Come Maria: dire sì a Dio!

Immacolata Concezione (A)

a cura di Franco Galeone

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Giambattista Tiepolo, L'Immacolata Concezione (1767 - 1769), Madrid, Museo del Prado

1. Il vangelo di Luca si apre con una zoomata degna di un grande regista: parte dall’immensità dei cieli, restringe progressivamente lo sguardo fino ad un piccolo villaggio (Nazaret), nella casa di una ragazza, occupata nelle sue faccende e nei suoi pensieri. L’angelo di Dio entra da lei. È bello pensare che Dio entra nella tua vita quotidiana. Lo farà anche Gesù con Zaccheo: “Scendi subito, oggi devo fermarmi in casa tua” (Lc 19,5). Lo fa nel giorno della gioia, lo fa nel giorno delle lacrime. L’iniziativa è sempre di Dio, che manda il suo santo angelo nella trama della nostra vita.

2. La prima parola dell’angelo è RALLEGRATI! Non un saluto ma un imperativo: Χαῖρε, κεχαριτωμένη (Lc 1,23). Gioisci, sii felice! L’angelo non dice: Prega, inginocchiati, fa’ questo… ma semplicemente: Apriti alla gioia. Dio si avvicina a te. Ti stringe in un abbraccio. Viene a portarti una promessa di felicità. Kaire, kekaritomène: sii felice, un raddoppio di vangelo. L’angelo usa un termine nuovo, mai letto nella Bibbia, mai udito nella sinagoga, tanto inaudito da turbare Maria. Kekaritomène è un participio passato passivo, il cosiddetto passivo teologico (sei piena di grazia) nel senso che Dio si è chinato su di te, un evento di cui Maria è la parte lietamente passiva.

3. Non è facile sapere cosa sia la grazia che riempie Maria. Mi pace pensare che dalla stessa radice (karis) derivano le nostre parole caro, carezza, carità. Ecco il segreto della gioia: Maria, Dio si è innamorato di te, ti ha dato un nome nuovo. Tutta bella sei! (Ct 1,8.15). Quel suo nome è anche il nostro nome: buoni e cattivi, ognuno amato per sempre. Piccoli e grandi, ognuno riempito di cielo. Ogni uomo è kekaritomene, pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo. Perché la grazia è dono e non merito o calcolo.

4. Maria: piena di grazia perché Dio è venuto, ha bussato, lei ha aperto. Sì, eccomi, si realizzi in me la tua volontà. Anche noi, diventiamo santi quando apriamo la porta a Dio. La santità non è lotta contro il male ma abbandono a Dio. All’inizio della fede, c’è la passività da parte dell’uomo e c’è l’iniziativa da parte di Dio. Non è la religione che ci rende buoni davanti a Dio ma è il suo amore gratuito e infinito. Non è importante la nostra mano tesa a mendicare ma il fatto che Dio la riempie. Il nostro compito è lasciarlo fare. Noi possiamo anche costruire una splendida barca a vela, ma il vento che gonfia le vele è un suo dono.

5. Il Signore è con te: ὁ κύριος μετὰ σοῦ. È il saluto più bello che io conosca. L’angelo le aveva prima detto: Sei piena di grazia. Ora spiega: piena di grazia perché piena di Dio. Il nome dell’uomo è Amato per sempre. Ora l’angelo annuncio il nome di Dio: Io sono con te. Non mando via nessuno. Non abbandono nessuno. Con Maria cominciano a piovere le belle notizie: il muto Zaccaria profetizza, la sterile Elisabetta partorisce, i pastori trovano Gesù nella grotta, il cielo notturno risuona di angeli e musica, i ricchi Magi portano doni al Povero …

6. Eccomi, Hinnèni. Come hanno detto profeti, patriarchi, martiri. La storia di Maria è anche la mia, la tua storia. Viviamo oggi una stagione oscura. Però in questa camera buia della ragione, c’è ancora una luce che potrà impressionare la pellicola della nostra esistenza, e sarà la luce della Bellezza. Oggi sembra impossibile che Maria Immacolata possa entrare nel contesto della nostra società ferita e degradata, attenta solo all’utile scambiato come necessario, all’erotismo contrabbandato come amore, al tornaconto individuale fatto passare come benessere.

7. L’Immacolata può liberarci dal nostro spirito rozzo e restituirci la nostalgia del pulito. La bellezza salverà il mondo, quella bellezza che Dio ha disseminato qua e là sulla terra, sin dalla creazione. E Dio vide che tutto era bello e buono וַיַּ֧רְא אֱלֹהִ֛ים כּי־ט֑וֹב . Lo ha fatto affinché noi viandanti grossolani, sentiamo il desiderio del cielo, la nostalgia di una vita pulita. Purtroppo la bellezza dura poco nelle nostra mani rapaci, sfiorisce sotto i nostro contatti ambigui, si inquina sotto l’urto della nostra lussuria. Questo vuoto, questo malessere, anziché avvertirlo come un richiamo a tornare a Dio, lo viviamo invece come una ferita che curiamo con i peggiori surrogati del piacere.
Buona vita!