… e camminava con loro

(Luca 24,15)

Con i giovani per riconoscere, interpretare, scegliere


Lettera pastorale per l’anno 2019-2020

Giuseppe Pellegrini
Vescovo di Concordia-Pordenone

 400 Icona pellegrini

INDICE

Indice
Premessa
Introduzione (1- 5)
Carissimo/a giovane

I. Non facciamo di ogni erba un fascio.
Essere giovani oggi (6-14)
Carissimo/a giovane

II. Gesù cammina con i giovani (15-21)
Carissimo/a giovane

III. Una fede a modo mio (22-28)
Carissimo/a giovane

IV. È possibile sognare ancora.
La scelta vocazionale (29-38)
Carissimo/a giovane

V. Si può fare qualcosa? Indicazioni per la pastorale giovanile (39-70)
Ambiti specifici di pastorale (47-70)
- Formazione alla vita di fede (49-53)
- Una solida vita spirituale (54-58)
- Formazione al servizio e alla missione (59-62)
- Pastorale vocazionale (63-70)
Carissimo/a giovane

Conclusione (71)

QUI IL PDF

 


Premessa

Ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi/e e a tutti gli operatori pastorali

Carissimo,
il libretto che hai in mano ti potrà apparire troppo corposo, quasi un documento e non una Lettera Pastorale. Sono stato tentato di fare più di un taglio per renderlo snello e di facile lettura. Man mano che procedevo nella stesura, mi sono sempre di più reso conto del variegato mondo degli adolescenti e dei giovani, ricco e pieno di potenzialità ma anche problematico e complesso; stimolante e provocante anche per noi adulti e per le nostre comunità cristiane. Al riguardo, ho trovato di attualità e di grandissimo aiuto alcune riflessioni e pagine di papa Francesco dell’esortazione apostolica Christus Vivit e del Documento Finale del Sinodo dei Vescovi.
Per questo ho mantenuto il testo così com’è, incoraggiandoti a leggerlo e a farlo diventare occasione di riflessione e confronto, per aiutare ogni comunità a mettere al centro dell’attenzione gli adolescenti e i giovani che, come ci ha ricordato papa Francesco, sono l’oggi della società e della Chiesa, speranza di un futuro migliore. Sarà di incoraggiamento e di aiuto alle realtà pastorali della diocesi, alle foranie, ai Consigli delle unità pastorali e delle parrocchie non solo per quest’anno, ma anche per gli anni successivi, al fine di avviare un processo che ci veda tutti coinvolti nel rendere i giovani soggetti attivi nella vita delle nostre comunità.
Non si tratta di aggiungere nuove attività! Prima di tutto ti invito ad ascoltare e metterti in dialogo con gli adolescenti e giovani della tua comunità, cercando di offrire loro un po’ del tuo tempo. Varrà la pena, qualche volta, aprire la porta della tua casa e invitarli ad entrare, a fare quattro chiacchiere e a mangiare qualcosa. In un contesto di forte scristianizzazione, soprattutto tra i giovani, noi sacerdoti e comunità cristiane, dobbiamo essere disposti a rimettere al centro della nostra vita e delle scelte pastorali l’annuncio di Gesù Cristo, non una realtà tra le tante, ma l’unica capace di dare un senso e un significato alla vita, proprio perché aiuta a non ripiegarci su noi stessi e ad aprirci all’amore verso tutti. Ogni comunità parrocchiale, anche in dialogo fecondo con i giovani, scelga qualche orientamento ed attività che ritiene possibile e opportuna. Mi auguro che tutti facciano qualche passo. Sarebbe triste, trovarci alla fine dell’anno pastorale, senza aver provato e tentato qualche iniziativa forte e originale, capace di coinvolgere i giovani della tua parrocchia.
Auguro a tutti buon cammino.
+ Giuseppe Pellegrini
vescovo


INTRODUZIONE

1. Porto ancora nel cuore il suggestivo incontro di papa Francesco con i moltissimi giovani presenti a Panama per la Giornata Mondiale della Gioventù. Mi ha colpito l’omelia del papa della santa Messa conclusiva: “Voi, cari giovani, non siete il futuro. No, siete il presente. Non siete il futuro di Dio; voi giovani siete l’adesso di Dio! Lui vi convoca, vi chiama ad alzarvi in piedi e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato. … Cari giovani, volete vivere la concretezza del suo amore? Il vostro “si” continui ad essere la porta d’ingresso affinché lo Spirito Santo doni una nuova Pentecoste, alla Chiesa e al mondo” (27 gennaio 2019). Desidero che il cammino pastorale di quest’anno ci aiuti a renderci sempre più consapevoli che i giovani partecipano insieme agli adulti allo sviluppo e alla crescita dell’umanità. Non vivono in perenne “sala d’attesa”, aspettando il turno della propria ora. Non domani, ma adesso! Il Signore li chiama a realizzare i propri sogni e a diventare costruttori di una nuova civiltà: la civiltà dell’amore.
2. Siamo giunti alla terza tappa del cammino pastorale di questi anni, all’interno della visita pastorale che sto compiendo alle parrocchie e unità pastorali della diocesi. La scelta preferenziale di questo anno sarà rivolta agli adolescenti e ai giovani. Si è concluso da un anno il Sinodo dei Vescovi sui giovani e papa Francesco, il 25 aprile al Santuario mariano di Loreto, ci ha donato l’Esortazione Apostolica post-sinodale CHRISTUS VIVIT. L’esperienza del Sinodo è stata bella e significativa per tutta la Chiesa e, in primo luogo, per i vescovi, perché si sono messi in ascolto dei tanti contributi di diverse diocesi e di tanti giovani del mondo. Non è facile ai nostri giorni programmare e ripensare una proposta omogenea e praticabile per la pastorale giovanile. I tempi sono cambiati, ma soprattutto i giovani sono cambiati. Ecco perché è necessario, per noi preti, animatori, laici impegnati e comunità cristiana, che ci mettiamo in ascolto degli adolescenti e dei giovani delle nostre comunità. Un ascolto vero, senza pregiudizi e precomprensioni; un ascolto non fatto principalmente di numeri e statistiche, di articoli o conferenze, ma fatto di sguardi, di incontri; un ascolto da cuore a cuore, con i giovani che hanno un volto, un nome e una storia personale.
3. Nella stesura della lettera pastorale, oltre all’apporto e al confronto con i vari Organismi diocesani di partecipazione e di pastorale, ho tenuto in considerazione il contributo di molti giovani incontrati nella visita o in altri momenti e anche l’apporto dei giovani che si sono riuniti in Assemblea Diocesana il 9 marzo 2019 a Valvasone. Un primo incontro bello e positivo, che spero si possa ripetere ancora. Erano presenti un centinaio di giovani, in rappresentanza di una ottantina di parrocchie, di gruppi e associazioni, come l’Azione Cattolica e gli Scout. Sotto la guida e il coordinamento del Centro diocesano di Pastorale Adolescenti e Giovani (da ora CPAG), attorno a dieci tavoli di riflessione e di studio, si sono confrontati sulle problematiche e le sfide dell’attuale contesto sociale, culturale ed ecclesiale.
4. Ho scelto come fonte inspiratrice e filo conduttore della lettera pastorale, l’episodio dei due discepoli di Emmaus (Luca 24, 13-35), perché, come ricorda il documento finale del Sinodo dei Vescovi, ripreso anche da papa Francesco nella sua esortazione Christus Vivit al numero 237, ci aiuta a comprendere ancora di più la missione della Chiesa verso adolescenti e giovani, che è quella di CAMMINARE INSIEME A LORO. Riprendo alla lettera questo numero dell’esortazione, perché sia di stimolo, di guida e di sostegno nel cammino pastorale di quest’anno.
“Gesù cammina con i due discepoli che non hanno compreso il senso della sua vicenda e si stanno allontanando da Gerusalemme e dalla comunità. Per stare in loro compagnia, percorre la strada con loro. Li interroga e si mette in paziente ascolto della loro versione dei fatti per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Poi, con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, conducendoli a interpretare alla luce delle Scritture gli eventi che hanno vissuto. Accetta l’invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono. Sono loro stessi a scegliere di riprendere senza indugio il cammino in direzione opposta, per ritornare alla comunità, condividendo l’esperienza dell’incontro con il Risorto”.
5. Non scoraggiamoci, preoccupati di nuove cose da fare! Vi suggerisco la scelta prioritaria e fondamentale, che viene prima di tutte le altre, l’obiettivo principale di quest’anno: troviamo il tempo per ascoltare i giovani. Tutto parte da un ascolto vero, che con umiltà, pazienza e disponibilità permette di dialogare veramente con gli adolescenti e i giovani, evitando risposte preconfezionate e ricette belle e pronte. Il documento finale del Sinodo, a questo riguardo ha un bel passaggio: “L’ascolto trasforma il cuore di coloro che lo vivono, soprattutto quando ci si pone in un atteggiamento interiore di sintonia e docilità allo Spirito. Non è quindi solo una raccolta di informazioni, né una strategia per raggiungere un obiettivo, ma è la forma in cui Dio stesso si rapporta al suo Popolo” (n. 6). Formiamoci all’ascolto e favoriamo la formazione di alcuni giovani-adulti disponibili e capaci di ascolto.

Carissimo/a,
sono molto contento e ringrazio il Signore per il dono che fa alla nostra Chiesa di Concordia-Pordenone di fermarci un po’ per ascoltarti e per entrare in dialogo con te. Lo so che non è facile per noi adulti e nemmeno per te giovane, ma lo ritengo importante e necessario. Talvolta ti senti emarginato e non capito dalla società e dalla Chiesa, e noi adulti spesso abbiamo paura di quello che fai e che pensi. Non sappiamo come ascoltarti, come venirti incontro e come annunciarti ciò che abbiamo di più prezioso: l’amore di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo! Papa Francesco, nel Sinodo dei Vescovi sui giovani, ha detto con forza che la Chiesa ha bisogno dei giovani, ha bisogno di te, perché Dio, spesso, parla attraverso i giovani. Se mancate voi – diceva il papa – ci manca parte dell’accesso a Dio. Faccio mio il suo invito: non lasciarci soli, abbiamo bisogno di te!
Ti ricordavo nell’introduzione di questa lettera pastorale, quanto papa Francesco ha detto nella GMG di Panama, invitando i giovani ad essere l’oggi di Dio. Dio ti chiama oggi, così come sei, con le tue potenzialità, con la forza che hai dentro, con l’entusiasmo e la gioia, ma anche con le fatiche, difficoltà e paure, non domani, ma adesso, ad entrare nello scenario della storia per portare ai tuoi amici, alle famiglie e alla società, la vita, le attese, i desideri e i sogni che sono nel tuo cuore. Tocca a te, adolescente e giovane, riversare con passione ed entusiasmo la carica di amore, di gioia e di freschezza, nella vita delle nostre comunità, un po’ stanche, affaticate e fredde, scuotendole da stanchezze e ingessature. Dio ti invita ad entrare nella vita quotidiana sporcandoti le mani, buttandoti dentro con entusiasmo.
Capita nel mondo e nella cultura di oggi, attratta dal virtuale, e può capitare anche a te, di credere in un Dio che non vuole sporcarsi le mani, di un Dio lontano e poco presente alle vicende della storia, che agisca a distanza, bello, buono e generoso, così che anche tu possa stare tranquillo, senza scomodarti, passando il tempo steso su un divano! Come ti ha ricordato papa Francesco, la giovinezza non è un parcheggio, una sala d’attesa, dove si aspetta il turno della propria ora. È già il tempo di uscire, di amare perché siete voi giovani, sei tu, ad offrire al mondo la passione dell’amore. Permetti che Gesù ti faccia innamorare dell’umanità di oggi, della vita di oggi. “Il tuo si – diceva papa Francesco nell’omelia a Panama – continui ad essere la porta d’ingresso, affinché lo Spirito Santo doni alla sua Chiesa una nuova Pentecoste.


I. NON FACCIAMO DI OGNI ERBA UN FASCIO

ESSERE GIOVANI OGGI

6. Noi adulti spesso ci riteniamo esperti nel classificare e nell’inglobare tutto e tutti in un’unica cornice. Ci basta dire ‘giovani’ per parlare in modo indistinto del variegato e complesso mondo dei giovani. Per fortuna che i giovani non si lasciano incasellare all’interno dei nostri schemi predefiniti. Questo capita anche nelle nostre comunità cristiane, con l’aggravante che spesso ci rifacciamo ad un passato con nostalgia e con le solite frasi: i giovani non sono più come una volta; non partecipano più alla s. Messa e alle attività della parrocchia; sono lontani dalla fede e dalle problematiche religiose; non sappiamo cosa fare per ascoltarli e incontrarli perché sono interessati ad altro. Non vale la pena scoraggiarci, piangerci addosso o cercare di chi è la colpa. Importante è prendere coscienza che è giunto il tempo, come ci ricordava il papa, “di abbandonare il comodo criterio pastorale del ‘si è sempre fatto così’. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori” (Evangelii Gaudium 33). Con coraggio e con passione, vi invito a non aver paura di ascoltare, incontrare ed annunciare agli adolescenti e ai giovani delle nostre comunità la bellezza dell’incontro con il Signore Gesù. Se ci vedono attenti a loro, vicini e preoccupati della loro vita e felicità, saranno capaci di ascoltarci e di accoglierci, permettendoci di entrare nella loro storia. Buttiamoci alle spalle i luoghi comuni e le paure e affrontiamo con serenità la sfida che ci sta davanti.
7. I tempi sono cambiati, ma non è cambiato il cuore dei giovani! Nel passato si ragionava per decenni. Oggi, invece, si deve ragionare a breve termine, quasi di anno in anno. La vita si è fatta accelerata, vorticosa. Timori e paure hanno preso il posto di benessere e certezze. Ecco perché non è facile guardare alle nuove generazioni, che gli studiosi chiamano millennials. È la generazione diventata maggiorenne nel nuovo millennio, dai 18 ai 35 anni, sempre commessi ad internet e spesso definiti negativamente. Molti concordano nel definirli “generazione delle 3 C”: - sempre Connessi alla rete, - Centrati in se stessi, - aperti al Cambiamento.
In questi anni molti studi sociologici ci hanno offerto interessanti provocazioni, necessarie per comprendere la realtà giovanile e anche per impostare una seria proposta pastorale. Ne cito due che mi sembrano utili e che invito a leggere: Bichi – Bignardi, Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia, Vita e Pensiero, 2016; Garelli, Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio?, Il Mulino, 2016. Il Sinodo dei Vescovi, nel documento finale al n. 45, ci offre una positiva e significativa analisi della cultura giovanile odierna. “Le giovani generazioni sono portatrici di un approccio alla realtà con tratti specifici. I giovani chiedono di essere accolti e rispettati nella loro originalità. Tra i tratti specifici più evidenti della cultura dei giovani sono state segnalate la preferenza accordata all’immagine rispetto ad altri linguaggi comunicativi, l’importanza di sensazioni ed emozioni come via di approccio alla realtà e la priorità della concretezza e dell’operatività rispetto all’analisi teorica. Grande importanza rivestono i rapporti di amicizia e l’appartenenza a gruppi di coetanei, coltivati anche grazie ai social media. I giovani sono generalmente portatori di una spontanea apertura nei confronti della diversità, che li rende attenti alle tematiche della pace, dell’inclusione e del dialogo tra culture e religioni. Numerose esperienze di molte parti del mondo testimoniano che i giovani sanno essere pionieri di incontro e dialogo interculturale e interreligioso, nella prospettiva della convivenza pacifica”.
8. Non dobbiamo nasconderci che viviamo in una società in profonda crisi, non solo economica, ma di valori e di senso della vita. Sono in crisi le grandi Istituzioni, erose dall’individualismo esasperato, dagli interessi di parte, dagli scandali e dalla corruzione, facendo così aumentare, soprattutto nei giovani precarietà e insicurezza. Ne deriva una generazione giovanile delusa, orfana di interlocutori credibili, capaci di ascolto e di mettersi in gioco, capaci, con la loro presenza, di aprire orizzonti e non di alzare barriere e muri. L’inarrestabile globalizzazione ha spostato il baricentro della società ponendolo nel consumismo, motore dell’economia, ritenuto sorgente di benessere e felicità. Così i giovani si trovano appiattiti sul presente, immersi nella ‘cultura del frammento’, vivendo alla giornata, senza passato e senza radici, senza sogni e passioni.
Una cultura giovanile che molti definiscono dell’eccesso, senza nessun limite. Il limite è visto come nemico della vita, capace di tarpare le ali, e pertanto da eliminare al più presto per soddisfare al massimo i desideri del momento. Moderazione, prudenza e temperanza sono vocaboli desueti e impopolari. Ciò porta a mettere al primo posto il piacere ad ogni costo, senza fare i conti con le limitazioni del proprio corpo e le regole della società e del vivere insieme. In pochi anni siamo passati da una società che metteva il bene comune al di sopra di tutto, ad un individualismo esasperato, che mette il proprio io e i propri bisogni al centro. Eliminando così principi e valori oggettivi, i giovani si trovano senza nulla a cui aggrapparsi per orientare la propria vita e le scelte future. ‘Tutto e subito’ diventa lo slogan di tanti che impostano la propria vita privi di costanza e di fatica quotidiana, preferendo il facile all’impegnativo.
9. Per non fare di ogni erba un fascio, credo importante soffermarmi su un aspetto relativo all’età. Quando si parla di giovani e quando facciamo delle proposte pastorali e formative, spesso consideriamo indistintamente l’età che va dai 13/14 anni ai 35: tutti sono giovani! Se da un lato può essere vero, dall’altro non si tengono in debita considerazione i cambiamenti delle persone e le fasi della vita. Se vogliamo essere una comunità cristiana attenta al mondo giovanile e capace veramente di educare, è necessario partire da un assioma chiaro ed evidente: gli adolescenti sono adolescenti e i giovani sono giovani. Non serve e non è opportuno metterli tutti insieme. Quando talvolta negli incontri e nella visita pastorale, si parla di giovani e di giovinezza, si vede comparire un ventaglio che va dalle scuole medie a uomini e donne maturi! Distinguere è un primo passo, non per dividere o per aumentare la categorizzazione e la frammentazione della pastorale, ma per fare serie e attente riflessioni e proposte sia al mondo degli adolescenti, che ancora sono presenti in parrocchia, sia ai giovani che si vedono sempre meno e che spesso non sappiamo come e dove incontrare e avvicinare. Nei numeri successivi cerco di delineare alcuni tratti specifici dell’età degli adolescenti e dei giovani.
10. A metà strada tra l’infanzia e l’età adulta, l’adolescenza è un periodo particolare della vita di grandi cambiamenti fisici, psicologici ed emotivi, di tempeste ormonali e di sbalzi di umore e di stati d’animo. A volte la crescita fisica non va di pari passo con la maturazione. È l’età delle scuole superiori, oggi chiamata primaria di secondo grado e, alla moda, teenager! L’adolescente mette tutto in discussione volendo essere indipendente e facendo fatica ad accogliere i suggerimenti e gli interventi dei genitori e degli adulti. Si sente già grande, anche se non riesce a fare delle scelte motivate. Alla continua ricerca di punti di riferimento, gli adolescenti li trovano più facilmente nel mondo dello spettacolo, dello sport, della moda e della musica. Per loro è più facile rapportarsi e dialogare con gli amici e i coetanei che con i genitori e gli educatori, che sentono assillanti, sempre con il fiato sul collo, incapaci di ascolto e di ostacolo alla loro libertà. Tutte queste trasformazioni e stati d’animo richiedono all’adolescente atteggiamenti nuovi, linguaggi, strategie e motivazioni differenti dalla fase di vita precedente.
In questa età gli adolescenti fanno fatica a rendersi pienamente conto degli sbagli e di quello che non è giusto fare, perché preoccupati più dell’esserci e di vivere in prima persona, senza condizionamenti, volendo sperimentare, prima di tutto, la faticosa libertà di scegliere. Ecco perché, purtroppo, in questi anni anche nel nostro territorio e in numerose scuole, si verificano di frequente episodi di anoressia, bulimia, vandalismo, bullismo, dipendenze dai social network, dall’alcool e dalle droghe.
11. Tuttavia non è giusto ridurre l’età della adolescenza solo ai problemi che essa pone e che i ragazzi vivono. La progressiva indipendenza che cercano e che iniziano a vivere, volenti o nolenti, è una solida e necessaria base per affrontare la vita e per fare scelte mature e responsabili. Ogni traguardo personale, in positivo e in negativo, sarà di aiuto per il cammino successivo. Mi servo delle parole di Alessandra, un’adolescente di 16 anni: “Sono convinta che l’adolescenza è il periodo più bello della vita di ciascuno di noi. È il periodo nel quale noi sperimentiamo la vita, cominciamo a sentirci più liberi di fare le nostre scelte e di prendere le nostre decisioni senza che qualcuno ce le suggerisca prima all’orecchio. Ogni giorno si conosce gente nuova, si fanno nuove esperienze, si stringono nuovi rapporti… Noi adolescenti abbiamo un carattere molto differente da quello degli adulti che hanno spesso una mentalità squadrata, rigida, grigia: abbiamo una forza continua che ci anima, una sensibilità e un modo di guardare il mondo e di coglierne i dettagli che rende questi anni i più ricchi di ricordi indimenticabili. Chi non si ricorda del proprio primo amore nato negli anni dell’adolescenza? Nessuno può scordare quei sentimenti, quelle emozioni che toccavano il cuore e ne lasciavano un’impronta indelebile. Le amicizie più profonde, le prime vacanze senza i genitori, le prime delusioni, i pianti, le risate… Nessuno sarebbe la persona che è senza aver attraversato questo periodo, grazie soprattutto ad una fondamentale palestra di vita che è la scuola e che, anche se non lo si vuole ammettere, è ciò che ci permette di vivere molte esperienze di crescita in quest’età. Le esperienze negative, come quelle positive, sono estremamente edificanti e se non impariamo ad affrontarle fin da ora, vorrà dire che arriveremo impreparati davanti alla vita”.
12. Finito il ciclo scolastico, i giovani hanno la piena consapevolezza che devono compiere un passaggio fondamentale nella loro vita, con decisioni importanti e scelte di vita da fare. Continuare con gli studi universitari o scegliere una professione, anche se il traguardo di un lavoro stabile si fa sempre più lontano e, talvolta, poco desiderabile. Tutti siamo consapevoli che non è facile offrire una descrizione della realtà giovanile. Papa Francesco nell’esortazione Apostolica Christus Vivit ci ricorda che esistono molte differenze sociali, culturali e religiose all’interno anche dello stesso Paese, tanto da parlare di pluralità di mondi giovanili, aggiungendo che la gioventù non è un oggetto che si può analizzare astrattamente, perché non esiste la gioventù ma i giovani, con le loro vite concrete (cfr. CV, 68;71). Riporto il numero 137, utile per la nostra riflessione. “La giovinezza, fase dello sviluppo della personalità, è marcata da sogni che vanno prendendo corpo, da relazioni che acquistano sempre più consistenza ed equilibrio, da tentativi e sperimentazioni, da scelte che costruiscono gradualmente un progetto di vita. In questa stagione della vita i giovani sono chiamati a proiettarsi in avanti senza tagliare le radici, a costruire autonomia, ma non in solitudine”. Nel nostro territorio, la maggioranza dei giovani vivono nelle loro famiglie, anche se “sentono le tradizioni familiari come opprimenti e ne fuggono sotto la spinta di una cultura globalizzata che a volte li lascia senza punti di riferimento” (CV, 80).
13. Il panorama giovanile è dunque variegato più di altri. Ci sono giovani che cercano all’estero innovazione e una possibilità di vita migliore. Ci sono giovani, studenti o lavoratori, che non hanno ancora un chiaro progetto di vita e tendono ad allungare sempre più il momento delle scelte e decisioni definitive, come la professione, il formarsi una famiglia, l’impegno diretto nella società e nel servizio del bene comune. Generalmente, pur riconoscendo che il corpo e la sessualità sono essenziali per la crescita della loro identità, i giovani non accettano la morale sessuale della Chiesa, e fanno fatica a mantenere una buona relazione con il proprio corpo e a vivere con serenità le relazioni affettive. Anche se nel mondo digitale operano interessi economici e forme di controllo e manipolazione, internet e le nuove reti sociali hanno creato nei giovani un nuovo modo di comunicare, aprendo spazi infiniti e offrendo opportunità di dialogo, di conoscenze che vanno oltre i confini, favorendo la comprensione, l’integrazione tra popoli e le diverse culture. Di solito i giovani sono più attenti alle persone che provengono da altri paesi e che emigrano nel nostro, favorendo una cultura dell’incontro e del confronto fecondo, dell’ascolto, del rispetto e del dialogo.
Un fenomeno interessante e positivo, che coinvolge anche tanti giovani del nostro territorio, lo possiamo individuare nel volontariato e nelle generosità di molti di fare qualcosa per gli altri, di perdere del proprio tempo per chi è più bisognoso. A fronte di mille emergenze del territorio (umanitarie, ambientali e sociali), da sempre troviamo giovani che prontamente rispondono alla chiamata e si offrono generosamente per assistere, soccorrere, ricostruire, formando una catena di amore e di solidarietà. Nessuno vive per se stesso e solo per se stesso. Nel servire gli altri, il giovane scopre che la sua felicità e il suo bene dipendono dalle relazioni che ognuno costruisce, custodisce e sviluppa ogni giorno. Un giovane, poi, che comprende l’essere debitore verso gli altri, sente di avere responsabilità nei loro confronti e del futuro della società e dell’umanità intera.
14. C’è una domanda che ritorna spesso nei miei pensieri a cui non sono ancora capace di rispondere: “Perché i giovani del nostro tempo fanno fatica a porsi le domande e gli interrogativi fondamentali della vita? Spesso anche loro si trovano davanti a situazioni difficili e complicate, ad eventi drammatici e, dopo un po’, tutto ritorna come prima. Perché non si lasciano provocare in profondità?”.
Viviamo in un tempo che ha smarrito il gusto di farsi delle domande, forse perché si è perso il senso della vera felicità, scambiata come il semplice star bene, il vivere senza problemi, accontentandoci di qualche soldo e piacere della vita. Qualche anno fa, p. Ermes Ronchi, nel predicare gli esercizi Spirituali al Santo Padre e alla Curia romana (Le nude domande del Vangelo, San Paolo, 2016), si è soffermato sull’importanza e sulla necessità che ognuno si faccia delle domande e si lasci interrogare dal Signore. Le domande disarmano e aprono al nuovo della vita perché sono un dono inatteso. Le risposte definiscono mentre le domande suggeriscono. Le definizioni chiudono, gli interrogativi invitano ad andare oltre e intraprendere un cammino. La forma del punto di domanda ricorda quella di un amo da pesca, che entra nel profondo del nostro cuore per aiutarci a cercare, a uscire alla luce e vivere in pienezza. La sua forma è anche simile all’artiglio dell’aquila che ti solleva e non ti lascia più. Immagini che ci dicono quanto è necessario avere il coraggio e la forza di porre le domande essenziali della vita. Le domande favoriscono il cammino di crescita della persona perché, progressivamente, aiutano ad uscire da se stessi ed aprirci agli altri e al ‘mistero’.

Carissimo/a,
la cosa più grande e più bella che ti porti dentro è la capacità di farti delle domande e di interrogarti sul senso profondo della vita. Non stancarti mai e, soprattutto, non scegliere cose preconfezionate da altri, pacchetti da prendere ‘a scatola chiusa’. Permetti che ti provochi un po’ con alcune domande che mi stanno a cuore e che penso importanti per il tuo cammino di crescita: perché talvolta ti nascondi e, anche di fronte all’evidenza, non riesci a reagire e a prendere in mano con passione e con coraggio la tua vita? Ai discepoli che volevano seguirlo, Gesù disse: “Che cosa cercate?” (Giovanni 1,38), perché sa che anche a te manca qualcosa di importante nella vita. Qual è il tuo sogno e il tuo desiderio più profondo? Di che cosa hai bisogno veramente? Cos’è che ti manca? Ti manca, forse, la felicità e l’amore? Ti manca il senso da dare a quello che sei e che vuoi essere? Che cosa desideri veramente dalla vita?
Prima di tutto, il Signore ti chiede di avere coraggio di rientrare in te stesso, di guardare nel profondo del tuo cuore e di scoprire quello che ti fa veramente felice. Coraggio significa etimologicamente agire con il cuore, prendere delle scelte di vita che partono non solamente dalla tua forza di volontà, né dal condizionamento o da una imposizione, ma dal profondo del tuo cuore e del tuo animo. Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la consapevolezza che c’è qualcosa di più importante e grande della paura, l’AMORE! L’amore ti dà la forza e il coraggio di vivere e di prendere decisioni e scelte importanti per la tua vita.
Carissimo, spesso la paura ti assale, impedendoti di scegliere, di essere te stesso e di realizzare i tuoi sogni. Una volta, Gesù ha chiesto ai suoi discepoli: “Perché avete paura?” (Marco 4,40). Spesso è la paura di fare delle scelte, la paura che il Signore ti chieda troppo, la paura che gli amici non ti capiscano o non comprendano le tue decisioni. Una cosa è certa: la paura fa invecchiare! Sii vivo, originale e non taroccato. Non essere troppo preoccupato di cosa pensano gli altri. Sii originale! La freschezza e le novità della vita vengono dal di dentro, da un cuore nuovo e rinnovato che ti dà la forza di non chiuderti a riccio ma di uscire, di andare incontro agli altri, nelle periferie esistenziali, dove vivono i tuoi amici, per portare un po’ di luce, di serenità e di gioia.


II. GESÙ CAMMINA CON I GIOVANI

15. Gesù cammina con i giovani per aiutarli a scoprire in profondità il dono della vita e per aiutarli ad essere “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pietro 3,15). Il Sinodo dei Vescovi ha riconosciuto nell’episodio dei due di Emmaus un testo significativo per comprendere la missione della Chiesa in relazione agli adolescenti e ai giovani. Mettiamoci, prima di tutto, in ascolto del Vangelo: Luca 24,13-35.
13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
16. Una prima importante caratteristica di Gesù risorto, secondo Luca, è di essere in cammino. Non un giudice seduto su qualche trono, ma uno che cammina accanto ai suoi discepoli. Camminare è una delle sfide più grandi della vita. Ce ne accorgiamo quando, per un qualsiasi contrattempo, per un periodo non riusciamo a camminare. Camminare, poi, è un verbo che viene usato da chi va avanti nella vita, facendo scelte, a volte impegnative, capaci di dare una direzione e un’intensità del tutto particolare. Cammina chi non vuole stare fermo, chi vuole conoscere la bellezza di questo mondo, chi si avventura nell’incontro con situazioni e persone che aprono pagine inedite anche al nostro cuore. Camminare chiede la decisione di mettersi in moto, di non stare fermi.
Non è un caso che Luca, chiudendo il suo vangelo, ci abbia lasciato l’immagine di due discepoli i quali, mentre camminano, vengono raggiunti da Gesù. I discepoli non capiscono ancora la sua condizione di Risorto, ma durante il cammino avviene qualcosa che cambia il loro modo di vedere le cose: discutono, parlano, si confrontano, si apre il cuore, diventano più gioiosi e capaci di capire da dove sono venuti e dove stanno andando. Rileggendo questa pagina bellissima di Vangelo, che non lascia indifferente nessuno, lasciamoci coinvolgere anche noi, perché anche noi abbiamo bisogno di amici con cui parlare, di una strada da intraprendere, di sentire il cuore vivo. Specialmente quando si è adolescenti e giovani, può dare fastidio avere qualcuno più grande di noi che accompagni il nostro cammino, ma sappiamo anche quanto ci fa bene avere un maestro, un fratello maggiore, il quale, con spirito di amicizia, si mette accanto e, camminando con noi, ci fa trovare coraggio e forza. È capitato anche a me, prima da giovane e poi, da prete e, ora, da vescovo, di sentire che non ero solo, che Gesù mi era accanto e, in modo molto delicato e rispettoso, camminava e ancora cammina al mio fianco, sostenendomi nelle prove e difficoltà della vita.
17. Camminare è faticoso, a volte stancante, molte strade sono in salita e sembrano non portare mai alla meta. Ma camminare è anche la condizione che ci permette di trovare compagni di strada, di mettere alla prova noi stessi, di trovare, al di fuori di ogni possibile comodità, le cose essenziali della vita, cioè la gioia che riempie la vita stessa. Camminando si sente fame, sete, dolore alle gambe, ma anche si prova il gusto dello stare insieme e della condivisione. Anche Gesù ha scelto di istruire i suoi discepoli non in un ambiente chiuso, sicuro, riscaldato e protetto, ma lungo la strada, dove si respira l’aria della libertà e la gioia della amicizia.
Durante il cammino può succedere, come è successo a quei due discepoli, di sperimentare la paura, la sconfitta, la delusione. In Gesù pareva loro di aver trovato la forza potente della vita, ma egli era finito sulla croce, come un rifiuto maledetto della società. Una grande delusione, forse la più grande della loro vita. Le delusioni capitano a chi si lascia prendere dall’entusiasmo di un’amicizia o di un’impresa fatta, ma poi, di fronte all’insuccesso, non può fare altro che ritornare sui suoi passi, quasi a volere riavvolgere il nastro della propria vita per cancellare quello che c’è stato. Le delusioni spesso sono frutto di illusioni, cioè di un modo non vero di vedere le cose, ma possono essere l’occasione di aprirci ad un nuovo modo di vivere.
18. Il racconto mette in luce un altro elemento importante: i due discepoli parlano tra loro. Durante il cammino non si sono chiusi in se stessi, ma si sono aperti l’uno all’altro, Ogni parola vera comunicata in sincerità è sempre un dono per tutti quelli che la vogliono accogliere. Mentre parlavano delle loro delusioni riguardo a Gesù e al suo regno, si lasciano sorprendere da questa presenza che si mette accanto e cammina con loro. Mentre essi si confidano delle delusioni della vita, scoprono che c’è una presenza che permette loro di capire le cose in modo diverso, di rileggere le fatiche incontrate come un passaggio obbligato per aprirsi ad un modo nuovo di essere. Sembra quasi che Luca, con una immagine, descriva tante situazioni della vita di un giovane. Le delusioni non arrivano solo dalla scoperta dei propri limiti o di quelli degli altri, come i genitori, gli insegnanti, gli amici. A volte anche la comunità cristiana, gli adulti incontrati – educatori, catechisti, sacerdoti – possono essere una delusione.
19. Nemmeno la delusione dei discepoli può fermare il Risorto, l’amico Gesù, che si mette accanto e con pazienza ricomincia daccapo con i suoi, senza fermarsi alle loro incomprensioni e delusioni. Dopo aver ascoltato in silenzio il loro racconto, prende la parola, rimproverando la loro incapacità di aprirsi alle novità e alle sorprese della vita. La lentezza del cuore assomiglia alla durezza del cuore, la sclerocardia, così spesso ricordata nei Vangeli, che porta anche oggi a fermarsi alla superficie, incapaci di rileggere negli avvenimenti della storia l’amore e la salvezza del Signore. Gesù usa l’espressione “non bisognava” (v. 26), per dire che la sua crocifissione e morte è parte essenziale del disegno e del progetto di Dio. Spiegando la Scrittura ai due di Emmaus, fa capire loro che anche la sua passione, la sua croce, il tradimento subìto e le sofferenze passate, non sono motivo di sconfitta, ma sono un modo nel quale Dio ha agito a favore della vita. Non c’è nulla che possa fermare l’opera di Dio che dona sempre la vita e in abbondanza. L’uso del verbo al passato ci dice l’importanza del rileggere la storia e i fatti che ci capitano, perché solo così si possono ritrovare alcuni elementi di cui non era possibile accorgersi mentre gli eventi accadevano. È proprio nel rileggere e ricomprendere un avvenimento, che il tempo si fa storia restituendone il significato più vero. Questa esperienza aiuta il giovane a prendere sul serio la sua vita e a diventare adulto, perché è della vita adulta cambiare qualcosa in se stessi, trovando modalità nuove di vivere nel mondo.
20. Le parole di Gesù scaldano il cuore dei discepoli, perché essi non cercavano spiegazioni razionali, ma avevano cercato con la sincerità dei loro affetti, rendendosi conto che quel personaggio misterioso suscitava in loro fiducia, calore, amicizia, bontà, speranza. Non cose contro la ragione, ma moti dell’animo che aiutano la ragione a fidarsi di un mistero più grande che li raggiungeva. È l’esperienza di chi si innamora o di chi prova un affetto per una persona amica, al di là di ragionevoli motivi, c’è un calore nel cuore che spinge a dare fiducia e ad aprirsi agli altri.
Così è stato per i due di Emmaus i quali, ascoltando Gesù, si accorgono dopo un po’ che dentro di loro il cuore si era mosso. Non era più solo abitato dalla tristezza e dalla delusione, ma aveva il seme della consolazione, della pace e della gioia. Avere Gesù come compagno di strada significa fare questa esperienza che riguarda il cuore: lasciare che egli lo scaldi, lo accenda di amore per Dio che promette la vita e porta a compimento le sue promesse nei modi più inaspettati. Chi ascolta la Parola di Dio non può rimanere fermo, né indifferente. Comincerà piuttosto a guardarsi dentro e anche attorno a sé: si accorgerà che dentro di sé c’è una grande ricchezza da dare e fuori di sé ci sono tanti motivi per benedire e per servire.
21. Un ultimo elemento da non trascurare. Gli occhi dei discepoli riconoscono la presenza di Gesù, che fino ad allora era per loro misteriosa, quando egli benedice e condivide il pane della tavola. È certamente un gesto che ci richiama all’eucaristia nella quale ogni domenica facciamo memoria del dono di Gesù per noi, della sua passione, morte e risurrezione. Ma non è solo questo. Anzi si può dire che dobbiamo comprenderlo in modo nuovo. Gesù ha sintetizzato il senso della vita piena e abbondante nel gesto del pane benedetto e condiviso. Non è solo un gesto rituale, ma è il senso più profondo della vita di Gesù e anche della vita di Dio stesso. La vita è una benedizione che non può restare chiusa in se stessa, ma va donata. Donata non vuol dire persa o regalata a buon prezzo. Donata perché è benedetta. Donata perché diventi benedizione.
La vita cristiana è proprio questo: incontrare Gesù, il quale attraverso il volto di molti fratelli e sorelle che troviamo sul cammino, si mette accanto a noi, ci ascolta e ci incoraggia. Non vuole convincerci con filosofie o moralismi che ci vogliono togliere ogni difetto. Egli piuttosto scalda il cuore, mette in cammino il nostro affetto, ci fa sentire vivi, capaci di amare le cose vive. Sa mettere dentro di noi, nella parte più profonda del nostro essere, un calore e una luce che non si trova da altre parti. E chi fa questa esperienza non può non accogliere l’invito di Gesù ad andare con lui sulle strade del mondo per mettersi accanto ad altri fratelli e sorelle per far scoprire loro la gioia depositata nel cuore che attende di fiorire nella condivisione e nel servizio a Dio e al prossimo.

Carissimo/a,
a te che, con entusiasmo e paura, ti apri al mondo della vita, con le parole di papa Francesco, dico che Gesù è vivo e attraverso la sua Chiesa continua a dare la vita a tutti i giovani e all’umanità intera. Una vita abbondante e piena di gioia e di novità. Gesù è vivo anche ai nostri giorni, è vivo nel tuo cuore ed è presente nelle nostre comunità attraverso i tanti testimoni, da lui scelti per portare la sua Parola e che vivono la sua carità e il suo amore. Ti accompagna in quest’anno pastorale l’immagine di Gesù che cammina con i due discepoli di Emmaus, li incoraggia e fa scoprire loro orizzonti nuovi con i quali vedere e risolvere i problemi della vita, assicurando loro il dono di una amicizia che non può essere distrutta.
Non ti sto proponendo un’utopia, né desidero offrirti un’immagine vecchia e stantia, lontana dalla vita reale, che non ha più senso per i giovani di oggi, ma ti propongo la realtà più bella e più preziosa che illumina, dà senso e ha sostenuto fin da giovane la mia vita e la vita di tanti altri: l’amicizia e l’incontro con Gesù, vivo e presente, che ti dona forza e speranza.
Carissimo, ti affido il Vangelo di Emmaus con un po’ di trepidazione ma soprattutto con il cuore colmo di gioia. È bello e pieno di sorprese! Leggilo e rileggilo perché anche tu, come i due discepoli, possa scoprire che lungo il tuo cammino sei accompagnato dalla presenza amica di Gesù che ti scalda il cuore e ti fa scoprire che Dio non si ferma davanti alla morte e al peccato. Egli aspetta che tu ti lasci sorprendere dalla vita piena che ti ha preparato, mandandoti a portare a tutti, in particolare ai tuoi amici, l’amore di Dio che si fa dono, accoglienza e servizio per il mondo. La vita che Dio ti ha donato è una benedizione per te e per tutti quelli che incontri.
Fatti compagno di strada dei più fragili, dei poveri e dei feriti della vita. Ma ad un a condizione: abbi il coraggio di camminare. Non aver paura di domandarti se stai camminando nella vita oppure se, appesantito dalla tua pigrizia, te ne debba star seduto su un divano o alla finestra a guardare passivamente, aspettando che qualcuno, prima o poi, faccia qualcosa.

III. UNA FEDE A MODO MIO

22. Una premessa ritengo necessaria, prima di soffermarci sul tema giovani e fede: la crisi di fede prima ancora che dei giovani è la crisi di fede degli adulti e dei genitori. Gli uomini e le donne del nostro tempo non sono più attratti dalla figura di Gesù e la fede non ha niente da dire. Molti ritengono che la felicità vada ricercata altrove rispetto alla religione cristiana. Non è il contro Dio dell’ateismo classico, ma il senza Dio di chi non ha più ‘antenne per lui’. La catena di trasmissione della fede si è inceppata perché i genitori cresciuti nell’attuale clima culturale e anaffettivo nei confronti di Dio, hanno disimparato a credere e a pregare. Hanno imparato a cavarsela da soli e così hanno insegnato ai loro figli. Penso che sia rarissimo trovare nelle nostre parrocchie qualche famiglia dove si preghi ancora insieme!
Nasce la prima generazione incredula: giovani che non sanno perché dovrebbero credere o perché dovrebbero pregare; che non curano la formazione religiosa; che scappano via dalla parrocchia e dagli oratori dopo la cresima; che non sentono il desiderio e la necessità di celebrare con la comunità la domenica, giorno del Signore; che non si impegnano con gesti di amore verso gli altri.
23. Lascio la parola a Marco, un giovane di 25 anni, per introdurre l’aspetto centrale del cammino pastorale di quest’anno: i giovani e la fede. “La maggior parte dei giovani che conosco, si definiscono agnostici, figli di una cultura cristiana, cresciuti in un ambiente e secondo una educazione di stampo cattolico, ma attualmente lontani dalla pratica religiosa, dalle attività delle parrocchie e dagli insegnamenti e precetti morali della Chiesa. È una tematica che viene snobbata, percepita come ‘roba di altri tempi’. Quelle poche volte che si parla di religione e di Chiesa, alcuni affermano di credere in Dio come ‘forza universale’, ma di non essere d’accordo con le regole della Chiesa. Altri amici sono cattolici perché battezzati da piccoli, come tradizione, ma non credo che si siano mai posti davvero delle domande sull’al di là o sul senso della vita. Qualche altro si sente in ricerca, anche se non si identifica in un credo particolare. Altri, ma sono pochi, sono certi della propria fede e tentano di coinvolgere qualche amico”.
24. Le differenti posizioni rappresentano l’immagine reale dei giovani di oggi in merito alla problematica della fede. Ci troviamo di fronte ad una realtà variegata, dove è difficile individuare una tendenza prevalente. L’aspetto religioso è un ‘luogo’ aperto per i giovani, in cui convivono orientamenti e scelte differenti. Non occorre soffermarci più di tanto sui dati statistici in ordine alla partecipazione alla vita della comunità cristiana e alla frequenza ai sacramenti. Siamo tutti più che consapevoli, perché lo stiamo concretamente vivendo nelle parrocchie, che gli adolescenti e i giovani hanno abbandonato in massa la partecipazione e la frequenza.
C’è ancora una sufficiente frequenza degli adolescenti, ‘del post-cresima’, ma solamente come animatori nelle diverse esperienze estive. È molto difficile proporre un cammino di gruppo di maturazione e di approfondimento della fede. Qua e là si trova qualche sparuto gruppetto, normalmente legato ad esperienza di associazioni e movimenti. C’è anche da dire, per la verità, che la maggior parte dei nostri adolescenti e giovani che non frequentano e che si dichiarano agnostici o non interessati alla ‘Chiesa’, hanno avuto nell’età dell’infanzia e della fanciullezza una socializzazione di base fatta di presenza al catechismo, all’oratorio, al grest, ai campi scuola e ai sacramenti, e di momenti di riflessione umana e religiosa.
25. Nel periodo dell’adolescenza la fede non è più centrale, non è una preoccupazione quotidiana, ma rimane latente, sottopelle. Non un rifiuto esplicito ma un generale disinteresse, un marcato desiderio ‘di fare ciò che piace’, che porta ad un distacco dalla vita della parrocchia e dalla S. Messa domenicale. Distacco che sarà più marcata nella giovinezza, dove la partecipazione diviene sempre più critica e la contestazione più esplicita. Colpiscono le denunce di tanti giovani nei confronti di una situazione ecclesiale che si fa fatica a comprendere, perché lontana da loro e dai reali problemi. Anche la figura del prete viene spesso sottoposta al vaglio di una critica serrata. Non sempre lo stile di vita del prete viene capito, e fa problema anche la scelta celibataria. Molti lo vedono come un uomo incompleto, un po’ isolato e autoreferenziale, frustrato dalla sua condizione di vita che lo pone sempre sopra gli altri.
L’immagine della Chiesa in questo momento storico non è delle migliori. Critiche da ogni parte per il possesso e l’uso del denaro e per la piaga degli abusi sui minori da parte di uomini di Chiesa (cfr. CV, 95-102). A fronte di una indifferenza e critica, altri giovani riconoscono al prete un ruolo importante nel loro cammino di vita e di fede, in particolare quando si trovano davanti a figure di uomini saggi e maturi, capaci di stare con le persone, di essere vicini nei momenti di sofferenza e costruttori di comunione e di fraternità.
26. Esser cristiani in una cultura secolarizzata e digitale, nella quale i media intervengono in modo non indifferente nella costruzione delle coscienze, risulta un compito arduo e non facile perché può favorire nei giovani una fede individualista e solitaria. Infatti, risulta sempre più difficile, oggi, trasmettere la fede nella maniera ‘classica’, attraverso l’incontro, il dialogo, la spiegazione e il confronto con la vita e la testimonianza diretta di educatori, insegnanti e maestri. È sempre più difficile proporre agli adolescenti e ai giovani esempi attraenti e modelli educativi convincenti. Ai possibili testimoni, che cercano di vivere in prima persona quanto vanno ad annunciare, si sostituiscono dei “testimonials”, cioè figure create ad arte e soggette a logiche di vendita e di mercato, controllate dall’esterno. Oggi, basta accendere la televisione e guardare alcuni programmi: fanno opinione e scuola i presentatori/trici, i cuochi o i cantanti, chiamati a giudicare i partecipanti. Capita anche nelle nostre realtà pastorali, che qualche educatore cada nella tentazione di essere più testimonials che testimone, perché, pieno di sé, non accetta di essere ‘rimando’ di qualche ‘altro’, considerando solo le proprie doti e capacità.
27. Quando penso al binomio ‘giovani e fede’, spesso mi ritornano alla mente le bellissime immagini di migliaia di giovani radunati insieme nelle Giornate Mondiali della Gioventù. Nonostante tutto, il cuore dei giovani è grande e dentro di loro pulsa il desiderio e il sogno di dare un senso e un significato profondo alla vita. È parte dell’essere giovane desiderare di più della quotidiana regolarità. Non solo sogni vuoti, perché creati per l’infinito. E anche se ci sono esperienze difficili o negative, non bisogna abbattersi o restare per terra; il Signore ci aiuta a risollevarci e a continuare il cammino. Sant’Agostino aveva ragione quando ci ricordava che il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa nel Signore. Dentro ognuno di noi è impressa l’immagine, l’impronta di Dio; e Dio è vita e ogni creatura tende alla vita piena. Non rende felici togliere Dio dalla vita delle persone; senza Dio il mondo diventa “un inferno”, perché prevalgono gli egoismi, le divisioni nella famiglia, l’odio tra i popoli e la mancanza di gioia, amore e speranza. Facciamo nostro l’invito di Paolo ai Colossesi: “Siate radicati e costruiti su di Lui, saldi nella fede” (2,7).
La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma dilatazione della vita. La fede ci fa scoprire la grande chiamata di Dio, la vocazione all’amore. Credere, pertanto, significa mettersi in ascolto dello Spirito e, in dialogo con la Parola di Dio, con tutta la propria intelligenza, ed affettività, per dare un senso a tutto quello che ci capita nella vita.
28. Per crescere nella fede è indispensabile l’amicizia con Gesù. Oggi gli adolescenti e giovani sono ‘sempre’ connessi con gli amici tramite internet. Per questo è necessario che si mantengano connessi con Gesù, in linea diretta con Lui. Lui solo può liberare il mondo dal male e far crescere il Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo. Per essere suoi amici, è necessario conoscerlo e incontrarlo, e prima ancora cercarlo nella propria interiorità. Ogni giovane è alla ricerca di Gesù, anche se non lo sa. Tutti lo cercano, perché tutti sono alla ricerca di qualcosa che li renda felici. Mi tornano alla mente alcune parole di Giovanni Paolo II nella Veglia a Tor Vergata: “Questa sera vi consegnerò il Vangelo. È il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l'ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per Lui!
In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”.

Carissimo/a,
non aver paura di innamorarti di Gesù. La fede non si fonda su un sentimento religioso o su vaghi ricordi dell’infanzia. La fede è rapporto, dialogo personale, incontro con Gesù vivo e presente dentro di te e dentro l’umanità. Ricordalo sempre, Gesù non ti abbandona mai, anche se a volte sembra stare in silenzio. E quando hai bisogno di Lui, si fa trovare. Non privare la tua giovinezza di questa amicizia. Potrai sentirlo vicino non solo quando preghi, perché Lui cammina con te e ti accompagna in ogni momento. Cerca, dunque, di scoprirlo e vivrai la bella esperienza di saperti sempre accompagnato ed amato.
Sii sempre connesso a Lui, e quando non c’è più ‘campo’, ricorri subito ai ripari per riattivare in fretta la linea, così rimarrai sempre collegato a Lui, per parlargli, per sapere quello che devi fare e anche per chiedere qualche consiglio. È Gesù che suscita in te il desiderio di vivere la vita ‘alla grande’, che ti dà il coraggio di realizzare il sogno che coltivi e che ti dà la forza di non rimanere impantanato nella mediocrità.
Chiedigli il coraggio per migliorare te stesso e la gioia di farti dono agli altri.

IV. È POSSIBILE SOGNARE ANCORA?
LA SCELTA VOCAZIONALE

29. Inizio questa parte della lettera pastorale raccontandomi un po’. Mi piace vivere e sono contento della vita che il Signore mi ha donato. Sono prete da quarant’anni e vostro vescovo da otto. Vi confesso che non mi sono mai pentito di essermi fatto prete. La vita trascorsa è stata molto bella, un’avventura piena di volti, di esperienze, di amore e di servizio, e soprattutto di incontri con molti giovani, in paesi e contesti diversi. Quando da adolescente sono entrato in seminario, non avevo ancora chiaro cosa il Signore potesse volere da me, anche se coltivavo il desiderio di sentirLo sempre vicino. Successivamente, a 22 anni, ci fu una ‘seconda chiamata’, quella vera, maturata dopo un periodo di crisi e di fatica a comprendere la voce del Signore, dentro una Chiesa che mi stava ‘stretta’. Era l’inizio degli anni ’70, anni non facili. Era chiara in me la decisione che, qualsiasi fosse la scelta, non avrei mai rinunciato ad amare e a fare della vita un dono agli altri. Proprio questo desiderio mi ha sostenuto nelle difficoltà e mi ha dato il coraggio e la forza di donarmi totalmente al Signore e agli altri nella via della consacrazione. Questa scelta ha comportato delle rinunce: farmi una famiglia, amare una donna e avere dei figli, scegliere la professione che mi piaceva … ma l’ho fatto volentieri. La vocazione ad essere prete è un piacere ed una gioia, perché sento che il Signore mi chiama a realizzarmi in pienezza, amando come ha fatto Lui: sempre, per sempre e tutti. Prego ogni giorno il Signore che, nonostante le fatiche e debolezze, mi dia la forza e il coraggio di continuare ad amare così, fino all’ultimo giorno della vita.
30. Ad ognuno il Signore offre e chiede di vivere la vita in pienezza, come ricorda l’evangelista Giovanni: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (10,10), con modalità diverse gli uni dagli altri. La vita ci è stata donata con il Battesimo, che ci ha innestati in Cristo. Il battesimo è la prima grande vocazione che ci porta ad amare come ha fatto Gesù. Successivamente non si tratterà di scegliere una professione o una condizione di vita, ma di dare una colorazione personale, un tratto caratteristico alla propria vita, di dare una intonazione particolare domandandoci che cosa ci attrae di più e verso chi volgere la nostra attenzione e il nostro servizio. Solo così potremo orientare e indirizzare i talenti, i doni particolari e le capacità personali che ci sono stati dati. A scanso di equivoci, quando si parla di vocazione, non si intende solo la vocazione sacerdotale e alla vita consacrata, ma anche la vocazione al matrimonio, che non è una vocazione di serie b, ma una vera e autentica chiamata del Signore a realizzarsi in pienezza, facendo della propria vita un dono agli altri. Pertanto ogni giovane che desidera vivere in pienezza la ‘propria’ vocazione, è chiamato ad un serio cammino di discernimento, e non solo a fare qualche piccolo corso formativo!
La vera gioia, che dura, non è un semplice stato d’animo che si raggiunge con i propri sforzi, ma è un dono che nasce dall’incontro con Gesù vivo e che porta il giovane a farsi dono degli altri. Alla domanda fatta a suor Cristina sul perché ha deciso di partecipare a The Voice, candidamente ha risposto: “Ho un dono, ve lo dono!”. Questa è la vocazione: accorgersi dei doni particolari ricevuti dal Signore e non tenerli per sé, per i propri interessi, ma donarli e metterli a disposizione degli altri. La prima domanda, quella vera, che un giovane deve farsi, non è tanto “Come posso essere felice nella vita e cosa devo fare per esserlo?”, ma: “Chi devo rendere felice? Cosa devo fare per rendere felici gli altri?”. Questo è il segreto di ogni scelta vocazionale: interrogarsi non tanto se mi piace o se ho le capacità, ma su chi sono chiamato a rendere felice e su cosa posso fare per rendere il mondo un po’ più bello e più buono.
31. Desidero offrire alla vostra attenzione due testi, uno di Papa Francesco e l’altro di papa Benedetto, che mi sembrano utilissimi per il discernimento e il cammino vocazionale:
* i numeri 285-286 della Christus Vivit
“Quando si tratta di discernere la propria vocazione, è necessario porsi varie domande. Non si deve iniziare chiedendosi dove si potrebbe guadagnare di più, o dove si potrebbe ottenere più fama e prestigio sociale, ma non si dovrebbe nemmeno cominciare chiedendosi quali compiti ci darebbero più piacere. Per non sbagliarsi, occorre cambiare prospettiva e chiedersi: io conosco me stesso, al di là delle apparenze e delle mie sensazioni? So che cosa dà gioia al mio cuore e che cosa lo intristisce? Quali sono i miei punti di forza e i miei punti deboli? Seguono immediatamente altre domande: come posso servire meglio ed essere più utile al mondo e alla Chiesa? Qual è il mio posto su questa terra? Cosa potrei offrire io alla società? Ne seguono altre molto realistiche: ho le capacità necessarie per prestare quel servizio? Oppure, potrei acquisirle e svilupparle
Queste domande devono essere poste non tanto in relazione a sé stessi e alle proprie inclinazioni, ma piuttosto in relazione agli altri, nei loro confronti, in modo tale che il discernimento imposti la propria vita in riferimento agli altri. Per questo voglio ricordare qual è la grande domanda: «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”». Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri, e ha posto in te molte qualità, inclinazioni, doni e carismi che non sono per te, ma per gli altri”.
* Dal messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù del 2012
“Per entrare nella gioia dell’amore, siamo chiamati anche ad essere generosi, a non accontentarci di dare il minimo, ma ad impegnarci a fondo nella vita, con un’attenzione particolare per i più bisognosi. Il mondo ha necessità di uomini e donne competenti e generosi, che si mettano al servizio del bene comune. Impegnatevi a studiare con serietà; coltivate i vostri talenti e metteteli fin d’ora al servizio del prossimo. Cercate il modo di contribuire a rendere la società più giusta e umana, là dove vi trovate. Che tutta la vostra vita sia guidata dallo spirito di servizio, e non dalla ricerca del potere, del successo materiale e del denaro. A proposito di generosità, non posso non menzionare una gioia speciale: quella che si prova rispondendo alla vocazione di donare tutta la propria vita al Signore. Cari giovani, non abbiate paura della chiamata di Cristo alla vita religiosa, monastica, missionaria o al sacerdozio. Siate certi che Egli colma di gioia coloro che, dedicandogli la vita in questa prospettiva, rispondono al suo invito a lasciare tutto per rimanere con Lui e dedicarsi con cuore indiviso al servizio degli altri. Allo stesso modo, grande è la gioia che Egli riserva all’uomo e alla donna che si donano totalmente l’uno all’altro nel matrimonio per costituire una famiglia e diventare segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa”.
32. Ogni giovane, prima o poi, deve farsi quella domanda che fa paura, ma che è fondamentale per dare un valore e un significato pieno alla propria esistenza: Signore cosa vuoi per me? Cosa vuoi che io faccia? Il Signore chiama ciascuno a far parte di una grande storia d’amore che ha il suo inizio nell’amicizia vera con Lui e che porta a mettersi a servizio degli altri. Ogni vocazione, ci ricorda papa Francesco, è una “chiamata al servizio missionario verso gli altri. Siamo chiamati dal Signore a partecipare alla sua opera creatrice, offrendo il nostro contributo al bene comune sulla base delle capacità che abbiamo ricevuto” (CV 253).
33. La vocazione non consiste esclusivamente nel ricercare cosa fare per gli altri; è molto di più, perché è un processo che mi aiuta a scoprire per chi e per che cosa sono fatto, all’interno del progetto che Dio ha su me! Ma come scoprire la propria vocazione? Come riconoscere se un’ispirazione o un desiderio vengono dallo Spirito Santo o dal proprio egoismo? L’unica possibilità ci viene dal vivere un cammino di discernimento. Il discernimento vocazionale è un processo con cui il giovane arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita. Nell’esortazione apostolica Gaudete et Exultate, papa Francesco ci ricorda che “al giorno d’oggi l’attitudine al discernimento è diventata particolarmente necessaria. Infatti, la vita attuale offre enormi possibilità di azione e di distrazione e il mondo le presenta come se fossero tutte valide e buone. Tutti, ma specialmente i giovani, sono esposti ad uno zapping costante. … Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento” (n. 167). Il discernimento è un dono del Signore, una grazia da chiedere che ci permette di “intravedere il mistero del progetto unico e irripetibile che Dio ha per ciascuno e che si realizza in mezzo ai più svariati contesti e limiti. Non è in gioco solo un benessere temporale, né la soddisfazione di fare qualcosa di utile, e nemmeno il desiderio di avere la coscienza tranquilla. È in gioco il senso della mia vita davanti al Padre che mi conosce e mi ama, quello vero, per il quale io possa dare la mia esistenza” (GE 170).
34. RICONOSCERE, INTERPRETARE, SCEGLIERE. Lo Spirito parla ed agisce nella quotidianità della nostra vita. Ma gli eventi, in se stessi, sono muti e ambigui, in quanto si possono dare interpretazioni diverse. Attraverso il discernimento noi abbiamo la possibilità di illuminare le decisioni da prendere. I tre verbi che troviamo in Evangelii Gaudium al n. 51, riassumono il valore, il significato e l’essenza del discernimento vocazionale. Verbi che sono stati oggetto di attenta riflessione anche al Sinodo dei Vescovi sui giovani. Fissiamoli bene in mente:
° lo stupore del riconoscere
° la pazienza dell’interpretare
° il coraggio di scegliere
35. Riconoscere. Nella prima tappa si impara ad essere consapevoli e riconoscere gli effetti che gli avvenimenti della vita producono sulla propria interiorità. È il tempo di ricordare per rielaborare ciò che si è vissuto: momenti ed esperienze che hanno un peso e un significato particolare. Il riconoscere ci porta ad andare in profondità, alle radici, per ritrovare la forza e il coraggio di prendere delle decisioni importanti. Ci porta a scoprire in noi debolezze e fragilità che sono da accettare, integrare nel vissuto per poi risanarle. Ci porta a domandarci: “Perché faccio questo? Che significato ha per me?”. E la risposta dovrebbe essere: lo sto facendo non solo per me, ma per gli altri! Io sono il punto di partenza, non la meta di arrivo. Ce lo ricorda anche san Paolo: “Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso” (Romani 14,7).
36. Interpretare. Non è sufficiente riconoscere ciò che si è provato: occorre interpretarlo, aiutati dalla Parola di Dio e della presenza di qualche altro che ci trasmetta la sapienza del vivere. Sono parole che sanno toccare il cuore e che ci aiutano a rileggere la nostra vita alla luce di una Parola ancora più grande, capace di illuminare e interpretare quello che abbiamo vissuto, il cammino e le scelte da compiere. Per interpretare la vita, passato e presente, per discernere veramente cosa il Signore vuole da noi, è necessario fermarsi, custodire il silenzio per entrare nel cammino che prima di tutto è ascolto di sé, ascolto di Dio che ci parla attraverso la sua Parola, la vita concreta e l’ascolto delle necessità dei fratelli.
37. Scegliere. È la tappa e il passaggio più difficile. Ogni persona ma soprattutto gli adolescenti e i giovani sono costretti a fare delle scelte importanti nella propria esistenza. Grandi o piccoli che siano, il risultato è sempre l’incertezza e quella sensazione di insicurezza di fronte alla decisione da prendere. Di fronte alla scelta hanno paura! Piace una cosa, ma attrae anche l’altra. Risultato? Si decide di non scegliere e di rimandare per lasciare aperte tutte le possibilità. E così, spesso, si trovano quarantenni che non hanno ancora preso la scelta definitiva e importante della vita. Per amore della verità, è anche giusto ricordare che la capacità di scegliere dei giovani spesso è ostacolata anche da difficoltà legate alla loro condizione di precarietà: la fatica a trovare lavoro o la sua drammatica mancanza; gli ostacoli nel raggiungere un’adeguata autonomia economica; l’impossibilità, talvolta, di realizzare un proprio percorso professionale. Per le ragazze, questi ostacoli sono ancora più difficili da superare.
Scegliere è importante perché, se non si sceglie, qualche altro lo farà al posto nostro. Per scegliere bene, ancora prima di individuare l’oggetto della scelta, è importante scegliere con il cuore. Di solito le intuizioni più vere arrivano in un momento di calma e di serenità, quando si è in ascolto di Qualcuno che parla direttamente al nostro cuore e che tocca le corde della nostra anima, aiutandoci ad abbandonare il nostro io, ripiegato narcisisticamente su se stesso e tuffarsi nell’infinito oceano dell’amore verso gli altri. Scegliere è un esercizio di libertà umana autentica e responsabile.
38. Fondamentale che la comunità cristiana, gli operatori della pastorale giovanile e soprattutto i sacerdoti, dedichino del tempo all’accompagnamento spirituale e vocazionale degli adolescenti e dei giovani. Rivolgo un accorato appello a tuti i sacerdoti, parroci, viceparroci e collaboratori pastorali a diverso titolo, di riprendere con forza e con coraggio uno degli ambiti più belli e significativi del nostro ministero sacerdotale: l’accompagnamento e la direzione spirituale. Non occorrono né doti particolari né essere specialisti in materia. La prima cosa, ricorda papa Francesco, è saper ascoltare, come ha fatto Gesù camminando con i due discepoli di Emmaus (cfr. CV 292). I giovani non cercano qualcuno che faccia proposte attraenti o che dia loro ragione; ricercano qualcuno che voglia loro bene e si prenda cura di loro, attraverso l’esercizio paziente dell’ascolto e mediante il servizio prudente del consiglio.

Carissimo/a,
la prima cosa che ti chiedo è domandarti cos’è che ti fa star bene nella vita? Qual è la tua vocazione, la tua missione? Qual è il tuo sogno? Solo così potrai risalire alle vere motivazioni che stanno dietro ad ogni tua scelta. Ogni scelta, qualsiasi essa sia, ha la sua origine da un dono particolare, dalla chiamata che il Signore ti ha fatto. Ma perché questa chiamata si realizzi, è necessario che tu faccia una scelta; una scelta che puoi fare solo tu, in piena libertà e consapevolezza, accogliendo il progetto di Dio nella tua vita. E questo lo capirai, non perché spinto o costretto da altri, ma scoprendo la motivazione profonda che è dentro di te, e che ti spinge ad agire facendoti sentire bene.
Desidero manifestarti un piccolo segreto che mi ha accompagnato, fin da giovane, nelle scelte della vita: vivere tutto quello che capita, con passione. Vivere con la passione nel cuore significa mettersi sempre in cammino, cercare sempre qualcosa di più bello e più grande. La vita non può essere vissuta come un peso, in attesa che capiti qualcosa di eccezionale che porta a ‘sballare’. A dei giovani studenti, papa Francesco diceva: “È brutto incontrare giovani appassiti. I giovani appassiti sono quelli che mettono la loro gioia nelle cose superficiali della vita e non vanno in profondità alle grandi domande. Siate appassionati: la vita si gioca con passione”. Vivi così, anche la tua vita e sarai capace di fare scelte ‘grandi’, fino a donarla interamente agli altri.
Carissimo, non aver paura di farti la domanda che vale di più di una vincita alla lotteria: “Cosa vuole Dio per me? Dov’è il meglio per me?”


V. SI PUÒ FARE QUALCOSA?

INDICAZIONI PER LA PASTORALE GIOVANILE

39. Siamo giunti alla parte più difficile ma anche necessaria: cosa fare concretamente per gli adolescenti e giovani delle nostre comunità? Quali scelte operare e quali proposte per comunicare e annunciare a loro la bellezza e la gioia dell’incontro con Gesù che riscalda il cuore e dà significato alla ricerca di senso per la vita? Come annunciare che Gesù non è un’illusione del passato, ma è vivo e cammina insieme con loro? Vi confesso che man mano procedevo nella stesura della lettera pastorale, queste domande si sono modificate. Dalla concentrazione e preoccupazione sull’offrire indicazioni e proposte da attuare, mi sono concentrato di più a verificare i nostri stili relazionali, la qualità del nostro cammino comunitario e il nostro essere Chiesa.
Ecco perché all’inizio di questo capitolo, ritengo utile proporvi una nuova domanda: CHI SIAMO CHIAMATI AD ESSERE?
Non dobbiamo mai perdere di vista il cammino della Chiesa fatto in questi anni, in particolare le indicazioni che papa Francesco ci ha offerto nell’Evangelii Gaudium, per essere una Chiesa in uscita e per un improrogabile rinnovamento ecclesiale. “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione” (n. 27).
40. Pertanto, prima di offrire qualche proposta concreta, qualche indicazione e suggerimento, raccolti dall’ascolto e dal confronto con giovani, operatori pastorali diocesani e di diverse realtà, desidero suggerire alcune considerazioni generali ma non generiche, emerse dai lavori sinodali, dall’esortazione apostolica del Santo Padre e dalla meditazione e contemplazione dello ‘stile pastorale’ di Gesù, come presentato nel racconto di Emmaus, che sono per noi fondative e necessarie per il cammino pastorale di quest’anno.
41. Quale comunità cristiana vogliamo essere? La Chiesa non è più percepita dai giovani come un ambiente accogliente e interessante. Senza paura e con coraggio, chiediamoci: Le nostre comunità sono luoghi accoglienti per i giovani? Abbiamo bisogno di creare più spazi dove risuoni la voce dei giovani. Il loro ascolto rende possibile uno scambio di doni, in un contesto di empatia e allo stesso tempo pone le basi perché l’annuncio del Vangelo raggiunga il cuore e sia più fecondo e incisivo. Negli incontri avuti durante la visita pastorale con sacerdoti e collaboratori, è emersa molto forte la preoccupazione per gli adolescenti e i giovani, per il precoce abbandono dei sacramenti, della formazione cristiana e della vita parrocchiale. Ma molto poco ci si è chiesti se le nostre comunità e parrocchie siano per loro un luogo adatto e accogliente.
La comunità deve essere e rimanere la casa di tutti, vicina e accanto a tutti i giovani, senza escludere nessuno, offrendo cammini e percorsi di amicizia, di amore gratuito e di crescita, umana e spirituale. Una Chiesa gioiosa, che non si preoccupa di dare regole, divieti e risposte, ma che ascoltando, si lascia interrogare e provocare dai giovani. “Fare ‘casa’ in definitiva è fare famiglia, è imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici e funzionali, uniti in modo da sentire la vita un po’ più umana” (CV 217). I giovani devono trovare anche qualche spazio fisico adatto dove possono incontrarsi e stare bene insieme, superando l’innato individualismo; luoghi ‘caldi’ e accoglienti. Siamo chiamati, poi, ad avere una attenzione particolare soprattutto per i giovani poveri e per quelli che vivono situazioni di fragilità e di disagio, malattie o disabilità. Il Documento Finale del Sinodo al n. 150, ci ricorda che “esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. … Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi”.
42. Vogliamo fare, come ci esortava papa Giovanni Paolo II, all’inizio del III millennio “della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo” (Novo millennio ineunte, 43). Una spiritualità di comunione che diventi il filo conduttore di tante nostre attività e che favoriscano nei giovani un modo ‘nuovo’ di essere Chiesa e di vivere nella società. Questo stile ci porta a vedere il positivo e il bello delle persone, ad accogliere e valorizzare tutti i doni che esse hanno. Una comunione di cui i giovani si sentono portatori e che li fa superare competizioni, gelosie, diffidenze e differenze sociali, culturali e religiose. “Sono i giovani – ha detto papa Francesco – che oggi ci sollecitano a fare passi in avanti verso la piena comunione. E ciò non perché essi ignorino il significato delle differenze che ancora ci separano, ma perché sanno vedere oltre, sono capaci di cogliere l’essenziale che già ci unisce” (Istanbul, 30/11/2014).
43. Per essere una ‘casa’ per i giovani, sono necessari anche alcuni ambienti concreti. A questo punto, desidero spendere una parola per menzionare un ambiente presente in tante nostre parrocchie e non sempre utilizzato nel migliore dei modi: l’oratorio. Ponte tra la Chiesa e la strada, è stato definito dalla Nota CEI “Il laboratorio dei talenti”, per il significato che anche oggi può avere l’oratorio parrocchiale, nell’accompagnamento e nella formazione dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani, per farli diventare cittadini e cristiani responsabili. L’oratorio, piccolo o grande che sia, è una realtà da sostenere e da valorizzare al massimo nelle nostre parrocchie, per la sua funzione aggregativa e per la formazione ai valori fondamentali, quali l’amicizia, la lealtà, la solidarietà verso i più deboli, l’integrazione tra razze culture differenti e la formazione ad una matura vita di fede.
- Invito ogni parrocchia, o più parrocchie insieme, a sostenere e dare vita ad un oratorio, non solo nel periodo estivo ma anche durante l’anno. Ambiente necessario per la catechesi e la formazione, con momenti di preghiera, incontro e svago.
- Perché un oratorio funzioni, sono necessari operatori ed educatori, giovani e adulti, formati. A tale riguardo il CIRCOLO NOI, operante già in alcuni oratori, può essere un valido aiuto per l’avvio, la formazione degli operatori e la gestione dell’oratorio.
44. Una comunità cristiana, consapevole che i giovani sono soggetti e non oggetti di pastorale, si riappropria del compito arduo e non facile di accompagnarli nel cammino di fede, a partire, come ricordavo nel III capitolo, dalla famiglia e dai genitori, spesso incapaci di trasmette la fede ai figli. Si tratta di tornare a comunicare una fede giovane, riscoprendo la gioia dell’annuncio, aiutando i giovani ad accostarsi ai tesori della Parola di Dio, a vivere la liturgia come momento di fraternità, comunione e incontro con il Signore Gesù, vivo e presente, e ad aprirsi ad una umanità che ha bisogno di testimoni gioiosi e credibili dell’amore e della prossimità di Gesù Cristo.
- Credo importante e necessario, che si apra un confronto serio nelle nostre comunità cristiane, in particolare nel Consiglio Pastorale, domandandoci cos’è che non ha più funzionato? Perché non siamo più in grado di fare una narrazione convincente della fede? Su questa tematica consiglio la lettura e la riflessione di un bel testo: Armando Matteo, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede, Rubettino, Nuova edizione speciale 2017.
45. Una comunità che cammina con i giovani. Accompagnare i giovani richiede di uscire dai propri schemi, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi. Ma per fare ciò, è necessario credere nei giovani e fidarsi di loro. “La pastorale giovanile non può che essere sinodale, vale a dire capace di dar forma a un ‘camminare insieme’ che implica una valorizzazione dei carismi che lo Spirito Santo dona secondo la vocazione e il ruolo di ciascuno, …verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza … dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata maschile e femminile, e quello dei gruppi, associazioni e movimenti. Nessuno deve essere messo o potersi mettere in disparte” (CV 206). Nel camminare con i giovani dobbiamo stare attenti a non imporre, a non tracciare il cammino da fare, chiedendo ai giovani di seguirci. Ma dobbiamo essere noi ad andare da loro e camminare sulla strada che loro hanno tracciato. Tre verbi, che nei Vangeli connotano il modo con cui Gesù incontra le persone, ci aiutano ad impostare ancora meglio il camminare con i giovani: uscire, vedere, chiamare.
- Permettete una parola particolare per tutti i sacerdoti, con una attenzione ai parroci e ai preti giovani: riappropriatevi del camminare, dello stare, anche fisicamente, accanto agli adolescenti e ai giovani. È una caratteristica irrinunciabile della missione e della identità di preti! Anche se non è facile, anche se pensate di non essere in grado di trovarli, non abbiate paura di stare con loro, di perdere del tempo per loro. Anche se non vengono in Chiesa, andate da loro, dove sono, dove si incontrano, parlate insieme e diventate amici! Prima o poi, in qualche occasione, vi cercheranno. A questo riguardo, ci sono esperienze, in giro per il mondo, belle e significative.
46. Dove possiamo concretamente vedere, incontrare e ascoltare i giovani di oggi? Ci sono nella vita dei nostri adolescenti e giovani alcuni ambienti, alcune terre abitate e preferite da loro, dove si trovano, stanno bene e sono felici di esserci. Sono presenti e anche numerosi. Peccato, diciamo, che tanti di questi ambienti non siano parrocchiali. Don Milani, pensando ai giovani che scioperavano, diceva nell’omelia di una Messa: “Non mi chiedo perché loro non sono qui, ma perché io non sono con loro!”. La soglia della Chiesa non è né la parrocchia, né l’ortatorio, ma è il cuore di ogni persona che incontro. È radicato nel cuore dei giovani il desiderio di costruire un mondo più bello e più giusto, impegnandosi in prima persona per il cambiamento. A Panama, papa Francesco ha invitato i giovani a non guardare la vita ‘dal balcone’, ma a fare come Gesù che si è messo dentro la vita. Ecco perché è importante e necessario che la comunità cristiana e noi sacerdoti, usciamo per incontrate anche questi giovani. Forse, qualcuno e qualcuna ci stanno aspettando.
- Provo a tracciare alcune di queste terre buone, invitando le parrocchie a riflettere e a trovare qualche iniziativa realizzabile.

8 terre buone

* La terra della scuola
Ritengo che questa debba starci maggiormente a cuore, sia come preti, sia come educatori e operatori della catechesi, perché occupa gli adolescenti e giovani per tantissimo tempo della giornata. Sappiamo bene i confini di reciproco rispetto tra scuola e chiesa nel nome della laicità. Ma sono altresì convinto che la partita della scuola debba giocarsi anche e soprattutto oltre il tempo fisico vissuto a scuola. In tal senso incoraggio, sul territorio diocesano, tutte quelle iniziative di lavoro educativo che vede alleati insegnanti, genitori, presidi, parroci, educatori, nel ripensare assieme un modello educativo coerente con il tempo attuale. In questa prospettiva è da valorizzare ancora meglio la figura dell’insegnante di religione, il cui servizio è delicato e prezioso. Infatti, è anche un’opportunità per incontrare quegli adolescenti che normalmente non frequentano le attività della parrocchia.
- Invito i parroci, in collaborazione con l’Ufficio scuola diocesano, a conoscere ed allacciare rapporti di collaborazione con gli insegnanti di religione e con altri insegnanti delle scuole presenti nel territorio parrocchiale, creando un ‘tavolo educativo’ a livello di unità pastorale o di forania.

* La terra delle associazioni della società civile
La nostra diocesi, dal mare ai monti, è ricca di associazioni, enti, gruppi sportivi e ricreativi. Talvolta possono creare qualche problema, di sovrapposizione di attività e di orari. Anche qui sono moltissimi i volontari, ragazzi, giovani, adulti e anziani, che vi partecipano e che prestano gratuitamente il loro servizio e il loro tempo. Vale la pena entrare in dialogo profondo e frequente con queste realtà, che sono veramente al servizio del territorio e di tante persone che si trovano in difficoltà. Il volontariato è un bene da non perdere, anzi da incrementare nelle comunità parrocchiali e nella società civile.

* La terra della politica
Anche se l’impegno e il servizio politico fanno paura, ci sono ancora dei giovani disposti a mettersi in gioco per costruire il bene comune e una nuova umanità. E noi non dobbiamo lasciarli soli, ma essere loro vicini, incoraggiandoli a dare il meglio di sé, aiutandoli a mettere a frutto i loro doni e talenti, e ad assumere in pieno le proprie responsabilità, liberi dai condizionamenti di parte e dalla corruzione.
- Alla pastorale giovanile, insieme all’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, chiedo, attraverso percorsi seri e qualificati, di intensificare la formazione di giovani che desiderano mettersi in politica, a servizio della società.

* La terra dello sport
Alzi la mano quel parroco che non borbotta per la gamba tesa degli sport nelle attività parrocchiali, in primis la catechesi. Fare la guerra all’allenatore, al mister e affini è fallimentare e controproducente. Non è questione di incastro di orari tra sport e catechismo, tra partita e Messa, tra allenamento e oratorio. Lo sport, anzi gli sport, sono una terra pullulante di bambini, ragazzi, adolescenti, giovani, genitori che ci devono vedere come alleati, non come nemici. Dobbiamo essere consapevoli delle potenzialità formative ed educative dello sport. Il mondo dello sport ha bisogno di essere aiutato a superare alcune ambiguità da cui è caratterizzato. Ecco perché è quanto mai utile e necessaria la nostra vicinanza ai tanti ragazzi, adolescenti e giovani presenti, cercando anche alleanze educative con gli allenatori, i dirigenti e il variegato mondo dello sport.

* La terra della musica e dell’arte
“Non possiamo dimenticare – scrive papa Francesco nell’esortazione Christus Vivit – le espressioni artistiche, come il teatro, la pittura e altre. Del tutto peculiare è l’importanza della musica, che rappresenta un vero e proprio ambiente in cui i giovani sono costantemente immersi, come pure una cultura e un linguaggio capaci di suscitare emozioni e di plasmare l’identità. Il linguaggio musicale rappresenta anche una risorsa pastorale, che interpella in particolare la liturgia e il suo rinnovamento. Il canto può essere un grande stimolo per il percorso dei giovani. Diceva Sant’Agostino: ‘Canta, ma cammina; allevia con il canto il tuo lavoro, non amare la pigrizia: canta e cammina. ... Tu, se avanzi, cammini; però avanza nel bene, nella retta fede, nelle buone opere: canta e cammina” (n. 226).

* La terra delle sagre
Non c’è paese e parrocchia, anche la più piccola, che non abbia una sagra paesana. Attorno a questo mondo, e dentro di esso, vi sono tanti adolescenti e giovani che non sempre vediamo in chiesa, ma qui ci sono. Si impegnano, si prodigano perché tutto riesca al meglio, si coalizzano tra loro, diventano contagiosi per altri coetanei più refrattari, sono capaci di collaborare con adulti e anziani sapendo che hanno tanto da imparare. Andiamo a trovarli, parliamo con loro. Sia un interesse gratuito e disinteressato. Un seme gettato, prima o poi, porta sempre un frutto inatteso.

* La terra dell’ambiente
C’è un forte interesse all’ecologia in molti adolescenti e giovani che, come Chiesa, dobbiamo saper intercettare. Non è un caso che papa Francesco continui ad insistere su questo tema, anche con il dono dell’enciclica Laudato Sii. Prioritario è l’investimento sulla coscientizzazione delle giovani fasce d’età sul tema dell’ambiente e della gestione del pianeta partendo dall’uso dell’acqua a casa, dallo spreco di luce e tante buone prassi. Da valorizzare le uscite all’aria aperta, le manifestazioni e le giornate ‘ecologiche’ che ci aiutano non solo a ritrovare un sereno contatto con la natura, ma anche a recuperare il valore della interiorità, della spiritualità e di una vita semplice, sull’esempio di san Francesco d’Assisi. In diocesi, sono presenti numerosi gruppi SCOUT che fanno della natura un ambiente formativo ideale per aiutare gli adolescenti e i giovani a crescere umanamente e spiritualmente, nell’attenzione alla natura e nel servizio agli altri.
- Incoraggio questa esperienza ed auspico che in ogni unità pastorale sia presente e operi un gruppo scout.

* La terra del digitale
Uno dei temi importanti che ha trattato il Sinodo dei Vescovi è l’ambiente digitale. Va da sé che un breve paragrafo non può contenere la vastità di un tema così diffuso tra gli adolescenti e giovani. Internet e le reti sociali hanno creato un nuovo modo di comunicare e di stabilire legami e opportunità di incontro tra le persone. Su questo settore abbiamo bisogno di formarci, perché il binomio virtuale-reale non esiste più. La vita è in continua presa diretta. Abbiamo tanti ragazzi e giovani capaci di abitare il mondo digitale con sana fantasia. Le loro capacità sono un bene in sé, prima ancora di utilità per la comunità. Ci sono, pure, limiti e carenze, come la dipendenza dai media, i meccanismi manipolatori delle persone e accesso illimitato a siti pornografici.
-A tal proposito, su questa terra buona chiedo alla Pastorale giovanile e familiare, di studiare e affrontare insieme il problema, mettendo in atto percorsi formativi per le parrocchie, gli oratori, le famiglie.

AMBITI SPECIFICI DELLA PASTORALE

47. Offro alcuni suggerimenti di sviluppo pastorale per le comunità parrocchiali, le unità pastorali, le foranie e la diocesi. Non è sempre facile e conveniente essere troppo specifici nell’indicare il soggetto interessato ad una particolare attività. E’ importante che i consigli pastorali delle singole realtà, analizzino e discutano alcuni suggerimenti individuando e scegliendo qualche attività ritenuta prioritaria e possibile da realizzare. Ne suggerisco alcune, che mi sembrano prioritarie, anche se non esaustive. Non dobbiamo scoraggiarci o bloccarci di fronte alle fatiche e sconfitte. La fede e la speranza ci sosterranno in questo cammino. Facciamo nostre le parole di san Paolo: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere … Siamo infatti collaboratori” (1 Corinzi 3,6.9).
48. Prima di presentare alcuni ambiti e settori della pastorale, spendo una parola sul Centro Diocesano di Pastorale Adolescenti e Giovani (CPAG). Da parecchi anni esisteva in diocesi un Ufficio di Pastorale Giovanile. Nel 2012, si è pensato di strutturare la pastorale giovanile attorno ad un Centro, legandola di più ai soggetti e alle persone, che non alle attività di un Ufficio, mettendo così in pratica quella Pastorale integrata, auspicata continuamente dalla Chiesa italiana. Il Centro non è un movimento o una associazione, ma è il servizio pastorale della Chiesa diocesana rivolto agli adolescenti e ai giovani. Il Centro lavora principalmente mettendosi a servizio delle parrocchie, delle unità pastorali e delle foranie, per supportare le varie attività e iniziative a favore degli adolescenti, dei giovani, offrendo collaborazioni, iniziative e sussidi. Si muove in dialogo e in collaborazione con gli Uffici e Servizi diocesani, per ideare e proporre cammini integrati. Tra i suoi compiti c’è anche il coordinamento delle attività giovanili presenti in diocesi, proposte dalle comunità e anche dai differenti gruppi e associazioni ecclesiali e dai movimenti. Il Centro, proprio per il suo ruolo di coordinamento e di animazione, offre alle parrocchie e alle altre realtà alcune iniziative di carattere diocesano e sovra-diocesano, per aiutare i giovani a vivere determinate esperienze e per farli sentire parte della Chiesa.
Purtroppo, talvolta capita che le iniziative diocesane siano boicottate, per la paura che ‘si portino via i giovani dalla parrocchia’. Dalla esperienza fatta, ho sempre visto, invece, che un giovane che vive determinate esperienze forti insieme ad altri, ritorna con più entusiasmo nella propria comunità, testimoniando con gioia l’appartenenza alla Chiesa. Attualmente il Centro di pastorale, proprio per il suo radicamento nel territorio, è ubicato in ambienti messi a disposizione dalla parrocchia di San Pietro in Cordenons, e coordinato da una Equipe diocesana, formata da alcuni sacerdoti e un gruppo di giovani animatori.
- Prioritario per il CPAG, in questi anni, sarà la formazione di animatori giovani per gli adolescenti e di animatori giovani/adulti, anche coppie, per i giovani! Se un adolescente e un giovane non ha davanti a sé un testimone giovane o giovani coppie che siano di esempio e di stimolo a camminare, difficilmente riuscirà a maturare nella vita di fede.

FORMAZIONE ALLA VITA DI FEDE

49. Agli adolescenti in ricerca di un senso e un significato da dare alla loro vita, anche se questo non è sempre espresso chiaramente, e a tutti i ragazzi che hanno chiesto e celebrato il sacramento della Cresima, è necessario che la comunità cristiana offra un cammino di fede e di formazione adeguato all’età, con la convinzione che l’apertura al Trascendente è il più alto grado di maturazione umana. Le famiglie, i sacerdoti e gli educatori, sono invitati ad essere vicini agli adolescenti, a stare con loro, dialogare, comprendendo le fatiche e i disagi che stanno vivendo, senza giudizi e pregiudizi, con pazienza e amore. È necessario che li aiutiamo a porsi gli interrogativi più profondi della vita e a darsi delle risposte, sperimentando la gioia del donarsi agli altri. Non abbiate paura di proporre con audacia e con coraggio la bellezza dell’incontro con Gesù attraverso la narrazione del Vangelo e la testimonianza di vita di tante persone.
50. La fuga dalla catechesi parrocchiale di tanti ragazzi, per alcun, addirittura, dopo la prima comunione e per molti dopo la cresima, l’assenza dalla partecipazione alla Messa domenicale, ci preoccupa e ci scoraggia, tanto che facciamo fatica ad immaginare e proporre un cammino di fede per l’età adolescenziale. Credo importante, invece, proporre un cammino di fede annuale, formando il gruppo parrocchiale degli adolescenti che vivendo qualche momento in amicizia (tutti insieme o, se numerosi, in gruppetti più piccoli), sperimentino la gioia dell’incontro con Gesù, dello stare con Lui nella preghiera e nel servizio verso chi è nel bisogno. Una forma nuova ed originale di cammino di fede, che superi lo schema del ‘catechismo’, e che trovi nella figura di un giovane animatore, la forza di essere proposta in parrocchia, tra parrocchie vicine o in unità pastorale.
È significativo che in tante parrocchie della diocesi sia offerta la possibilità agli adolescenti di diventare ‘animatori’ dei grest o di attività ricreative per i ragazzi, ma questo non è sufficiente. È importante proporre anche un cammino di fede per gli adolescenti, una possibilità di crescere in gruppo e nella vita cristiana, con orari, stile, metodo e attività diverse dal cammino catechistico precedente.
- Ogni parrocchia (o gruppetto di parrocchie con lo stesso parroco o unità pastorale), dia inizio a un cammino di fede per adolescenti fatto in gruppo e avvii un gruppetto di giovani disposti a diventare animatori degli adolescenti.
- Chiedo al Centro diocesano di Pastorale Adolescenti e Giovani (CPAG) di costituire una commissione apposita dedicata a elaborare un progetto formativo per gli adolescenti, che si concretizzi in indicazioni e sussidi adeguati, avviando nel contempo un cammino di formazione per gli animatori degli adolescenti delle parrocchie. E’ bene che tale commissione sia composta da membri appartenenti ai diversi Servizi di Curia coinvolti in questo tema, in particolare il Servizio per la catechesi, la liturgia e la carità.
51. Una riflessione differente va fatta sui giovani, perché non è facile dare vita nelle parrocchie ad un gruppo giovanile. I tempi sono cambiati e i giovani hanno parecchie opportunità di trovarsi insieme. Molti studiano fuori sede, le attività sono tante, come pure le amicizie, risultando, così, più difficile, se non impossibile, proporre un cammino di fede articolato per i giovani. Dobbiamo allora tirare i remi in barca? Non credo. Se è difficile che vengano da noi, andiamo noi da loro, a trovarli dove vivono, dove passano il loro tempo e dove si trovano più facilmente, all’università, nei campi da gioco, nelle palestre, in qualche ambiente lavorativo, nelle feste!
Ci offre un bell’esempio papa Francesco che con coraggio, nell’esortazione apostolica Christus Vivit, parla di una Pastorale Giovanile Popolare. Vi invito a leggere con attenzione i numeri 230-238, che sintetizzo nelle parti più salienti. La ‘nuova’ proposta di pastorale giovanile deve avere un altro stile, altri tempi, un altro ritmo, un’altra metodologia, una pastorale giovanile più flessibile, che incontra i giovani dove si muovono concretamente, senza porre tanti ostacoli, norme e controlli. Dobbiamo limitarci ad accompagnarli e stimolarli, confidando un po’ di più nella fantasia dello Spirito Santo che agisce come vuole. Deve essere uno spazio con le porte aperte, che accoglie tutti, anche chi ha problemi, dubbi, crisi di identità, errori e storie differenti. Aperti anche a tutti quelli che hanno visioni differenti della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso.
52. - A livello parrocchiale, inter-parrocchiale o di unità pastorale, durante l’anno, è opportuno offrire ai giovani occasioni e momenti di formazione, valorizzando il fine settimana, un periodo di vacanza o nei tempi forti, proponendo una veglia di preghiera, una Lectio Divina, un incontro di formazione, una attività caritativa di servizio, di volontariato, un’esperienza missionaria.
- Una proposta così ci chiede di investire seriamente su qualche figura educativa di giovani-adulti e di coppie giovani che, insieme con i sacerdoti, diaconi, vita consacrata e seminaristi, sappiano accompagnare i giovani nel loro cammino di ricerca del senso della vita, aiutandoli ad aprirsi al Signore con esperienze forti di fede.
- A livello parrocchiale (o di più parrocchie con lo stesso parroco) si individuino alcuni giovani disposti ad essere i referenti e responsabili parrocchiali della pastorale giovanile.
- A livello di unità pastorale, si crei una équipe di coordinamento della pastorale giovanile dell’unità pastorale formata da uno/due giovani per parrocchia (o gruppetti di parrocchie più piccole), insieme con un sacerdote, per riflettere sulla possibilità di avviare qualche proposta di attività giovanile.
- In ogni FORANIA chiedo che, quanto prima, dove già non c’è, venga costituita la commissione foraniale della Pastorale Adolescenti e Giovani, formata da un sacerdote per forania, nominato dal vescovo, uno/due giovani per parrocchia o gruppo di parrocchie e un animatore adolescenti per ciascuna delle unità pastorali.
- Al CPAG chiedo di predisporre un sussidio adeguato per poter avviare questo cammino nelle parrocchie e unità pastorali e di favorire l’avvio della commissione foraniale di pastorale adolescenti e giovani nelle 8 foranie della diocesi. Chiedo inoltre che, in dialogo con il Vicario Foraneo, segua personalmente il cammino di avvio della commissione.

53. Ringrazio il Signore per la presenza bella e significativa in diocesi di numerosi gruppi di adolescenti e giovani legati al cammino dell’Azione Cattolica. Alcuni si trovano frequentemente in gruppo per vivere la loro appartenenza alla Chiesa diocesana e alla parrocchia con momenti di formazione, di preghiera e di impegno sociale e caritativo. Altri, dopo una adeguata formazione, si mettono a servizio dell’ACR come educatori. L’esperienza di gruppo è una grande opportunità per la condivisione della fede e per l’aiuto reciproco nella testimonianza.

UNA SOLIDA VITA SPIRITUALE

54. Una domanda che noi sacerdoti, educatori e giovani dobbiamo farci è: come nutrire la vita spirituale? Usando un’immagine, come la sorgente è per il fiume la fonte, di solito nascosta, da cui zampilla l’acqua che diventa poi un fiume, così è l’interiorità, la sorgente per la vita spirituale, condizione indispensabile per un giovane per costruire la sua identità personale attorno a Cristo. Ne dobbiamo essere pienamente convinti: senza l’esperienza profonda e personale di Cristo, non ci può essere vita un cammino di spiritualità. San Paolo, dopo diverse traversie, arriva a dire: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Galati 2,20). Spesso i giovani si fermano all’aspetto, alla forza fisica o al potenziamento delle loro capacità e conoscenze. Dobbiamo aiutarli a prendere sul serio anche la crescita spirituale, rimanendo costantemente ‘in connessione, in linea diretta’ con Lui e mettendosi al servizio degli altri, nella crescita delle virtù umane e spirituali.
55. La vita spirituale dei giovani prende le mosse dalla vita quotidiana, perché è il quotidiano il luogo dove Dio si manifesta. La consapevolezza della presenza di Dio nella vita di ogni giorno, ci porta a vedere il mondo in maniera positiva, con ‘l’occhio buono di Dio’, che “vide che era cosa buona” (Genesi 1,25). Una spiritualità che pone al centro del cammino l’incontro personale con Gesù, l’amicizia con Lui, che non diventa semplice simpatia, ma adesione alla sua causa per il Regno, impegnandosi perché tutti siano felici. Essa si esplicita principalmente così:
- nell’ascolto della Parola di Dio e nella conoscenza di Gesù attraverso la lettura dei Vangeli;
- nell’incontro con Gesù nell’Eucaristia, dove è presente diventando cibo per il nostro cammino;
- nel vivere la Confessione, in cui il Signore manifesta la sua misericordia e il suo perdono;
- nella meditazione e nella preghiera personale;
- nel servizio ai poveri, ai malati e a coloro che sono nel bisogno.
56. Ogni cammino spirituale trova nelle celebrazioni liturgiche e specialmente nell’Eucaristia la propria sorgente e il suo naturale compimento. Peraltro, è proprio qui dove l’assenza delle nuove generazioni si fa più evidente, così che nella progettazione pastorale, quasi sempre la liturgia non viene presa in considerazione e la comunità progressivamente si rassegna a non poter più far niente. Tutta la comunità cristiana e in particolare i sacerdoti, si devono preoccupare di ravvivare le celebrazioni, rendendole meno anonime e impersonali. La preparazione e l’animazione liturgica può essere sostenuta anche da adolescenti e giovani, che con il loro entusiasmo e la loro freschezza, aiutano la comunità che celebra a far risuonare la gioia dell’incontro con il Risorto. I giovani, nella liturgia, ci possono aiutare a dare valore a tutte le dimensioni della corporeità, favorendo l’espressione della gioia e della lode. Capita spesso che il ‘foglietto domenicale’ esprima genericamente tutto e tutti, senza mai trovare una personalizzazione nell’assemblea che celebra.
57. Anche i cosiddetti ‘tempi dello Spirito’ sono esperienze interessanti per gli adolescenti e giovani che desiderano vivere un serio cammino spirituale. Momenti di ritiro, esercizi spirituali, veglia di preghiera, lectio divina. Queste proposte non vanno mai fatte mancare. Si possono organizzare in unità pastorale, in forania e anche in diocesi, per favorire un’esperienza comunitaria. Questi momenti potrebbero caratterizzare anche ‘i tempi forti’ dell’anno liturgico.
- Invito sacerdoti e animatori delle parrocchie a non aver paura di proporre a qualche adolescente e giovane che desidera vivere esperienze forti di spiritualità, di partecipare a qualcuno di questi incontri.
- Al Centro di Pastorale diocesano Adolescenti e Giovani chiedo di organizzare per tutte le parrocchie della diocesi, durante l’anno, qualcuna di queste esperienze. Chiedo di continuare a organizzare a livello diocesano, in collaborazione con i seminaristi e i giovani dell’Azione Cattolica, l’esperienza decennale degli incontri mensili di preghiera per giovani (18-35 anni) ‘Lo Scrigno’. È un’esperienza da proporre ad ogni giovane, soprattutto a coloro che sono impegnati a vario titolo nelle nostre parrocchie. Se noi preti e animatori, prendiamo sul serio questa proposta, vedremo subito dei frutti. Molti giovani non la conoscono, anche perché in tante parrocchie non viene fatta conoscere. Anzi, qualcuno, purtroppo, pensa che se i giovani frequentano lo Scrigno, si allontanano dalla parrocchia. Non è vero! L’esperienza mi insegna che il giovane che mensilmente si trova a pregare con altri giovani, rafforza la fede e cresce la gioia e l’entusiasmo di donarsi agli altri, nella propria comunità. Chiedo che anche i giovani dei diversi gruppi ecclesiali, di associazioni, di movimenti o che si trovano insieme a pregare a vario titolo, partecipino con tutti gli altri all’incontro mensile Lo Scrigno in seminario.
58. Si va diffondendo sempre di più, ai nostri giorni, l’esperienza del pellegrinaggio. Si presenta come un’esperienza efficace e bella, perché, la forza fisica, caratteristica dell’età giovanile, spesa per un cammino fatto a piedi, si ‘trasferisce’ alla dimensione interiore offrendo loro la possibilità di rallentare i ritmi frenetici della vita e di ‘uscire’ dalla propria casa e dal proprio ‘nido’ per trovare un modo originale e personale di rispondere alle domande che la vita pone. È una possibilità da proporre anche a giovani che si trovano lontani rispetto alla fede: molti partono per amicizia con altri e, nel cammino insieme, si sentono interpellati nel profondo.

FORMAZIONE AL SERVIZIO E ALLA MISSIONE

59. “Un’opportunità privilegiata per la crescita e anche per l’apertura al dono divino della fede e della carità è il servizio: molti giovani si sentono attratti dalla possibilità di aiutare gli altri, specialmente i bambini e i poveri. Spesso questo servizio rappresenta il primo passo per scoprire o riscoprire la vita cristiana ed ecclesiale. Molti giovani si stancano dei nostri programmi di formazione dottrinale e anche spirituale, e a volte rivendicano la possibilità di essere più protagonisti in attività che facciano qualcosa per la gente” (CV 225). Il mondo del volontariato rappresenta ancora oggi, per i giovani, uno dei valori più vivi e dinamici nelle nostre comunità parrocchiali.
Offrire il proprio tempo e il proprio servizio, gratuitamente per gli altri, è segno di maturità umana e cristiana, sull’esempio di Gesù che “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45). Anche le ultime ricerche sociologiche sui giovani evidenziano questo trend positivo, pur sottolineano che per molti le esperienze sono discontinue ed occasionali, senza sentire la necessità di appartenere ad un particolare gruppo.
60. Nel contesto delle varie iniziative di servizio, possiamo mettere in atto un percorso di formazione per i giovani capace di dare significato alla loro ricerca di senso, aiutandoli a integrare la propria identità personale in un cammino di apertura e di dialogo. Infatti, prendersi cura dell’altro non è solo fare qualcosa, né sentirsi bene perché si aiuta qualcuno, ma dare forma alla propria umanità diventando responsabili non solo del proprio cambiamento, ma anche della trasformazione dell’intera società. Aiutiamo i giovani ad avere il coraggio di entrare in contatto con le sofferenze degli altri. Anche nel nostro territorio ci sono sacche di povertà che chiedono la presenza e la vicinanza: ammalati, anziani soli, diversamente abili, dipendenze dall’alcol, dalla droga e dal gioco d’azzardo. L’esperienza del servizio è fondamentale anche nella formazione degli adolescenti. Molti sono impegnati come animatori nei grest, negli oratori e nelle attività estive in favore dei più piccoli. Altri sono attivi nella carità e nell’attenzione verso i più deboli. Significativa la loro presenza nel pellegrinaggio diocesano a Lourdes, accanto agli ammalati e anziani e in qualche altra attività caritativa proposta dalle parrocchie. È la prima scoperta di cosa possa significare trovare la propria identità mettendosi a servizio degli altri. Diventa occasione formativa eccezionale per la loro crescita umana, per l’approfondimento della fede e per il discernimento vocazionale.
61. L’amore verso il prossimo spinge a uscire da se stessi e dai propri schemi per portare a tutti la gioia dell’incontro con Gesù. Questa apertura del cuore è la fonte della nostra gioia e della felicità. “L’impegno dell’Evangelizzazione arricchisce la mente e il cuore, ci apre orizzonti spirituali e ci rende più sensibili a riconoscere l’azione dello Spirito Santo” (EG 272). Ogni giovane che si apre al servizio dell’altro è un giovane missionario, perché testimonia agli altri la vita del Vangelo. Molti uomini e donne, adulti e giovani, lungo i secoli, sono partiti dalla nostra diocesi per portare l’annuncio del Vangelo e l’amore di Dio “fino ai confini della terra” (Atti 1,8). Sono preti, religiosi e religiose e laici.
Il Centro Missionario Diocesano è a servizio delle parrocchie e dei gruppi missionari per aiutare tutti a maturare una solida apertura missionaria, superando chiusure, particolarismi e per farci scoprire che anche da noi è necessario annunciare il Vangelo. “Tanto più la parrocchia sarà capace di ridefinire il proprio compito missionario nel suo territorio, quanto più saprà proiettarsi sull’orizzonte del mondo. … La missione ad gentes è una risorsa per la pastorale” (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 6).
- È mio desiderio che gli adolescenti e giovani siano aiutati, attraverso le attività di MISSIO GIOVANI, in collegamento con il CPAG, a scoprire e vivere la loro vita in chiave missionaria, fino a far maturare qualche vocazione missionaria, per sempre o per un periodo significativo della vita. Ad esperienze di servizio e solidarietà verso gli altri per un lungo periodo, si affiancano le proposte di ‘esperienze brevi in terra di missione’, magari visitando alcuni missionari/e della diocesi.
62. - Invito tutti i sacerdoti e animatori, ad offrire agli adolescenti e giovani delle nostre comunità, in particolare durante il periodo estivo, esperienze di servizio da viversi in gruppo, in parrocchia o in realtà più grandi come l’unità pastorale e la forania. Altre sono coordinate dai rispettivi Uffici e Servizi diocesani. Non snobbiamo con troppa facilità queste esperienze! Sono importanti per aiutare gli adolescenti e giovani a vivere con altri coetanei momenti indimenticabili di formazione e di servizio. Tra questi cito il pellegrinaggio diocesano annuale, in agosto, a Lourdes. Un’esperienza che è andata crescendo in questi anni e che può essere proposta anche ai cresimati dell’anno.
- La Caritas diocesana, in sinergia con la Pastorale Giovanile, per il prossimo anno pastorale desidera riattivare il Servizio Civile Universale, una scelta che può cambiare la vita dei giovani. È la scelta volontaria di dedicare alcuni mesi della propria vita al servizio non violento della patria, della fraternità tra i popoli, della solidarietà con chi è nel bisogno e della promozione dei valori della giustizia, della pace e dell’amore.
- Ci sono nelle nostre comunità uomini e donne, anziani e giovani, che sono ammalati o colpiti da disabilità e che soffrono negli ospedali, nelle case di riposo o nelle proprie abitazioni. La sezione diocesana dell’OFTAL in sinergia con la Pastorale Giovanile, intende promuovere un gruppo di adolescenti e giovani attenti in modo particolare alle sofferenze e malattie dei giovani, per essere vicini e per offrire, durante l’anno, alcune iniziative di incontro e di amicizia. Momento importante è il pellegrinaggio diocesano a Lourdes o in altri santuari mariani.
- Ritengo opportuno rilanciare in diocesi il servizio del Centro Missionario a favore dei giovani, tramite MISSIO GIOVANI. Già da qualche anno sta muovendo i primi passi un gruppetto di Missio Giovani, formato in prevalenza da giovani che hanno vissuto qualche esperienza missionaria breve. Spero che si rafforzi e si consolidi sempre più, attraverso la nascita di gruppetti foraniali o di unità pastorale. Invito i sacerdoti ad individuare qualche giovane che sente il desiderio di vivere un’esperienza breve di visita alle missioni. Da anni in diocesi opera il PEM per la formazione dei giovani che intendono prepararsi a vivere una di queste esperienze missionarie.

PASTORALE VOCAZIONALE

63. Già ho dedicato il cap. IV alla pastorale vocazione. A questo punto intendo solamente offrire alcune proposte concrete per riavviare in diocesi un’attenzione più seria e più organica alla pastorale vocazionale, anche attraverso il servizio dell’Ufficio Diocesano Vocazioni. Questo aspetto è di vitale importanza per la vita, della Chiesa, delle nostre comunità cristiane e di tutta la società. Spesso, durante gli incontri nella visita pastorale, mi viene rivolta la richiesta di avere più sacerdoti, preti giovani, di avere la presenza della vita consacrata, di laici impegnati e di famiglie giovani che fondano la loro unione nel sacramento del matrimonio. In una parola, chiedono che i giovani siano capaci di fare scelte vocazionali durature, a servizio della comunità e degli altri.
Siamo consapevoli che è il Signore Gesù che chiama, ma è altrettanto necessaria la nostra disponibilità. La testimonianza deve essere gioiosa, offrendo a chi ci avvicina, la gioia dell’aver scelto il Signore e la bellezza del donare la propria vita agli altri. Il primo annuncio vocazionale lo facciamo con la nostra vita, vissuta in pienezza, contenti di donarla agli altri. Anche per noi preti!
64. Il primo aspetto che mi sembra giusto ricordare, è quello di offrire agli adolescenti e giovani un solido accompagnamento vocazionale. Carissimi confratelli, trovate lungo la settimana, del tempo stabilito e fisso, da dedicare all’accompagnamento delle persone e anche degli adolescenti e dei giovani. Ascoltate le loro domande, consapevoli che non sempre ci sono delle risposte. Spesso le loro richieste sono impercettibili e mascherate, ma ci sono! Le domande sono le finestre che ci permettono di entrare nel cuore e nella loro interiorità, di comprendere le loro paure, i loro sogni e desideri.
Ascoltare ci fa bene, perché ci mette in crisi, aiutandoci, così, ad avere una forte e intensa vita spirituale, ad avere una profonda relazione personale con il Signore, mettendoci in gioco in prima persona. Solo così avremo il coraggio, prima o poi, di dire ad ogni giovane in ricerca vocazionale che, nel suo cammino, non abbia paura di interrogarsi sulla possibilità di seguire la strada della consacrazione. “Nel discernimento di una vocazione non si deve escludere la possibilità di consacrarsi al Dio nel sacerdozio, nella vita religiosa o in altre forme di consacrazione. Perché escluderlo? Abbi la certezza che, se riconosci una chiamata di Dio e la segui, ciò sarà la cosa che darà pienezza alla tua vita” (CV 276).
65. È nell’ambito delle proposte e delle attività di pastorale vocazione che la distinzione tra adolescenti e giovani è importante e significativa. Non tanto per la diversità delle proposte, quanto per la profondità e la capacità di prendere delle decisioni e di fare delle scelte. Sappiamo bene che la scelta vocazionale avviene alla fine di un lungo percorso, che ai nostri giorni si posticipa sempre di più. È la giovinezza il momento privilegiato dell’ascolto, della disponibilità e dell’accoglienza della volontà di Dio, facendo della propria vita un dono per gli altri. Dio, però, si fa sentire ad ogni età.
66. Sono pienamente convinto che l’età dell’adolescenza sia fondamentale per iniziare a porsi le domande esistenziali e per avviare un serio percorso di discernimento vocazionale. Da anni vengono proposti agli adolescenti differenti percorsi di ricerca vocazionale, che intendo ora riproporre con più forza e convinzione.
- In seminario o in qualche altra parte della diocesi, ogni mese per alcune ore, viene offerto un incontro di fraternità, amicizia e preghiera.
- Così pure, nella parrocchia di Prata, settimanalmente un gruppo di adolescenti di diverse parrocchie, si ritrova per una mezza giornata di vita comunitaria, di riflessione e di preghiera.
- Il seminario minore, agli adolescenti disposti a fare un cammino di formazione e di ricerca più approfondito, offre, ogni giovedì pomeriggio (dopo la scuola fino alla cena compresa), la possibilità di vivere un’esperienza di comunità, di confronto e di preghiera.
- Nel periodo estivo e in qualche altro fine settimana, agli adolescenti che prestano servizio liturgico nelle parrocchie, vengono offerti alcuni giorni di vita fraterna, di amicizia e di riflessione.
67. In un mondo sempre più frammentato, i giovani hanno bisogno di ritrovare loro stessi e di essere aiutati a unificare la loro vita, leggendo in profondità le esperienza vissute, nel discernimento della volontà di Dio che li chiama concretamente a realizzare il loro progetto di vita.
- Lo Scrigno, come ho già auspicato, può diventare per tanti giovani questa esperienza unificante, perché favorisce un ascolto prolungato del Signore, offrendo l’opportunità di un serio discernimento, attraverso la direzione spirituale.
- Penso necessario proporre, con più metodicità, a tutti i giovani che lo desiderano, un cammino mensile di discernimento e di ricerca vocazionale, offrendo una proposta articolata di vita comune, di amicizia, di preghiera e riflessione, guidata da un educatore del seminario.
68. A questo punto mi pare necessaria una precisazione, soprattutto per noi sacerdoti e animatori vocazionali, che nasce dall’esperienza di questi anni. È raro che un adolescente o un giovane, di sua iniziativa, ci chieda di intraprendere un cammino di ricerca vocazionale. Al massimo qualcuno chiede di essere aiutarlo nel discernimento personale. Questo è un aspetto importante e necessario, ma non sufficiente per un autentico cammino di ricerca vocazionale. Gesù chiama e poi invita chi ha chiamato ad andare con Lui, a stare e condividere con qualche altro la chiamata. Arrivati ad un certo punto, perché il discernimento sia più significativo, è necessario che l’adolescente o il giovane si confronti con qualche amico/a, avendo così la possibilità di scambiare con qualche altro i propri dubbi e progetti. Questa opportunità è offerta dalle proposte e dai cammini diocesani ricordati nei punti precedenti. Altrettanto note sono le difficoltà di tanti genitori a lasciare che i figli, se lo desiderano, intraprendano un cammino insieme con altri. Trovo anch’io numerosi adolescenti e giovani che si sentono chiamati, ma sono ostacolati dai genitori ad iniziare un cammino di discernimento o a frequentare il seminario per una verifica vocazionale.
- Se ci sta a cuore la vita e il futuro delle nostre comunità parrocchiali e della diocesi, esorto calorosamente, soprattutto i sacerdoti, a individuare qualche adolescente e giovane da indirizzare al Seminario o da invitare ai cammini vocazionali diocesani, senza aver paura di collaborare con gli educatori del Seminario, segnalandone i nominativi. Sarà mia cura seguire personalmente questa attività.
69. Un altro ambito specifico della pastorale vocazionale, come ci ha ricordato il sinodo dei Vescovi e papa Francesco, è la chiamata all’amore, a formare una famiglia e costruire una vita insieme. Il sacramento del matrimonio avvolge questo amore con la grazia di Dio, radicandolo in Dio stesso. Anche se spesso, ai nostri giorni la famiglia è in crisi, per tantissimi adolescenti e giovani rappresenta un punto sicuro di riferimento e una meta desiderata. “È una vocazione che Dio stesso propone attraverso i sentimenti, i desideri, i sogni” (CV 259).
- Per alcune indicazioni riguardanti il cammino di educazione all’amore e di preparazione al matrimonio dei giovani, rimando ai numeri 21- 25 della precedente lettera pastorale 2017-2018 La famiglia buona notizia di Dio e gioia per il mondo. Ne ricordo, in particolare due.
- Dobbiamo ritornare a dedicare del tempo per formare gli adolescenti all’amore. I giovani sentono fortemente la chiamata all’amore, e, come ci ricorda papa Francesco, è necessaria una buona educazione dell’affettività e della sessualità. “La sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. … Ha due scopi: amarsi e generare vita” (CV 261).
- Ripensare più seriamente ai corsi e percorsi di preparazione ‘immediata’ al matrimonio. Considerato che sono pochi quelli che chiedono il sacramento del matrimonio, è opportuno avere più coraggio nella proposta formativa, aiutandoli ad un serio cammino di fede e ad un approfondito significato dei valori del sacramento, quali l’unione con Cristo, la fedeltà, l’indissolubilità e il donare con generosità la vita.
70. Alla scuola di Maria per cercare la propria vocazione. Papa Francesco ha firmato l’esortazione apostolica Christus Vivit nella Santa Casa di Loreto, la casa dei giovani, perché qui, la Vergine Maria, la giovane piena di grazia, continua a parlare alle giovani generazioni, accompagnando ciascuno nella ricerca della propria vocazione. Ci ricorda papa Francesco che “i giovani che sono in ricerca o si interrogano sul loro futuro, possono trovare in Maria colei che li aiuta a discernere il progetto di Dio su loro stessi e la forza per aderire ad esso” (Discorso a Loreto, 25 marzo 2019).
- Desidero che anche nella nostra diocesi si individui una “Casa di Maria”, dove ogni adolescente e giovane, possa trovare ospitalità, accoglienza e accompagnamento, finalizzati al discernimento del proprio progetto di vita.
- Affido questo compito alla Pastorale Giovanile diocesana insieme al Seminario, alla Vita Consacrata e al Settore Giovani di Azione Cattolica, chiedendo che si costituisca un gruppetto di lavoro, non per insabbiare il tutto, come spesso capita, ma per offrire al Consiglio Presbiterale, entro la Pentecoste del 2020, alcune proposte concrete da valutare.

Carissimo/a,
sii tu missionario, testimone e annunciatore dello stile di vita che Gesù ha vissuto donandolo all’umanità. Non è necessario che tu sappia fare tutto, che tu sia ‘perfetto’, che tu non abbia nessun problema! E’ necessario che il tuo cuore sia infiammato dall’amore del Signore e che tu senta il desiderio di comunicarlo a qualche altro tuo amico. Dice papa Francesco: “Un giovane che va in pellegrinaggio per chiedere aiuto alla Madonna e invita un amico o un compagno ad accompagnarlo, con questo semplice gesto sta compiendo una preziosa azione missionaria” (CV 239).
Non lasciarti trascinare da altri! Sii capace di andare controcorrente e diventa tu, testimone della fede e dell’amore che Gesù ti ha donato. Ti auguro di sentire dentro di te quella forza che ha provato san Paolo. “Guai a me se non annuncio il vangelo!” (1 Corinzi 9,16).
Carissimo, ribellati alla cultura del provvisorio che crede che tu non sia in grado di assumere responsabilità, che tu non sia capace di amare veramente. Davanti a te stesso e davanti al Signore, non aver paura di domandarti: Signore, cosa vuoi per me? Dove e come mi vuoi? Ascolta la tua interiorità, lasciati avvolgere dal suo amore e, stai certo, Lui parlerà al tuo cuore! E poi, va, dove ti porta il cuore, perché sarà il cuore amato dal Signore che ti chiederà di amare gli altri nelle differenti strade che propone ad ogni giovane.
Ti auguro ogni bene. Un profondo abbraccio e … in bocca al lupo!
Tuo
+ Giuseppe, vescovo


CONCLUSIONE

71. Se è vero che i giovani hanno bisogno di noi, è altrettanto certo che noi abbiamo bisogno di loro. E quando dico noi, penso alle comunità cristiane, agli operatori della pastorale adolescenti e giovani, ai sacerdoti impegnati direttamente nella pastorale e anche a me vescovo. Tutti abbiamo bisogno dei giovani, della loro freschezza, della loro progettualità, della speranza e dei loro sogni.
° I giovani sono in ricerca e non si accontentano di risposte preconfezionate. Questo aiuta noi adulti a non sentirci mai arrivati e a rimetterci sempre in cammino, a pensare che ci può essere sempre ‘un andare oltre’ che ci spinge ad andare avanti, anche nelle situazioni più ingarbugliate.
° I giovani sono sinceri, qualche volta anche troppo! D’altro canto, è raro incontrare persone che dicono quello che pensano: di facciata sorrisi e ossequi, alle spalle chiacchiere, cattiverie e zizzania. I giovani, invece, si sanno esprimere con verità, perché non hanno perso la libertà di dire quello che pensano.
Ci è offerta una preziosa opportunità per riplasmare continuamente la nostra vita a partire dal Vangelo e così servire in pienezza il Regno di Dio.
A tutti auguro un fecondo cammino pastorale.