Il Vangelo del giorno (Bose)

Compagni di Andrea

in un giallo

con tante domande

Fratel Giandomenico - Bos
e

30 novembre 2019

In quel tempo, 35Giovanni stava con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - 42e lo condusse da Gesù.
Gv 1,35-42a

Nel giorno della memoria dell’apostolo Andrea la liturgia ci offre il racconto giovanneo dell’inizio della sua sequela di Gesù. Siamo come in un giallo, avvolti da precise sottolineature che sono indizi di tracce nascoste, misteriose, dietro cui scavare a lungo, e da tante numerose lacune che ci lasciano con mille domande, come se il caso descritto, non ancora archiviato da duemila anni di storia, fosse ancora aperto…
“Ancora là” (v. 35) c’è Giovanni, al di là del fiume Giordano. Con i suoi discepoli. Chi sono costoro? Uno è Andrea, e l’altro? La domanda rimane aperta.
Basta uno sguardo intimo e profondo del Battista su Gesù e poche parole: “Ecco l’agnello di Dio!” (v. 36), per accendere una scintilla nei cuori dei suoi amici e metterli in moto. Probabilmente abbiamo perso la portata incredibile di quell’esclamazione del Battista, che rinvia alla Pasqua e alla liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù egiziana. Gesù è colui che ci libera dal peccato, egli è la luce che illumina ogni uomo e scaccia via le tenebre. Quell’esclamazione ha l’effetto di una seconda nascita nell’intimo di Andrea e del discepolo senza nome.
Come è possibile passare da un maestro all’altro, da Giovanni a Gesù, con tale repentinità? “Sentendolo parlare così” (v. 37): il maestro non attira a sé, in miserabili dipendenze di varia natura, ma proietta oltre se stesso, in un altrove tutto da scoprire. Dall’ascolto del testimone autorevole nasce la fiducia che apre sentieri nuovi.
Gesù mette subito le idee in chiaro: “Che cosa cercate?” (v. 38). Non chiede: “Chi cercate?”. La domanda provoca e mette ordine nel cuore dei discepoli: cercate successo, riconoscimento, gloria, potere, autorità? La domanda attende una nostra risposta.
“Maestro, dove dimori?” (v. 38): ai neodiscepoli l’evangelista Giovanni affida un tema teologico che percorrerà l’intero vangelo. Non indica un luogo perché “il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,20), ma un’esperienza che i discepoli sono invitati a vivere: “Venite e vedrete” (v. 39). Non ci è dato conoscere quale sarà l’abitazione di fortuna per quel tramonto che presto sfocerà in una notte insolita. Che cosa accende i cuori di questi uomini, che fino a poco fa, erano discepoli della Voce che grida nel deserto (cf. Gv 1,23)? Che cosa sperimenteranno quella notte per riferire poi a Simone: “Abbiamo trovato il Messia” (v. 41)? In Gv 14,23 Gesù inviterà i suoi discepoli a diventare essi stessi la dimora dell’amore.
Rimanere con Gesù è la garanzia di un’esperienza che cambia e rinnova la nostra esistenza e il nostro modo di stare al mondo. Senza paura. Andrea è un nome greco che significa appunto “coraggio”, “forza”, “valore”, “virilità” (da andréia). Più semplicemente può significare “uomo” (andrós, da aner), semplicemente uomo, uomo che ha preso sul serio il suo mestiere di uomo tra gli esseri umani. E l’altro suo compagno? Chi è? Qual è il suo nome?