Corporeità, sessualità, maternità nella crescita della donna

Inserito in NPG annata 1984.


Enza Sutera

(NPG 1984-7-20)


Anche l'osservatore più disattento non può non accorgersi di quanto i profondi mutamenti in atto modifichino non solo la condizione femminile per ciò che riguarda gli aspetti sociali, economici o lavorativi, quanto e soprattutto la consapevolezza che la donna va acquistando su di sé e sul proprio modo di relazionarsi col mondo.
Essere donna oggi è innanzitutto una avventura da costruire e costruirsi momento per momento, da una parte per l'improponibilità di consueti destini segnati dalla tradizione ormai in netto contrasto coi bisogni e le realtà di oggi, dall'altra per l'imprevedibilità di scelte che possono condurre verso spiagge sconosciute.
Se ieri era abbastanza scontato e semplice ricalcare orme, ruoli e comportamenti ovvi e tradizionali (pur se zeppi di penosa sofferenza), oggi tutto si ribalta e guardiamo con perplessità il domani che si aspetta.
Ieri Freud faceva coincidere l'anatomia della donna con il suo destino; oggi la donna non si fa più ingabbiare dalla sua natura biologica su cui desidera riflettere per capirsi e farsi capire.
Ma il cammino non è facile: è tutto da inventare e da costruire giorno per giorno con umiltà e serenità, non rivendicando esclusivamente «privilegi» o caratteristiche maschili né battendosi per l'uguaglianza uomo-donna tout court, ma valorizzando quanto porta alla scoperta di risorse tipicamente femminili.

LA SESSUALITÀ «LIBERATA» TRA GRATIFICAZIONE E RESPONSABILITÀ

Il tema nell'occhio del ciclone a proposito della «questione femminile», è senza dubbio la sessualità. È un tema antico come il mondo perché nasce con ogni essere umano, ma è indubbiamente un tema contemporaneo perché fa parte della diretta esperienza ed esistenza di ciascuno di noi, ed è il problema che investe ex novo ogni essere umano che viene al mondo.
La maturità sessuale non è però qualcosa cui si giunge necessariamente nella vita adulta (come se ogni individuo, proprio perché adulto, è già maturo sessualmente), ma è una conquista, frutto di impegno costante del soggetto interessato, dell'adulto, della società.
L'equilibrio sessuale, infatti, quando è pienamente raggiunto, porta l'uomo e la donna a capire come la realtà sessuale maschile e femminile abbraccia tutta l'esistenza nelle sue caratteristiche fisiche, intellettuali e sociali, e rende piacevole lo stare insieme.
I problemi sessuali sono sempre esistiti perché coinvolgono in pieno ogni essere umano. La novità consiste nel fatto che oggi se ne fa un gran parlare... si fanno indagini e analisi scientifiche, si rivaluta il corpo e il piacere fisico, si drammatizza il problema demografico.
Nei tempi passati (anche da poco) l'unica forma di intervento di genitori ed educatori su questo campo era di tipo inibitorio... si condannava tutto, anche il parlarne, e non si indirizzava mai il giovane verso quella strada che porta all'amore; chi parla oggi di rivoluzione sessuale vuole il capovolgimento di concezioni morali e di consuetudini, vuole liberare il sesso da tutto ciò che lo opprime, inneggia al libero amore, richiede una educazione libera da divieti e tabù. Noi non staremo a discutere su queste opinioni; cercheremo invece, sia pur sommariamente, di capire la specificità e la potenzialità della sessualità nella giovane donna (come si manifesta, come si caratterizza, dove conduce).

Per una relazione di persone

L'essere umano è aperto alle relazioni sociali, e questa forma di «relazione» si concretizza nel bisogno che ha degli altri, bisogno di protezione, incontro, amicizia, amore: la sessualità è una variante, una componente del bisogno sociale e si manifesta nella tendenza alla comunione con l'altro mediante l'offerta di sé: la sessualità, in altri termini, spinge l'io a darsi a un tu per costituire l'unità dell'amore fecondo: il noi.
La coppia non è quindi solo unione di organi genitali, ma unione di due esseri, uomo e donna, con le componenti fisiche e psichiche del sesso cui appartengono.
Ecco perché se il comportamento sessuale è tutto sommato abbastanza semplice nell'animale, è molto complicato nell'uomo per effetto dei centri nervosi che lo guidano; se anche subisce l'influsso degli ormoni sessuali che «sessualizzano» il sistema nervoso, il comportamento sessuale umano è sottoposto fortemente all'influsso dei condizionamenti esterni come l'ambiente, la cultura, l'educazione. ecc.
La donna e l'uomo si incontrano come portatori di un sesso genetico-anatomico ma anche di un sesso psichico; e la sessualità umana, oltre ad avere la funzione della procreazione, ha quella della relazione: prima di procreare occorre trovare un partner, ma mentre la cosa è relativamente semplice per il mondo animale, nel mondo umano il partner supera il momento dell'accoppiamento e diventa l'altro, per un cammino da fare insieme: non più un mezzo che ha come fine il godimento immediato o la continuazione della specie, ma il fine, l'oggetto d'amore.
L'essenza della libertà sessuale dell'uomo non consiste allora nel superamento della schiavitù dei divieti per cadere in quella irrazionale dell'istinto e delle pulsioni, quanto nella libertà dello spirito di fronte all'istinto.
Occorre allora accettare, integrare e vivere la propria sessualità nell'insieme dei dati della propria persona; occorre entrare in possesso della propria dimensione sessuale così come si è in possesso delle altre facoltà, per sapersene poi servire consapevolmente. Questa è la ricchezza più specifica e più alta della sessualità umana, dove libertà non significa possibilità di accoppiamento senza limiti ma vera capacità di amare, di disporre cioè liberamente di se stessi per farne dono a un altro; una vera coppia non può non essere costituita da due persone entrambe protagoniste del rapporto d'amore, e non l'una condotta a traino dall'altra.

Quali nuovi modelli

Nasce da qui la necessità di rivedere tutti i vecchi modelli della virilità e femminilità, non per crearne semplicisticamente di nuovi, magari alternativi, ma per conquistare e rispettare l'equilibrio tra i valori maschili e femminili, in modo che entrambi siano coltivati e valorizzati.
I movimenti neofemministi che rivendicano una forma di sessualità «liberata» non riflettono sul fatto di aver scelto, come zona d'azione, proprio quella che l'uomo ha da sempre assegnato alla donna: plasmare il modello femminile su un errato modello maschile vuol dire vivere la sessualità unicamente come gioco, senza assunzione di responsabilità.
Indubbiamente alla base delle rivendicazioni neofemministe c'è una precisa ragione storica per la conflittualità tra un comportamento maschile, che in modo disimpegnato e superficiale ha vissuto la propria sessualità, e uno femminile che ha subìto (per inalienabile compito naturale) il peso e il sacrificio della continuità della specie.
Ecco perché sessualità liberata non vuol dire parlare continuamente di sesso perché così si dimostra di aver superato tabù e morale repressiva, ma saper vivere la propria dimensione sessuale con equilibrio tra gratificazione e responsabilità, in comunione e integrazione con l'altro.

RIAPPROPRIARSI DEL CORPO

Sul valore della corporeità oggi tanto si scrive e dice; facciamo qualche breve riflessione.

L'interesse per il corpo

Durante la crisi puberale anche il proprio corpo diviene una realtà con cui scontrarsi: le modificazioni spesso improvvise e incontrollabili che si susseguono le une alle altre fanno saltare l'equilibrio in qualche modo raggiunto nella fase precedente, e l'adolescente si imbatte con l'espressione concreta della sua sessualità che è il corpo: per la prima volta nella storia della sua vita l'adolescente sente che si presenta all'altro come una corporeità.
L'essere corpo diviene come scrive Zuanazzi,[1] «la modalità del mio esprimermi e del mio incontrarmi, del mio percepire e del mio accogliere». L'interesse per il proprio corpo e le sue modificazioni, accettate o rifiutate, influenzano fortemente il sentimento d'identità dell'adolescente e le sue relazioni col mondo intero.
L'interesse per il proprio corpo e per quello degli altri appare violentemente; la sessualità, presente fin dalla nascita, comincia ad andare di pari passo con la fecondità e acquista una funzione transitiva: nasce l'innamoramento e tutta quella somma di sensazioni sconvolgenti che... fanno passare la fame e il sonno. Ma questo «io» che la ragazza scopre e non scopre, viene sentito in maniera gioiosa e timorosa, con la penosa consapevolezza di non essere compresa; nasce la diffidenza verso l'ambiente, il pudore dei propri sentimenti, il non conformismo, l'irrequietezza, la ribellione, i sogni ad occhi aperti, la ricerca appassionata dell'amica del cuore. Tra le ragazze, la cui evoluzione psicosessuale è più precoce rispetto ai maschi e più intenso è l'interesse per le persone, le amicizie con altre ragazze compaiono già verso gli undici-dodici anni; si verificano anche casi di vere e proprie cotte per una coetanea, un'amica più grande, una insegnante, rese oggetto di sviscerato amore e incontenibile ammirazione: si tratta della ricerca dell'identità femminile e dei modelli cui ispirarsi.

Quale modello di femminilità

Nella nostra società, caratterizzata come ben sappiamo da un forte influsso giovanilista per cui si annientano i modelli di adulto da imitare perché l'ideale è essere «giovani», non ci sono più punti di riferimento validi o almeno coerenti, mentre il rapporto tra lo sviluppo della sessualità giovanile e il modello di mascolinità e femminilità offerto dai genitori e, con essi, da tutti gli adulti, diventa sempre più complesso.
Più semplicemente: quale modello di femminilità agirà sulla ragazzina? La giovane insegnante rivoluzionaria ed estremista, la madre casalinga-sciattona-insoddisfatta, la modella ricca e snob dei cartelloni pubblicitari e la diva famosa per la sua sessualità ambigua? Basta osservare le nostre ragazzine per rendersi conto di quanto siano sprovvedute e abbagliate da modelli spesso equivoci e contraddittori.
Troppo poco si riflette sul fatto che se maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa e lo si diventa, bene o male, accettandosi o rifiutandosi a seconda di come l'educazione ricevuta e i modelli cui ci si è rifatti siano stati influenti in un senso o nell'altro. Le ragazze sono appassionate ed emotive; amano i fotoromanzi, i film d'amore, si identificano con le storie appassionate, si legano possessivamente all'amica del cuore: forti emozioni e notevoli manifestazioni di tenerezza caratterizzano queste amicizie tra giovanissime, ma non devono destare preoccupazioni (per sospetti di parafilie): questi rapporti di amicizia rassicurano l'adolescente nella sua ricerca di identità e le permettono il passaggio verso la ricerca dell'altro e quindi verso la sessualità matura. Il gruppo sessualmente misto corrisponde al bisogno di conoscenza dell'altro sesso e permette all'adolescente l'approccio con l'altro senza pericolo di entrare in ansia, perché il gruppo rassicura «perché stiamo tutti bene insieme e ci raccontiamo i nostri problemi».
Abbiamo già detto che i problemi sessuali sono sempre esistiti, ma oggi c'è una particolarissima condizione sociale: si va acuendo sempre più profondamente il divario tra il momento preadolescenziale che si abbassa sempre di più e il momento della reale conquista dell'autonomia psicosociale che il giovane raggiunge dopo i 26-27 anni: c'è un lunghissimo «vuoto» da riempire dal momento in cui i ragazzi si sentono pronti sotto il profilo biologico-sessuale per l'incontro con l'altro e il momento in cui effettivamente sono persone autonome.
In questo periodo così delicato sono esposti, come ben sappiamo, a sollecitazioni di ogni genere e di ogni tipo: è estremamente difficile percorrere la strada che porta dall'innamoramento all'amore, perché si ricevono solo allettamenti verso immagini parziali dell'erotismo e incitamenti al libertarismo; basti pensare a ciò che accade oggi a proposito della contraccezione e quindi dei rapporti sensuali precoci. La strada è difficile anche perché non è più possibile riferirsi, da parte degli educatori, a inibizioni o moralismi (comunque sempre deleteri!) mentre il tentativo, da parte della giovane, di rivendicare per sé unicamente la giocosità e deresponsabilità che ha caratterizzato da sempre il comportamento maschile nel campo della sessualità è fortissimo.
A proposito della riappropriazione del corpo, per esempio, scrive Sandro Spinsanti:[2] «L'obiettivo finale della riappropriazione del corpo trascende il semplice vissuto corporeo, per tendere alla creazione di nuovi modelli culturali per i rispettivi ruoli maschile e femminile. La donna che ha usato il corpo per compiacere l'uomo secondo le regole del gioco stabilite dall'uomo stesso, si sta dando oggi il permesso di scoprire le potenzialità inedite della sua esistenza corporea. Il cambiamento della mentalità in atto, sedimentata dai pregiudizi e dalle giustificazioni ideologiche, non avviene senza conflitti. C'è una forte spinta a creare una forte cultura separatista, in polemica opposizione a quella maschile. La donna ha bisogno di una educazione nuova nei confronti del corpo, della sessualità e della maternità, non meno di quanto l'uomo abbia bisogno di una educazione nei confronti della donna. Ma se si prende il cammino della espressione esasperata delle diversità, si rischia che l'unicità della persona umana venga offuscata. Sembra difficile dare spazio alle differenze senza che queste si traducano in disuguaglianze».

La verginità come valore

L'intervento educativo è indubbiamente difficile, anche perché l'abuso della sessualità porta al disincanto, alla banalizzazione, all'indifferenza: quando parliamo alla ragazza di «valori», dobbiamo capire cosa lei intende, e da questo partire per un dialogo
Un esempio tra tanti: il problema della verginità; troppe volte la ragazza si trova a subire uno stato che nessuno, nemmeno la stessa madre, si sogna di spiegarle.
Nessuno mai, a qualsiasi livello di istruzione e in qualunque ceto sociale, cerca di spiegare alla ragazza il valore e la ricchezza di questo stato che può anche non essere rifiuto della sessualità, ma un modo più ricco di viverla, non rifiuto del corpo, ma scelta consapevole del non uso della genitalità. Nessuno invita la ragazza a sentire questo periodo come uno stato di gioiosa scelta di ricchezza personale, al di là dell'offerta corporea da fare a qualcuno; e così la ragazza si ribellerà a quello che considera uno stupido moralistico e anacronistico divieto, come accade ormai generalmente, oppure subirà passivamente la propria verginità come una privazione, una situazione tabù in cui diffidare di tutto e di tutti.
Dialogare su questo tema con i giovani vuol dire anche farli riflettere sul fatto che vivere la sessualità matura come dono significa assumersi la propria dimensione transitiva di uomo o donna e donarsi non a un tu particolare ma a un Tu divino e quindi al mondo intero: e quanto questa verginità, se autentica e accettata, sia illuminante ed esempio per tutti è testimoniato dal fatto che non c'è modo più grande di amare i fratelli che donandosi totalmente a Dio.

L'AVVENTURA DELLA MATERNITÀ

Ecco perché preferiamo parlare, più che di sesso, di sessualità, dando a questo termine un ampio significato perché coinvolge, permea, caratterizza, investe in pieno tutta la personalità umana; sessualità «liberata» o, meglio, matura, significa per noi vivere in equilibrio tra gratificazione e responsabilità, tra piacere e incontro con l'altro: non rifiuto, ma accettazione libera e responsabile entro la propria storia di donna di quell'evento meraviglioso che è la maternità.
Mettere al mondo un figlio è una delle avventure più esaltanti concesse all'essere umano... ed è toccato alla donna; ma oggi più che mai la donna è disorientata.

Una vocazione a difesa della vita

Ieri la maternità era un ruolo ovvio, naturale, prefissato; oggi significa impegno quotidiano, disposizione alla ricerca, alla verifica, alla disponibilità attraverso la reinterpretazione e l'adattamento alla vita di oggi di tutti quei valori che riteniamo fondamentali per l'essere umano. Diventa una realtà non più da accettare passivamente secondo un ritmo biologico incontrollato, ma voluta e vissuta in reciprocità nella vita di coppia.
Sulla programmazione libera e razionale la Chiesa, privilegiando i metodi di contraccezione naturale, da sola denuncia sia che quanto si è raggiunto in questo campo è frutto di una scienza costruita sulla pelle delle donne su cui è «lecito " intervenire anche con metodi violenti e brutali, sia che tutti i mezzi offerti nascondono colossali interessi economici.
Nei confronti della maternità oggi la giovane donna non più disponibile a viverla come una tappa obbligata fatta troppe volte di rinuncia e retorica, può assumere atteggiamenti estremamente diversi: può rifiutare la maternità per contestazione del ruolo tradizionale o perché sgomenta per gli allarmismi demografici o educativi; può, soprattutto se sensibile, vivere con angoscia la responsabilità di poter decidere il momento e di non sentirsi mai pronta; può ancora, con incosciente disinvoltura, barattare una irresponsabilità con l'altra.
Maternità quindi come libera scelta, non più traguardo obbligato, vocazione che si concretizza nella trasmissione responsabile della vita ma soprattutto nella promozione e nella difesa della vita in tutte le sue forme, in tutte le creature e nel rispetto dei valori insiti in essa.
Maternità quindi intesa come una dimensione fondamentale della donna: che sia realmente madre o no, è sempre potenzialmente madre, perché la procreazione è un fenomeno che costituisce la sua specificità di donna; ma per quanto essenziale sia questa dimensione non è pensabile che la donna si riduca solo a questo, con mutilazione di tutto il resto.
«Le conseguenze psicologiche sulle nuove generazioni della secolare identificazione tra donna e maternità sono infatti uno dei dati da mettere in conto. Troppe donne giunte alla soglia della maturità, con i figli grandi perderebbero la loro identità, il senso del vivere se non si sentissero ancora totalmente e integralmente madri. La riconquista di autonomia interiore della donna madre certo, ma entro confini definiti di anni di vita, di compiti precisi, di fedeltà concrete, insomma il ridimensionamento quantitativo della esperienza di maternità lungo una più varia ricca e longeva vita di donna, è anche una delle condizioni di una più efficace coerente educazione dei giovani all'autonomia».[3]

Un progetto educativo in corresponsabilità

Le ragazze d'oggi progettano una vita diversa dalle loro madri e nonne? Tutto apparentemente sembrerebbe dire di sì, dall'atteggiamento verso il partner al rapporto col proprio corpo, dalla disponibilità al lavoro extradomestico alla maternità come scelta... ma è proprio tutto così semplice?
Troppo spesso all'interno della stessa ragazza si scontrano conflitti, dubbi, perplessità. Si aprono alla donna nuove prospettive e si profila una società diversa perché fatta col contributo attivo della donna; ma nuovo ruolo della donna significa nuovo ruolo per l'uomo e un discorso educativo veramente nuovo non può non centrarsi sulla corresponsabilità dell'uomo e della donna, con riflessioni attente ai ruoli, alle funzioni legate al sesso, ai compiti interscambiabili, alla maternità - compito esaltante e ineliminabile della donna - ma momento di dialogo e responsabilità comune.


NOTE

[1] Cf G.F. Zuanazzi. Gli adolescenti, Verona 1980.
[2] Cf S Spinsanti, Il corpo nella cultura contemporanea, Brescia 1983.
[3] G. Campanini (a cura di), Essere madre oggi. Crisi e riscoperta de/la maternità, Brescia 1980.