Per annunciare Maria oggi


Stefano De Fiores

(NPG 1979-4-36)


Oggi è diventato abbastanza facile rompere la «congiura del silenzio» o «la riserva» circa Maria determinatasi negli anni '60 e fare un discorso costruttivo e stimolante su di lei e sulla sua funzione nella storia della salvezza. I due documenti fondamentali su questo argomento, il cap. VIII della Lumen Gentium (1964) e l'esortazione apostolica Marialis Cultus (1974), non sono rimasti lettera morta, ma hanno orientato verso una presentazione della Madonna nella Chiesa, rispettosa del piano salvifico rivelato e significativa per gli uomini del nostro tempo. In pratica dovrebbe ritenersi esclusa una predicazione mariana non contrassegnata dalle note trinitaria, ecclesiale, biblica, liturgica, ecumenica, antropologica, con la ricchezza di contenuto e la serietà delle esigenze che esse evocano.
Più difficile invece è imbastire una conversazione non generica né mistificatoria circa i giovani e il loro rapporto con Maria, non tanto perché mancano gli orientamenti ufficiali al riguardo quanto per l'accostamento si direbbe forzato o artificioso tra la persona di Maria e il mondo giovanile. Si pone infatti il problema: come saldare queste due realtà, dove trovare un raccordo che le colleghi, che cosa può significare la Madonna per la gioventù contemporanea?
La difficoltà è così incalzante da indurre gli estensori del Catechismo dei giovani a contentarsi di riferimenti sporadici alla Madre di Gesù, lasciando una lacuna che gli operatori pastorali sono chiamati a colmare. Sembra tuttavia che una seria presentazione di Maria ai giovani sia possibile e fruttuosa: le Università di Lovanio e Gregoriana hanno accettato due tesi aventi come tema appunto «Maria e il mondo giovanile».[1] Del resto sono i giovani stessi a rivelare talora l'esistenza di un rapporto vitale con la Madonna, frutto di una sofferta ricerca piuttosto che residuo del mondo dell'infanzia.[2]
Indubbiamente aprire un discorso su Maria e i giovani proponendo un certo modo di accostare il mistero mariano, non significa precludere ogni altra strada. L'incontro personale con Maria può avvenire sia nel pellegrinaggio a Lourdes o nella marcia a Czestochowa, sia nella lettura del Vangelo, sia in circostanze particolari della propria vita, al limite perfino nella propria cella di condannato a morte.[3]
Riteniamo però che la via normale per un'assimilazione del modello mariano sia il raggiungere la persona di Maria, nel contesto del mistero cristiano globale e nel rispetto della gerarchia dei valori, muovendo dalla situazione vissuta dai giovani cristiani nel nostro tempo.[4]
Nell'esistenza polimorfa dell'attuale gioventù bisogna cogliere le domande, aspirazioni, esigenze, preoccupazioni, alle quali la figura di Maria offrirà elementi di risposta, spesso superando le attese e divenendo elemento di crescita e di maturazione cristiana.
Il discorso mariano si allarga a ventaglio secondo le multiformi valenze della condizione giovanile, vissute e interpretate nell'ambito della comunità educativa primaria e secondaria. Qui sottolineiamo alcuni dati caratteristici della situazione dei giovani, indicando come si possa operare un proficuo ricupero di Maria a partire da essi.
Il nostro cammino percorrerà tre tappe: l'antropologia, come punto di avvio per un discorso che interessi i giovani, la teologia intesa come quadro di riferimento per scoprire il piano della salvezza progettata da Dio, la mariologia quale criterio ermeneutico di aspetti fondamentali del vivere cristiano.

MARIA E LA RICHIESTA GIOVANILE Dl IDENTITÀ

L'età di transizione dall'adolescenza alla maturità e la mobilità delle informazioni di massa, pongono i giovani in una situazione di anomia. Osserva G. Angelini: «Il dato saliente della cosiddetta "subcultura" giovanile ci pare quello della insicurezza, della instabilità, del "nomadismo", dell'ansia: è questo il tratto per il quale ogni scelta, ogni esperienza, ogni convinzione ideale, ogni consenso pratico è vissuto dai giovani con la percezione acuta della sua precarietà, della sua rivelabilità, della possibilità che l'esperienza induca a revisionare dei giudizi attuali». [5]In campo religioso questa «strutturale incertezza della cultura giovanile si esprime innanzitutto nella forma di differimento permanente di scelta. Differimento, intendiamo dire, della scelta di fede, come scelta mediante la quale si dispone di se stessi in maniera intenzionalmente definitiva».[6] Alle origini di questa provvisorietà è da individuare l'immagine camaleontica e contraddittoria della Chiesa veicolata oggi da vari canali; si tratta per molti aspetti di una «immagine capace di alimentare l'incertezza circa il nocciolo essenziale del cristianesimo, l'incapacità a discernere che cosa "praticamente" voglia dire essere cristiani».[7]
Per aiutare i giovani ad uscire da una condizione di perplessità, che risulta infine paralizzante, occorre richiamare loro la figura possente, coinvolgente, interpellante di Gesù Cristo. Sia nella sua vicenda evangelica, quando egli esige dai suoi discepoli una fede decisa ed esistenziale, sia nella sua resurrezione, Gesù appare non come uno fra i tanti modelli ispiratori di vita, ma come l'unico capace di strappare l'uomo dalla banalità dell'esistenza, di promettere la vita eterna, di offrire i valori più significativi per la convivenza umana. Questo atteggiamento di fronte a Gesù è espresso dal Nuovo Testamento con il termine fede, che è adesione incondizionata a lui (Sinottici), vivere in lui e per lui (Paolo), comunione personale di vita con lui (Giovanni).
Il richiamo a Cristo, segno di contraddizione (Lc 2,34), che snida gli uomini dal loro perbenismo o indifferenza per farli decidere pro o contro di lui, ha valore terapeutico per il giovane incerto, che procrastina la sua opzione fondamentale. Il libro di Messori, Ipotesi su Gesù, che non lascia scampo dall'abbracciare una delle tre posizioni possibili dinanzi a Gesù, è una buona guida per far maturare una scelta, che giunga a far rischiare la vita per lui.

Un modello per dire «sì» a Gesù Cristo

Sappiamo tuttavia quanto valore pedagogico assumano i modelli in una cultura che non crede più alle costruzioni ideologiche: «Il valore incarnato in una persona, una figura ideale che è continuamente presente all'anima dell'individuo e del gruppo, così che questa prende a poco a poco i suoi tratti e si trasforma in essa: il suo essere, la sua vita, i suoi atti, coscientemente o inconsciamente, si regolano su di essa» (M. Scheler). Orbene la persona che riassume e concentra in sé la scelta radicale di Cristo ed il «sì» perfetto alla parola di Dio, è proprio Maria di Nazareth. Il Vangelo di Luca non solo la proclama beata per aver creduto (Lc 1,45), ma presenta pure il contrasto tra lei e Zaccaria in fatto di fede: mentre il vecchio sacerdote è punito per non aver dato l'assenso a cose ritenute impossibili, la giovane laica Maria è pronta ad accettare l'incredibile fidando sull'onnipotenza di Dio (Lc 1,20.37-38). In fondo la grandezza di Maria consiste non tanto nell'essere scelta per madre biologica di Cristo, quanto nella sua apertura d'animo alla proposta divina e nel totale dono della sua vita a servizio della salvezza degli uomini. Maria è la giovane credente, che passa dall'Antico al Nuovo Testamento mediante la sua fede nel Cristo reale: ella orienta la sua esistenza a Lui, dichiarandosi disponibile con libero consenso. Se storicamente la dottrina mariologica ha svolto il ruolo di verifica della cristologia, pedagogicamente il modello mariano compie una funzione euristica in ordine all'identità del cristiano di ogni tempo. Maria è specchio dell'autentico cristianesimo che, ricondotto al nucleo essenziale, è incontro vitale con Gesù Cristo: in lei appare senza velature o compromessi il sì alla fede cristiana, che è indubbiamente unita alla speranza e all'amore. È un assenso alle promesse di Dio, a quanto si compirà nel futuro (Lc 1,45): è quindi un giocare il proprio avvenire sulla parola divina. Ed è un atto di donazione totale, espressione di un amore oblativo: Maria si dichiara «serva del Signore» che biblicamente indica completa disponibilità a collaborare in un'opera di salvezza e liberazione a favore del popolo.

MARIA RISPOSTA ALLA RICHIESTA DI SIGNIFICATO GLOBALE

Una seconda caratteristica contrassegna i giovani del nostro tempo: la ricerca del significato globale della vita. «Essi, - spiega E. Rosanna - socializzati in una società nella quale non è stata fatta una scelta d qualità della vita, bensì si è accettata per buona una qualità della vita conseguente a un'altra opzione: quella che ha dato la preferenza alla civiltà tecnologica, rifiutano I scelta fatta dai loro padri per creare un "Youth Way of Life". Il punto-culmine è questo "Youth Way of Life" sembra essere ciò che M. Rioux chiama la "ritotalizzazione" del senso della vita, come risposta all'alienazione che frammenta, polverizza la visione della vita, le organizzazioni sociali, le istituzioni, l'uomo». [8]
In parole più semplici: i giovani domandano spiritualità, quale risposta totalizzante ai problemi della persona e della società, alternativa ricca di valori, offerta di significato autentico e definitivo. I giovani, specie se passati attraverso la sequenza del consumismo, della contestazione, della liberazione sessuale, della droga, capiscono per esperienza l'illusorietà di queste soluzioni. Se essi non vogliono adattarsi ad un cocktail di significati parziali, oppure fuggire da se stessi annegando il vuoto interiore nel mondo della chiacchiera e ispirandosi a modelli frustranti di vita subumana in un presente senza storia, devono ricercare il senso della vita nella sua dimensione profonda, che è quella religiosa. Ancorando infatti l'esistenza all'Eterno, la religione dona consistenza ai valori terreni e una risposta superfunzionale ai problemi assillanti della vita (dolore, morte...).
In prospettiva cristiana la vita è riscattata dalla banalità da Cristo Salvatore, che offre liberazione dall'egoismo, inserzione in una comunità di salvezza, vita eterna. Egli è l'esaudimento dei più profondi desideri del cuore umano, ma anche il profeta di ulteriorità in quanto dilata la speranza degli uomini immettendo in loro il germe della figliolanza divina. Reso partecipe della missione e del destino di Cristo, «il cristiano è il profeta che proclama: la vita non è assurda» (P. Ricoeur).

Maria, per dire che la vita non è assurda

La Vergine Maria attrae i giovani in un mondo che è più vasto di quello ordinario. Ella infatti è la creatura riuscita, la realizzazione utopica del cristianesimo in quanto in lei troviamo un «più», un'eccedenza di realtà, capace di mobilitare energie assopite nel tentativo di avvicinare un ideale bellissimo, anche se attualizzabile solo in parte. La parola biblica che richiama la riuscita di Maria è «beata»: «Beata colei che ha creduto... Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,45.48). Questa espressione indica benedizione, salvezza, felicità: con la sua fede e la sua elezione a Madre di Dio, Maria raggiunge la vera affermazione di sé, il compimento delle sue aspirazioni alla gioia e alla felicità. Il suo essere totalmente orientato a Dio e disponibile a quella salvezza degli uomini, inaugurata dal Messia con la sua venuta, indica la condizione e la via per la riuscita religiosa e definitiva della persona umana: il sì incondizionato a Dio, la vita come servizio, l'inserimento di se stessa in un piano che la supera e la eleva. La tradizione cristiana, riflettendo su questo evento centrale della vita di Maria, ha intuito che anche il suo inizio e il suo termine erano da porre sotto il segno della benedizione e predilezione divina: Maria è l'Immacolata e l'Assunta. Queste due caratteristiche mariane, come del resto la sua maternità nella fede, sono indubbiamente dei privilegi, quasi concentrazione della grazia e benevolenza di Dio sulla persona più vicina alla famiglia trinitaria; ma si tratta di privilegi non aristocratici, bensì popolari, in quanto sono in certa misura condivisibili da tutti i membri del popolo di Dio.
I giovani cristiani trovano pertanto un riscontro della loro realtà e vocazione nell'intera vicenda di Maria. L'Immacolata, espressione sublime della gratuità del dono divino della salvezza, richiama il battesimo che inserisce nel Cristo ed esige un cammino senza macchia nell'amore (Ef 1,4). L'Assunta, segno e inizio della Chiesa glorificata, rianima la speranza dei cristiani presentando il loro supremo destino di totale e definitiva redenzione. Il consenso perfetto di Maria è insieme paradigma e premessa della fede cristiana: «L'essere-prima della Madre, che fa parte dell'apertura della strada tra Dio e noi, non indica l'isolamento di Lei, ma lo schiudersi della possibilità che anche noi diventiamo capaci di dire sì a Dio, che il Verbo arrivi sino a noi e, in Lui, noi arriviamo sino a Dio».[9] Maria in tal modo, accompagna il cammino del cristiano dall'inizio fino al raggiungimento della sua pienezza: presentando il progetto divino ella aiuta a superare la disperata paura della morte e il paralizzante disimpegno nella vita.

IL CANTICO MARIANO DELL'IMPEGNO STORICO

La terza nota distintiva dell'attuale mondo giovanile è il bisogno di influire efficacemente sulla società. I giovani non si sentono a proprio agio né nell'ambiente piccolo-borghese, né in una Chiesa ridotta al culto e trasformata in ghetto. Essi osservano in se stessi «il desiderio di comprendere il mondo nuovo che nasce e di viverci responsabilmente, la volontà di autonomia, il desiderio di partecipazione, l'esigenza di autenticità, la relativizzazione delle idee e dei valori, il bisogno di maggiore comunicazione...».[10] A ragione H. De Lubac delinea il santo di domani come non-ideologo, operatore dinamico, testimone di Dio e sostenitore degli oppressi. [11] Insoddisfatti del mondo consegnato loro dagli anziani, i giovani, qualora non declinino verso il privato, sono caratterizzati da una «più rilevante dimensione politica, intesa come presenza razionale dell'uomo nella storia... e denominatore comune per motivare tutti i momenti della vita umana».[12] Al di la della indebita riduzione della vita politica, resta il fatto che un amore incapace di minare le strutture di oppressione non gode oggi del carisma di autenticità: quando è vero esso assume una tonalità essenzialmente politica, cioè sociale, in quanto impegna alla liberazione e promozione dell'uomo a tutti i livelli.
Prototipo e leader di un impegno a tempo pieno a favore degli uomini è Cristo. Egli non dice che il mondo va bene, ma che ha bisogno di salvezza, conversione, liberazione: perciò auspica ed attua un cambiamento radicale e l'instaurazione del regno di Dio. Gesù non è un rivoluzionario, che aspira a rovesciare violentemente il giogo romano: egli è un profeta e maestro di vita, che immette nelle coscienze i germi operatori di una trasformazione radicale dei rapporti umani: paternità di Dio, fratellanza universale, amore per i nemici, servizio degli altri invece della scalata al potere, disponibilità a patire violenza, denuncia coraggiosa di tutto quanto è contro l'uomo. Gesù si presenta come il salvatore e liberatore, che affranca gli uomini dal peccato, dalla legge, dai mali fisici e perfino dalla morte, offrendo perdono, libertà, guarigione, vita eterna.

La donna del Magnificat

I giovani che si accostano al Vangelo per scoprire l'autentica immagine di Maria, si accorgono che la Vergine di Nazareth, tutt'altro che figura frenante o deresponsabilizzante, interpella i credenti all'impegno storico.
La presentazione di Maria come di una donna rinchiusa nella dimensione del privato contrasta con il Vangelo di Luca che struttura il brano dell'annuncio (Lc 1,26-38) sulla falsariga dei racconti veterotestamentari di vocazioni a svolgere una missione liberatrice del popolo (cf Gdc 6,12-24; 13,3-22; Es 3,1-12; 4,1-17).
Il sì della Vergine, che piace tanto ai giovani, è dato in prospettiva storico-salvifica, poiché mira a rendere possibile il regno messianico che non avrà fine (Lc 1,32-33). L'angolatura individualistica esula dalla mentalità biblica: Maria «dà il suo consenso attivo e responsabile non alla soluzione di un problema contingente, ma a quell'opera dei secoli, come è stata giustamente chiamata l'Incarnazione del Verbo» (MC 37), ed orienta positivamente il corso della storia accogliendo il Figlio di Dio che entra nel mondo per salvarlo.
I giovani non potranno restare indifferenti di fronte al Magnificat, che delinea un tratto importante del profilo spirituale di Maria. In quel cantico ella appare come una giovane che esprime la gioia promanante da una riflessione religiosa sulla storia. Maria sa prendersi questi momenti gratuiti di esperienza contemplativa e di contatto con Dio, ma senza alienarsi dalla situazione storica nella quale è immersa, anzi partendo proprio da essa. Infatti Maria inizia il suo canto con la descrizione vibrante di quanto ha sperimentato personalmente: Dio si è dimostrato suo salvatore, perché ha posato il suo sguardo d'amore su di lei, sua umile serva (socialmente povera e spiritualmente aperta al Signore) ed ha operato in lei un cambiamento promozionale. La giovane donna nazaretana riconosce le «grandi cose» che Dio ha compiuto in lei e gettando uno sguardo profetico sul futuro si vede punto di riferimento delle lodi di tutte le generazioni cristiane.
Questa esperienza della salvezza non è per Maria un fatto isolato: essa esprime la logica di Dio, la sua condotta nella storia del popolo eletto. L'azione paradossale di Dio consiste nel continuo «cambio di situazione» che essa produce, abbassando gli oppressori e i potenti di questo mondo ed innalzando i poveri e gli umiliati. Ciò significa che Dio ama i deboli e gli oppressi, si fa loro vicino e misericordiosamente li promuove, li salva, li sceglie per attuare i suoi disegni salvifici; ma anche che Dio contesta e riduce all'impotenza gli arroganti e i sazi, perché comprendano la disumanità del loro comportamento.

Un canto religioso di intonazione «politica»

Il Magnificat non è l'internazionale cristiana, perché non si pone direttamente sul piano politico: è un inno religioso, un canto di gioia che celebra la salvezza operata da Dio nella storia. Ma le sue ripercussioni politico-sociali sono evidenti: «Proclamando che il povero e il disprezzato sono costantemente l'oggetto del favore divino, il Magnificat minaccia un ordine sociale fondato sulla violenza e sull'ingiustizia, e fa vacillare molti costumi e diritti acquisiti. Ci invita a giudicare in modo negativo gli avvenimenti che distruggono la vita e i valori umani, perché non sono in armonia con le possibilità che Dio dà agli uomini. Il Magnificat promuove inoltre l'impegno per la giustizia, approdando dalla visione all'azione. Un passaggio costante dalla situazione attuale al Magnificat e dal Magnificat all'attualità (circolo ermeneutico), ci permette d'interpretare la situazione presente per meglio trasformarla, di discernere l'azione di Dio nel mondo per unirsi ad essa secondo i suoi disegni. Il Magnificat ci spinge, per esempio, a vedere lo stato miserabile del Terzo Mondo con gli occhi stessi di Dio e ad agire per trasformarlo nella misura del possibile, creando una società più giusta dove i poveri e gli afflitti, tutti gli oppressi dalla vita e dai loro simili, vedranno la fine delle sofferenze e delle ingiustizie di cui sono fatti oggetto». [13]
La Vergine che medita sulla sua esperienza, sulla storia e sugli eventi da lei vissuti (Lc 2,19-51) è uno stimolo per i giovani a non cedere alla superficialità e all'individualismo, ma a vivere intensamente gli avvenimenti quotidiani, ad interpretarli alla luce di Dio, ad inserirsi responsabilmente nella storia sulla linea della promozione umana e della salvezza.

MARIA RICHIAMO DI AMORE E DI FRATERNITÀ

In ogni tempo la giovinezza è legata all'amore, perché è l'età in cui normalmente si determina il «noi» familiare e matura la donazione matrimoniale. Ma oggi più che mai si è acutizzata l'esigenza dei giovani di fare comunità, di stare insieme, di essere con gli altri. Alla domanda: «Come volete occupare il tempo libero?» la gioventù francese - ragazzi e ragazze - ha risposto anni or sono all'unanimità: «Incontrando gli amici».
Non è tanto per sfuggire all'anonimato dei grandi caseggiati urbani, quanto per un'esigenza interiore e di convivenza che i giovani privilegiano la dimensione comunitaria della vita. La scoperta della sessualità come fattore di socializzazione, la conoscenza degli avvenimenti mondiali che trasformano la terra in un vicinato, la necessità di riconoscere i diritti altrui per non fomentare discriminazioni e guerre, induce i giovani a rifiutare un'etica individualistica ed a perseguire una spiritualità di comunione.
Nella Chiesa la richiesta giovanile di inserimento sociale trova adeguata risposta, in quanto essa si presenta come Popolo di Dio radunato nel vincolo di amore della Trinità e corpo mistico di Cristo (LG 7-10). Animata dallo Spirito di unità e di comunione, la Chiesa si costruisce ogni giorno con l'apporto di tutti i suoi membri, che non solo devono considerarsi fratelli, ma non possono incontrare Dio senza amare gli uomini e accettare il comandamento nuovo. La spiritualità ecclesiale è quella della famiglia di Dio riunita nella preghiera, impegnata nell'amore, incamminata verso le ultime realtà. Nel suo celebre The hound of heaven, il poeta Francis Thompson ha interpretato egregiamente l'itinerario spirituale rispondente alle attese odierne, specie dei giovani: «Ho cercato la mia anima, ma la mia anima non ho potuto vederla. Ho cercato il mio Dio, ma il mio Dio non sono riuscito ad afferrarlo. Ho cercato mio fratello, e ho trovato tutt'e tre». Ma ci si riconosce fratelli solo quando si ha un forte senso della paternità universale di Dio e si considera la Chiesa come madre, secondo il detto dei Padri: «Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per madre!». Se questa maternità ecclesiale non è riconosciuta apertamente, ma col silenziatore, la Chiesa non appare comunità accogliente e famiglia di Dio, ma piuttosto fabbrica di attivismo e di burocrazia.

Maria nella Chiesa

La missione di Maria all'interno della comunità ecclesiale è multiforme: ella è all'origine della Chiesa perché è all'origine del Cristo suo fondatore e capo, ma anche perché con il suo sì di fede inaugura i tempi nuovi e il nuovo popolo di Dio. Posta alla cerniera tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, Maria è la Vergine dal cuore nuovo predetto dai profeti,[14] che finalmente può pronunciare quella parola di adesione alla volontà di Dio invano attesa dall'antico popolo.
Maria è ancora colei che tiene vivo nella Chiesa l'orientamento verso il centro della fede e dell'annuncio, che è il Cristo. Le sue ultime parole trasmesse dal Vangelo: «Fate quello che egli vi dirà» (Gv 2,5) sono un'eco dell'impegno del popolo di Dio in risposta alla sua alleanza,[15] con la differenza che i cristiani devono rinnovare l'alleanza con Dio mediante un'adesione assoluta alla Parola di Cristo. Ella è davvero l'odigìtria, come la dipingono le icone orientali, colei che mostra la Vita, cioè Cristo.
Maria assolve pure un ruolo materno e unificante nella Chiesa. La parola testamentaria di Cristo crocifisso: «Ecco tua Madre» (Gv 19,27) è rivelazione della missione di Maria verso tutti i seguaci di suo Figlio rappresentati dal discepolo amato. Essi sono invitati a far spazio alla Madre nella propria vita e ad accoglierla tra i propri beni, cioè nell'eredità lasciata loro da Cristo.[16]
Questo episodio scritturistico rimanda al sapiente disegno di Dio, «il quale ha collocato nella sua Famiglia - la Chiesa -, come in ogni focolare domestico, la figura di una Donna, che nascostamente e in spirito di servizio veglia per essa e benignamente ne protegge il cammino verso la patria, finché giunga il giorno glorioso del Signore» (MC, introduzione). La presenza di una Madre nella famiglia di Dio che è la Chiesa, è motivo di unità che fa «sentire più intensamente il legame fraterno che unisce tutti i fedeli, perché figli della Vergine... e figli, altresì della Chiesa» (MC 28).

Maria, madre di figli adulti

Superata una certa allergia adolescenziale al riferimento materno, quasi simbolo di freno alla crescita umana e di chiusura nella condizione infantile, oggi si guarda alla madre in un'ottica più positiva. E. Fromm ha messo in guardia la società odierna da quel «complesso patricentrico» di cui soffre e al quale andrebbero ascritti i mali e le violenze della recente storia; la società patriarcale «non dà alcuna importanza all'amore e all'uguaglianza; si interessa unicamente alle leggi fatte dall'uomo, allo stato, ai principi astratti, all'obbedienza». Una società come la Chiesa cattolica che ammette la presenza materna di Maria, trova in essa un'ottimistica fiducia che elimina la disperazione.[17] Riconciliarsi con la madre non è per i giovani rinunciare alla propria crescita e autonomia, ma aprirsi all'idea di fratellanza radicata nel principio della maternità: «il mondo non è il caos in una continua rivoluzione sanguinaria. Perché esiste un cuore amoroso di Madre che vede attorno a sé l'universo».[18]

RILIEVO CONCLUSIVO

Un incontro vivo tra i giovani e Maria non va considerato come frutto di questi orientamenti esemplificativi. Si impone una ricerca personale e comunitaria da compiersi dai giovani in prima persona ed escludendo ogni delega, tanto meglio se attuata in clima di preghiera e di apertura allo Spirito, che solo può introdurre in quella zona di mistero e in quella terra nuova abitata dalla Madre di Dio.
L'animatore giovanile non rinuncerà comunque alla sua funzione di mostrare come Maria risponda alle profonde esigenze dell'uomo e del cristiano e, in particolare, sia per i giovani un elemento non frenante ma coscientizzatore, non risibile ma significativo, non alienante ma responsabilizzante non disgregante ma unitivo.


NOTE

[1] La tesi presentata all'Università cattolica di Lovanio da Jos Van den Bergh nel 1977 è scritta in olandese ed ha il seguente titolo: Aspecten van de Maria-Verering bij Jongeren (Aspetti della devozione a Maria tra i giovani). Consta di 2 volumi ciclostilati, di cui uno contiene le tabelle della ricerca sociologica tra gli studenti dell'ultimo anno di formazione secondaria. «Maria in situatione hodierna iuvenum» è il titolo di una dissertazione per il dottorato in teologia spirituale, depositato presso l'Università Gregoriana nel giugno 1978 dal sac. Antonio Gallio, impegnato nella pastorale giovanile nella diocesi di Vicenza.
[2] Cf, per esempio, le testimonianze di giovani circa Maria riportate in Madre e Regina 28 (1974) 1, pp. 1617; 29 (1975) 11 pp. 14-15; 31 (1977) 9, pp. 18-21; 31 (1977) 10, pp. 29-31 e in Note di pastorale giovanile 3 (1969) 5, pp. 5-20. Inoltre: Cinq jeunes nous parlent de Marie (interview), in Cahiers marials 18 (1974) 4, n. 94, pp. 209224; Maria... un altro racconto. Preghiere di giovani, Alba, Ed. Paoline, 1977, pp. 72. Su Maria nella catechesi giovanile, cf R. Gargini, La Madonna nella catechesi della gioventù, in La Madonna 19 (1971) 45, pp. 7584; A. Weher, Il posto di Maria nella missione evangelizzatrice della gioventù, in La Madonna 21 (1973) 46, pp. 68-105; G. M. Medica, Maria vivo annuncio di Cristo, Torino Leumann, LDC, 1973, p. 130; G. Angelini, Maria, Madre del Signore, nel catechismo dei giovani, in Mater Ecclesiae 13 (1978) 3, pp. 166-171.
[3] Cf G. M. Medica, Jacques Fesch. Maria nella vita di un condannato a morte, in Ecclesia Mater 16 (1978)1, pp. 56-64.
[4] Si tratta di seguire il tragitto della Marialis cultus, che parte dalle aspirazioni della donna del nostro tempo per una lettura attualizzante del Vangelo circa la Vergine Maria (MC 34-37).
[5] G. Angelini, Pastorale giovanile e prassi complessiva della Chiesa, in Teologia 3 (1978) 2, p. 111.
[6] Ivi, p. 113.
[7] Ivi, p. 114.
[8] E. Rosanna, La nuova domanda religiosa dei giovani, in Note di pastorale giovanile 12 (1978) 7, p. 44.
[9] H. Urs von Balthasar, ll rosario. La salvezza del mondo nella preghiera mariana, Milano, Jaca Book, 1978, p. 8.
[10] P. Milan, La catechesi dei giovani in un mondo in trasformazione, in Lateranum 43 (1977)1, p. 139.
[11] H. De Lubac, Il santo di domani, in AA.VV., Santità di ieri e santità di oggi, Roma, AVE, 1968, pp. 131-135.
[12] C. Bucciarelli, Realtà giovanile e catechesi. 1/Motivazioni fondamentali, Torino Leumann, LDC, 1973, p. 17.
[13] E. Hamel, La donna e la promozione della giustizia nel Magnificat, in Rassegna di teologia 18 (1977) 5, pp. 424-425.
[14] Cf H. Chavannes, La Vierge Marie et le don du coeur nouveau, in Etudes mariales 27 (1971) pp. 225-236.
[15] Per questa interpretazione, accettata dalla Marialis cultus n. 57, cf A. Serra, Maria a Cana e sotto la Croce. Saggio di mariologia giovannea, Roma, Centro di cultura mariana («Mater Ecclesiae», 1978, pp. 30-37.
[16] Cf I. De La Potterie, La parole de Jésus «Voici ta Mère» et l'accueil du disciple (Jr 19,27b), in Marianum 36 (1974) 1, pp. 1-39.
[17] Cf E. Fromm, La crisi della psicoanalisi, Mondadori, 1976, pp. 112-146.
[18] E. Trubeckoj, Contemplazione nel colore, Milano, La casa di Matriona, 1977, p. 30.