Il Vangelo del giorno (Bose)

Pregare è acconsentire fiduciosi

Sorella Maria - Bose


13 giugno 2019

22In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
Mc 11,22-25

Con queste brevi parole, che fanno risuonare la propria eco in tutta la Scrittura, Gesù ci esorta ad aver fiducia nella preghiera.
La preghiera è ascolto della parola del Signore che sempre invoca la nostra risposta. Pregare è questa risposta alla Parola e allo sguardo d’amore con il quale il Signore ci chiama. Pregare è il nostro acconsentire a una parola che è sempre una chiamata e una promessa che il Signore ci rivolge. Acconsentiamo per accoglierla e ne invochiamo il compimento. La preghiera è il modo personale di rispondere, come rispose Maria di Nazaret alla parola dell’angelo: “Sì, acconsento”. Ed è già subito invocazione: “Avvenga, si compia la tua parola per me”.
Ecco perché qualunque cosa chiediamo, se procede dall’ascolto della parola del Signore, sappiamo di averla già ricevuta, e ci sarà accordata: perché pregare è fidarsi che quella parola è sempre una promessa.
Le parole della preghiera sono quelle che, ascoltate dal Signore, meditate e trattenute nel cuore, diventano le nostre che rivolgiamo a lui. Chi prega è come Mosè, che supplicava il Signore di essere con lui e con loro, sempre, come aveva promesso.
Gesù, per insegnare ai suoi discepoli a fidarsi del Signore e dunque a pregare con fede, attualizza la profezia di Isaia 65,24, in cui Il Signore Dio dice: “Prima che mi invochino, io risponderò; mentre stanno ancora parlando, io già li avrò ascoltati”. La fiducia nel Signore è scoprire che quell’esaudimento è desiderio anche, e soprattutto, del Signore.
Non possiamo chiedere se non ciò che abbiamo già ricevuto, i doni di Dio con i quali ci rivolgiamo a lui: la sua Parola e il suo Spirito. La preghiera è il modo per diventare consapevoli dei doni di Dio, ed è imparare da Gesù come vivere nell’attesa del regno di Dio, invocando: ”Venga il tuo regno”. È chiedere che sia fatta la sua volontà, che è sempre amore e compassione per ogni creatura, ed è decidere di compierla in sinergia con lui, a cominciare da sorelle e fratelli cui ci siamo fatti prossimi.
Ascoltiamo l’esempio che Gesù fa: “Chi dicesse a questo monte: ‘Levati e gettati nel mare’, senza dubitare in cuor suo, ciò gli sarà accordato”. Perché è una preghiera che è secondo la volontà di Dio nella profezia di Isaia 40, ripresa dal Battista: per preparare una strada al Signore che viene, occorre riempire burroni e abissi e spianare le montagne. Che, fuor di metafora, è l’opera di conversione che il Signore ci chiede: togliere gli ostacoli che mettiamo alla comunione tra di noi e con tutti.
E prima di pregare occorre perdonare i nostri debitori, per non aggiungere ostacoli grandi come montagne. Allora si può chiedere al Signore che ci preservi dal fare il male: egli non ci promette di più. Chiediamo al Signore tutto questo con fiducia, sapendo che è il suo stesso desiderio, e zittendo con forza la nostra incredulità, l’inclinazione sfiduciata e dubbiosa. Gesù, che si fidava del nostro Dio e che imparava a conoscerlo come noi dall’ascolto della sua Parola, ci trasmette che cos’è la preghiera: è fiducia nel Signore, è ascolto di lui per conoscerne la compassione, è supplica a lui per collaborare con lui in tutto ciò che lui ci ha promesso.