Il Vangelo del giorno (Bose)

Voi

Sorella Silvia - Bose


13 novembre 2019


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.».

Mt 5,13-16

Voi. La parola di Dio oggi risuona in modo molto diretto, ci interpella. “Voi siete”.
Noi? Ma proprio noi? È una responsabilità che ci viene affidata? Un appello?
Gesù non dice: “Tu”. Si rivolge invece a una comunità, a un insieme di persone, a tanti “io” chiamati a diventare un “noi”: un cammino di tutta la vita.
Il capitolo 5 del vangelo secondo Matteo si apre con le Beatitudini, alle quali seguono immediatamente i pochi versetti che ci sono rivolti oggi. Pochi ma incisivi.
A chi si rivolge Gesù? L’evangelista annota che Gesù “vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: Beati i poveri in spirito…” (Mt 5,1-3). Dunque sembra avere davanti i discepoli, e un poco oltre le folle, quindi chiunque si rivolga a lui cercando un senso, una direzione. Pur nelle contraddizioni del quotidiano. Proprio nelle contraddizioni del quotidiano.
Quelle beatitudini paradossali – che osano far alzare lo sguardo, perché si possa imparare almeno un poco lo sguardo di Dio – sembrano espandersi nelle parole sul sale e sulla luce nonché sull’ammonimento che le chiosa. Il bene – lo sperimentiamo o no, lo speriamo o no – è espansivo. Si dilata. Si può dilatare. Se gli lasciamo spazio per dare sapore, per risplendere.
Il sale dà sapore e conserva, è simbolo di sapienza, amicizia e disponibilità. La comunità dei figli di Dio è chiamata a riconoscersi “sale della terra”, sapidità che viene dal nostro essere corpo, dalla nostra terrosità di uomini.
È possibile che il sale perda il suo sapore? Se diventa insipido è insignificante. Insipiente, non è più sale. E allora non è più quel che è chiamato a essere.
Perciò risuona in modo forte la parola di Gesù: siate vigili, non perdete il sapore che vi abita, la mia presenza che vi pervade!
Avere il “sapore” del Signore Gesù può allora significare accogliere la sua parola, lasciare che il suo sentire divenga il nostro sentire, finché sia un bene che si espande, si propaga dando sapidità alla vita…
Così la luce. Matteo parla innanzitutto di Gesù come luce: “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata” (Mt 4,16).
Luce è speranza, è possibilità di vita, di incontro, di riconoscimento – e riconoscenza.
Il “sale della terra” si alterna ora alla “luce del mondo”: l’orizzonte è sempre ampio, non ristretto, non privato. Dall’io al noi.
Quando c’è luce c’è vita. La luce non può restare nascosta, perché la luce in sé si irradia, si propaga, prende la forma della vita che si dipana. E Gesù chiede un “buon” operare, un fare sapiente, che si accompagna e si compie con il rendimento di grazie a Dio che ci è Padre. Forse queste opere buone sono proprio il cercare di far risplendere una luce che non viene da noi. Forse il vederle e il riconoscerle è proprio questo “grazie”.
In Giovanni Crisostomo, il padre della chiesa e pastore di cui oggi facciamo memoria, riconosciamo la forza e l’audacia della parola del vangelo, predicata fino alla persecuzione, anche nella prova e nelle persecuzioni.