Incontri per gruppi giovanili

Pidi Giordano

(NPG 1988-05-55)

 


Quarto incontro: un invito alla festa

Due suggerimenti per iniziare l'incontro:
a) utilizzare la proiezione della scena finale del film «Godspell» (il clown-Gesù ucciso contro la rete metallica da scariche elettriche; il film è distribuito dalla Sampaolofilm);
b) utilizzare lo sketch «La creazione» che abbiamo costruito appositamente per questo incontro.

1. La creazione

(sketch di animazione)
Tre giovani, vestiti da clown, fanno da animatori di tutto l'incontro, introducendolo in modo piuttosto scanzonato e vivace. L'avvio è dato dal loro impegno ad invitare gli amici presso il luogo dove si svolgeranno la riflessione e la preghiera:
clown 1: Forza, forza ragazzi! Avanti! Venite! Occupate i primi posti!
clown 2: Perché i primi ad arrivare saranno mandati via per ultimi!
clown 3: Frase fatta! L'ho già sentita!
c.1: Vi presentiamo uno sketch assolutamente nuovo.
c.2: Uno spettacolo che nessuno ha mai visto. c.3: Proprio perché siete voi, vi presentiamo:
c.1-2-3: La creazione!
c.1: Uno spettacolo che è nato dal nulla.
c.2: Con niente è stato fatto tutto.
c.3: Grazie alla partecipazione straordinaria di Dio.
c.1: Un applauso per il grande protagonista: Dio!
c.2: Ragazzi, c'è voluta un'eternità prima di questo favoloso esordio!
c.3: Ma quando ha detto: «Okay! Cominciamo!»...
c.1-2-3: ... è stato ganzissimo!!!
c. 1: Il nostro Dio ha una fantasia pazzesca.
c.2: Un'immaginazione che non v'immaginate!
c.3: Una creatività... (cerca le parole, poi, rapidamente, come declamando una nenia)... «di Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose invisibili ed invisibili».
c.1: Basta così: diventi ripetitivo!
c.2: Monotono.
c.1-2: Un'apocalisse!!!
c.3: (strascica piangendo) Mi dispiace!... (si accascia lentamente e rimane fermo a terra, raggomitolato).
c.1: (perde l'allegria) No, le lacrime, no!
c.2: (idem) La tristezza ci corrode, ci distrugge, ci annienta...
c.1: Perché la tristezza guasta come il peccato: ci toglie Dio.
c.2: Senza Dio, ricadiamo nel nulla.
c.1: Ritorna lo sconfinato dolore di un mondo senza suoni di festa.
c.1-2: (riprendendo tono) Perché il nostro Dio è il Dio della gioia e della festa! (introducono il canto, cui partecipano tutti)
Canto: «Il Dio della festa»
rit: Il mio Dio è il Dio della festa,
il Dio della gioia e dell'amor. (2 v.)
Alleluja, alleluja, alleluja, alleluja
alleluja, alleluja.
1. Canterò tutta la vita,
canterò a Lui che salva,
canterò a Lui che ama chi è piccolo,
chi è povero, chi è solo, chi è misero.
2. Canterò a Lui che vive,
canterò nel nostro cuore,
canterò a Lui che chiama noi tutti
suoi amici e per noi dona la vita.
3. Canterò al Dio fedele,
canterò al mio Signore,
perché Lui è la mia forza,
il mio canto di gioia,
è il mio cielo qui in terra.
c.1: (applaude da solo) Bravi!... Avete fatto bene a cantare a questo nostro Dio, così grande, così generoso, così ricco di vita...
c.2: (interviene subito) Zac!... che è scoppiato! (serio) Aveva troppa vita per contenerla tutta in sé.
c.1: E allora tutto il mondo si è riempito della sua vita.
c.2: E bello! È bello! È bello!...
c. 1: (mima le realtà che evoca) Gli alberi... gli uccelli... i pesci...
c.2: (idem) Il sole... la luna... la pioggia...
c.1: Poi, un colpo di genio!
c.2: Un'invenzione superlativa!
c.1: Qualcosa in cui specchiarsi.
c.2: Sì, il suo specchio. (allarga la mano davanti a sé come uno specchio)
c.1: Qualcosa che gli riflettesse il sorriso. (idem c.s.)
c.2: (resta fermo con la mano a specchio) Qualcosa che gli ricordasse sempre la sua vita.
c.1-2: (c.s.) Qualcosa in cui riconoscersi, sempre. (tenendo ferma la mano, si voltano in direzione di c.3 che è rimasto fermo a terra)
c.1: (severo) Ehi, insensibile come la pietra!
c.2: (idem) Ohù, sveglia! Freddo come la terra!
c.1: Datti una mossa!
c.2: Datti un'anima!
c.1-2: (con un salto di gioia, collocandosi ai lati di c. 3; sillabando) E nacque il clown! (c. 3 si solleva lentamente e sorride) (verso il pubblico) E Dio sorrise!
c. 1-2: Dio concluse il suo meraviglioso spettacolo.
c.3: Per essere precisi: lo aveva appena cominciato.
Si inserisce subito una musica vivace - es: «Una festa sui prati» di Celentano - o si invitano i presenti a cantare «Lodate Iddio» di G. Cento; se c'è la musica, si può invitare l'assemblea a un movimento corale di partecipazione (battere le mani, dondolare a ritmo, ecc.) mentre i tre clowns distribuiscono una specie di pergamena con la preghiera «Salmo della meraviglia»).

2. Salmo della meraviglia

Quando l'assemblea si ricompone, si alterna la preghiera tra i clowns e il coro dei presenti.
1. Signore nostro Dio, è meravigliosa la presenza della tua vita su tutta la terra!
Tutti: Signore nostro Dio, è meravigliosa la presenza della tua vita su tutta la terra!
1. Se guardo il cielo, che le tue mani hanno formato, e la luna e le stelle che vi hai posto, resto sorpreso per le cose stupende che hai creato!
Ma quanto più grande è diventata la tua opera quando hai creato l'uomo!
Tutti: Signore nostro Dio, è meravigliosa la presenza della tua vita su tutta la terra!
2. Se osservo il mare, che le tue dita hanno animato, e le onde ed i pesci che vi hai posto, resto sorpreso per le cose stupende che hai creato!
Ma quanto più grande è diventata la tua opera quando hai effuso il respiro della tua vita nell'uomo!
Tutti: Signore nostro Dio, è meravigliosa la presenza della tua vita su tutta la terra!
3. Se osservo gli spazi sconfinati della terra, che le tue braccia hanno disteso, ed i fiori, le piante, gli animali che tu vi hai suscitato, resto sorpreso per le cose stupende che hai creato!
Ma quanto più grande è diventata la tua opera quando hai comunicato la gioia della vita nel cuore dell'uomo!
Tutti: Signore nostro Dio, è meravigliosa la presenza della tua vita su tutta la terra!

3. Canto di lode

Esempio: Lodate Iddio di G. Cento.

4. Riflessione

Dio ha creato l'uomo per la vita e per la felicità.
Non c'erano morte e tristezza nel pensiero di Dio. Smarrimento, tristezza, rabbia, morte sono entrati nell'esercizio delle libertà dell'uomo.
Ma Dio è come una madre: non può dimenticare i propri figli. Continuamente ci ricorda qual è il nostro destino: ce ne parla come di «un invito alla festa».
Seguono almeno due esempi ricavati dai vangeli. I testi possono essere proclamati da qualcuno dei presenti o ascoltati da audiocassette LDC (hanno il vantaggio di una dizione accurata che favorisce l'ascolto).
Suggeriamo:
Mt 11,28-30: «Venite, voi che siete stanchi e oppressi...»
Mt 13,44-45: «Il regno di Dio è come un tesoro nel campo. Un uomo lo trova e, pieno di gioia, vende quello che ha...»
Mt 22,2-14: «Il regno di Dio è così: un re preparò un grande pranzo...»
Gv 10,7-10: «Sono venuto perché abbiano la vita»
Gv 16,21-24: «Ora siete tristi... la gioia sarà perfetta»

5. Lettura del Vangelo

Festa, gioia, vita, felicità, pace... sono parole ricorrenti nel Vangelo che Gesù annuncia all'umanità. Ne costituiscono il contenuto essenziale. La gioia e la festa sono diventati tratti distintivi del cristiano: sono, per il credente, il segno della partecipazione alla Pasqua del Cristo.
Pasqua è vincere il male radicale, che attenta alla fame di vita e di gioia presente nel cuore di ogni persona. Pasqua è 1'«ora» per cui Gesù si è offerto al Padre perché il mondo recuperasse la vita.
C'è un curioso episodio nel vangelo di Giovanni che testimonia l'intuizione di Maria circa la missione del Figlio Gesù in relazione al suo compito di restituire felicità e festa alla vita dell'uomo. A Cana, Maria quasi «strappa» un gesto miracoloso al Figlio perché una festa non venisse sciupata dalla mancanza di vino. Poca cosa, un po' di vino: se ne poteva fare a meno! Eppure Maria prende una insolita iniziativa, tanto da diventare «Vangelo»: lei, come il Figlio, ama la vita tanto da non accettare che neppure un'ombra la possa mortificare nel momento in cui chiede di esprimersi nella pienezza della festa. E Gesù condivide. C'è una meravigliosa sintonia tra Madre e Figlio. L'«ora» può essere anticipata, perché il desiderio di affermare la vita non ha tempo. Ci fa pensare questo momento particolare di Maria: lei che nei vangeli è presentata umile, silenziosa, tacita compagna del difficile cammino del Figlio, qui si espone, prende l'iniziativa, arriva perfino a costringere Gesù a compromettersi... È una lezione per noi, ma anche un dono di speranza.
Lettura dal Vangelo di Giovanni (o ascolto dall'audiocassetta LDC 7/32): Gv 2,1-12.

6. Momento di riflessione

Possono essere ripresi alcuni temi accennati nei vari momenti della celebrazione dell'incontro, riferendoli all'esperienza dei giovani e a quanto rivela la Scrittura. Esemplifichiamo qualche spunto:
a) la scelta dei clowns per invitare all'incontro: il clown richiama festa, pizzico di follia ma anche saggezza, un distributore di sorrisi e di ilarità che non sta sul palco, ma agisce «tra» la gente, uno che produce festa e allegria partendo dalle cose più quotidiane, spesso tristi (spesso ha la lacrima dipinta sulla guancia), ma che controlla con ironia e voglia di trasformarla in sorriso;
b) la scena dei clowns ha come tema la «creazione», vista come momento in cui si afferma la vita: che rapporto è accennato tra la Vita di Dio e quella dell'uomo? che caratteristiche ha la Vita di Dio, cosa produce? che cosa la mortifica? qual è l'effetto principale (rappresentato nello sketch) del dono della vita o della sua assenza? è sempre così?
c) «vita» e «festa» (con vocaboli sinonimi) sono realtà che il Vangelo accoglie ed esprime con grande larghezza: costituiscono i temi centrali. Sono realtà altrettanto centrali nella vita dei giovani? La loro esperienza è tutta giocata in una fitta trama che collega in modo continuo e anche molto intenso «vita» e «festa». Richiamandovi all'episodio di Cana, provate ad esprimere quanto la vostra vita di giovani sia ricca di rispetto, di stima e di passione per la vita in se stessa, negli altri, nei loro disagi, negli attentati (piccoli o grandi) che gli altri soffrono contro la gioia, la serenità, la felicità, il desiderio di vita.
d) il Vangelo ci rivela che cosa Gesù pensa della vita, del desiderio degli uomini di possederla, del loro bisogno di festa e di felicità. In che misura e in che modo le sue convinzioni ci interpellano? È proprio indifferente, per noi, che Gesù abbia una determinata stima della vita e della festa umana? Dove vuole arrivare Gesù quando insiste tanto sulla gioia e sulla vita? (cf il vangelo di Giovanni).

7. La parola del Papa

Accogliamo la parola del Papa che esprime la fiducia che la chiesa pone nella capacità e nella possibilità dei giovani di costruire una vita piena per il mondo futuro, per un mondo da cui i giovani vogliono cancellare i segni di morte, per alimentare i segni della vita e della festa.
«Ravvivate la vostra fede in Cristo, carissimi giovani, e prendete esempio da Lui per la vostra vita. Il mondo offre molti esempi di male, di ingiustizia, di oppressione dell'uomo, di morte, di minacce di catastrofi. Voi giovani dovete denunciare il male, ma soprattutto dovete vivere il bene; dovete denunciare la cultura di morte che agisce nel mondo eliminando tanti esseri che non sono ancora nati, che è presente nella guerra, nell'emarginazione degli anziani e degli handicappati. Davanti a tutto questo: scegliete la vita, non piegatevi alla cultura di morte che si nasconde nella droga, nel terrorismo, nell'erotismo o in altre forme di vizio.
Domandate il vostro posto nella società, ma sappiate collaborare con le generazioni passate che hanno lottato come voi e per voi. In breve: aprite il vostro cuore a Cristo. E con la fede e l'amore per Lui, fatene il vostro compagno di viaggio, lavorando perché il prossimo millennio sia più pacifico, più giusto, più morale e solidale».
«Cari giovani, stiamo pregando per voi nella comunità della Chiesa, affinché - sullo sfondo dei tempi difficili in cui viviamo - siate «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Si, proprio voi, perché da voi dipende il futuro, da voi dipende il termine di questo millennio e l'inizio del nuovo. Non siate, dunque, passivi; assumetevi le vostre responsabilità in tutti i campi a voi aperti nel nostro mondo! Pregando così nella grande comunità dei giovani, abbiamo davanti agli occhi Maria di Cana di Galilea che intercede per i giovani, per gli sposi novelli, quando al banchetto nuziale viene a mancare il vino per gli ospiti. Allora la Madre di Cristo rivolge agli uomini, ivi presenti per servire il banchetto, queste parole: 'Fate quello che egli vi dirà'. Egli, il Cristo. Io ripeto queste parole della Madre di Dio e le rivolgo a voi, giovani, a ciascuno e a ciascuna: 'Fate quello che Cristo vi dirà'».

8. Interiorizzazione

La parola del Papa suona come parola impegnativa. E fiducia che la chiesa dichiara nella possibilità dei giovani di costruire vita per il mondo. La stessa fiducia che Gesù esprime nei confronti di un giovane desideroso di felicità e di pienezza di vita a cui offre la strada dell'impegno a seguirlo per un dono totale di sé per il mondo: lì avrebbe trovato la vera gioia e il senso della sua esistenza.

9. Dal Vangelo

Ascolto di Mt 19,16-22 (audiocassetta LDC 7/23): l'incontro di Gesù con il giovane ricco.

10. Canto o preghiera

La vita di un giovane si riempie quando egli ha il coraggio di spingersi per conquistare ciò che ha valore, e non si perderà mai. È la gioia che Dio offre all'uomo semplice, disponibile, che si fa povero perché si fida di Dio. È la grande offerta di vita e di festa che Gesù riassume nell'inno delle «beatitudini».
Si canta il testo delle Beatitudini secondo una delle edizioni musicali conosciute.
In alternativa al canto:
Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, tristezza, il tuo trionfo? Noi rendiamo grazie a Dio
perché in Cristo ha vinto il dolore e la morte.
In Lui, Padre, hai dato risposta definitiva
al nostro desiderio di vita e di festa. Per mezzo di Cristo ci hai rivelato che siamo stati pensati dal tuo amore
per prendere parte alla tua gioia per sempre.
Ti ringraziamo, Padre, per la felicità
a cui ci chiami attraverso le parole di Gesù, quando ci prometti:
«Sarete felici, giovani, se non metterete in voi
e nelle vostre risorse personali garanzie e sicurezze,
ma riconoscerete il bisogno
di costruire la vostra vita nel dialogo con Dio. Dio non vi farà mancare le risorse
per accedere al suo Regno di vita.
Sarete felici, giovani, se non vi sottrarrete
alla fatica di impegnarvi
per vincere la tristezza e il dolore del mondo, perché Dio comunicherà a voi
la gioia della consolazione.
Sarete felici, giovani, se non farete affidamento sulla vostra forza, sulla prepotenza,
sulla tentazione della violenza
nel desiderio di «conquistare» la vita,
perché Dio la darà a voi,
come ha promesso da sempre. Sarete felici, giovani,
se saprete fare vostri i pensieri di Dio,
perché avrete la vera saggezza
e troverete risposta alle domande più impegnative della vita.
Sarete felici, giovani, se non chiuderete
il vostro cuore
alle sofferenze e ai drammi che scuotono il mondo,
perché Dio verrà incontro alla vostra sofferenza. Sarete felici, giovani,
se non sciuperete la giovinezza cedendo a desideri e comportamenti che inquinano la vostra purezza,
perché la vostra trasparenza vi farà incontrare
il volto di Dio.
Sarete felici, giovani, quando impegnerete la vita per costruire pace,
perché in ogni gesto di pace renderete visibile
la paternità di Dio
e ne condividerete la gioia di costruire comunione.
Sarete felici, giovani,
quando prenderanno le distanze da voi
e sarete guardati con sospetto perché operate il bene,
perché in quel momento potrete riconoscere
che agite secondo la volontà di Dio, ed è al suo giudizio di salvezza
che si lega la vostra vita.
Giovani, se vi insultano, se vi deridono, se dicono male contro di voi,
se venite emarginati
e vi viene tolta la stima perché vi impegnate a vivere la parola di Dio, non rattristatevi! Anzi, sia grande la vostra gioia
ed esprimetela con sinceri segni di festa, perché Dio è vicino a voi,
ama la vostra vita e non l'abbandonerà nelle mani dei presuntuosi e dei prepotenti. Dio, infatti, ha preparato
per voi una grande festa nel suo Regno.
E Dio non è mai venuto meno alle sue promesse.

11. Salve, Regina della vita

Il Vangelo ci ha riproposto l'interrogativo che un giovane, desideroso di dare un significato pienamente gioioso alla sua vita, ha rivolto a Gesù: «Che devo fare per avere la vita eterna?». Il Papa ci ha suggerito di fare nostro il suggerimento che Maria dà ai servi nel banchetto di Cana, dove la festa rischia di essere sciupata: «Fate quello che Cristo vi dirà». Ci rivolgiamo a Maria, perché possa guidare sempre le nostre domande di felicità e di vita verso suo Figlio Gesù.
Preghiera comunitaria:
Salve, Regina della vita,
Madre misericordiosa,
Madre di ogni vita.
Animatrice di ogni desiderio di felicità,
sostegno delle nostre speranze,
a te ci rivolgiamo
nella fiducia di avere sostegno
per il nostro impegno in difesa della vita. Mostrati attenta alla nostra fatica, - aiutaci a sostenerla con gioia,
superando scoraggiamenti e abbandoni,
come tu hai custodito e amato
la vita del tuo Figlio, Gesù,
donato al mondo per la forza della tua fede. Aiutaci, Madre, a riconoscerci tuoi figli
ed educa anche noi
alla tua fede.

12. Canto

«La serva del Signore»
- Hai dato un volto alla gioia: ti ringraziamo, Maria.
- Hai dato un volto alla luce: fa' che vinciamo la notte.
- Sei tu che guidi il cammino per il sentiero dei piccoli.
- Hai dato un volto alla vita: ci attendi tutti nel cielo.
Rit.: Ecco, io sono la serva del Signore: si compia in me la sua volontà.

13. La conclusione

Proposta di attività per il gruppo al fine di prolungare la riflessione avviata durante l'incontro:
- analizzare il contenuto di alcune canzoni di successo che parlano di festa o di vita. Confrontarle ed evidenziare:
a) come rappresentano i temi di «festa» e di «vita»;
b) a quali elementi simbolici si fa riferimento per caratterizzarne i contenuti;
c) se soddisfano le definizioni che vengono date di «festa» di «vita» nelle canzoni analizzate;
- preparare un cartellone in cui, sotto i grandi titoli di «vita» e di «festa», vengono elencate altre parole sinonime o che ne esprimono contenuti equivalenti;
- fare un elenco degli ingredienti che si riconoscono in una festa tra amici o di quartiere e in una festa del gruppo o della parrocchia. Fare il confronto tra ciò che si riscontra uguale e ciò che potrebbe distinguere i due modelli di festa;
- lanciare tra i vostri amici una specie di gara: «riscrivere» (anche in prosa!) il testo de «Il sabato del villaggio» (ovviamente osservando il modo attuale di intendere ed esprimere l'attuale attesa della festa). Le varie composizioni possono essere riportate su cartelloni ed esposte nella stanza del gruppo o nel centro giovanile.


Quinto incontro: partecipare

L'incontro può avere inizio con l'audizione delle canzoni di Vasco Rossi e di Gianni Morandi che qui riportiamo. Se ne può scegliere una o, meglio ancora, si può suggerire un confronto di entrambe.

1. Testo delle canzoni

C'È CHI DICE NO (Vasco Rossi)
C'è qualcosa... che non va
in questo cielo c'è qualcuno...
che non sa più che «ore sono!»
c'è chi dice «qua!», c'è chi dice «là!» Io... «non mi muovo!»
C'è chi dice «là», c'è chi dice «qua» io «non ci sono!»
Tanta gente è convinta che ci sia nell'aldilà... qualche cosa... chissà?!...
quanta gente comunque ci sarà...
che si accontenterà!!
C'è qualcuno... che non sa...
... più cos'è un «uomo»
c'è «qualcuno»... che non ha...
rispetto per nessuno!
c'è chi dice no! (2)
io «non ci sono!»
c'è chi dice no! (2)
io «non mi muovo!!!»
Tanta gente è convinta che ci sia nell'aldilà... chissà casa... e chissà?!...
Quanta gente comunque ci sarà...
che si accontenterà!!!

SI PUO' DARE DI PIÙ (Gianni Morandi)

In questa notte di venerdì perché non dormi perché sei qui
perché non parti per un week-end
che ti riporti dentro di te. Cosa ti manca, cosa non hai cos'è che insegni se non lo sai se la tua corsa finisse qui forse sarebbe meglio così.
Ma se afferri un'idea che ti apre la via
e la tieni con te o ne segui la scia
risalendo vedrai quanti cadono giù
e per loro tu puoi fare di più.
In questa barca persa nel blu noi siamo
solo dei marinai tutti sommersi non solo tu
nelle bufere dei nostri guai.
Perché la guerra, la carestia
non sono scene viste in tv
e non puoi dire lascia che sia
perché ne avresti un po' colpa anche tu.
Si può dare di più perché è dentro di noi
si può osare di più senza essere eroi
come fare non so non lo sai neanche tu
ma di certo si può... dare di più.
Perché il tempo va sulle nostre vite
rubando i minuti di un'eternità.
E se parto con te e ti chiedo di più
è perché te sono io non solo tu.
Si può dare di più perché è dentro di noi
si può osare di più senza essere eroi
come fare non so non lo sai neanche tu
ma di certo si può... dare di più.
Come fare non so, non lo sai neanche tu
ma di certo si può... dare di più.

2. Riflessioni

Dopo lo scambio di riflessioni sul testo delle canzoni, due lettori si alternano nella lettura di alcuni titoli che mettono a fuoco alcuni problemi legati alla domanda di partecipazione.
Segue un tempo congruo per uno scambio di riflessioni, prendendo spunto dalle canzoni ascoltate. Il tema generatore è «giovani e partecipazione». Le canzoni in esame ci sembra possano evidenziare alcuni spunti interessanti di osservazione e di rilevamento di atteggiamenti dei giovani in merito al significato di «partecipazione». Ne diamo un indice schematico, dai toni un po' provocatori:
- Morandi e Rossi sembrano prendere spunto da una condizione di incertezza, una imprecisata inquietudine: una vaga insoddisfazione che non ha ragioni precise e non porta i toni accesi del dramma;
- si ha la sensazione di sazietà annoiata, quasi una fotografia di un mondo giovanile così opulento e prosperoso da avvertire una sorta di disagio per il proprio benessere: quel «troppo» di cui si è sazi e che lascia sempre indecisi, che smorza un'aggressività positiva, che alimenta la pigrizia e l'appiattimento, che genera indifferenza;
- si percepisce un senso di resa (non inquietante, ma distaccata) di fronte a un eccessivo pluralismo di idee, di fronte all'esagerato soggettivismo di convinzioni, di fronte all'esagerata frammentazione di punti di riferimento per cui sembra naturale l'atteggiamento dell'indifferenza e del rifiuto di assumere responsabilità personali («io non mi muovo»). Quel «c'è chi dice no» appare non come una consapevole presa di posizione e di contestazione responsabile, ma distaccata osservazione di chi esprime, in negativo, una propria opinione: tollerabile quanto indifferente!
- Morandi sottolinea un altro elemento caratteristico dell'identikit di molti giovani: l'appello alla responsabilità e il richiamo alla serietà di un impegno («perché è dentro di noi») sono facilmente lasciati cadere da un facile criterio tranquillizzante («come fare non so»): soluzione molto praticata da chi non intende affrontare i rischi delle proprie scelte e si mostra generoso nel declinare le responsabilità.
Come è facile intuire, le canzoni chiudono «aperte» (non prendono posizione), anche se esprimono palesemente una loro filosofia della vita e del modo con cui viverla soggettivamente. Su questo si pub anche allargare la conversazione. Qui ci preme restare in tema. 3. Meditazione corale
Partecipare è un bisogno, ma non trova facili risposte. (Il testo va enunciato lentamente, con pause tra una battuta e l'altra, per favorire l'interiorizzazione).
a - La tensione giovanile alla vita e alla gioia della festa spesso si disperde in una partecipazione passiva: non si vive; ci si lascia vivere. Si è «dentro» la vita o la festa, ma non c'è «passione» per esse.
b - La vita e la festa spesso coinvolgono i giovani fino a stordirli, ma viene a mancare l'adesione, l'appropriazione soggettiva, intimamente personale di certe esperienze. Soprattutto quando il coinvolgimento avviene per la spinta del «gruppo» cui si appartiene.
a - Il giovane si è raffreddato, ha preso le distanze. Troppo forzato e ormai assuefatto alla logica dello «spettacolo», con il quale si esercitano contro di lui pressioni emotive all'insegna dell'effimero (lasciando l'impressione di essere stati «al centro», di «avere preso parte»), il giovane diventa sospettoso e tende ad estraniarsi a tutto.
b - Il giovane «abita» la casa, ma non vive la famiglia.
È «nel» gruppo, ma spesso non «sente» il gruppo.
«Occupa» la scuola, ma è una realtà che non gli «appartiene» profondamente. Tutto questo vale per la chiesa o la società. Segni di questa reale estraneità (anche se non dichiarata) è la mancanza di rispetto per le cose (gli oggetti) della chiesa o della società: non li sente «suoi».
a - Partecipare non è, quindi, «stare insieme» o trovarsi fisicamente vicini. Dà illusione di partecipazione e di presenza lo «struscio» o le «vasche», diventati vistosi fenomeni giovanili nei «Corsi» delle grandi città o nella piazza principale del paese. Ci si sfiora, ma non si comunica.
b - Partecipare, invece, è vivere consapevolmente la solidarietà, il valore della condivisione e della comunitarietà; è maturare il senso di appartenenza, di comunione e di «chiesa» che nasce da una responsabile risposta.

4. Dal Vangelo

Il Vangelo di Gesù ci aiuta a comprendere che di fronte alla vita, e alla dimensione festosa della stessa, abbiamo personali responsabilità. È un dono al cui sviluppo siamo tenuti a collaborare con personale coinvolgimento. «Partecipare» alla nostra e all'altrui vita non è questione secondaria o facoltativa.
A scelta, si dà lettura di uno dei seguenti brani del Vangelo:
- Mt 25,14-30 (audiocassetta LDC 7/24): parabola dei talenti.
- Lc 19,12-27 (audiocassetta LDC 7/30): parabola dei talenti.
- Mc 4,21-25 (audiocassetta LDC 7/25): «quando Dio vi dà i suoi doni...
- Mc 11,12-14 (audiocassetta LDC 7/27): l'albero senza frutti.
- Lc 12,16-21 (audiocassetta LDC 7/29): il ricco che accumula per sé
- Lc 13,6-9 (audiocassetta LDC 7/29): il fico che non dà frutti. (Breve momento di riflessione)

5. Preghiera di chi «non partecipa»

Uno o più solisti leggono la prima parte della preghiera, alla quale i partecipanti rispondono coralmente.
- Ci hanno educato a trovare risolti tutti i problemi;
così abbiamo aumentato le richieste.
Tutti: Signore, insegnaci a godere delle piccole cose.
- Hanno continuato a insegnarci che la storia è fatta dai «grandi»;
così abbiamo imparato a tirarci da parte.
Tutti: Signore, spingici a partecipare.
- Ci hanno costretto ad attendere perché non siamo ancora maturi;
così non siamo mai cresciuti.
Tutti: Signore, rendici impazienti.
- Ci hanno fatto imparare che «chi fa da sé fa per tre»;
così non sappiamo comunicare.
Tutti: Signore, strappaci dalla presunzione di noi stessi.
- Ci hanno imposto di pensare a lungo prima di parlare;
così non hanno mai conosciuto i nostri pensieri.
Tutti: Signore, insegnaci ad essere sinceri.
- Ci hanno insegnato a non impicciarci degli affari degli altri;
così siamo diventati indifferenti.
Tutti: Signore, insegnaci a comprometterci.
- Ci dicono, con le loro TV, che tutto è facile e all'istante;
così abbiamo ignorato l'impegno.
Tutti: Signore, ridonaci il gusto della fatica.
- Ci hanno ripetuto che siamo gente di cui non ci si può fidare; così abbiamo rassegnato le dimissioni dalla vita.
Tutti: Signore, insegnaci la speranza.
- Ci hanno detto di godere gli anni migliori della nostra vita; e ci siamo inariditi.
Tutti: Signore, insegnaci a ribellarci.
(Pausa di riflessione)

6. La parola del Papa

Un giovane, in una lettera ad un giornale ha scritto: «Meglio stare a disagio in una realtà dove non c'è coscienza etica, dove non trovo immediato consenso ai miei valori, che rinunciare ed andarmene».
Entrare nella complessità, nell'ambiguità e nella contraddittorietà della nostra storia è un compito arduo e sovente drammaticamente sofferto dai giovani. Spesso la tentazione è evitare questo duro impegno e rifugiarsi in zone di falsa tranquillità.
Non è la prospettiva di chi crede nella vita. Il giovane che pone la propria fiducia nella forza dello Spirito e nella compagnia del Dio-con-noi sa misurarsi con le difficoltà, accetta il confronto con le diversità, esercita la virtù del discernimento. Perché sa che la conquista della vita e della felicità merita un costo equivalente al loro valore.
La parola del Papa ai giovani incoraggia e orienta la nostra volontà di partecipazione.
«Non è questo il momento delle indecisioni, delle mancanze, né dell'assenza di impegno. È il momento di essere audaci, il momento di quanti hanno speranza, di quelli che aspirano a vivere nella pienezza del Vangelo e di coloro che vogliono realizzarlo nel mondo moderno e nella storia che si avvicina».
«Quelli che sono cristiani sappiano che Gesù li guarda con amore, lo stesso amore con cui guardò un certo giovane nel Vangelo. E conta sulla loro risposta.
Egli vi invita innanzitutto ad essere leali verso i comandamenti scritti nella vostra coscienza: onesti, franchi e coraggiosi, puri, rispettosi dei vostri genitori e degli altri, dei ragazzi e delle ragazze.
Vi mette in guardia da quanti vi promettono un futuro senza difficoltà, un'allegria senza responsabilità, un successo senza lavoro, un guadagno senza senso di partecipazione. Quando vi accorgete che qualcuno preferisce rifugiarsi nell'egoismo, la passività, l'ateismo, nella droga o nella violenza, rendetevi conto che è un peccato, che tutto questo è indegno di un uomo!».
(Breve pausa)

7. Riflessione

«Se nonostante tutto siamo ottimisti, è perché Cristo è risorto.
Se spero in un mondo migliore è perché Cristo è risorto.
Se non mi spavento di me stesso e della mia povertà è perché Cristo è risorto».
Canto: «Risurrezione» (Che gioia ci hai dato...) Gen Rosso.

8. Dal Vangelo di Luca

In Maria incontriamo l'esempio di «partecipazione» più alto e impegnativo che una creatura umana abbia potuto realizzare. Una partecipazione che ha portato Maria a condividere intimamente la vita di attesa e di ricerca di liberazione dell'umanità e, insieme, una misteriosa, quanto radicale, partecipazione all'avventura umana del Cristo. La scelta di Maria non è stata facile o immediata: è passata attraverso silenzi di preghiera, domande ripetute, intime meditazioni spesso segnate dalla sofferenza. Maria non ha rinunciato mai. Non si è mai sottratta alla difficoltà e alla complessità della storia in cui Dio l'aveva avviata.
Ascolto dal Vangelo di Luca (Lc 2,27-35).
Suggeriamo l'ascolto attraverso l'audio- cassetta LDC 7/28.
Subito dopo l'ascolto della profezia di Simeone («... il dolore ti colpirà come colpisce una spada»), si passa all'ascolto del secondo brano del Vangelo di Luca (Lc 1,26-38) (audiocassetta LDC 7/28).

9. Canto «Giovane donna»

10. La voce del Concilio

È il documento conciliare «Lumen gentium» del Vaticano II che ci aiuta a riscoprire il ruolo di Maria come «compartecipe» della missione del figlio Gesù.
Dalla costituzione dogmatica «Lumen gentium» n. 56:
Dio, Padre misericordioso, ha voluto far precedere l'incarnazione dalla libera accettazione di colei che era stata scelta da Dio come madre del Figlio Gesù. Come una donna aveva contribuito a introdurre nel mondo la morte, cosi una donna doveva contribuire a restituirvi la vita.
Questo accadde con Maria, la madre di Gesù: essa ha donato al mondo la Vita stessa, che tutto rinnova. Per questo compito straordinario Dio l'ha arricchita dei Suoi doni. (...)
Ecco perché dall'angelo è salutata: «piena di grazia». Perché in lei splende una santità del tutto singolare, opera della presenza di Dio in lei.
Maria risponde: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Così Maria è diventata Madre di Gesù e, con adesione totale e priva di qualsiasi riserva, ha dato completamente la vita per servire la persona e l'opera del Figlio suo, mettendosi al servizio del mistero della redenzione, sotto di Lui e con Lui, con la grazia dell'Onnipotente.
Giustamente, quindi, fin dalle prime comunità cristiane Maria fu considerata non come semplice strumento passivo nelle mani di Dio, ma fu stimata quale donna che liberamente, con fede e obbedienza, scelse di cooperare alla salvezza dell'uomo. Scrisse S. Ireneo: «Ella obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano». (...) Così possiamo giustamente affermare che se la morte è venuta a causa della disobbedienza di Eva, la vita è venuta per l'obbedienza di Maria».
(Per favorire la lettura, il testo è stato tradotto liberamente).

11. Ringraziamento litanico

Ringraziamo Maria dell'esempio che ha consegnato a noi e invochiamo il suo aiuto perché possiamo crescere nella capacità di partecipazione alla vita.
La preghiera ha un andamento litanico: un solista annuncia la preghiera, cui risponde l'assemblea. Introdurre con una adeguata musica di sottofondo.
- Salve, Madre del Verbo incarnato. Tutti: Ave, Maria.
- Salve, splendore della Grazia di Dio. T.: Ave, Maria.
- Salve, donna che hai donato la Vita. T.: Ave, Maria.
- Salve, creatura che non ha conosciuto il peccato.
T.: Ave, Maria.
- Salve, madre che non abbandoni i peccatori.
T.: Ave, Maria.
- Salve, donna che hai collaborato alla salvezza.
T.: Ave, Maria.
Salve, sostegno di chi smarrisce la speranza.
T.: Ave, Maria.
- Salve, aiuto di tutti i cristiani.
T.: Ave, Maria.
- Salve, madre dei giovani che crescono alla vita.
T.: Ave, Maria.

12. Canto

«Santa Maria del cammino»

13. Nella comunità ecclesiale

Un luogo dove i giovani possono esercitare la propria ansia di partecipazione e di collaborazione attiva, come servizio alla vita e alla festa, è la comunità ecclesiale. Nella Chiesa, che ha il volto concreto della parrocchia o della comunità di vita e di testimonianza cristiana, il giovane ha diritto a un suo spazio di partecipazione.
Lo conferma la nota pastorale che ha fatto seguito al convegno di Loreto (aprile 1985), nel corso del quale la chiesa italiana ha voluto prendere la via di una conversione più decisa verso il suo Dio, come Signore della vita, e verso una partecipazione più consapevole alla domanda di vita che emerge dal nostro Paese.
Dovremo anche ridare slancio e consistenza alle strutture di partecipazione: consigli pastorali diocesani e parrocchiali, consigli per l'economia, organi di coordinamento dell'apostolato dei laici, della pastorale di settore, chiamandovi a far parte attiva tutte le componenti del popolo di Dio.
Anche nelle realtà pastoralmente più povere va introdotto questo criterio innovativo, che dà senso alla corresponsabilità e rispetta il ministero e i doni di ciascuno. È lo stile comunionale che impegna ad esaminare e ad affrontare insieme i vari problemi.
Gli organismi di partecipazione collegiale evocano in particolare la necessità di coltivare con grande impegno spirituale e pastorale i rapporti fra Vescovo e presbiteri, fra presbiteri e religiosi, fra Vescovi e teologi, fra i singoli, le famiglie e le varie comunità, perché attraverso questo incontrarsi ed amarsi reciproco si stabiliscano più profondi legami di unità e fecondità spirituale.
Lo stesso vale per i rapporti fra le Chiese che sono in Italia, tra le quali molte collaborazioni sono da mettere in atto (Art. 49).

14. La conclusione

Alcune tracce per il lavoro dei gruppi:
- raccogliere opinioni tramite interviste ai presidenti delle commissioni di quartiere, ai presidi di istituti scolastici, ai parroci o presidenti dei consigli pastorali, ecc. con la seguente traccia:
• impressioni sulla partecipazione agli organismi che presiedono;
• impressioni sulla partecipazione dei giovani agli stessi;
• cosa si aspetterebbero dalla partecipazione dei giovani;
• come (secondo loro) le strutture di loro competenza offrono spazio concreto alla partecipazione dei giovani.
Analizzare le risposte e produrre una «proposta» agli organismi interpellati.
- Preparare una serie di cartelloni con i quali si contrappone:
a) quanto si osserva realisticamente sul modo di «partecipare»
b) e quanto i giovani potrebbero suggerire (ricorrendo anche a slogan pubblicitari)
nei seguenti ambienti: famiglia, scuola, parrocchia, quartiere, gruppo, associazione, squadra.
- Provare a elencare i limiti alla partecipazione:
a) analizzando i limiti dei giovani;
b) analizzando i limiti oggettivi dell'ambiente.
Questa ricerca deve concentrarsi a un ambiente specifico (solo quartiere, solo scuola, solo centro giovanile, ecc.).


Sesto incontro: come protagonisti

Può essere utile avviare l'incontro con la proiezione di un diapomontaggio (con commento sonoro registrato) precedentemente preparato dai giovani. Oggetto di osservazione sono le contraddizioni e i drammi che ancora offendono la maggior parte dell'umanità. Un'osservazione più attenta può essere portata a denunciare il malessere giovanile.
È uno sguardo realistico su un mondo che ancora urla la sua richiesta di vita, ma a cui siamo fondamentalmente disattenti. Il nostro Paese, che da qualche anno vanta le prime posizioni nello sviluppo industriale, nel benessere e nella ricchezza, ci ha abituati a non considerare, quasi a convincerci che non esista, chi ancora bussa alla nostra porta. E se in un tempo lontano le porte si sono aperte e richiuse con un secco: «non c'è posto», oggi avvertiamo il pericolo di tenere chiuso, autoscusandoci di «non aver sentito nessuno bussare». Il sospetto che questo atteggiamento di sottile indifferenza, più pericolosa perché più ipocrita, si stia allargando, suggerisce la scelta del metodo nel dare l'impostazione all'incontro: coinvolgere i giovani nella preparazione delle immagini e del commento per la suggestione tematica iniziale.
Qui ci limitiamo a indicare dei titoli su cui operare ricerche, documentazioni più precise, ma soprattutto un opportuno utilizzo per confezionare il testo da proporre alla riflessione.

1. Titoli per materiali

da ricercare e rielaborare
- Da qualche mese il nostro pianeta segna la presenza di 5 miliardi di abitanti. Un numero stupendo di esistenze, di ricchezze personali; una varietà meravigliosa di doni, un'esplosione di vita. Ma il nostro mondo, quello che invecchia, sa riconoscere e rispettare tanta ricchezza?
- Nel nostro mondo non c'è posto per quei 20 milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame, senza aver meritato di morire di fame.
- Non c'è posto per tutti, quando 6 milioni di lebbrosi sono costretti a portare sulla pelle la vergogna della devastazione fisica, mentre il denaro utile alle medicine è speso in armamenti.
- Non c'è posto quando ancora in decine di paesi c'è guerriglia o vera e propria guerra, dove si producono mutilazioni, torture, distruzioni, sofferenze atroci, morte.
- Non c'è posto quando la stragrande maggioranza delle nazioni vede condizionati il proprio sviluppo e la propria economia dagli interessi privati di pochi paesi ricchi del Nord del mondo.
- Non c'è posto quando più di un miliardo di uomini non sanno né leggere né scrivere e non possono avere accesso alla cultura.
- Non c'è posto quando, ogni anno, 300.000 bambini diventano ciechi a causa della mancanza di vitamina A, mentre, per prevenire questa malattia, costerebbe ad ogni persona un sacrificio di 50 lire l'anno.
- Non c'è posto quando paesi, ricchi di tradizioni e cultura, sono cancellati dalla colonizzazione, dall'oppressione politica o militare o radicalmente trasformati dalla prepotenza dei mass- media.
- Non c'è posto quando la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di pochi; quando la libertà di espressione è privilegio esclusivo di una ristretta oligarchia rampante, affamata di denaro; quando il consumo tende ad esserci imposto come nuovo imperativo morale.
- Non c'è posto quando, in Italia, si emarginano 3 milioni di persone sottraendo loro il diritto di lavorare.
L'ultimo accenno al nostro paese, può invogliare a ricercare le contraddizioni e le ingiustizie di cui siamo quotidianamente disattenti testimoni: le cronache dei giornali possono aiutarci a evidenziare le incongruenze e certe gravi anomalie (dall'operarlo che si uccide perché licenziato ai 10 mila miliardi spesi in giochi d'azzardo; dall'espandersi del consumo di droga ai continui scandali di estorsioni, illeciti, peculati, ricatti ad opera di pubblici amministratori; dall'inasprirsi delle delinquenza minorile, spesso gratuita, all'inguaribile cancro della mafia...).
Vogliamo continuare a vivere in modo tale che quattro quinti dell'umanità non abbia posto alla mensa della vita preparata per tutti gli uomini? L'età di un inizio d'adolescenza ci separa dall'anno 2000.
Sarà questa generazione, alla quale intendiamo offrire il massimo di attenzione, che ci farà vivere una nuova umanità? Saremo noi i giovani-adulti di un mondo che si rinnova?

2. Lettura

Ci ammonisce Dio per bocca del profeta Isaia:
«Non m'importa dei vostri sacrifici. Le vostre offerte sono inutili.
L'incenso che bruciate mi dà nausea. Non posso sopportare le vostre feste, le vostre celebrazioni e le vostre assemblee, perché sono accompagnate dai vostri peccati.
Mi ripugnano le vostre celebrazioni: per me sono un peso e non riesco più a sopportarle.
Quando alzate le mani per la preghiera io guardo altrove.
Anche se fate preghiere interminabili, io non le ascolto, perché le vostre mani sono macchiate di sangue.
Lavatevi, purificatevi; basta con i vostri crimini!
È ora di smetterla di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia!»
(Isaia, 1,11-17)

3. Interiorizzazione

La parola di Isaia ci invoglia ad evitare una tentazione ricorrente: di fronte alle ingiustizie e alle situazioni di peccato siamo facili ad accusare e colpevolizzare gli «altri».
Siamo anche noi, come il fariseo, pronti a dire: «Grazie, o Dio, perché non sono come gli altri: imbroglioni, adulteri, ladri...».
Isaia non sembra disposto a perdonarci le nostre facili ipocrisie: ci smaschera.
E dice a noi, abituati ad aggirarci negli ambienti religiosi, che abbiamo la nostra parte di responsabilità e, soprattutto, abbiamo da prendere impegnative decisioni.

4. Lettura

«Non si tratta di asciugare vagamente una lacrima: è subito fatto.
Neppure di avere un attimo di pietà: è troppo facile!
Si tratta di prendere coscienza e di non accontentarsi più.
Di non accontentarsi più di girare attorno a noi e a quelli che ci appartengono, sazi della nostra piccola parte di paradiso...
Di rifiutare di proseguire nella soave siesta bempensante, quando tutto urla e si dispera attorno a noi.
Di non accettare più questa forma di esistenza che è una perpetua rinuncia all'uomo.
Non accettare più di essere felici da soli.
Dinanzi alla miseria, all'ingiustizia, alla viltà, non rinunciate mai, non patteggiate mai, non indietreggiate mai.
Lottate, combattete! Impedite ai responsabili di dormire.
Voi che siete il domani, esigete la felicità degli altri; costruite la felicità degli altri. Il mondo ha fame di pane e di tenerezza. Lavoriamo!»
(Raul Follereau).

5. Preghiera comunitaria

Padre, ci rendiamo conto che questi anni della nostra giovinezza hanno per noi un'importanza eccezionale: da essi dipende il nostro futuro su questa terra, il futuro di tante persone attorno a noi, e, forse, il nostro destino eterno.
Sappiamo che la vocazione alla vita, che è segno del tuo amore, diventa per noi anche un compito. Un dono che si fa impegno.
Un dono che non deve rimanere sepolto e mortificato, ma che richiede di allargarsi al mondo e alla storia.
Tu ci fai partecipi della vita e ci rendi suoi responsabili.
Tutto quello che siamo, che abbiamo, che sappiamo, che amiamo, non vogliamo custodirlo gelosamente per noi, ma vogliamo parteciparlo agli altri, comunicarlo e diffonderlo.
È solo in questo modo che diventeremo persone mature, cristiani autentici.
Solo così si eserciterà il nostro dovere di giovani cresciuti in responsabilità.
Solo così avrà autentico significato il nostro desiderio di protagonismo.
Signore, non vogliamo disarmare, anche se la tentazione al menefreghismo è prepotente.
Non vogliamo cedere alla disattenzione circa i problemi della storia, perché sappiamo che essa ti sta a cuore.
Non vogliamo sprecare gli anni migliori della nostra vita, perché riconosciamo che sono un dono che deve portare frutti, se non vuole inaridire.
Scuotici dall'ozio, dall'indifferenza, dall'irresponsabilità, dal rischio di uno sterile egoismo. Sii tu presente nel nostro impegno.
Aiutaci, anche nella fatica, a saper occupare i primi posti.

6. Canto:

«Dio, fammi strumento», oppure «Canzone di S. Damiano».

7. Riflessioni

Due giovani si alternano nella lettura dei seguenti punti di riflessione:
- Maturare nella capacità di partecipare alla vita porta necessariamente ad assumere responsabilità. Non ci si accontenta più di «stare dentro», fermandoci a guardare. Si traggono le conseguenze di una presenza che spinge all'impegno.
- Forse è anche per questa ragione che molti giovani fanno resistenza di fronte alle occasioni di partecipazione; temono di doversi, poi, compromettere.
- Questa paura suona come invecchiamento precoce. Estraniarsi ai problemi o agli avvenimenti non è un fatto naturale per il temperamento giovanile. Non partecipare è «non vivere». Estromettersi dal movimento della vita è proprio dei delusi e degli stanchi. Sedersi ai margini della storia e osservarla dall'esterno è tristemente tipico di chi non ha più parole da pronunciare, gesti da compiere, amore da offrire, vita da vivere.
- Non possiamo pensare così per uno che è veramente giovane. Giovane nella vita e nelle sue risorse interiori. Il giovane è attento a tutti i segnali di vitalità che la storia esprime. E attirato dai suoi dinamismi e vi partecipa intensamente. Anzi, punta a raggiungere i primi posti.
- Se un ambiente agita sensibilità nuove, i giovani sono i primi ad avvertirle e a farle proprie.
- Se una comunità rallenta il proprio passo o tende a fermarsi, stanca o sfiduciata, i giovani sono i primi ad avvertire il disagio.
- Se nella vita sociale si insinuano ingiustizie, sopraffazioni, facili compromessi, i giovani sono i primi a reagire e a denunciare.
- Se la società educa al tornaconto personale, al benessere, all'opulenza, iella propria consegna al consumismo, i primi ad apprendere questi insegnamenti sono i giovani.
- Perché i giovani vogliono essere, nel bene come nel male, protagonisti:
- Una parola che non indica mania esibizionistica. Significa: desiderio di fare, di essere utili a qualcosa...
- Volontà di attivare le proprie energie fisiche e psichiche...
- Disponibilità a giocare integralmente le proprie possibilità...
- Nella richiesta di riconoscimento sociale di queste possibilità...
- Nella disponibilità, che ne deriva, ad assumere responsabilità (spesso contrassegnata dall'entusiasmo di chi non calcola rischi e conseguenze ma si lancia affascinato dal gusto della vita).

8. Confronto

Segue uno scambio di opinioni per confrontarsi su come ognuno intende la tensione spontanea o l'impegno, spesso sollecitato dall'esterno, ad essere protagonista.
Se l'incontro è collocato in margini di tempo abbastanza ampi, si pub suggerire un lavoro di discussione sul seguente «decalogo» utile a «mortificare» l'eventuale aspirazione al protagonismo:
1. Fai come fanno tutti: è più semplice.
2. Tollera più che puoi; è più accomodante.
3. Non parlare mai per primo: saresti il più svantaggiato.
4. Le tue parole siano l'eco di chi ha parlato prima di te: è meno rischioso.
5. Lascia che siano gli altri a prendere decisioni: vivrai più a lungo.
6. Quando ti viene un'idea geniale, spegni la luce: nessuno la noterà.
7. Nell'indecisione, scegli il «si è fatto sempre così»: vai sul sicuro.
8. Abbi un'opinione, su tutto, uguale e identica a quella della maggioranza.
9. Il camaleonte sia il tuo animale preferito: da lui impara l'arte di mimetizzarti a seconda delle circostanze.
10. In caso di elezioni politiche, non esitare a dare il tuo nome al partito dei «quaqquaraqquà» dove non c'è posto per la diversità.
(«Da mihi animas» n. 1/1988)

9. Dalla Bibbia

Nella scrittura sono riportati numerosi episodi dai quali si pub dedurre la stima e la fiducia che Dio ha avuto nei riguardi dei giovani.
È la logica degli «ultimi» che Dio privilegia per sconvolgere i pensieri dei superbi. «Ultimi» che Dio chiama e invia al suo popolo come animatori saggi e fedeli, indipendentemente dall'età e dal carico della loro esperienza.
Un episodio fra i tanti: la vocazione di Geremia ad essere profeta per il suo popolo.
Lettura: dal libro del profeta Geremia (1,4-10).
Il Signore mi disse: «Io pensavo a te prima ancora di formarti nel grembo materno; ti avevo scelto prima che tu venissi alla luce; ti avevo consacrato profeta per annunciare il mio messaggio ai popoli». Io risposi: «Signore, mio Dio, come farò? Vedi che sono ancora troppo giovane per presentarmi a parlare». Ma il Signore mi disse: «Non preoccuparti se sei troppo giovane. Và dove ti manderò e riferisci quello che ti ordinerò. Non aver paura della gente, perché io sono con te per difenderti. Io, il Signore, ti do la mia parola». Allora il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e mi disse: «Io metto le mie parole sulle tue labbra. Ecco, oggi ti do autorità sulle nazioni e sui regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».
(Breve pausa di riflessione)

10. Preghiera comunitaria

Grazie, Signore, per quello che siamo: immagine della tua eterna giovinezza.
Grazie perché ci sentiamo aperti alla vita: vorremmo cambiare tante cose che ci sembrano storte, vorremmo costruire tanti nostri sogni fantastici...
Poi, ci fermiamo e attendiamo che altri facciano al nostro posto: abbiamo paura a prendere l'iniziativa, temiamo di comprometterci.
Grazie, Signore, perché ci richiami al dovere di conservare la nostra giovinezza.
Grazie, perché ti fidi di noi e ci incoraggi. Come al tuo profeta Geremia anche a noi ripeti: «Non preoccuparti se sei troppo giovane: io sono con te per difenderti».
Aiutaci, Signore, a non smarrire il ricordo della tua fedeltà, perché in essa è la ragione ultima del nostro impegno. Fa' che sappiamo assumere responsabilità e che sappiamo viverle con coerenza ed entusiasmo, ricordando quanto tu ci hai detto: «C'è più gioia nel dare che nel ricevere».

11. Canto

«Proviamo a farlo anche noi».

12. La parola del Papa

Il Papa, nel suo messaggio di pace ai giovani di tutto il mondo, ha sottolineato l'importanza del contributo che i giovani possono dare alla causa della pace, della vita, dell'umanità rinnovata. È con slancio ottimistico che il Papa invita i giovani a non aver paura della propria giovinezza e li incoraggia affinché esprimano le qualità di cui essa è ricca.
«Mentre ci prepariamo ad entrare in un nuovo secolo e in un nuovo millennio, dobbiamo renderci conto del fatto che il futuro della pace e, quindi, il futuro dell'umanità sono affidati in modo speciale alle fondamentali scelte morali che una nuova generazione di uomini e di donne è chiamata a fare. Tra pochissimi anni i giovani di oggi avranno la responsabilità della vita delle famiglie e della vita delle nazioni, del bene comune di tutti e della pace. I giovani hanno cominciato a chiedersi in tutto il mondo: Che cosa posso fare io? Dove ci conduce il nostro sentiero? Essi vogliono portare il loro contributo al risanamento di una società ferita e indebolita. Essi vogliono costruire una nuova civiltà, imperniata sulla solidarietà fraterna. Il primo invito che voglio rivolgervi è questo: Non abbiate paura! Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore! Quando io guardo a voi, giovani, sento una grande gratitudine e speranza. Il futuro a lungo termine nel prossimo secolo sta nelle vostre mani. Quello che vedo sorgere in voi è una nuova consapevolezza della vostra responsabilità ed una schietta sensibilità per i bisogni della comunità umana. Voi siete turbati dalle grandi ingiustizie che vi circondano. Voi soffrite quando vedete largamente diffuse la fame e la denutrizione. Voi siete interessati allo stato dell'ambiente, oggi e per le generazioni future. Voi siete minacciati dalla disoccupazione e molti di voi sono senza lavoro e senza la prospettiva di un impiego adeguato. Voi siete sconvolti dal grande numero di persone, che sono politicamente e spiritualmente oppresse e che non possono godere dell'esercizio dei loro diritti umani fondamentali sia come individui che come comunità. Tutto questo può farvi pensare che la vita sia povera di significato. In questa situazione, alcuni di voi possono essere tentati di rifuggire dalle responsabilità, negli illusori mondi dell'alcool e della droga, nelle fugaci relazioni sessuali senza impegno per il matrimonio e la famiglia, nell'indifferenza, nel cinismo e perfino nella violenza. State in guardia contro l'inganno di un mondo che vuole sfruttare o far deviare la vostra energica e potente ricerca della felicità e del senso della vita. Ma non evitate la ricerca delle risposte vere alle domande che vi stanno di fronte. Non abbiate paura!».
(Pausa di riflessione)

13. Dal Vangelo

Ascolto dal vangelo di Giovanni (audio- cassetta LDC 7/34) testo: Gv 19,25-27.

14. Riflessione

È nel momento della morte del figlio, durante l'atroce esecuzione con la tortura della croce, che Maria dà prova coerente e forte della responsabilità che ha assunto dal momento della sua vocazione ad essere madre.
Nel dignitoso silenzio, carico di dolore ma anche di fiducia nella volontà di Dio, Maria accoglie una nuova dimensione della sua vocazione ad essere madre: da madre di un Figlio da consegnare alla morte per obbedienza ai disegni di Dio, a madre dell'umanità intera da consegnare alla Vita sempre nella fedeltà ai disegni di Dio.
Maria è lì, alla croce, per accogliere. Non maledice, non condanna, non recrimina. Non si è tenuta lontana per evitare i rischi di disagio e di sofferenza che avrebbe richiesto quel tragico momento. Di fronte alla testimonianza più evidente della resistenza a riconoscere il Cristo, non ha risposto al nuovo impegno affidatole dal figlio: «È tutto inutile!», come sarebbe stato spontaneo dichiarare.
La presenza presso il patibolo del figlio è segno di una fedeltà, di un amore e di una fiducia ad oltranza.

15. Preghiera comunitaria

Maria, donaci il tuo coraggio per affrontare le difficoltà della vita.
Aiutaci a guardare in faccia i problemi del nostro tempo, senza cedere alla tentazione di ignorarli o fuggirli.
Aiutaci ad accettare di essere presenti anche là dove la sofferenza e il disagio tenderebbero a convincerci che «non c'è bisogno di noi», «non c'è niente da fare», «non cambiamo nulla».
Aiutaci ad assicurare presenza, coraggiosa e piena di fiducia, là dove l'uomo lotta contro le forze di morte per difendere la vita, la giustizia, la pace.
Poniamo la nostra fiducia in te, Maria, che il Figlio ha consegnato a noi come Madre.

16. La conclusione

Alcune tracce per il lavoro di gruppo:
- individuare figure di «protagonisti» nel proprio territorio e tracciarne un profilo;
- ricercare le qualità e le modalità richieste a un giovane per essere protagonista nella Chiesa;
- elencare che cosa impedisce ad un laico giovane di essere vero protagonista nella Chiesa locale (riferirsi esclusivamente alla propria comunità cristiana di appartenenza).