Il Vangelo del giorno (Bose)

Per l’oggi: una promessa

Fratel Guido - Bose


11 luglio 2019

In quel tempo 18un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 19Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 20Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». 21Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza».22Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». 23Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.
24Quando Gesù lo vide così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. 25È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». 26Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». 27Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
28Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». 29Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, 30che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».
Lc 18,18-30

Ascoltare la buona notizia di questo vangelo in occasione della festa di san Benedetto, padre dei monaci d’occidente, non può che ricondurci al ministero proprio del monachesimo, quello di essere memoria evangelica per la chiesa tutta: se alcuni aspetti della sequela cristiana dovrebbero essere vissuti con particolare radicalità da chi ha ricevuto una chiamata alla vita comune nel celibato, nondimeno questa è solo un segno posto affinché ogni battezzato riscopra la propria unica e insostituibile chiamata a seguire il Signore Gesù nella vita quotidiana.
La parola di Gesù ci riporta così fino al nostro battesimo, a quella opzione nativa più grande di noi, che l’amore preveniente del Signore ha reso possibile attraverso poveri uomini e povere donne che ci hanno preceduti nel cammino di fede. E del resto non dobbiamo dimenticare che lo stesso Prologo della Regola di Benedetto altro non è che una catechesi battesimale adattata a quanti desiderano rispondere alla voce del Signore che cerca il suo operaio e lo chiama. È della vita cristiana quindi che parla il vangelo odierno, di quella vita chiamata a divenire eterna perché suscitata, alimentata, trasfigurata da colui che solo è buono: quella vita che trova senso nella sequela di un uomo capace di narrarci Dio, di ricondurci all’amore originario, di creare attorno a sé lo spazio perché solo Dio regni.
Proprio per questo dovremmo soffermarci oggi non sul passato, su ciò che ci sta alle spalle, sulla “chiamata” ricevuta, ma piuttosto sulla promessa destinata a realizzarsi, secondo la parola di Gesù, in questo tempo propizio in cui ci è dato di vivere, promessa che sovente i nostri occhi appesantiti ci impediscono di vedere. Se lasciamo un momento sullo sfondo il dialogo di Gesù con il notabile ricco e ci soffermiamo sul dialogo con Pietro, possiamo scoprire che è oggi che avviene la rinuncia e si realizza la promessa, anzi è ogni giorno che la promessa si realizza se avviene la rinuncia e la sequela. È ogni giorno che siamo chiamati a lasciare casa, famiglia e campi, le sicurezze, gli affetti e il modo di pensare vissuti in modo mondano, ed è ogni giorno che riceviamo in dono il centuplo “secondo Dio”. Ed è solo se lasciamo ogni giorno dietro a noi le nostre pretese in fatto di casa, famiglia, campi che il Signore ci riconsegna l’altro come fratello, sorella, padre o madre.
Sì, ogni giorno siamo tentati di ripiegarci su quanto pretendiamo di aver osservato fin dalla nostra giovinezza, di andarcene tristi perché legati a ricchezze che non sono tali, di cedere all’accidia di chi non sa guardare e discernere gli altri e la realtà che lo circonda con gli occhi di Dio. Perché il fratello, la sorella sia tale – non per carne e sangue ma per dono di Dio – è necessario che noi ogni giorno ascoltiamo la voce del Signore che ci chiama, ogni giorno lottiamo per non indurire il nostro cuore, ogni giorno abbandoniamo l’ignavia della disobbedienza per abbracciare l’obbedienza libera e amorosa.
Se ogni giorno accetteremo di ricominciare questo cammino di sequela dietro a Gesù, allora scopriremo che quello che ci unisce a lui è lo stesso amore che è chiamato a regnare tra di noi, allora scorgeremo nel nostro povero vissuto quotidiano i primi bagliori di quel giorno eterno, unico verso il quale il Signore ci conduce per mano, ogni giorno, tutti insieme.