Il Vangelo del giorno (Bose)

Il dubbio di Giovanni

Sorella Francesca - Bose


18 settembre 2019


In quei giorni18Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte le opere compiute da Gesù.. Chiamati quindi due di loro, Giovanni 19li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»». 21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».24Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a temando il mio messaggero,
davantia teegli preparerà la tua via.
28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
29Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro.
31A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!».
33È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: «È indemoniato». 34È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!». 35Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Lc 7,18-35

“Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?”. È il dubbio che tormenta Giovanni in questi versetti, quel Giovanni, profeta dell’Altissimo, colui che è voce che grida nel deserto. È il dubbio di ogni credente. Nel momento più buio della vita ci si scontra con alcune certezze e ci si scopre non credenti, lontani e arrabbiati per quella fiducia che si credeva raggiunta ma che in realtà richiede uno sguardo diverso, un’attitudine diversa, un varcare la soglia.
Giovanni si chiede se è proprio Gesù quell’uomo di cui lui stesso ha profetato nel deserto, di cui è stato testimone: un uomo che “viene dopo di me e mi è passato avanti perché era prima di me”, “colui che toglie il peccato del mondo” (cf. Gv1,29). Se così non fosse vana sarebbe stata la sua predicazione, vana ogni sua ragione di vita. Nella sua situazione di abbandono crolla appunto l’immagine di un uomo atteso quale Messia, un liberatore, crolla l’immagine di giudice severo che “pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile” (cf. Mt 3,12; Lc 3,17). Di lui aveva detto “viene uno che è più forte di me”.
Nel sentirsi abbandonati si sperimenta il limite, la debolezza ma avere il coraggio di esprimerla è segno di fiducia. Anche noi ci lasciamo intrappolare dalle nostre immagini distorte di Dio, della fede, degli altri a noi più prossimi ma avere il coraggio di varcare la soglia delle nostre aspettative o pretese ci fa entrare nella fede profonda talvolta a caro prezzo. Ogni dubbio se ascoltato può alimentare la fede.
Giovanni si affida a Gesù perché sa che solo il Signore può dare risposta alla sua domanda. Gesù non risponde mai con un sì o un no come nei quiz. Gesù risponde andando al cuore della sua identità di Figlio dell’Uomo. È la sua qualità di Figlio che dice chi egli sia e questo non lo dobbiamo dimenticare.
Gesù risponde con azioni e parole: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano…. ai poveri è annunziata la buona novella “ (vv. 22). Dalle azioni alle parole di beatitudine “beato chi non si scandalizza di me!” che possono essere comprese solo da chi si è lasciato guarire, convertire lo sguardo. È lo scandalo della misericordia e del bene che opera sulla cattiveria, l’emarginazione, l’indifferenza!
Ora la domanda la pone Gesù: “Che cosa siete andati a vedere?” (v.24). Domanda che scuote il credente e fa prendere coscienza dell’identità vera di Giovanni il Battista a tutti coloro che dubitano del suo annuncio. Pur nella diversità entrambi hanno aperto la strada all’incontro tra Dio e il suo popolo. Giovanni annuncia, come Gesù, la buona notizia per la remissione dei peccati, per un cammino di conversione. Giovanni con parole violente, predicando l’austerità nel cibo e nel vestito; Gesù con parole di misericordia, con il mescolarsi tra i peccatori mangiando e bevendo con loro.
Gesù ci riporta al nostro vedere, al nostro sguardo. Che cosa vediamo nel nostro cercare? La risposta non è in ciò che vorremmo vedere ma in ciò che si rivela a noi nella concretezza spesso spietata della nostra esistenza. La nostra attesa del messia con questo sguardo cambia, diventa apertura, accoglienza dell’inaudito, dell’insperato, del gioioso stupore che bene condiviso.