Gesù dà loro da mangiare

III Domenica di Pasqua (C)

a cura di Franco Galeone *

3 Pasqua

1. Il capitolo 21 è un’appendice al Vangelo di Giovanni, che chiude realmente con il capitolo 20, e lo riapre poi con il capitolo 21. Interessante notarlo, per comprendere la complessa redazione del quarto Vangelo. Quando un autore finisce un libro e scrive la conclusione, il libro può essere pubblicato. Se poi a questa conclusione si sente il bisogno di aggiungere un altro capitolo, allora ci devono essere ragioni decisive, importanti. Questo, come è noto, è ciò che è avvenuto anche per il quarto Vangelo. Perché questa ripresa breve? Difficile per noi rispondere con certezza, in ogni caso, questa appendice è straordinaria perché non racconta miracoli riguardanti Gesù risorto, ma solo la sua presenza discreta, fedele e paziente in mezzo alla sua comunità.

2. Il capitolo 21 descrive tre scene: a) la pesca miracolosa, segno della sua presenza efficace: non ci troviamo davanti a un fantasma o un’invenzione o un’allucinazione; b) il banchetto, segno di comunione, di intimità, di realismo perché si tratta di mangiare e bere in compagnia; c) il dialogo tra Cristo e Pietro, con la sua missione, segno della presenza di Cristo nella chiesa, nei successori di Pietro. Se leggiamo questo brano come un fatto di cronaca, notiamo subito alcune incongruenze. Per esempio, è strano il fatto che i discepoli non riconoscano Gesù neppure dopo la terza volta (v.14). È strano che si meraviglino di fronte alla pesca miracolosa eppure non era la prima volta (Lc 5,1). È strano che Pietro e gli apostoli erano ritornati alla normalità della vita: avevano dimenticato tutto? Non ci troviamo una pagina di cronaca ma di catechesi. Cerchiamo di approfondire:
* domenica scorsa le due manifestazioni del Signore erano avvenute nel primo giorno della settimana; con questa insistenza Giovanni vuole insegnare ai fedeli il ritmo settimanale, la messa della domenica, per incontrarsi e celebrare l’eucaristia;
* nel Vangelo di oggi Gesù appare in un giorno feriale, gli apostoli erano tornati alla loro lavoro. Anche i cristiani ritornano alla vita di ogni giorno ma con uno spirito nuovo, come di chi ha incontrato il Signore;
* quelli che sono nella barca sono sette, numero completo e perfetto: Pietro e altri sei rappresentano l’intera comunità dei fedeli, diversificata nei vari tipi di cristiani, che tuttavia hanno diritto di fare parte della chiesa: chi fa fatica a credere (Tommaso), qualcuno un po’ fanatico (i due figli di Zebedeo), qualche traditore (Pietro), qualche tradizionalista onesto (Natanaele) e infine i tanti cristiani anonimi (i due discepoli senza nome);
* il mare era, presso gli ebrei, popolo di pastori e agricoltori, il simbolo del diluvio e di tutte le forze nemiche dell’uomo; se essere sommersi significa morire, essere pescati significa invece salvarsi;
* la notte: anche questa ha un significato negativo: Se uno cammina nella notte, inciampa (Gv 11,10); manca la luce, manca anche Gesù che – secondo il simbolismo di Giovanni – è la luce del mondo (Gv 8,12);
* il Signore non è nella barca, si trova sulla riva, ha già raggiunto la condizione del risorto nella vita eterna del paradiso alla destra del Padre; verso questa, tendono e giungono anche i discepoli;
* l’alba (v.4), la luce, è Gesù che illumina ogni uomo (Gv 1,9); Giovanni vuole insegnarci che Gesù, pur stando sulla riva, cioè nel paradiso, è sempre accanto all’uomo, tutti i giorni e lo attende, come suggerisce il verbo: Gesù risorto tende verso l’uomo e lo attira a sé.
* Nessuno di loro osava chiedergli: Chi sei? Perché sapevano che era il Signore. È la più bella frase del Vangelo. Più gli apostoli si astengono dal chiedere chi sia, e più la loro certezza cresce, più sanno che è proprio il Signore. Volete che Dio cambi per apparirvi meglio, o accettate di cambiare voi, per vederlo così come egli è? Per chi crede, per chi è attento a Dio, mille obiezioni non riescono a far sorgere un solo dubbio, così come mille prove non riescono a dare la certezza a colui che non crede. Un abbrutito positivista potrebbe chiedere a Cristo la sua carta di identità. Esigere dei miracoli è chiedere a Dio la sua carta di identità. Verifichiamo il suo passaporto! A quale scopo?
* 153 pesci: questo numero è simbolico; risulta da 50x3+3; per gli ebrei, 50 indicava tutto il popolo, il 3 rappresenta la perfezione, la pienezza; tutti i popoli giungeranno alla salvezza;
* il banchetto chiude il racconto della pesca miracolosa, simbolo della conclusione della storia della salvezza; la conclusione non è il nulla ma il banchetto universale dei popoli con Dio;
* Pasci i miei agnelli. Come sempre, questo suo apparire e questo suo mangiare insieme con noi terminano con una missione. Mi ami, Pietro? Sì? Ebbene, occupati degli altri. Non sono venuto per essere servito ma per servire. Pietro voleva compiere un’azione di grazie e di adorazione. E il Signore gli comanda: Occupati degli altri, servi i miei fratelli. Ogni autorità deve imitare quella di Cristo, il primato del papa è un primato di funzione e di servizio. Nel cristianesimo non ci sono onori ma responsabilità. Non presidenze ma servizi, non posti da coprire ma fratelli da servire, non professionisti di carriera ma dilettanti di amore. Diceva Ignazio di Antiochia che, se primati ci devono essere, uno solo è accettabile: il primato e la presidenza dell’amore! Il titolo più bello con cui i papi hanno firmato i loro documenti è Servo dei servi del Signore.
* Pietro, quando sarai vecchio, stenderai la mani e un altro ti condurrà dove tu non vuoi. Tutto termina con una profezia. Quando era giovane, Pietro faceva ciò che gli pareva, voleva una redenzione senza croce, un regno con una buona sistemazione. Essere adulto in Cristo è accettare di fare la volontà di un Altro. Che età avete? Fate quello che volete? Andate dove vi pare? Allora siete molto giovane. Quando sarai adulto in Cristo, un Altro, tanti altri ti prenderanno per mano, ti condurranno là dove non vuoi andare, ma dove un giorno sarai fiero e felice di esservi stato condotto: da quella croce, da quella tomba scaturirà la tua vita. Perché nella sua volontà è la nostra pace.

3. Gli apostoli erano tornati desolatamente al loro antico mestiere. Ho già detto che a partire dalla risurrezione, molti cristiani prendono le ferie di Pasqua, si sentono disoccupati. La risurrezione li disorienta; il Signore è lassù, nel cielo, felice, giubilato, pensionato, e loro continuano a vivere quaggiù la loro piccola vita! Gesù raggiunge i discepoli in tutti i luoghi dove si credevano abbandonati, li ha dolcemente ricondotti alla fiducia, li ha pazientemente convinti della sua presenza, li ha svegliati alla sua gioia. Appare Cristo risorto e prepara loro qualcosa da mangiare. Il Signore è stato tanto umano e servizievole da preparare loro una colazione. Anche nella messa il Cristo si è fatto riconoscere allo spezzare del pane. Ma questa volta non solo lo ha diviso, lo ha anche fatto cuocere! Insegnamento per quanti devono cucinare, per quanti devono compiere cose che credono profane, e che dovrebbero invece santificare con l’amore. Tempo fa andai a trovare una coppia di antichi militanti di Azione cattolica, e mi sentii dire: Padre, che nostalgia! Una volta andavamo a messa, alle adunanze, ai ritiri … Adesso è impossibile, siamo immersi nelle attività fino al collo. Non capisco, - risposi - perché parliate così. Vivete una vita d’amore, siete a servizio uno dell’altra, e tutti e due a servizio dei figli. Siete nella condizione del Signore, di colui che serve. È una magnifica somiglianza con lui.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano