Il Vangelo del giorno (Bose)

Da dove?

Fratel Guido - Bose

3 dicembre 2019

18In quel tempo Gesù 23entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». 24Gesù rispose loro: «Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità faccio questo. 25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», ci risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». 26Se diciamo: «Dagli uomini», abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». 27Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Mt 21,23-27

Gesù è venuto. È venuto nel tempio e sta insegnando. Ed è proprio questa venuta nel luogo dell’incontro tra Dio e il suo popolo, e il fatto che lì insegna, a provocare la reazione – la prima di una serie, secondo Matteo – di sommi sacerdoti e anziani del popolo. Non è, come nell’episodio in apertura del Vangelo secondo Giovanni, un gesto profetico forte quale la cacciata dei mercanti dal tempio a suscitare la reazione, ma il semplice insegnamento, anch’esso considerato inconcepibile senza uno specifico mandato.
Gesù dal canto suo risponde alla domanda in uno dei modi più tradizionali della sapienza rabbinica: con un’altra domanda, una domanda tesa ad aiutare gli interlocutori a trovare in se stessi la risposta adeguata. Gesù si pone deliberatamente nella modalità di insegnamento capace di condurre l’altro a un approfondimento del senso di ciò che dice e di ciò che fa. Sacerdoti e anziani non negano che Gesù abbia autorità, così come non contesteranno l’autorevolezza del battesimo profetico di Giovanni, ma di fronte all’uno e all’altro rifiutano di lasciarsi mettere in questione. Così vanificano l’opportunità offerta loro da Gesù: non si chiedono da dove proviene l’autorità del Battista, si rifiutano di rileggere il suo messaggio alla luce della Legge e dei Profeti, non si interrogano davvero sull’in-principio, sull’origine delle parole dei profeti. Al contrario, passano subito a scandagliare le possibili conseguenze della loro risposta: a loro, capi dei sacerdoti e anziani del popolo, autorità riconosciute nell’interpretare le Scritture, non importa la fedeltà di un profeta alla parola pronunciata da Dio per il suo popolo, importa solo non compromettersi, evitare conseguenze negative che potrebbero nascere da una loro presa di posizione netta. In quel modo, su quella strada, nessuna risposta sarà mai sufficiente. Gesù allora si rifiuta di darla.
È proprio quello che così sovente facciamo anche noi. Quando riceviamo dagli altri un insegnamento – si tratti di parole o di gesti – non ci interroghiamo se si tratta di una parola/evento efficace che ci giunge da Dio attraverso i fratelli e le sorelle che lui stesso ci ha messo accanto, oppure se è tentazione che viene dal Divisore. No, noi ci chiediamo se questi “profeti”, queste voci prestate a Dio hanno o meno il diritto di trasmetterci un messaggio, una buona notizia; anzi, più in profondità, ci preoccupiamo del prezzo che rischiamo di pagare con la nostra risposta. Spostiamo cioè il discernimento dalla discriminante fondamentale – quella tra volontà di Dio e volontà propria, tra pensiero secondo Dio e pensieri secondo la mondanità – al calcolo meschino di vantaggi e svantaggi personali che derivano dall’una o dall’altra opzione.
Sì, il vangelo odierno ci dice che è impossibile cogliere l’autorità di Gesù se non si assume il messaggio profetico del Battista, ma ancor prima ci interroga sul “da dove” nascono le nostre risposte e i nostri comportamenti, da dove nasce l’exousía, la potenza, l’autorità che ci fa vivere e agire.
Dall’istinto di sopravvivenza o dalla fonte della vita e dell’amore?