La sofferenza umana

Carlo Molari

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Le riflessioni fatte in questi giorni ci consentono finalmente di affrontare in modo organico un tema più volte sfiorato: la sofferenza degli uomini.
C'è molta gente che soffre nel mondo, ma molto diverse sono le reazioni degli uomini di fronte al dolore proprio e degli altri.
C'è chi perde il senso della vita e c'è chi cresce in qualità umana; c'è chi si adagia in un atteggiamento fatalista e c'è chi si ribella con il rifiuto; c'è chi fugge e chi sa continuare il proprio cammino quotidiano; c'è chi si ripiega su se stesso e c'è chi scopre nuovi modi di amare. È urgente per ognuno individuare il giusto atteggiamento con cui affrontare la sofferenza per non esserne schiacciato e per fare anche del dolore un ambito di vita piena.
Ricordo quello che disse Lamberto Valli, che era familiare a questi microfoni. Poco prima di morire, a chi gli chiedeva cosa fosse cambiato in lui rispose: « Ho capito che l'autenticità dell'uomo si può scoprire sia lungo le strade del mondo sia nel percorrere lentamente, in pigiama, dieci metri di un corridoio d'ospedale» (Vincerà la vita, Sei, Torino 1975, p. 24).
E un altro esperto di sofferenza, Luigi Rocchi, morto a 47 anni dopo una vita intera di difficoltà e dolori, scriveva: « Non è la sofferenza a meravigliare il mio essere; a meravigliarmi è la grande gioia che provo, nonostante tutto» (Tuo Luigi, lettere e scritti di Luigi Rocchi, Edizioni Messaggero, Padova, 1980, p. 100).
Il primo dovere di fronte alla sofferenza propria o altrui è quello di assumere un atteggiamento o di creare un clima che consenta di vivere con frutto la situazione nella quale ci si trova.
Vi sono certo delle sofferenze che dipendono dalla volontà perversa degli uomini o che sono conseguenze degli errori che essi compiono.
Queste sofferenze debbono essere sconfitte perché sono ingiuste e insensate.
Ma vi sono sofferenze legate agli stessi processi di crescita della persona umana e allo sviluppo storico dell'umanità. Esse non possono essere evitate ma debbono essere affrontate con lucidità. La nostra condizione di creature non ci consente di accogliere il dono della vita in un istante ma solo progressivamente e quindi in modo imperfetto e tensionale. Questo è causa di insufficienze e di dolori, di contrasti e di opposizioni tra le stesse creature.
Per vivere perciò è necessario imparare ad affrontare la sofferenza e a vivere serenamente e in modo fruttuoso la propria condizione.