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Tratti per una spiritualità giovanile ispirata a Maria

 

Stefano De Fiores

(NPG 1994-05-12)


Nel 1864, allorché Bernadette Soubirous si trovò dinanzi alla statua della Madonna colpita in marmo di Carrara per essere collocata nella grotta, ne fu profondamente delusa: «Non è fatta come doveva essere!».
Lo scultore accademico Fabisch aveva trasformato in una grande signora, panneggiata nelle pieghe della scultura classica, colei che Bernadette aveva visto nelle sembianze di una giovane ragazza («più giovane del peccato» dirà Bernanos...)!
A pensarci bene, questo fatto è impressionante.
Dopo quasi duemila anni dalla sua nascita, Maria di Nazaret si manifesta con un volto giovane, come se il tempo, che tutto tocca e consuma, si sia dichiarato impotente nei suoi riguardi.
Alla luce della dottrina paolina circa la condizione dei corpi glorificati, che risultano trasformati e sganciati dalle condizioni spazio-temporali (1 Cor 15, 40-46), la realtà giovanile compete alla Vergine assunta, riplasmata dallo Spirito con corpo libero dalle strettoie e limiti del tempo e dello spazio, e quindi da ogni processo interno ed esterno di invecchiamento.
Non diversamente il vangelo di Luca ci presenta Maria nel momento centrale della sua esistenza, quando diventa madre del Figlio dell'Altissimo, come una vergine, cioè una ragazza integra nel corpo e nello spirito.
Esiste pertanto una consonanza profonda tra Maria e i giovani proprio in ragione della condizione giovanile della Vergine, che gli artisti di ogni epoca hanno espresso nelle loro Madonne.
Da questa prima consonanza bisognerà procedere ad un discorso più articolato, che tenga conto del mondo giovanile della nostra generazione e insieme delle potenzialità plurime della Parola di Dio circa Maria di Nazaret.
Rinviando ad un mio precedente saggio, che nel presentare Maria ai giovani d'oggi percorre la triplice tappa dell'antropologia, della teologia e della mariologia,[1] penso rientri nel tema che ci interessa mostrare come i giovani possano trovare in Maria una figura significativa e come Maria conduca i giovani verso una comprensione più matura della storia della salvezza.

MARIA Dl NAZARET: UNA GIOVANE DONNA PROTAGONISTA DI STORIA

Oggi, con tante ricerche e indagini, sia locali che nazionali, ci è consentito di conoscere un po' meglio i giovani del nostro tempo. Al di là del loro gergo incomprensibile, dei loro vestiti ora trasandati fino alla sciatteria ora eleganti e costosi, del loro gusto per la musica ad alto volume e gli effetti abbaglianti di luce, i ragazzi d'oggi vivono un momento critico. Non sono più i giovani silenziosi e integrati ai valori dominanti di trenta, quarant'anni fa, neppure si identificano con il protagonismo contestatario e violento della generazione sessantottesca, di cui sembrano aver perso perfino la memoria. I giovani d'oggi sono socialmente disoccupati (il 40% dei disoccupati della Cee va dai 15 ai 25 anni) ed emarginati dai centri di responsabilità in mano agli adulti o agli anziani: non tanto rifiutano la società, quanto se ne sentono rifiutati e quindi passano dalla protesta all'apatia, non scorgendo nessuno spazio di possibilità alternative di fronte allo strapotere dell'organizzazione.
La situazione mondiale, con la sua logica di morte, l'inquinamento ecologico, i sistemi oppressivi, le sperequazioni sociali e l'apocalittica minaccia nucleare, rappresenta una cappa di piombo, che soffoca le speranze dei giovani. Domina il pessimismo, che inocula il terribile virus dell'anomia o crisi di significato. I giovani sono incerti se impegnarsi definitivamente per un futuro che dubitano di poter mai vedere.
A questi giovani, che vivono il periodo della trasmissione del patrimonio culturale umano ed ecclesiale e svolgono la funzione sismografica di registrare il movimento del mondo, che cosa può dire Maria di Nazaret? Quale significato vitale riveste la sua figura?
Una lettura attualizzante del vangelo di Luca offre una risposta a questi interrogativi, presentando la giovane donna di Nazaret nei suoi atteggiamenti ed impegni paradigmatici per tutti i cristiani, in primo luogo per i giovani.

Una giovane credente si assume il rischio della storia

In base agli studi semiotici e, prima ancora, all'antica scoperta dell'uso della syncrisis o parallelismo antitetico da parte di Luca, possiamo capire la scena dell'annunciazione a Maria solo se la poniamo in parallelo con quella fatta a Zaccaria.
L'identità di Maria nel suo atteggiamento profondo e nel suo ruolo salvifico si staglia sullo sfondo della figura antitetica di Zaccaria.
L'apparizione dell'angelo Gabriele a Zaccaria ha luogo a Gerusalemme, in alto (si sale alla città situata a 700 metri sul livello del mare: cf Lc 2,42) e nel tempio, cuore della vita religiosa del popolo di Israele. Anzi, essa avviene in pieno rito liturgico-sacerdotale, mentre Zaccaria rinnova la brace e i profumi sull'altare dell'incenso davanti al Santo dei Santi, alla presenza del popolo orante (Lc 1, 9-10).
Nell'annuncio dell'angelo a Maria il contesto cambia totalmente. Non siamo più a Gerusalemme, città santa e centro del culto, ma «in una città della Galilea chiamata Nazaret» (Lc 1, 26), cioè in un borgo situato in basso (si scende a Nazaret: Lc 2, 51), considerato semipagano in quanto ai confini con regione non ebrea (Galilea degli stranieri o delle genti: Is 8, 23; Mt 4,14), in un paese oscuro e senza fama, mai nominato nell'Antico Testamento. Anzi, nell'estimazione comune, nulla di buono poteva venire da Nazaret (Gv 1, 46). Inoltre, qui non si è nel tempio, ma in un luogo profano, in una casa (Lc 1, 56), un ambiente quotidiano, feriale.
L'apparente vantaggio di Zaccaria su Maria viene sottolineato anche dal fatto che il primo discende da chiara stirpe sacerdotale, così come la sua sposa (Lc 1, 5). Maria invece non è qualificata da nessuna ascendenza, neppure da quella davidica come è precisato per Giuseppe, «uomo della casa di Davide» (Lc 1, 27). Sembra che non contino i suoi genitori, ma solo la sua persona! Il contrasto si acuisce quando Luca accentua l'anzianità dei futuri genitori del Battista: «... Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni» (Lc 1, 18). Maria e Giuseppe invece sono «fidanzati nel senso ebraico di questo termine, cosa che indica la giovinezza».[2] Maria in particolare è chiamata due volte «vergine» (Lc 1, 27), qualifica che indica contemporaneamente la sua integrità fisica e la sua condizione di giovane ragazza pronta per il matrimonio:
Eppure, nel corso degli annunci, le sorti si rovesciano.
Il vecchio sacerdote, fedele alla legge e prescelto per entrare nei recessi del santuario, esce squalificato dal tempio; viene punito con il silenzio a motivo della sua mancanza di fede: «... ed ecco sarai muto e non potrai parlare... perché non hai creduto alle mie parole...» (Lc 1, 20). Nonostante la sua preghiera e un'intera vita di fedeltà a Dio, Zaccaria non riesce a superare lo scandalo della sua vecchiaia e della sterilità della moglie: non entra nei voleri divini.
La giovane Maria, una laica in ambiente profano, pronuncia il sì di una fede esemplare, che sarà lodata da Elisabetta (Lc 1, 45): «... Eccomi sono la serva del Signore, mi accada secondo la tua parola» (Lc 1, 38). Prevenuta dal favore di Dio (Lc 1, 28. 30), Maria si qualifica con un'adesione perfetta al disegno di Dio. La sua fede riassume il meglio della tradizione ebraica e anticipa in modo esemplare la fede cristiana accogliendo nel cuore e nel corpo il Figlio di Dio.
Dalla giovane donna di Nazaret, senza titoli e blasoni, i giovani possono apprendere che il piano di Dio, superando le ingiuste acquisizioni del senso comune, concede largo spazio e fiducia al giovani, per quanto emarginati e rifiutati possano sentirsi. Ma sulla scia di Maria, loro coetanea, essi devono rispondere non con lo scetticismo, ma con la fede fiduciosa nel Dio della salvezza.
Come donna e come giovane, nonostante i pregiudizi del mondo antico, Maria si trova al centro della storia, nella «pienezza dei tempi» (Gal 4, 4), con una vocazione unica: diventare Madre del Figlio di Dio. E Maria, dopo lucida riflessione (turbamento riflesso e attivo, processo dialogale e dialettico: Lc 1, 29), pronuncia il suo consenso responsabile all'opera dei secoli, come verrà chiamata l'incarnazione del Verbo. Ella non immagina tutto ciò che il futuro le riserva, ma si fida di Dio e rischia la propria vita sulla Sua parola.

Una giovane donna che spera nel cambiamento del mondo

Il ritratto spirituale che Luca ci tramanda fa di Maria una simpatica figura di ragazza che ha raggiunto un equilibrio tra attività e riflessione, silenzio e parola, al di là di ogni unilaterale chiusura nell'introversione o apertura nell'espansiva loquacità.
Colpiscono anzitutto le due pennellate di Luca 2,19 e 51:
«Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore... Sua madre conservava tutte queste cose nel suo cuore».
Come annota A. Serra, che ha dedicato a questi versetti un volume di 380 pagine,[3] «benché sobria in apparenza, questa menzione della Vergine è di valore eccezionale».[4]
Cerchiamo di penetrare nel suo contenuto.
«Conservare nel cuore» non è per la Scrittura «un pigro rifugio nella storia di ieri, o celebrazione astratta del tempo che fu. Si tratta piuttosto di memoria dinamica e attualizzante, che cerca di ricavare insegnamenti nuovi dai fatti antichi... Siffatto dinamismo della memoria secondo la Scrittura riceve impulso dalla convinzione che Yahwéh è immutabile nel suo amore, è fedele in ogni tempo alle sue promesse di voler essere con l'uomo. Ciò che egli ha fatto in passato, è pegno di ciò che fa oggi e di quello che farà in futuro. Nei tempi andati, in effetti, nessuna delle parole del Signore è caduta a vuoto; questo dovrà riconoscere Israele... Per la Scrittura, quindi, «ricordare» equivale a contemplare il passato in ordine al presente e al futuro. È un riesame degli eventi trascorsi, condotto sotto spinta dell'oggi che incalza e del domani che preme alle porte (ivi, pp. 40-41).
Tutt'altro che lasciarsi trascinare dal fiume della storia senza capirne la portata, Maria è una giovane che sa pensare, riflettere, interiorizzare gli eventi-messaggi (rémata) riguardanti suo Figlio. Al contrario dello stolto e dell'immaturo, che non capiscono niente della vita perché non trasformano l'esperienza in coscienza, Maria è una creatura capace di meditazione sapienziale sulla storia. Lo sguardo retrospettivo sugli eventi, alla luce di Dio, rinvigorisce la speranza, questa difficile virtù!
Luca aggiunge il participio symbàllousa, che ordinariamente viene tradotto «meditando» (Lc 2,19). L'etimologia del verbo symbàllo indica con maggior precisione un'attività della mente, che «getta insieme» ossia «pone a confronto». Maria pertanto pone a confronto nella sua mente i fatti che accadevano sotto i suoi occhi e le parole che riguardavano Gesù sia tra loro, sia con gli oracoli dell'Antico Testamento onde penetrarne il significato. Si tratta di un atteggiamento non sporadico, ma costante: un tentativo prolungato per cercare di capire il mistero di Gesù, che rappresenta anche per lei un enigma permanente. Maria unisce nella sua meditazione gli atteggiamenti del sapiente, del profeta e del cresmologo. In base all'uso profano o agli oracoli divini trasmessi nei santuari, il verbo symbàllo significa «interpretare, dare la spiegazione esatta, fare l'esegesi».
I risultati cui è giunta la giovane esegeta sono in qualche misura convogliati nel Magnificat (Lc 1, 46-55), che la critica interna ed esterna (e fors'anche la semiotica) attribuiscono a Maria.[5] Comunque, «...le parole di questo cantico rivelano i sentimenti di Maria... Il Magnificat è una riprova di come la Vergine facesse l'esegesi dell'incarnazione del Verbo, allorché giunse la pienezza della rivelazione pasquale. Tra il Magnificat e il symbàllousa corre una stretta parentela».[6]
Dove approda la meditazione della giovane donna di Nazaret? Il suo canto parte dalla sua esperienza di Dio salvatore: Maria si sente guardata con amore da Dio e si vede al centro dell'azione divina e della lode di tutte le generazioni, nonostante la bassezza della sua condizione (o a motivo di essa). Tutto l'io di Maria, cioè la sua anima (sede delle emozioni) e il suo spirito (sede della vita religiosa), esplode nella celebrazione gioiosa di Dio (Lc 1, 46-47).
L'approdo dell'esperienza di Maria è Dio, scoperto nel suo volto santo, onnipotente, misericordioso. Dio rimane il protagonista assoluto (dei tredici verbi del cantico, undici hanno per soggetto Dio e solo due Maria): è lui ad operare in Maria «grandi cose» (v. 49), termine tecnico che indica gli interventi salvifici di Dio a favore del suo popolo, specie nell'Esodo dall'Egitto, ma che ormai significa la concezione verginale di Gesù, anche se ciò non è espressamente nominato (lo richiede il contesto prossimo).
La Vergine vede la sua maternità messianica come il concentrato degli interventi di Dio nella storia e insieme il punto di partenza di una nuova era. Ormai il capovolgimento delle sorti è decretato con implicazioni religiose, sociali ed etniche: i superbi, i tiranni e gli arricchiti sono scompaginati e sostituiti con le categorie più emarginate dal punto di vista sociale e religioso.
A base degli interventi di Dio sta la sua misericordia, che si estende di generazione in generazione traducendo la sua fedeltà alle promesse fatte ai padri. Nel Dio fedele, Maria trova il fondamento della sua speranza nel cambiamento del mondo, in vista dello stabilirsi di un'alleanza dove gli uomini cessino di essere oppressori e oppressi.
Al di sopra dei mali del mondo, la giovane profetessa del Magnificat vede ergersi la fedeltà di Dio, alla quale ella si àncora per sperare un mondo diverso e migliore, già contenuto nell'evento salvifico dell'incarnazione. Una giovane dallo sguardo perspicace ha elevato «l'inno più forte e innovatore che sia stato mai pronunciato» (Paolo VI).

Una giovane madre che opta per la vita

Già S. Efrem osservava: «Elisabetta ha partorito nella vecchiaia l'ultimo dei profeti e Maria in età giovanile il Signore degli angeli». Maria è indubbiamente una mamma giovane, ma non per questo meno responsabile. Ella non ha affrontato la maternità alla leggera: ha interrogato l'angelo per rendersi conto lucidamente di quanto stava per affrontare (Lc 1, 34). Una volta che ha deciso di accettare la maternità messianica, ella è andata innanzi a farsi condizionare dagli altri, neppure da Giuseppe, con il quale ha vissuto un preoccupante dramma.
È difficile per noi ricostruire la psicologia di Maria durante la sua gravidanza. La tradizione etiopica fa digiunare nel mese di Natale in ricordo del digiuno di Maria, la quale per sopportare gli sguardi di rimprovero e le male lingue, avrebbe elevato a Dio una preghiera accompagnata dal digiuno onde essere aiutata da lui in tale frangente. Nei nostri tempi, P. Gaechter giunge perfino ad ipotizzare che le persecuzioni o incomprensioni cui è stata sottoposta la Vergine durante la gravidanza, l'hanno fatta cadere in una forma di depressione, da cui sarebbe stata liberata nella nascita di Gesù (quando egli aggiunge Maria avrebbe intonato il Magnificat della liberazione).
Comunque, la tradizione ha interpretato la Vergine annunciata come la nuova Eva o «madre dei viventi» ed hanno affermato: «La morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria».[7] Maria, in altri termini, si pone dalla parte della vita, sia perché ha accettato responsabilmente la maternità nei riguardi del Messia, sia perché Gesù è «la Vita» (Gv 14, 6): quindi si può con S. Germano di Costantinopoli chiamare Maria con il titolo di «Madre della Vita» (LG 56).
Ed è veramente istruttivo seguire l'itinerario di Maria volto alla protezione e alla difesa della vita del suo Gesù. A Betlemme, con la tenerezza di cui è capace una mamma, Maria avvolge in fasce il suo bimbo per proteggerlo dal freddo della grotta (Lc 2,7); poi Giuseppe e Maria fuggono nella notte ed emigrano in Egitto per sottrarre l'innocente Gesù dalla follia necrofila e omicida di Erode e non ritornano in patria che allorché sanno che «... sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino» (Mt 2,13-20). All'inizio della vita pubblica, Marco ci rivela un tratto umanissimo di Maria, che si accompagna al clan familiare deciso ad indurre Gesù lanciato nel ministero a maggiori precauzioni: «L'immagine che ci offre di lei è quella di una donna maternamente sollecita per le sorti del figlio».[8] Questo atteggiamento collima con l'episodio dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio, quando Maria e Giuseppe lo cercano con cuore angosciato per tre giorni (Lc 2, 48).
Al contrario di una madre captativa, Maria lascia crescere il proprio bambino (Lc 2, 52) e non contrasta la partenza di lui da Nazaret per la sua missione. Lo segue in maniera discreta, ma non manca all'appuntamento della croce, quando suo Figlio muore e la sua maternità viene estesa ai discepoli di Cristo rappresentati da Giovanni (cf Gv 19, 25-27).
L'opzione di Maria a favore della vita è quanto mai attuale nel nostro tempo, in cui la tensione classica tra l'amore e l'odio si configura come uno scontro terribile tra la cultura di vita e la cultura di morte. Il giovane, che si trova smarrito di fronte all'agguerrito arsenale di armi sofisticate in grado di far scendere la notte sul mondo dopo un'apocalittica conflagrazione, oppure guarda pensoso alla criminalità organizzata contro la vita, al commercio della droga, alla fame e all'aborto che mietono ogni giorno milioni di vittime, quale scelta deve compiere? Maria, Madre della Vita, interpella a porsi responsabilmente dalla parte della vita. La sua esperienza è stata tutto l'opposto di quanto l'incauta e smaliziata scrittrice Barbara Alberti ha osato prospettare nel suo «Vangelo secondo Maria», dove la sua scanzonata protagonista sogna di fuggire in blue jeans ad Alessandria e finisce - horribile dictu! - con l'abortire il figlio concepito! No, nessuno sforzo può togliere alla fanciulla di Nazaret la gloria di avere accolto nel cuore e nel grembo la Vita del mondo: Cristo! Maria impegna nella cultura di vita e squalifica programmi ispirati ad una logica di morte, che elimina il futuro della storia e, in quanto è in suo potere, la realizzazione delle promesse di Dio.

MARIA MICROSTORIA DELLA SALVEZZA

Da questa descrizione attualizzante del volto giovane di Maria, dobbiamo ora procedere verso un approfondimento teologico della vicenda di lei. Ci preme inoltrarci nel nucleo intimo della persona di Maria, nel suo io profondo, per rispondere alla domanda sul significato ultimo della sua presenza nella storia della salvezza. In parole semplici: «Chi è Maria dal punto di vista teologico? Chi è Maria alla luce di Dio e della rivelazione biblica, e viceversa, che cosa di Dio rivela Maria?» Non ci accontentiamo di una risposta qualsiasi, anche se vera; vorremmo una risposta fondamentale che va alla radice, e centrale in quanto deve poter legare e spiegare tutto l'ordito dell'esistenza di Maria e deve, per conseguenza, poter strutturare organicamente il trattato mariologico fungendo da primo principio.
È legittima questa ricerca?
Non tutti l'approvano. Per esempio, il noto mariologo francese R. Laurentin, di fronte alla difficoltà di trovare un simile principio unitario in linea cristologica, ecclesiologica e antropologica, opta per un «metodo non sistematico»,[9] scaglionando il discorso su Maria nella sequenza degli articoli del Credo. Poiché Maria non è un teorema, ma una persona libera e inserita nel libero, arcano, imprevedibile disegno di Dio - rivelato a noi in modo frammentario nella Bibbia - , occorrerebbe rinunciare alla logica divina, oltre che alla logica umana dimostratasi inadeguata, in vista di una comprensione sistematica della Vergine.
Tale conclusione rinunciataria, confermata dal fatto che tutto nella Bibbia trova consistenza nel Cristo (Col 1,17), non tiene conto di due principi evidenti:
a) la logica di Dio, anche se resa imprevedibile e svelata frammentariamente, comporta certe «costanti» nel modo libero d'agire di Dio, che «...sono analogicamente come delle "leggi" ... certamente osservate da Dio in piena libertà, ma che ci fanno tuttavia comprendere che il suo agire non è caotico e casuale, ma sapiente, che persegue con intelligenza i suoi fini e in meravigliosa armonia con il suo stesso essere nonché con l'essere delle sue creature».[10]
Le vie di Dio, anche se misteriose e trascendenti (cf Rm 11, 33-36), non per questo cessano di essere infinitamente sagge e coerenti;
b) il destino di Maria, tutt'altro che un'accozzaglia di azioni e fatti slegati e senza senso, deve avere una sua intima logica o un filo d'oro segreto, che dia ragione della scelta della Vergine Madre da parte di Dio e della fedele adesione di lei al disegno salvifico. Se ogni uomo, almeno al termine della vita, può totalizzare atteggiamenti ed azioni che lo hanno configurato in un determinato tipo, solo la figura di Maria non emergerà con un suo significato preciso, insito negli atti storici della sua esistenza?
Questi due principi sono direttamente proporzionali: più una persona è inserita nella storia della salvezza, più essa acquista un significato vitale e profondo, perfino paradigmatico. Proprio questo è il caso di Maria, che alla luce delle leggi storico-salvifiche, appare un concentrato e un punto focale dell'agire divino.
Tutte le leggi storico-salvifiche individuate dalla teologia biblica purtroppo ancora poco sviluppata su questo tema si possono applicare a Maria. Non scenderemo qui all'elenco che ne fa C. Vagaggini, il quale enumera senza essere esauriente undici leggi storico-salvifiche (ivi, pp. 1569-1571), ma ci limiteremo a valorizzare la prima di esse e ad applicare a Maria altre due della massima importanza.

Maria, amata da Dio per essere la Donna dell'Alleanza

Risalendo all'origine del piano salvifico, troviamo che «la suprema "legge" onnicomprensiva della storia della salvezza è l'affermazione: Deus charitas est» (ivi, p. 1569).
L'amore, che definisce Dio in prospettiva non metafisica ma dinamica, è il principio sommo, mediante il quale la storia della salvezza nei suoi meandri e risvolti diventa comprensibile. L'amore spiega l'iniziativa di Dio nella creazione, elezione, alleanza, nell'invio del Verbo nel mondo...
Proprio la suprema legge dell'amore di Dio si manifesta in Maria, fin dalla prima presentazione che ne fa Luca. Mentre Zaccaria ed Elisabetta «erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore» (Lc 1, 6), cioè erano modelli di giustizia (= santità) acquisita, Maria è collocata nella prospettiva della grazia, cioè del gratuito amore divino. L'angelo Gabriele non la chiama per nome ma la saluta Kecharitomène (Lc 1, 28), titolo che sostituisce il nome proprio e indica chi è Maria alla luce di Dio. Il nome biblico come è risaputo indica la persona nella sua missione salvifica. Maria è la «piena di grazia» innanzitutto nel senso che è ricolma della compiacenza, benevolenza e favore divino: «Maria è la persona che Dio ha voluto gratificare della sua benevolenza, in modo che ella ne fosse compenetrata stabilmente nel proprio essere, per rispondere degnamente alla sua vocazione di Madre del Cristo, Figlio di Dio».[11]
In parole più semplici: Maria è amata da Dio, è oggetto permanente del suo favore, gratuitamente Dio la ama da sempre.
Da questo amore gratuito procede la scelta di Maria, che si esprime nell'annunciazione, stilata secondo un genere letterario complesso, in cui convengono gli schemi degli annunci di nascite straordinarie, di vocazione-missione, di apocalisse e di alleanza. In base a tale annuncio Maria sarà la madre verginale del Messia davidico, ma tale vocazione si esplicherà a servizio del suo regno espressamente nominato. Alla Vergine è rivelato il mistero nascosto (apocalisse) del Dio che non solo è alleato degli uomini, ma cosa ignota al Vecchio Testamento - si fa addirittura uomo nel suo seno.
Maria è scelta per essere la dimora di Dio, ma anche la persona di fiducia, cui è affidato un segreto arcano, che ella non comunicherà neppure a Giuseppe.
Prevenuta dalla grazia divina e rinnovata dallo Spirito creatore, Maria pronuncia la risposta tipica dell'Alleanza, propria di Israele: «Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1, 38). È la risposta della credente, in cui si concentra l'autentico Israele, divenuto finalmente fedele servo di Dio. La comunità si concentra nella persona della Vergine per poi irradiarsi a partire da lei, quasi intonazione di un canto che sarebbe stato eseguito nel tempo e nello spazio dalle comunità cristiane dell'unica chiesa di Cristo.
L'amore di Dio si concentra su Maria come punto focale della storia della salvezza, quando giunge la pienezza del tempo (Gal 4,4): Dio l'ama e ne viene ricambiato con un sì perfetto alla sua alleanza d'amore.
Per nulla staccata dal disegno di salvezza, Maria è il paradigma del nuovo popolo di Dio, affinché in Cristo e nello Spirito rinnovino l'alleanza d'amore con il Padre.

Maria, la serva innalzata, l'emarginata promossa, la sconosciuta glorificata

Oltre al nome biblico di Maria (Lc 1, 28), ci aiuta a discernere una legge storico-salvifica, che in lei si realizza puntualmente, il cantico del Magnificat (Lc 1, 46-55). In esso - ci dicono gli esegeti - risuona la voce di Maria (o almeno il suo cuore) e insieme quella delle comunità lucane, che vi consegnano la prima riflessione teologica sulla vicenda vissuta dalla Vergine nell'annuncio dell'angelo e nell'incarnazione del Verbo. È - ci si permetta il termine - come la prima «mariologia» in senso stretto, in quanto il Magnificat legge la vicenda di Maria nella logica di Dio applicandole lo schema storico-salvifico bassezza-esaltazione (Lc 1, 48-48): «...Ha guardato a me sua povera serva: d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me il Potente...».
In sostanza, nell'evento della sua maternità verginale nei riguardi del Messia, Maria vede attuato quel «cambio di situazione» di ordine ascensoriale, già realizzato nella vittoria veterotestamentaria sulla sterilità biologica (Sam 1,11; Gen 16,11; 29, 32). Ella sente di passare dall'umiliazione alla felicità, dalla dimenticanza ed emarginazione alla lode e congratulazione. Non è tanto il passato che importa, quanto il presente come inizio del futuro, poiché gli aoristi («depose i potenti, innalzò gli umili...») hanno «valore di aoristi ingressivi o incoativi, indicanti cioè l'inizio di un'azione». Con l'incarnazione, che Maria vede come un nuovo Esodo in cui Dio opera «grandi cose» (Lc 1, 49) è iniziato definitivamente un moto ascensoriale nei riguardi di Maria e di tutti quelli che sono sulla sua linea (poveri, umili, affamati...), cui ha riscontro un moto discensivo per quanti sono sul versante opposto di lei (tiranni, arricchiti, saziati...). Maria diventa un caso privilegiato di quella «regola mirabile» (Ph. Bachmann) per cui ciò che è debole diviene strumento prescelto della attività salvifica di Dio (cf 2 Cor 12,9), ossia un caso speciale di quel «paradosso della salvezza» (Sap 5,2), che percorre tutta la Bibbia distinguendo la logica di Dio da quella dell'uomo.
Se Maria, continuando la linea veterotestamentaria (Is 52,13-53, 12; Sam 2, 7; 2 Sam 22, 28; Ez 21, 31; Sir 7, 11; Pr 3, 34) e anticipando il destino di Cristo (At 2, 23-36; Gv 3,14-15; Fil 2, 6-11), è uno specchio della logica divina della bassezza-esaltazione, è chiaro che il moto ascensoriale appartiene alla vita terrena e postuma di Maria. Senza sostituirsi a Dio, né rivaleggiare con lui, riconosciuto Salvatore trascendente nella sua potenza, santità, misericordia e fedeltà all'alleanza, Maria emerge nella Chiesa e nel mondo come creatura densa di valore innalzata alla considerazione religiosa degli uomini.
Come tradurre in termini antropologici le espressioni spaziali del passaggio dal basso all'alto? Che cosa significano esaltazione e innalzamento? Certamente qualcosa che riguarda la persona di Maria in se stessa vista in rapporto a Dio, alla comunità e alla storia.
Innanzitutto, l'esaltazione di Maria significa la sua missione materno-verginale nei riguardi di Cristo, che le assegna un posto unico nella storia della salvezza: ella è la Madre del Figlio dell'Altissimo. Ciò la pone in rapporto originale e intimo con le Persone della Trinità, per le quali ella è oggetto d'amore perenne e intenso. Poiché l'amore di Dio è creativo, la persona di Maria è trasformata, giustificata, santificata, dignificata: dobbiamo dire che ella è un capolavoro dell'amore di Dio.
In rapporto alla comunità, l'esaltazione della serva del Signore indica il compito salvifico che la costituisce persona rappresentativa della comunità, agente per essa e con essa, e insieme persona degna della riconoscenza e della lode della stessa comunità. Il coro delle generazioni che celebrano la Vergine Madre non potrà essere interrotto...
Tale celebrazione non può risolversi in una memoria storica concentrata sul passato; essa implica il riconoscimento della partecipazione di Maria alla vita eterna presso il Signore. La celebrazione di Maria, vivente ed operante nella gloria, si trasforma in culto di venerazione e di richiesta di intercessione.

Maria, icona rivelatrice del Dio paradossale

Oltre al nome biblico di Maria e alla prima lettura teologica della vicenda di lei, ci spinge a penetrare nel suo mistero (e contemporaneamente nel mistero di Dio) il fatto che la Vergine-Madre è presentata dalla Bibbia come un «segno» (Is 7,14; Mt 1, 22-23).
Che cosa «significa» il concepimento verginale, su cui si è accesa la discussione teologica contemporanea senza riuscire a scalfirne la solidità biblico-ecclesiale?
Certamente la verginità di Maria rivela che il bambino nato da lei è il «Dio con noi» (Mt 1, 23), il «figlio dell'altissimo» (Lc 1, 32). Ha un significato cristologico: è «come un flash sulla persona di Gesù. Entrando nel mondo egli presenta se stesso con il segno del concepimento verginale. Con questo evento inedito, Gesù non si confonde con gli altri uomini mentre si fa uomo, perché non può rinunciare alla sua personalità di Figlio di Dio. Perciò si sottomette ai processi generativi nel seno di una donna, ma esclude una paternità umana che getterebbe l'equivoco sul suo essere trascendente».[12]
La Vergine testimonia che Gesù viene da lontano, dal seno del Padre, e insieme viene per stabilire un mondo nuovo sotto il segno della sovranità e paternità di Dio: «Bisognava che nascesse in modo nuovo - asserisce Tertulliano (dopo il 220) - colui che stava per diventare l'autore di una nuova nascita».
Nell'incarnazione del Figlio di Dio si manifesta in tutta la sua densità paradossale la logica divina, che sconvolge e sorprende quella umana. Contro la mentalità pagana, espressa dal filosofo Celso, che riteneva disdicevole che Dio si incarni nel seno di una donna, il Padre sceglie la via materna per l'incarnazione del Figlio: questi diventerà «figlio di Maria» (Mc 6, 3), la quale lo concepirà e partorirà (Lc 1, 31; 2, 7).
A questa scelta imprevista di una donna per la missione unica nel piano salvifico di dare a Dio esistenza umana e inserimento nella storia, è connesso il modo inedito e paradossale con cui Egli ha voluto realizzare la maternità messianica: la verginità.
Alla domanda di Maria, che in un impegno attivo di riflessione chiede: «Come avverrà questo?» (Lc 1, 34), l'angelo risponde facendo appello allo Spirito Santo e al Dio che rende fattibile quanto umanamente è ritenuto irrealizzabile: «Niente è impossibile a Dio» (Lc 1, 37). La maternità verginale è dunque lo svelamento del Dio dell'impossibile, che pone insieme armonicamente nella persona di Maria le qualità in sé contrastanti di madre e vergine. Nel grembo di una ragazza umile e povera, con l'esclusione della potenza maschile simbolo di autosufficienza, germina la vita umana del Cristo, sbloccando una situazione senza via d'uscita. In Maria si superano i processi normali della generazione e del parto; senza sostituzione dell'elemento maschile (il modello ierogamico è espressamente evitato da Luca quando parla del concepimento per opera dello Spirito Santo), la generazione di Gesù si attua a livello diverso, trascendente e misterioso, giungendo ad operare l'inedita armonia tra maternità e verginità.
Maria è quindi teatro dell'azione paradossale del Dio cui tutto è possibile? Sì, ma non soltanto luogo o scenario in cui Dio agisce. Dio tratta Maria come una libertà e non procede al concepimento verginale senza prima averla interpellata ed averne ottenuto il consenso. Dio, che pure trascende le potenzialità naturali, non deroga alla libera decisione delle sue creature. E pur rispettando la scelta coraggiosa della verginità da parte di Maria, chiede a costei un mutamento di programma a favore di una maternità responsabile, salva la verginità.
La Vergine-Madre, dal consenso responsabile, si trova così nel punto nodale del piano di Dio - - ha intuito Ireneo - come l'antitesi di Eva. Con Maria, vergine obbediente, il tessuto storico-salvifico comincia ad essere riparato: di lei può dirsi che è divenuta «causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano».
Come donna, vergine e madre, Maria di Nazaret rivela il volto misericordioso di Dio che si china sugli emarginati, per operare in essi e per mezzo di essi le sue opere mirabili e paradossali.
Questa è la logica di Dio: amare con amore gratuito e coinvolgente, che opera un cambio di situazione a favore degli umili e attua l'armonia meravigliosa tra opposte realtà. Tale logica si condensa nella persona di Maria: l'amata da Dio in vista dell'alleanza, la serva beatificata, l'icona del Dio paradossale cui nulla è impossibile.

Conclusione vitale

Maria e i giovani: un incontro asimmetrico di due mondi diversi.
La consonanza è immediata a causa dell'età giovane di Maria quando disse il suo sì alla salvezza del mondo, sperando attivamente nel suo cambiamento e optando per la vita.
Questi contenuti hanno valore terapeutico per i giovani d'oggi, spesso incapsulati in un pessimismo paralizzante. In Maria, microstoria della salvezza, essi possono scorgere le leggi dell'agire divino, che diventano interpellanze a non rassegnarsi alla passività, ma ad assumere le proprie responsabilità in campo sociale ed ecclesiale.
La loro situazione di anomia ed emarginazione contrasta con il piano di Dio, che vuole servirsi proprio della loro povertà ricca di fede per affidare ad essi il futuro salvifico del mondo.
Con Maria, giovane donna dell'alleanza, è sempre l'ora dei giovani! Con lei, Odeghitria e Mistagoga, il mistero di Dio diviene vita, avvenire salvifico, giovinezza perpetua.
Ai giovani il tentativo di stabilire quel mondo nuovo cui hanno lavorato senza riuscirvi tanti uomini e donne del passato, ma che nascerà come effetto dell'Uomo nuovo solo quando la Chiesa - e in essa i giovani - non solo guarderà a Maria, ma sarà Maria.


NOTE

[1] S. De Fiores, Maria, una proposta per i giovani d'oggi, in Maria presenza viva nel popolo di Dio, Roma, Edizioni monfortane, 1980, pp. 411-421.
[2] R. Laurentin, I Vangeli dell'infanzia di Cristo. La verità del Natale al di là dei miti, Cinisello Balsamo, Edizioni paoline, l985, p. 33.
[3] A. Serra, Sapienza e contemplazione di Maria secondo Luca 2, 19. 51b, Roma, Edizioni Marianum, 1982, p. 380.
[4] A. Serra, Bibbia, in Nuovo dizionario di mariologia (a cura di S. De Fiores e S. Meo), Cinisello Balsamo, Edizioni paoline, 1985, p. 252.
[5] Cf lo studio di A. Valentini, La controversia circa l'attribuzione del Magnificat, in Marianum 45 (1983), pp. 55-93.
[6] A. Serra, Sapienza..., a. c., p. 243.
[7] S. Germano di Costantinopoli, Oratio in dormitionem SS. Deiparae. PG 98, 343.
[8] A. Serra, Bibbia, a.c., p. 237.
[9] R. Laurentin, Maria, in Dizionario teologico interdisciplinare, Marietti, 1977, vol. III, pp. 465-468. PG 98, 343.
[10] C. Vagaggini, Storia della salvezza, in Nuovo dizionario di teologia a cura di G. Barbaglio e S. Dianich, Alba, Edizioni paoline, 1977, p. 569.
[11] A. Serra, Bibbia, a.c., p. 246.
[12] S. De Fiores, Vergine, cit., p. 1466.

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