Educarsi
alla democrazia

Carlo Molari

DEMOCRAZIA

Non si può negare che in questi ultimi decenni la nostra società ha fatto passi avanti notevoli nel processo democratico.
Per molto tempo l'umanità è stata guidata dalla convinzione che Dio avesse affidato il potere ad alcune classi o a famiglie particolari o a persone elette. E che tutti gli altri dovessero semplicemente eseguire ciò che l'autorità decideva per il bene di tutti.
Anche quando presso alcuni popoli si introdussero forme di quella che venne chiamata democrazia, o potere del popolo, di fatto solamente i ricchi o i colti, in ogni caso una piccola parte, prendevano decisioni per tutti.
È da poco tempo che si stanno strutturando forme di effettiva partecipazione del popolo alla gestione della vita pubblica.
Ma ciò non significa che già ne siamo capaci. I tentativi di organizzare centri occulti di potere, le tentacolari organizzazioni del crimine e gli sforzi dí alcuni gruppi per piegare gli strumenti della democrazia a proprio favore e a danno di altri più deboli, sono espressioni chiare di immaturità democratica. Ma anche le forme diffuse di disinteresse per il bene comune, il vandalismo teppistico, gli scoppi di violenza sportiva, sono manifestazioni inequivocabili di infantilismo democratico.
Non sono sufficienti strutture di partecipazione perché la democrazia diventi stile di vita. Occorrono qualità e abitudini spirituali che richiedono lungo allenamento.
Prima di tutto la convinzione della relatività del proprio punto di vista, e dei propri interessi.
Inoltre l'abitudine al confronto e al dialogo. Ma soprattutto la collaborazione con tutti. Spesso si giudica sempre sbagliato ciò che gli altri fanno, solo perché appartengono a un altro gruppo sociale o a un altro partito, e si abbandonano al loro destino senza alcun impegno di collaborazione.
C'è uno stile democratico che si manifesta in ogni situazione. È fatto di ascolto attento, di critica costruttiva e di collaborazione generosa, con tutti.
L'educazione alla democrazia non avviene solamente nei fori della vita pubblica ma ogni volta che un uomo si incontra con un altro e si trova a confrontarsi con lui, a vivere insieme, a collaborare.
Se vogliamo che i giovani crescano secondo una sensibilità nuova è necessario che in ogni ambiente, nei dialoghi quotidiani, nelle scelte operative ci si ispiri costantemente al rispetto reciproco, al dialogo con tutti e alla partecipazione senza riserve.