Corpo, sesso, sentimento


Stefano Lupi

(NPG 2001-05-8)


Professore: «... Perché il richiamo del sesso è la voce calata fin nelle fibre della carne di un bisogno ontologico: è la parzialità che vuole trovare la totalità, l’esilio di una porzione che cerca la patria del tutto. Senza la donna, Adamo è pura potenzialità inespressa, una sorta di sonno metafisico che attende di risvegliarsi e riconoscersi in Eva. Senza Adamo, Eva è solo una strada. Da dove viene? Dove è la sua casa? Solo nel reciproco incontro, strada e casa, cammino e arrivo, ricerca ed esaudimento, si ritrovano in una dialettica che si fa geometria di forme, splendido incastro nel quale il concavo e il convesso si compenetrano e la tua estroversione trova in me la sua nicchia».
Patrizia: Ma non dovevamo parlare di sesso?
Anna: Sta parlando di sesso, tonta.
Maurizio: Ma allora sul sesso si può fare anche poesia. Non è solo malattie e sporcizia e depravazione e peccato.
Daniela: Professore questo brano è un po’ complesso ma almeno non mette paura: parliamone.
Professore: Perché tanto stupore?
Patrizia: Perché le poche volte che qualcuno, in varie vesti, si è sentito costretto a parlarci di sessualità, ha subito assunto i panni del predicatore medievale e non ha fatto altro che dipingerci tutte le malattie e tutti i guai ai quali si può andare incontro facendo sesso. Va bene la prevenzione, ma questo è terrorismo.
Anna: E non ce n’è proprio bisogno. Se lei ci sentisse parlare: tutte noi immaginiamo di far l’amore un giorno con un uomo dolce e gentile, su una calda spiaggia, al tramonto. Nessuno sogna di farlo al freddo, in una macchina stretta, in qualche anfratto. Sembrerà incredibile ma la nostra generazione è molto più romantica di quella dei nostri genitori.
Francesco: Già, vale anche per noi ragazzi. Portiamo in giro questa faccia scanzonata. Prendiamo in giro le ragazze. Facciamo continuamente battute a doppio senso. Aria da uomini vissuti ed esperti, ma stringi stringi...
Maurizio: Non parliamo poi dei nostri genitori. Sono la generazione del Sessantotto, quella che andava gridando per le strade gli slogan sulla libertà sessuale, quella che voleva bruciare in strada tutti i tabù. Adesso quando un figlio si avvicina, e non è facile mettere da parte vergogna e soggezione, per chiedere qualcosa sul sesso, si imbarazzano, eludono le domande, sono indaffarati oppure, come dice mio padre: conto sulla tua intelligenza. Già però niente motorino.
Professore: Ragazzi, siate più tolleranti. Guardate che l’informazione è importante e per i genitori non è mai facile parlare di sesso con i propri figlioli.
Daniela: Guardi, professore, che oggi è impossibile non essere informati. Ci sono centinaia di riviste per giovani che dedicano al sesso rubriche su rubriche. La televisione non risparmia l’argomento, trattato sempre più spesso, dalle serie trasmissioni di scienza alle soap opera. Al cinema poi: adesso è il periodo dei film sul mondo giovanile. Quindi, si figuri!
Maurizio: Guardi che mi rendo conto della difficoltà di parlare con i figli di sesso, però mi sembra di essere al centro di un continuo scaricabarile. I genitori alla scuola, la scuola alla catechesi, la catechesi ai genitori e così via. Poi commettiamo un errore e tutti a dire: Ma come al giorno d’oggi quando basta chiedere per sapere tutto quello che si vuole!
Chiedere a chi? Ogni volta è una commedia di giri di parole.
Daniela: Mia madre è donna emancipata ed intelligente. Ieri mi ha fatto un discorso sull’obbligo di mettere il casco quando si va in motorino che sembrava un trattato di medicina. Informatissima. Vorrei vedere se le domandassi qualcosa sul sesso sicuro.
Professore: Vedi, Daniela, è vero che di sesso oggi si parla molto nei mass media, ma non dovete commettere l’errore di pensare che la realtà che voi vi trovate a vivere sia la realtà di tutti. Vi sono ambienti sociali dove non si vede neanche l’ombra di una di quelle riviste giovanili di cui tu parli. Dove al cinema non si va ed alla televisione si vedono solo trasmissioni selezionate dai genitori. Credetemi, simili realtà esistono. In più c’è ancora un altro pericolo, ed è quello che voi pensiate di essere super informati e quindi lontani dalle possibilità di sbagliare. Fate attenzione: non è così. Se provate a riflettere un attimo, vedrete che di dubbi ne avete eccome! Perché anche l’informazione che sembra arrivarvi numerosa è spesso di poca qualità, contraddittoria e superficiale.
Maurizio: Va bene. E allora a chi dobbiamo domandare?
Anna: Io ho provato con mia madre. Mi ha risposto: quando sarà il momento ne parleremo. È assurdo, vuole decidere lei quando sarà il momento e non la sfiora l’idea che se ora ho voglia di parlarne è perché il momento forse è arrivato.
Patrizia: È possibile che non si riesca a fare con nessuno un discorso sereno e soprattutto esauriente? Ho il sospetto che mantenerci nel dubbio, nella disinformazione, nella paura sia un modo, francamente rischiosissimo, di tenerci sotto controllo. I genitori, la scuola, i catechisti temono che una volta risolti i dubbi e scacciata la paura, noi si corra a fare sesso da mattina a sera, a destra e a manca. Se invece la cosa mantiene le sue tinte fosche funziona come una briglia, un guinzaglio per le nostre passioni.
Professore: Patrizia, il tuo sospetto è di certo legittimo, però non è davvero facile parlare di sesso. Anche io in questo momento sono in imbarazzo e lo sono stato moltissimo con i miei figli, anzi è probabile che riuscirò ad essere più utile a voi di quanto lo sia stato per loro. Avete ragione a prendervela con questi adulti così bravi a dissertare sul casco e poi così paurosi a parlare di una questione tanto importante per la salute non solo fisica ma anche emotiva. Vi prego, non arrendetevi. Continuate a fare domande. Costringeteci a rispondervi e se non siete soddisfatti, inchiodateci sul divano e non fateci alzare. Insistete perché è nel vostro diritto essere messi in condizione di scegliere e soprattutto di non sbagliare. Insistete. Noi saremo costretti a trovare le parole.
Anna: Va bene. Allora, mi dispiace, ma cominciamo con lei ed il brano che ci ha letto. E se non è esauriente la terremo inchiodato alla cattedra.
Professore: Accetto la sfida. Quello che volevo dirvi leggendovi quel brano mi sembra la premessa irrinunciabile per un discorso sull’educazione sessuale, prima che si entri, diciamo così, nel tecnico. Il desiderio di fare sesso e il piacere di averlo fatto sono sensazioni che invadono il nostro corpo in modo naturale perché anche per queste meraviglie la natura lo ha programmato. Due persone si incontrano, si frequentano, si scoprono, si desiderano e fanno sesso. È probabile che ne ricavino piacere, molto piacere, ma non è tutto qui e non è tutto così semplice. In questo nostro discorso, vi prometto che cercherò di evitare i soliti luoghi comuni e soprattutto, come dite voi, non farò terrorismo, ma pretendo che voi mi ascoltiate con la stessa onestà e seriamente. Vi parlerò di difficoltà, sviluppi e sentimento.
Cominciamo con le difficoltà. La sessualità è molto più legata alla psiche di quanto voi possiate pensare. Se non si è sereni e sicuri, se qualche paura, magari inconsapevole, o qualche senso di colpa che non vogliamo accettare ed indagare, si annida nel nostro cuore, il sesso potrebbe diventare difficile, spiacevole, doloroso. Quando questo accade, quasi nessuno ha il coraggio di parlarne per risolvere la questione. La vergogna piuttosto ci fa pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in noi. La difficoltà così non si risolverà, anzi tenderà a crescere. Ecco perché è importante arrivare al sesso in modo attento e non per caso.
Non può essere la curiosità un motore. Neppure la paura di essere considerati sciocchi o la voglia di sentirsi adulti. Si cresce quando si riesce a parlare con se stessi, a comprendersi e soprattutto a comprendere i propri tempi. Non sono le cose che facciamo a renderci grandi, ma il modo con cui queste vengono fatte.
Se vogliamo parlare degli sviluppi poi, il primo a venire in mente probabilmente perché il più straordinario, è il concepimento di un bimbo.
Lo so, state sorridendo. Voi state pensando che si può benissimo fare sesso in modo da non concepire nessun bambino. Il discorso a questo punto diventa molto delicato. Il pensiero laico differisce in molto da quello religioso, ma vi è un punto certo sul quale entrambi trovano pieno accordo: la responsabilità individuale.
Io penso che nella vita sia opportuno intraprendere soltanto imprese delle quali ognuno di noi risulti in grado di assumersi le responsabilità e capace di vivere gli eventuali sviluppi.
Daniela: E queste benedette malattie, professore? L’idea è che sia tutto sporco e pericoloso.
Professore: Ci stavo arrivando. Le malattie a trasmissione sessuale non sono assolutamente sinonimo di sporcizia e di peccato. Questo deve essere chiaro. La loro gravità è diversa fino ad arrivare all’AIDS che porta alla morte. L’importante è vincere la vergogna, e quando si sentono i primi sintomi, anche i più banali fastidi, capisco l’imbarazzo e i pregiudizi, ma andate subito dal medico, sono tutte curabili e nessuna di loro diagnosticata ai primi sintomi può essere tanto grave. Spesso con certi batteri si è venuti a contatto in bagni pubblici magari poco puliti: anche questo si intende per trasmissione sessuale. La cosa peggiore è ignorare: non soltanto peggiore per noi, ma anche per chi amiamo al quale possiamo trasmettere questo fastidio indipendentemente dal fatto che poi si riveli più o meno serio.
A questo punto delle cose, spero che vi rendiate conto di quanto sia importante per la salute fisica ed emotiva non vivere la propria sessualità con incontri occasionali. Non fate gli sciocchi. Usate cuore e testa! Così si cresce.
Lo so, noi adulti vi siamo poco di aiuto e facciamo muro contro di voi per paura che vengano scoperte le paure che ieri non sapemmo affrontare e che ci impediscono oggi di trovare per le vostre domande una risposta serena. Non commettete lo stesso errore, parlatene!
Anna: E il sentimento?
Professore: Infine il sentimento. Il vostro faro. La vostra guida. Vedete, ragazzi, nessuno potrà vietarvi per legge di fare sesso senza cuore, ma deve esser chiaro che il sesso senza sentimento è attività fisica, una piacevole attività fisica. E per una cosa simile, voi lo sapete meglio di me, esistono le palestre.
Mi rendo conto della provocazione che vi sto facendo. Non è un caso che io abbia usato sempre e soltanto l’espressione «fare sesso». Solitamente l’espressione di cui si abusa è «fare l’amore». Ragazzi, dobbiamo intenderci sulle parole, senza nasconderci dietro di esse, si fa l’amore quando c’è amore da fare. Se l’amore non c’è, si fa del sesso, una forma particolarmente piacevole di esercizio fisico. Non amo pensare per nessuno che questo sia il massimo dell’aspirazione.
Il nostro corpo è cosa preziosa ed unica che non può essere venduta a saldo. La nostra intimità è un giardino segreto dove gli orchi non debbono entrare. Voi siete preziosi. Il vostro animo lo è. Non dovete gettarvi via. Non permettete a mani e labbra di sfiorarvi senza rispetto. Non siete oggetti, siete persone e dignità.
Guardatevi con occhi innamorati. Guardate gli altri con occhi innamorati. Pretendete che vi guardino con occhi innamorati.
Il brano che vi ho letto inizialmente è la descrizione di due persone che si cercano con il corpo, facendosi guidare dalle anime che si sono già trovate. Quell’unione, sappiatelo, nel senso più bello che anche la laicità dona a questa parola: è sacra. Gli atleti, ve lo ripeto, fateli in palestra.