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Catechesi e preadolescenti: la situazione

 

Domenico Sigalini

(NPG 91-08-50)

 

L’iniziazione cristiana è sempre stata la molla principale che ha fatto scattare la parrocchia nella predisposizione di attività catechistiche. È famoso il caso della prima comunione, che dai tempi di S. Pio X viene curata per ogni ragazzo con un periodo serio di preparazione catechistica.

Oggi in tante parrocchie si fanno anche due anni di preparazione con incontri pressoché settimanali. Siamo in una età scolarizzata per la totalità delle persone, c'è una disponibilità di fondo anche della famiglia, si è fatta ormai una tradizione che sopravvive anche alle visioni più superficiali dell'educazione religiosa.

Per i preadolescenti il discorso cambia. La celebrazione della cresima, altro sacramento che fa da molla, solo da poco tempo è stata collocata in questa età, e si ha a che fare con ragazzi e ragazze in piena età evolutiva. Nella maggioranza delle chiese italiane esiste comunque un periodo consistente di preparazione catechetica alla celebrazione del sacramento.

E così pure in molte altre diocesi, abbastanza numerose, ma non tutte, per i ragazzi delle medie si organizza la catechesi settimanale. La cresima ne è il cuore, tante volte il congedo dalla catechesi.

Di questa attività catechistica che interessa i preadolescenti vorremmo qui fare alcune fotografie per aiutarci a cogliere le esperienze e inscrivervi tutto quanto il nostro modello educativo mette a disposizione per una dimensione così importante della vita cristiana.

 

LA SCUOLA MEDIA DELL'OBBLIGO E LA CONTINUAZIONE DELLA CATECHESI

 

In molte parrocchie il catechismo settimanale per i preadolescenti è iniziato con il prolungamento della scuola oltre le elementari, con qualche sesta classe prima, con alcuni corsi di avviamento poi e infine con l'allargamento della scuola dell'obbligo. Avevano un'ora di religione settimanale, l'insegnante era spesso il prete giovane del paese, niente di meglio che continuare in ambienti parrocchiali un discorso religioso ancora più preciso.

All'inizio non si distingueva molto tra religione alla scuola media e catechismo in parrocchia: stessa aggregazione di ragazzi e ragazze: la classe; stesso programma; all'inizio anche il medesimo testo o sussidio. La preparazione alla cresima giustificava una intensificazione del cammino catechistico.

I ragazzi, o soprattutto le ragazze, arrivavano in parrocchia con il testo di catechesi in un sacchetto di plastica, ascoltavano, dando vita a qualche iniziativa di gioco prima e dopo, e se ne tornavano a casa. Era quasi sempre di domenica pomeriggio. Poi sono cominciate esperienze più personalizzate, a mano a mano che si reperivano catechisti bravi e pazienti.

Non è secondario aver collegato la prassi della catechesi dei preadolescenti alla diffusione della scuola dell'obbligo, perché ancora oggi siamo legati allo stesso schema mentale di allora. Ancora oggi la tendenza è di dare all'ora di catechismo, alla organizzazione di essa, all'insieme dei catechisti, all'oratorio, laddove esiste, la struttura di una scuola media, con tanto di preside: il prete; di aule, di classi, di elenchi, di registri per le assenze. Se da una parte ciò ha dato serietà di organizzazione, dall'altra ha indotto un modello di catechesi piuttosto della assimilazione che dell'educazione degli atteggiamenti. Nello stesso tempo ha indotto nei ragazzi l'idea che la catechesi è un fatto parallelo alla scolarizzazione, finita la quale non si deve più parlare di catechismo.

In questa esperienza ha avuto una forte accentuazione la riduzione intellettualistica della catechesi e lo sviluppo degli strumenti didattici a supporto di tale obiettivo. L'anello debole sono stati per un po' i catechisti che a mano a mano venivano preparati con corsi specializzati o con incontri periodici in parrocchia.

 

La cresima forza trainante

 

Entro questa organizzazione si colloca ancora in molte diocesi e parrocchie la preparazione alla cresima, come momento forte, caratterizzato da:

- catechesi intensiva.

Il momento culturale dell'apprendimento diventa più impegnativo, la frequenza più controllata, il catechista più specializzato. Il testo di catechesi è uno strumento impreteribile, l'aggregazione è la classe, ponendo termine a eventuali aperture dell'esperienza catechistica alla vita di gruppo. Alcune volte si fa una specie di noviziato in cui i ragazzi vengono caricati di attività parallele; altre volte si aggiungono momenti integrativi di catechesi, come ore infrasettimanali o quotidiane, piccole o grandi verifiche, esperienze di preghiera o di spiritualità. Il catechismo comunque ne resta il cuore e l'esperienza portante;

- attività parallele (ritiri, gite, concentrazioni in diocesi...).

È da notare che accanto all'impianto didattico si sviluppano alcune attività che allargano l'esperienza scolastica del ragazzo alla vita. Si fanno giornate di convivenza in ambienti esterni alla parrocchia, si tentano dialoghi con i genitori, si favoriscono gite o campi- scuola. Si cerca insomma di attaccare dall'esterno quello che i preadolescenti potrebbero vivere dall'interno della loro vita di gruppo.

La scelta di allargare il momento di catechesi alla vita è fatto dopo, accanto, in occasione e non dentro la stessa esperienza catechistica.

Una esperienza che si sta diffondendo in molte diocesi è la grande concentrazione in una giornata nel medesimo luogo dei cresimandi o cresimati dell'anno: tutti rigorosamente preadolescenti, al centro della diocesi per un incontro col Vescovo. È una iniziativa di sicura partecipazione, buon effetto coreografico, spesso anche di utilità per la crescita nella fede dei preadolescenti, per aiutare la percezione di far parte di una comunità cristiana, più ampia del proprio campanile. È una buona occasione che permette alla catechesi di orientarsi a una esperienza da vivere, quindi da preparare e da verificare in seguito, di fare qualche unità didattica di preparazione, di celebrazione e di valutazione. Presenta limiti evidenti quando le manifestazioni sono per la gioia degli adulti, per l'effetto fotografico, per la soddisfazione degli uffici pastorali; quando il linguaggio dei gesti, delle immagini, dei discorsi, delle celebrazioni non sono a misura dei ragazzi, anche se doverosamente orientate a una esperienza religiosa straordinaria.

L'altra attività collegata è l'interessamento dei genitori che spesso vengono invitati a momenti di catechesi strumentali alla celebrazione della cresima dei figli e non piuttosto a far ripensare alla propria scelta di fede personale. È importante osservare tali cose nel nostro excursus perché ne va di mezzo anche il tipo di catechesi che si fa ai ragazzi: che idea e che appoggio possiamo avere dai genitori per la continuazione della catechesi dei ragazzi se il metamessaggio che passa è di concentrare su un tempo che presto finisce e lascia di nuovo tutti liberi e di far percepire la catechesi come strettamente funzionale alla celebrazione del sacramento?

 

L'esperienza associativa: ACR e AGESCI

 

Un tentativo diverso di catechesi, che spesso deve convivere con quello classico appena descritto, soprattutto quando c'è di mezzo la cresima, è la catechesi condotta all'interno di qualche associazione.

L'elemento caratterizzante è il senso di appartenenza a una esperienza di fede.

Prima di appartenere a una classe, appartengono a un gruppo di amici. Sono molto curate le relazioni interpersonali, la vita di gruppo, le attività, le relazioni con l'esterno. In genere sono assieme a ragazzi di classi scolastiche differenti e quindi di età leggermente discostate. Non stanno assieme solo nell'ora di catechismo, ma allargano la convivenza a momenti di gioco, di lavoro, di ricerca, di piccoli servizi. Sono obbligati a fare sintesi tra fede e esperienza, tra dati culturali e dati esperienziali.

Hanno un obiettivo precedente all'esperienza catechistica: è la vita associativa, fatta di tessuto di relazioni, di punti di vista da cui guardare alla vita e alla fede, di attività espressive, di approfondimento della vocazione battesimale.

Se il modello della catechesi che abbiamo visto prima si poteva dire di tipo soprattutto sacramentale, trasmissivo di evangelizzazione, qui invece si tende a esprimere un modello esperienziale, dove il significato del dato di fede è colto soprattutto a partire dal vissuto, dall'esperienza e in essa riespresso creativamente.

Nei rapporti con il primo tipo di catechesi si danno tante modalità:

- catechesi parallela.

Per tutti i preadolescenti la parrocchia fornisce le sue classi di catechismo e l'associazione i suoi gruppi, ciascuno procede per suo conto, autonomo, preciso, fedele e dignitoso. I catechisti delle classi sono preparati dal prete, gli animatori dei gruppi dai loro responsabili. I ragazzi scelgono all'inizio dell'anno quella che piace di più. Si orientano in base all'esperienza precedente, all'animatore, al tipo di impegno richiesto, agli amici. C'è almeno la possibilità di scegliere. In alcune parrocchie si rimane nella associazione anche per la preparazione alla cresima, che, ovviamente, viene concordata con tutti gli altri;

- uso di testi e metodi associativi, ma senza esperienza associativa.

«Belli questi testi, vivaci, approvati, intelligenti. Hanno anche di bello che non riducono il catechismo alla classica mezz'ora, ma costringono il catechista a stare di più con le persone. Adottiamo i testi e il metodo; il resto non serve».

Non serve la globalità dell'ispirazione, il discorso vocazionale, il collegamento interparrocchiale. Il rischio è di sfruttare un modello solo dall'esterno e ridurlo a tecnica;

- per la cresima tutti assieme.

Bisogna dare un po' di unità a questa parrocchia frantumata. Qui tutti vanno, vengono, fanno, propongono, ma la comunità non si vede mai. La cresima è un momento di grande unità e di responsabilità, quindi deve essere centralizzata. Si sciolgono allora tutti i gruppi e si confluisce nella catechesi sacramentale, segno e strumento di comunione.

- catechesi unica e attività pratiche separate.

Tutti sono tenuti a confluire nel catechismo parrocchiale: AGESCI, ACI e altri raggruppamenti. Poi ciascuno se vuol fare qualche uscita o qualche attività, cartelloni, pesca di beneficienza, recital, animazione della messa festiva, si trova in altri tempi nella sua bella sede e lì può fare quello che vuole, evidentemente con garbo.

evidente il prevalere del momento cognitivo e il declassamento dell'esperienza a pura applicazione o strumento metodologico.

Se l'Azione Cattolica riesce ad adattarsi per la sua scelta di vita parrocchiale, con il rischio di svuotare di significato la vita associativa togliendole il cuore che è la catechesi, per l'AGESCI il problema è ancora più serio per il modello educativo e gli stessi strumenti utilizzati. Questa descrizione diffusa dà l'idea della difficoltà a cogliere la centralità del preadolescente di catechesi. Sono altre le preoccupazioni che fanno decidere su di lui.

 

I tentativi di movimento

 

Altre esperienze talora interessanti sono quelle che vedono i movimenti all'opera nella catechesi dei preadolescenti. Si tratta di esperienze non molto diffuse, ma utili da analizzare per cogliere un'altra linea di tendenza.

Il preadolescente è in piccolo il futuro appartenente al movimento. Segue la catechesi parrocchiale, soprattutto quella sacramentale; ma il catechista, convinto aderente a un movimento, usa un linguaggio, una metodologia, un punto di vista che è quello del movimento. Il rischio è di versare sul preadolescente dimensioni impossibili e soprattutto di trascurare l'educativo. Il preadolescente, per esempio, viene considerato un neocatacumenale in piccolo, è invitato a seguire nella sua educazione cristiana un modello pensato per l'adulto. Alla stessa maniera altri movimenti usano visioni della vita o idee forza per educare alla fede e per fare catechesi, assolutizzando un punto di vista in un momento di grande apertura e necessità di globalità. Il preadolescente per un po' ci sta, so prattutto se ci sono iniziative che tolgono dal grigiore di alcune situazioni parrocchiali povere, se si allarga la possibilità di scambi tra amici e si crea un tessuto di relazioni ampio con incontri, settimane, convegni, feste. Presto però, finita l'emozione o il coinvolgimento primario o la costrizione più o meno esplicita, non solo rifiutano qualsiasi perseguimento, ma restano un po' orfani, senza carica.

 

I gruppi di interesse: ministranti, missioni, recital

 

Un'altra esperienza di catechesi per preadolescenza è la distribuzione dei ragazzi/e in gruppi di interesse. In alcune parrocchie è particolarmente significativo il gruppo dei ministranti, seguiti con cura, con tanto di organizzazione, di distribuzione di incarichi; una specie di associazione. Accanto ci sta un gruppo che si interessa particolarmente al problema missionario, con attività concrete, approfondimento di interessi, collegamenti con missionari o luoghi di missione, scambi di lettere, raccolta di fondi.

Un altro gruppo è appassionato di recital, anche se soltanto copiati da quelli standard, ma caricati dalla vivacità dei componenti. Un altro è quello che si interessa delle attività ricreative dei più piccoli.

I ragazzi sono quindi distribuiti per gruppi di interesse e dentro queste aggregazioni fanno il cammino di catechesi.

La cosa più interessante è che non si tratta più di classe, mutuata dagli elenchi delle scuole medie inferiori, ma di gruppi spontanei. Ne sono avvantaggiate la relazione e le dinamiche. Purtroppo però spesso la catechesi è tangente all'interesse, va per la sua strada; l'interesse del gruppo è poco più di una occasione, di una introduzione, non è una esperienza attorno alla quale riscrivere il cammino di fede, non è coefficiente importante per costruire un itinerario di catechesi o un tema generatore che permette di fare un piccolo progetto di catechesi.

 

In filigrana alcuni modelli

 

La rassegna delle esperienze descritte permette, pur consapevoli di una forzatura, di veder scritta in queste forme di catechesi una molteplicità di modelli riconducibili a tre.

 

Anzitutto il modello della assimilazione, caratterizzato da:

- un insegnamento come «travaso»; dal libro, botte piena, alla persona come contenitore vuoto;

- una didattica, fatta di accorgimenti per travasare;

- il catechista come colui che sa bene il programma, già definito, e ne trasmette i contenuti;

- il testo come sintesi delle conoscenze e norma didattica;

- la persona come colui che assimila, ripete riproduce.

 

Il modello dell'esperienza, caratterizzato da:

- un insegnamento come aiuto a interpretare i fatti;

- una didattica, fatta di «sinossi», confronti, evidenziazione delle differenze, stimolo ad acquisire capacità critica;

- il catechista come animatore di un cammino di crescita, che abilita a confrontarsi con la Parola;

- il testo, come uno strumento per leggere la vita da un punto di vista privilegiato; come guida a un confronto con la Parola;

- il ragazzo/a come centro di relazioni e di comunicazione.

 

Il modello delle domande e dei bisogni, caratterizzato da:

- un insegnamento come lettura in profondità delle proprie domande e dei propri sentimenti;

- una didattica fatta di coinvolgimento personale e stimolo a esprimere il vissuto e a valorizzarlo;

- il catechista come colui che rielabora assieme al preadolescente le proprie tensioni interiori;

- il testo come traccia di movimenti educativi o materiale per costruire un itinerario legato alle situazioni concrete dei destinatari;

- il ragazzo/a come produttore di nuovi significati e stili di vita.

 

 

I CATECHISTI

 

Il panorama non sarebbe completo se non dessimo uno sguardo anche alle persone che conducono la catechesi dei preadolescenti.

Sono in genere giovani, mamme, insegnanti, adulti, coppie di giovani sposi o di fidanzati, animatori di associazione e di movimento, suore, preti.

Già l'uso dei nomi che vengono assunti è significativo di una mancanza di chiarezza nell'impostazione della catechesi: se per il bambino delle elementari non c'era difficoltà a chiamare catechista chi tiene il gruppo dei fanciulli, per i preadolescenti il termine co mincia a suonareín po' ostico e si preferisce chiamarlo educatore; animatore ancora no, perché la catechesi perderebbe di serietà e sarebbe svilita a generica vita di gruppo. Solo gli adolescenti e i giovani hanno diritto ad avere degli animatori.

Il problema sta proprio nella difficoltà a cogliere la catechesi dei preadolescenti come una attività formativa inserita in una pastorale più ampia, nell'apprezzare la vita di gruppo anche ai fini della catechesi, nello sporcarsi le mani con un modello culturale formativo per riesprimere in termini vitali il dato di fede, nella riduzione della verità a qualcosa solo da apprendere, nel fare i conti con una vita che già si porta dentro domande profonde, molto soggettive, anche se a sprazzi e difficili da esprimere.

Possiamo descrivere tre tipologie di catechisti, legate parzialmente ai modelli, ma anche capaci di convivere con più modelli. cato un insegnante o una suora, quando non lo stesso prete; oppure viene esonerato dall'incarico in occasione della preparazione ai sacramenti. Ha tentato qualche corso per animatori, ma nessuna preparazione catechistica. Ha dalla sua parte un buon indice di gradimento da parte dei ragazzi e lo sfrutta per tenerli uniti e aggregati nella comunità cristiana.

 

Il catechista insegnante

 

È il catechista legato molto ai contenuti, alla lezione, alla chiarezza espositiva. Attrezzato culturalmente, un po' meno didatticamente. Ha alle spalle una esperienza scolastica o di movimento. È convinto delle verità che insegna e accosta i ragazzi/e in termini professionalmente corretti.

Sa anche interessare, ma raramente riesce a condividere la loro vita, stare coi ragazzi al di fuori dell'ora di catechismo. Gode di ottima stima da parte della parrocchia e dei preti. Non ha nessun controllo per quanto riguarda la preparazione alla cresima. Si aggiorna nei metodi e nelle tecniche di comunicazione e riesce a costruire con i ragazzi una esperienza positiva, anche se senza futuro: l'esperienza conclude con la scuola media.

 

Il vitalista

 

È l'animatore che approda alla catechesi dal tempo libero o dallo sport o dalla vita di gruppo legata a alcune attività. Lo hanno gradito i ragazzi, gli fanno la proposta i preti o i responsabili di associazione, e lui si mette di lena a costruire vita di gruppo con un minimo di progettualità. Parte in quarta ma subito segna il passo; mancano preparazione, conoscenze, capacità di comunicare valori, idee, esperienze. Sa entusiasmare i ragazzi, ma possiede solo due o tre concetti che continua a ribadire. Per la preparazione alla cresima è un tipo sospetto, gli viene affian‑ 

 

L'animatore

 

È una persona che ha maturato attraverso varie strade la necessità di creare gruppo, e lo sa fare con un uso corretto delle dinamiche; viene dall'esperienza di catechista negli anni precedenti o da qualche anno di routine nell'ACR o AGESCI. Sa programmare, soprattutto non si spaventa per i contenuti da proporre o per gli argomenti da trattare, attraverso l'uso sapiente del testo e il collegamento con gli altri colleghi.

La preparazione alla cresima la può fare anche se il suo programma è un po' diverso da quello che seguono gli altri; accetta di buon animo qualche ritocco alle sue impostazioni, ma sostanzialmente riesce a preparare bene i suoi ragazzi/e alla cresima. Ne è prova il fatto che l'anno dopo a settembre sono loro i ragazzi che vanno a chiedergli se non si continua ancora come l'anno precedente.

Ha alle spalle una passione educativa fatta crescere in esperienze di gruppo, di associazione e di comunità.

L'età sembra non contare molto, conta soprattutto sia la convinzione, sia la passione educativa, sia l'essere entrati nell'ordine di idee che la catechesi è far crescere una mentalità e che quindi deve continuamente essere messa in circolo con la vita del ragazzo/a.

Gli strumenti di preparazione che la comunità cristiana mette a disposizione sono purtroppo spesso approssimati e soprattutto tendono a separare sempre contenuti da sapere e metodo da usare. 

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