Turismo

e dialogo tra i popoli

Carlo Molari

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In alcuni tempi dell'anno si registra un più intenso movimento di turisti nel nostro paese. Molti italiani lasciano la propria residenza per recarsi in luoghi di villeggiatura o per passare qualche tempo in distensione. Molti stranieri entrano nel nostro paese e in diversa maniera stabiliscono rapporti con noi.
Vorrei proporre qualche riflessione sul valore che possono avere questi incontri per la formazione di una coscienza universale.
Ci sono diverse maniere di viaggiare.
Ci sono alcuni che portano il proprio mondo con sé e non fanno alcuno sforzo per uscirne. Devono al massimo accumulare immagini per i loro racconti e i loro albums fotografici. Tornano raramente cambiati.
Ci sono altri che partono per fuggire. Hanno sognato per un anno intero qualche evasione dalle preoccupazioni di ogni giorno e partono per permettersi quello che non oserebbero mai fare sotto lo sguardo dei vicini o dei familiari. Tornano con nostalgie di gioie fugaci e disillusi per sogni svaniti.
Ma c'è un altro modo di viaggiare ed è quello di incontrare persone, di allargare orizzonti culturali e di far nascere un nuovo stile di umanità.
La terra sta diventando, anche nella coscienza degli uomini, quello che di fatto è: un piccolo villaggio in un frammento di polvere del cosmo. L'atteggiamento spirituale per vivere coerentemente questa situazione è l'unità culturale, la fraternità universale, la capacità di dialogo e di comunione con tutti.
Il turismo può inserirsi efficacemente in questo processo.
Quando il popolo di Firenze o il regno delle due Sicilie, qualche secolo fa, lottava contro i suoi vicini lo faceva per ideali ritenuti autentici: la difesa dei propri diritti, la ricchezza delle campagne, la libertà dei commerci.
Oggi nessuno più in nome di questi ideali ripeterebbe le guerre fratricide di quei secoli. Tra qualche tempo appariranno insulse e incongruenti le odierne pretese di alcuni popoli di difendere privilegi economici e strutture di libertà con lotte cruente e contrapposizioni violente.
Il bene dell'umanità sta acquistando carattere unitario e coinvolge gli abitanti di tutta la terra. Certo, resteranno sempre gli egoisti e i profittatori. Sorgeranno ancora gruppi che tenteranno l'emarginazione degli altri e l'avventura del potere esclusivo. Ma non lo potranno più fare in nome di ideali condivisi e ufficialmente proponibili.
L'incontro tra i popoli può maturare questa nuova coscienza universale, anima necessaria delle strutture che faticosamente l'umanità sta costruendo.
Nessuno può sottrarsi a questo impegno e con piccoli gesti quotidiani tutti possiamo contribuirvi. Anche oggi.