. Una sindrome più diffusa di quello che si possa pensare e che da qualche tempo in qua preoccupa tanto anche il Papa, e non solo medici e psichiatri. Ieri mattina, nell’Aula Paolo VI, davanti ai ragazzi del liceo romano Visconti dove studiarono Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII e Franco Modigliani, futuro Nobel per l’Economia Papa Bergoglio ha ripreso in mano un discorso a lui caro sul rapporto che i giovani hanno con le tecnologie, lanciando l’allarme sulle dipendenze che gli smartphone possono provocare.
giovani dipendenza telefonino-2.jpgI DATI Dai dati Istat si sa che ormai 9 giovani su 10 navigano abitualmente sul web e che una percentuale compresa tra l’1 e il 4 per cento di loro, circa 300 mila, tra i 12 e i 25 anni, mostra segni piuttosto evidenti di una forte dipendenza da Internet. Con effetti allarmanti per il benessere dei ragazzi che rischiano dalla depressione al calo di apprendimento e di concentrazione. Senza tener conto anche della diffusione degli Hikikomori, un fenomeno che colpisce quei millennials che scelgono volontariamente di vivere reclusi nelle proprie stanze evitando qualsiasi contatto con il mondo esterno, eccetto che con il proprio pc o il tablet. Papa Francesco ha da poco dedicato un sinodo al mondo dei giovani andando a fondo sull’argomento, raccogliendo in Vaticano pareri illustri a livello internazionale, testimonianze, esperienze trasversali. Il web, l’uso dei social, mediante il telefonino può assumere i connotati di una droga, così come può sviluppare una forma di violenza subdola e pericolosa, che sfocia nel cyberbullismo. Altro tema sul quale il Vaticano ha deciso di investire per aiutare genitori ed educatori aprendo un osservatorio internazionale, curato dalla Fondazione Scholas Occurrentes. Agli studenti del Liceo Visconti il Papa ha così spiegato che «quando non c’è libertà non c’è educazione, non c’è futuro». Va da sé che il telefonino non può diventare una droga, al pari della cocaina o dell’eroina, e non può nemmeno ridurre la comunicazione personale fatta di sguardi, di gesti, di incontri con aridi e anonimi contatti via chat. «Il valore della fraternità ha raccontato il Papa agli studenti – si basa sulla libertà, sulla ricerca onesta della verità, sulla promozione della giustizia e della solidarietà, specialmente nei confronti delle persone più deboli». Da qui è partito per fare riflettere i ragazzi su cosa accade quando manca il confronto e la capacità di interagire senza costrizioni: soprattutto quando «non c’è libertà. Quando non c’è ricerca onesta della verità ma c’è una verità imposta, che ti toglie la capacità di cercare la verità, non c’è futuro: ti annulla come persona. E quando non c’è promozione della giustizia, andremo a finire sicuramente in un Paese pusillanime, egoista, che lavora soltanto per pochi».
UN PEZZO DI CARTA Il discorso si è fatto poi più definito e il Papa ha aggiunto che «per non diventare un pezzo di carta che va al vento da una parte all’altra» non bisogna avere paura del silenzio. «Il telefonino è un grande aiuto, è un grande progresso; va usato, è bello che tutti sappiano usarlo. Ma quando tu diventi schiavo del telefonino, perdi la tua libertà. Il telefonino è per comunicare, per la comunicazione: è tanto bello comunicare tra noi. Ma ha redarguito il Papa – state attenti, che c’è il pericolo che, quando il telefonino diventa una droga, la comunicazione si riduce a semplici contatti. La vita però non è per contattarsi, è per comunicare!» L’antidoto suggerito ai ragazzi contro la sindrome Iad è di non smettere di appassionarsi e di amare, di scoprire le dimensioni della vita affettiva. Anzi, «amando con il cuore allargato ogni giorno». Con fantasia.

FONTE: Il Messaggero, 14 aprile 2019