Il Vangelo del giorno (Bose)

Dove? Il Cristo crocifisso

Fratel Stefano - Bose


15 novembre 2019

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:« 26Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: 27mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. 31In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. 32Ricordatevi della moglie di Lot. 33Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. 34Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; 35due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata». [ 36] 37Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Lc 17,26-37

La domanda dei discepoli: “Dove, Signore?” (v. 37), ovviamente non si riferisce al luogo dove sarà portato colui che dorme nello stesso letto dell’uomo lasciato lì, o dove sarà portata colei che macina accanto alla donna che sarà lasciata. Tra l’altro, come qualcuno ha osservato, il vangelo non ci dice se la sorte migliore sia quella di colui che viene preso o quella di colui che viene lasciato: il luogo dove si è lasciati o il luogo dove si è condotti forse non sono così determinanti.
Questa domanda dei discepoli si riferisce piuttosto a quanto è detto da Gesù nei versetti precedenti (cf. Lc 17,22-24). Il “dove” che chiedono i discepoli si riferisce alla manifestazione del Figlio dell’uomo, il giudice escatologico, mediatore della salvezza di Dio: quello è il luogo determinante per la salvezza. E quel luogo è la croce.
Certo, “il regno di Dio non viene in modo osservabile”: se c’è un “dove”, quel “dove” è “dentro” il credente, “dentro” la comunità dei credenti. Certo, in questo mondo osserviamo una distinzione tra i sommersi e i salvati, i pochi salvati. Però Gesù ci dice che, al di là di tutte le nostre piccole storie di salvezza o di perdizione, alla fine il luogo della manifestazione del Figlio dell’uomo sarà visibile a tutti, proprio a tutti, come un cadavere si rende manifesto a tutti gli avvoltoi, tanto che tutti gli avvoltoi, proprio tutti, si radunano sopra di lui. Come leggiamo nelle Scritture: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32), e altrove: “Volgeranno la sguardo verso di me che hanno trafitto” (cf. Gv 19,37; Zc 12,10). Di fronte al crocifisso non c’è distinzione tra sommersi e salvati, ci sono solo peccatori perdonati.
“Prima è necessario che il Figlio dell’uomo soffra molto e venga rifiutato da questa generazione” (Lc 17,25), questo è ciò che è essenziale. Questa generazione siamo noi, l’umanità intera, e la salvezza si manifesterà proprio al culmine del nostro rifiuto, e si manifesterà attraverso la porta stretta della morte, la morte del giusto, di colui che non è venuto per giudicare il mondo, ma per salvare ogni cosa. Nessuno è salvato per i propri meriti.
Mi pare di capire allora che Noè (con la sua capacità di andare oltre l’inerzia rassicurante del tran tran quotidiano, il suo coraggioso “fare altrimenti” in mezzo alla derisione della gente) e Lot (con il suo lasciarsi sospingere e forzare, malgrado la propria inettitudine, verso la salvezza) non sono anzitutto un modello per noi, ma sono soprattutto un modello per il nostro Creatore: rappresentano la strategia della porta stretta che lui stesso persegue per portare a compimento la sua creazione. Noè e Lot sono piccole porte strette attraverso le quali il Signore ha dato un futuro all’umanità (anche in maniera moralmente discutibile, come nel caso di Lot che genererà figli dalle proprie figlie), e sono la profezia di quella porta stretta, strettissima, attraverso la quale ogni vivente sarà salvato: il Cristo rifiutato e crocifisso.
Che questo ci consoli dai nostri dolori, se ci sentiamo sommersi in questo mondo di arroganza e prepotenza, oppure ci liberi dai nostri sensi di colpa, se ci troviamo, per caso o per egoismo, tra i sopravvissuti.
Il Signore è il pastore di tutti e tutti insieme ci condurrà alla vita eterna.