Il Vangelo del giorno (Bose)

Il coraggio del toccare

Sorella Francesca - Bose


8 luglio 2019

In quel tempo18 giunse da Gesù uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». 19Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
20Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». 22Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.
23Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù 24disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. 25Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 26E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Mt 9,18-26

Due scene intrecciate, due episodi che si illuminano a vicenda, due risvegli alla pienezza della vita. Due morti riscattate dal cammino interiore di abbandono, fiducia e speranza di una possibilità donata.
La prima scena. Una donna identificata come una che “ha perdite di sangue da dodici anni” (v. 20), una donna quindi che secondo la legge è impura, è rifiutata dalla società. Si può intuirne l’angoscia, l’esasperazione che dopo molti anni la spinge a compiere un gesto audace contravvenendo ogni regola religiosa e sociale: il semplice e banale toccare “se riuscirò anche solo a toccare il lembo del suo mantello sarò salvata” ( v .21). Una piccola azione per riacquistare quel grande bene che le appartiene: la vita. In lei si fa volto l’umano che non sa più di che vivere, che ha perso ogni speranza se non quella di incontrare “colui che salva” nel mezzo della folla anonima. Gesù è colui che salva non per uno strano potere magico “si rese conto di una forza uscita da lui” (Mc 5,30), ma perché si lascia toccare, avvicinare, incontrare da un desiderio profondo di salvezza. Da qui la speranza che mossa dalla fiducia apre alla vita, alla fede.
I movimenti che Gesù compie con il suo corpo sono quelli di chi desidera incontrare in verità e profondità. Gesù si volta come quando qualcuno si sente chiamato. Gesù vede, e come può riconoscere una persona in mezzo alla folla che spinge da ogni parte? Egli insegna ad avere gli occhi aperti su ciò che ci circonda, occhi che sanno accogliere. Gesù parla, risponde con la sua parola al silenzio di una donna impaurita e tremante (cf. Mc 5,33). “Coraggio figlia, la tua fede ti ha salvata” (v .22). Gesù si sente toccato dalla forza, dal coraggio di quella donna, e le ridona dignità, anzi è lei stessa che per la sua caparbietà la ritrova. E non solo, Gesù la chiama figlia, la accoglie in un rapporto di figliolanza, la accoglie nella cella segreta del suo cuore come una madre accoglie nel suo seno il figlio.
La seconda scena. Un’altra donna identificata anch’essa come figlia, ma qui in rapporto con suo padre, Giairo, “uno dei capi della sinagoga” (v. 18), figura importante della società. È il padre che compie il gesto audace di voler incontrare Gesù, di fermarlo nel suo cammino sfidando la folla e osando chiedere con fiducia e disperazione “imponi la tua mano su di lei e ella vivrà” (v. 18). Ancora una volta le azioni di Gesù comunicano che egli non abbandona il disperato, in qualunque situazione egli sia, se questo fa verità dentro di sé e si abbandona al bene che può incontrare. Gesù segue il padre, va oltre l’agitazione della folla e gli insulti che subisce. Qui, solo, con i familiari della fanciulla entra in casa, prende la mano e “la fanciulla si alzò” (v. 25). La bambina ritrova la vita e la sua identità di donna, sembra aver accolto la forza che Gesù dona e che le permette di alzarsi da sola.
La guarigione del corpo è solo la manifestazione di una guarigione più profonda che segna il desiderare l’incontro del credente con il Signore. È solo l’osare avvicinarsi al Signore scavalcando ogni paura, pregiudizio, reticenza che rende ogni uomo e ogni donna liberi e liberati, ovvero uomini e donne di fede.