Il Vangelo del giorno (Bose)

Una nuova fraternità

Fratel Mathias - Bose


23 luglio 2019

In quel tempo 46mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
Mt 12,46-50

“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” (v. 48): il dialogo di Gesù con la folla a proposito della sua vera famiglia è inserito al termine di un capitolo di controversie nel Vangelo secondo Matteo. Come Gesù aveva attaccato con virulenza scribi e farisei, indicando di non avere nulla a che spartire con “questa generazione” (Mt 12,42), pone ora le distanze tra sé e quelli della sua “generazione”, i suoi parenti secondo la carne.
Nel brano odierno infatti sua madre e i suoi fratelli vengono a raggiungerlo. Anche se non condividono forse l’opinione dei farisei a suo riguardo, lo considerano tuttavia “fuori di sé” (Mc 3,21), come altrove sottolinea Marco. Avvicinandosi a Gesù cercano allora presumibilmente di consigliargli di abbassare i toni e di ridurre la tensione con i suoi interlocutori. L’inquietudine materna intravede già dove l’atteggiamento del Figlio lo condurrà. Ma Gesù non intende nemmeno entrare in argomento. Non accetta di identificare la propria famiglia in queste persone: attraverso la sua Parola infatti costituisce una nuova famiglia. In tal modo, coloro che si credono parte della parentela di Gesù in realtà non vi appartengono più, mentre coloro che non lo sono secondo la carne possono diventarlo in verità. La parola di Gesù li costituisce tali.
Gesù distrugge così i presunti privilegi legati ai legami di parentela, ma depotenzia pure radicalmente le chiusure o addirittura le maledizioni ereditate dalle proprie appartenenze familiari. Genera un nuovo inizio, al quale ciascuno è chiamato ad aprirsi: il segno visibile di tale disponibilità sarà la realizzazione concreta della volontà del comune Padre che è nei cieli (v. 50). Una nuova stirpe si costituisce allora attorno a lui, una nuova fraternità basata sulla condivisione degli stessi intenti. Riconoscendosi figli di uno stesso Padre (che non a caso viene invocato come “Padre nostro”: Mt 6, 9) e assumendo nel proprio comportamento una stessa pratica (la volontà del Padre: v. 50), i credenti entrano nella logica adottata da Gesù stesso, ed entrano anche automaticamente a fare parte della sua nuova famiglia allargata.
Ogni famiglia possiede diversi racconti che si trasmettono di generazione in generazione o da membro a membro: fondano la comune appartenenza e regolano i costumi condivisi. Anche Gesù, con la sua persona e il suo insegnamento, trasmette alla sua famiglia spirituale una Parola instauratrice: essa echeggia la voce del Padre da cui proviene e trasmette la sua volontà celeste. Ascoltandola e mettendola in pratica, i fratelli e le sorelle troveranno gioia, beatitudine (cf. Lc 11,28).
Il primato da accordare a Gesù e alla logica del suo Regno relativizza allora risolutamente i diritti e i doveri collegati alla famiglia naturale, anche se non ne annienta la realtà. Tuttavia la condizione per essere degno di Gesù sarà di non amare più la propria famiglia di lui (cf. Mt 10,37). E all’appartenenza a questa nuova famiglia sarà anche legata una promessa: a chi lascia la gente della propria casa a causa di Gesù e del suo insegnamento – oltre ai conflitti che vi sono legati (cf. Mt 10,34-36) – viene assicurata una famiglia centuplicata (cf. Mt 19,29).